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Messaggio del 13 novembre

Carissimi, Gesù protegga le mie figlie e i miei figli!

Ogni giorno, per molte vie, ci giungono notizie sulle sofferenze di innumerevoli persone, causate dalle guerre in corso, dalle ingiustizie, dalle povertà e dalle carestie che affliggono tante parti del mondo. Vi propongo di tornare a meditare e di diffondere queste parole di san Josemaría: «Un uomo o una società che non reagiscano davanti alle tribolazioni e alle ingiustizie, e che non cerchino di alleviarle, non sono un uomo o una società all’altezza dell’amore del Cuore di Cristo. I cristiani – pur conservando sempre la più ampia libertà di studiare e di mettere in pratica soluzioni diverse, e godendo pertanto di un logico pluralismo – devono coincidere nel comune desiderio di servire l’umanità. Altrimenti il loro cristianesimo non sarà la Parola e la Vita di Gesù; sarà un travestimento, un inganno, di fronte a Dio e di fronte agli uomini»[1].

Dinanzi alla vastità dei problemi del mondo, è naturale sentirsi impotenti a risolverli. Tuttavia, ogni notizia, per quanto lontana o estranea possa sembrare, ci deve interpellare, poiché, con Cristo e in Cristo, sentiamo il mondo intero come nostra eredità (cfr. Sal 2, 8). La fede ci assicura che possiamo aiutare molto con la preghiera, che non conosce confini. Non potremo raggiungere personalmente, se non in questo modo, un numero immenso di persone ma tutti, ognuno lì dove sta, possiamo fare più di quanto pensiamo.

Nel mondo è molto diffusa la carenza di beni materiali ma, talvolta, in modo ancor più doloroso, lo sono la solitudine, l’incomprensione e l’assenza di un affetto autentico che angustiano tante persone. Come spiega Leone XIV: «Esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà»[2].

Ricordiamo anche ciò che nostro Padre ci scriveva tanti anni fa: «La nostra missione tende a fare sì che ci siano sempre meno ignoranti e meno indigenti, e dobbiamo cercare di contribuire ovunque a questo obiettivo»[3]. Grazie a Dio, innumerevoli persone, comprese molte dell’Opus Dei, svolgono attività assistenziali e formative in ambienti particolarmente disagiati dei cinque continenti. Inoltre, tutti cerchiamo di collaborare personalmente a questa immensa opera, con la preghiera, con il lavoro vissuto con spirito di servizio e con l’aiuto materiale che ci è possibile offrire.

Questo atteggiamento di fronte ai bisogni degli altri è requisito fondamentale della vita di un cristiano: carità, amore per le persone, inseparabile dall’amore di Dio. «Siccome Dio ancora non lo vedi – scrive sant’Agostino – meriterai di vederlo amando il prossimo. Amando il prossimo rendi puro il tuo occhio per poter vedere Dio»[4], e sappiamo bene che prossimo è ogni persona umana.

Roma, 13 novembre 2025

[1] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 167.

[2] Leone XIV, Esort. ap. Dilexi te, n. 9.

[3] San Josemaría, Lettera 15, n. 193.

[4] Sant’Agostino, Commento al Vangelo di san Giovanni, 17, 8.

Romana, n. 81, Luglio-Dicembre 2025, p. 241-242.

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