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19 e 20 maggio Solenni concelebrazioni eucaristiche in onore del Beato Josemaría Escrivá

In conformità con quanto concesso dalla Sacra Penitenzieria Apostolica in data 12 settembre 1968, tutti i fedeli che hanno partecipato alla beatificazione hanno avuto la possibilità di lucrare l'indulgenza plenaria partecipando ad una delle Messe di ringraziamento celebrate in onore del Beato Josemaría Escrivá.

Oltre alla Santa Messa di lunedì 18, concelebrata in Piazza San Pietro dal Prelato dell'Opus Dei con i suoi Vicari, nelle giornate di martedì 19 e mercoledì 20 maggio sono state officiate ventuno concelebrazioni eucaristiche per i pellegrini di tredici diversi gruppi linguistici. Tra i celebranti principali si contavano diciotto Cardinali. Una sessantina di Vescovi e centinaia di sacerdoti hanno concelebrato con loro in varie basiliche e chiese romane che, per l'occasione, erano adornate dall'effigie del nuovo Beato.

In tutte queste celebrazioni sono stati adottati i testi della Messa del comune dei Pastori con le tre orazioni proprie in onore del Beato Josemaría, approvate mediante decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 8 aprile 1992.

Tale decreto concede anche che, entro un anno dalla beatificazione, si possano svolgere celebrazioni liturgiche in onore del nuovo Beato, sia a Roma che altrove, secondo le Normæ de celebrationibus in honorem alicuius Beati congruo tempore post Beatificationem. In questo modo, per l'intero anno successivo alla beatificazione, la Chiesa universale potrà ricordare il Beato Josemaría nella liturgia, «culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum Concilium, 10). Inoltre, nei luoghi stabiliti dal diritto, il 26 giugno, giorno della nascita al Cielo di Mons. Escrivá, la Liturgia delle Ore viene arricchita dalla celebrazione in memoria del nuovo Beato.

Le Sante Messe in onore del Beato Josemaría hanno avuto una solennità congrua con l'importanza dell'avvenimento. Diverse scholæ hanno guidato il canto dei fedeli, alternando il gregoriano con il repertorio dei canti liturgici più popolari nei Paesi di provenienza dei pellegrini.

Proponiamo qui un breve resoconto di tali concelebrazioni eucaristiche.

Nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, il Card. Edouard Gagnon, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, ha presieduto una concelebrazione per i pellegrini di lingua francese. Nell'omelia, rifacendosi al testo delle letture liturgiche, ha ricordato che "Mons. Escrivá non si è accontentato di somigliare lui stesso a Cristo. Egli ha compreso che doveva essere guida per gli altri; il suo cuore, colmo d'amore come il cuore di Cristo, ha avuto pietà delle folle e ha visto che era necessario ascoltare la voce del Signore, prendere il largo e pescare per il Salvatore anime di tutte le razze, di tutte le professioni, e donarle a Lui". Il Card. Gagnon ha affermato anche che il vivo senso della fede che ha caratterizzato il Beato Josemaría dev'essere approfondito in tutto il suo contenuto, nella sua radicalità e nella sua coerenza. "Per lui —ha proseguito— Gesù non era un'astrazione, un essere remoto; Gesù era colui ch'egli incontrava nella preghiera perseverante, nell'Eucaristia; che incontrava ovunque andasse, perché aveva imparato, regolarmente, progressivamente, a mettersi alla presenza di Dio e a cercare il Cristo in ogni cosa (...). Questa fede profonda non è facile da acquisire; è un dono di Dio; dobbiamo ringraziarne il Signore e dobbiamo pregare per coloro che ancora non l'hanno. E' questa fede che faceva comprendere a monsignor Escrivá che, se le realtà terrene hanno una certa autonomia — e monsignor Escrivá teneva molto al pluralismo, alla possibilità di opzioni diverse, nelle realtà temporali, da parte dei discepoli del Signore —, tuttavia non è possibile pensare, come qualcuno ha fatto dopo il Concilio, che sia sufficiente rimettere in ordine il mondo perché la Redenzione si compia".

Il Card. Gagnon ha infine ricordato che una delle note caratteristiche della santità del Fondatore dell'Opus Dei è stata la sua umiltà eroica, risultato della conoscenza di se stesso e del dono della grazia divina.

Nella stessa Basilica di Santa Maria sopra Minerva ha avuto luogo anche una Santa Messa per il gruppo linguistico finlandese, celebrata nel pomeriggio del 19 maggio dal Rev. Rudolf Larenz, sacerdote della Prelatura. Dopo aver affermato che la santità è un dono che Dio offre a tutti, il celebrante ha rilevato che ciò "non significa che il nostro compito per arrivare in cielo consista nel rimanere passivi. Il beato Josemaría Escrivá dedicò tutta la vita, per iniziativa divina e guidato da Dio, a fondare e sviluppare l'Opus Dei. L'unica finalità dell'Opera è aiutare coloro che lo desiderano a vivere alla presenza continua di Dio e sentirsi chiamati da Lui alla santità".

"Il Signore suscita fra noi dei santi secondo le necessità di ciascuna epoca. Crediamo che Mons. Escrivá sia in questa nostra età il Santo, il Beato, del cui esempio e della cui santità la Chiesa più aveva bisogno". Ecco la significativa testimonianza di S.E.R. Mons. Peter Takaaki Hirayama, Vescovo di Oita (Giappone), che ha presieduto la concelebrazione nella Chiesa di San Girolamo della Carità per i fedeli di lingua giapponese. Egli ha poi espresso parole di ammirazione per l'Opus Dei, ricordando fra l'altro: "Una volta, un vecchio missionario mi disse che l'apostolato dei membri dell'Opus Dei più che nell'«annunciare» consisteva nel «contagiare»". Ha aggiunto infine: "Il cammino che Mons. Escrivá ha aperto e che egli per primo ha percorso ci dà una gran fortezza e speranza".

Un folto gruppo di pellegrini di lingua inglese ha potuto partecipare alle funzioni svoltesi nella Basilica di Santa Maria Maggiore e nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella.

La prima è stata officiata dal Card. Edward I. Cassidy, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Egli ha osservato che l'assemblea convenuta in Piazza San Pietro era quasi un'immagine dell'immensa moltitudine degli eletti di cui parla l'Apocalisse. Ha ricordato che il messaggio del Fondatore dell'Opus Dei relativo alla chiamata universale alla santità, aspetto centrale del Concilio Vaticano II, ha aperto un nuovo cammino vocazionale all'interno della Chiesa. "E' stato in questo desiderio di «mettere Cristo nel cuore di tutte le attività umane» che il Beato Josemaría ha trovato la chiave per una via di santità nella vita quotidiana ordinaria. Egli sottolineò, da un lato, che lo zelo per la salvezza eterna —la propria e quella altrui— non implicava necessariamente un distacco dal mondo. D'altro canto, la sua visione rifiutava questa concezione del cristianesimo, che lo riduceva a «un insieme di pratiche e atti di pietà, senza coglierne», dice, «il nesso con le situazioni della vita ordinaria, con l'urgenza di far fronte alle necessità degli altri e di sforzarsi per eliminare le ingiustizie» (E' Gesù che passa, n. 98)".

"In un'epoca in cui sempre più numerosi sono i seguaci di Cristo che ricevono un'istruzione e spesso hanno la possibilità di ricevere una formazione professionale e universitaria —ha proseguito il Card. Cassidy—, questa visione è venuta come una grazia speciale. Uomini e donne vedono sé stessi nel loro lavoro come cooperatori del Creatore nella sua opera; il loro lavoro è in molti sensi la loro vita; la loro santità non può essere separata da questa attività, ma dev'essere profondamente correlata ad essa e trovare in essa il suo perfezionamento. Penso che sia questo equilibrio di lavoro e santità, questo essere nel mondo eppure santi nel mondo, che sta al cuore dell'insegnamento del Fondatore dell'Opus Dei e che ha esercitato una così grande attrattiva sugli uomini e le donne del nostro tempo: essere dei contemplativi in mezzo al mondo".

Il Prefetto della Congregazione per il Clero, Card. José T. Sánchez, nell'omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica tenutasi nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova), dopo aver ricordato che "la storia della Chiesa mostra con chiarezza l'indefettibile, puntuale intervento dello Spirito Santo" per far fronte in ogni epoca a necessità e situazioni particolari, ha osservato come "questo è il mondo in cui venne Mons. Escrivá, o piuttosto la divina Provvidenza decise di inviarlo", in una situazione caratterizzata dall'opposizione frontale delle utopie del liberalismo economico e del comunismo marxista. Dopo aver posto in rilievo l'indiscussa fedeltà del Fondatore dell'Opus Dei alla Chiesa, alla Santa Sede e al Santo Padre, ha aggiunto: "Coloro che hanno amato la Chiesa come una vera madre per tutta la loro vita trovarono una gioia sincera nelle parole di monsignor Escrivá: «Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!» (Cammino, n. 518)".

Il Card. Sánchez ha poi affermato: "Quella spettacolare partecipazione alle cerimonie di beatificazione ha proclamato la profonda convinzione di queste oranti e sagge moltitudini che il mondo abbia un disperato bisogno di ciò che Monsignor Escrivá ha insegnato, esemplificato e per cui è morto: precisamente, la necessità che l'uomo prenda sul serio la sua vocazione cristiana di santificazione del lavoro, ovunque si svolga e qualunque esso sia, insieme alle virtù caratteristiche del beato Escrivá — il suo amore per la Chiesa quale garanzia della purezza della sua dottrina".

Il Card. Camillo Ruini, Vicario del Papa per la città di Roma e distretto, e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, durante la concelebrazione officiata per i fedeli di lingua italiana nella Basilica di San Giovanni in Laterano, ha rilevato che la carità eroica con cui il Beato Josemaría Escrivá amò Gesù appartiene ai doni con cui Cristo ha abbellito la sua Chiesa gloriosa. E, commentando il messaggio del Fondatore dell'Opus Dei, ha proseguito: "Santificarsi in mezzo al mondo: egli ha incarnato tale ideale, insegnando, col suo esempio, a renderlo praticabile lì dove confluiscono i massimi interessi della nostra storia contemporanea, così sensibile al valore del lavoro in quanto espressione e mezzo per promuovere la dignità dell'uomo e il progresso sociale".

Ha poi sottolineato che "il messaggio spirituale del Beato Josemaría Escrivá è un grande dono di Dio alla sua Chiesa. Questo messaggio ci aiuta a comprendere che nella loro reciproca compenetrazione lavoro e preghiera non si snaturano a vicenda; anzi si potenziano l'un l'altra. La contemplazione giova in modo decisivo alla qualità umana e spirituale del proprio lavoro. Anzi, essa esige questa qualità, perché chi lavora per amore di Dio e con spirito di servizio verso gli uomini lavora bene. A sua volta, il lavoro trasformato in preghiera — offerto a Dio, svolto con rettitudine d'intenzione e con perfezione umana, con competenza professionale — non è da considerare una lode in tono minore, quasi una variante menomata dell'unione con Dio. Il lavoro fatto in questo modo, al cospetto del Signore, è identificazione con Cristo, è opera di Dio, come quello svolto da Gesù negli anni di vita nascosta, a Nazaret.

Dalle vette di vita mistica alle quali fu elevato dallo Spirito Santo, il Beato Josemaría vide un lavoro addirittura nella celebrazione della santa Messa da parte del sacerdote".

Il Card. Ruini ha infine sottolineato la rilevanza universale degli insegnamenti trasmessi dal Fondatore dell'Opus Dei: "Questo messaggio è estremamente importante per la missione della Chiesa nel mondo. Lo è soprattutto perché vengono superati i limiti di una dedizione più o meno saltuaria del cristiano all'apostolato, fino a trasformare tutta la giornata di ogni fedele in una grande occasione di evangelizzazione. Il lavoro, diritto e dovere della persona umana, viene così a collocarsi in una più ampia prospettiva. Che cosa si può proporre di più grande all'uomo per valorizzare il suo lavoro se non il rendersi collaboratore stretto dei disegni salvifici di Dio, attraverso la propria occupazione professionale? Il cristiano diventa così protagonista di un progetto che attraversa l'intera storia, per condurla al suo vero fine".

"Questo messaggio —di intenso sapore evangelico— del Beato Josemaría Escrivá, si colloca senz'altro tra quelli che hanno impresso un nuovo dinamismo alla missione della Chiesa. Il Popolo di Dio, incamminandosi ormai verso il terzo millennio del suo pellegrinaggio terreno, trova nell'insegnamento del Fondatore dell'Opus Dei una potente fonte di luce".

Nella Basilica di Sant'Andrea della Valle si è tenuta nel pomeriggio del 19 maggio una funzione liturgica in latino, presieduta dal Card. Pietro Palazzini, che ha espresso la propria gioia per la beatificazione di Josemaría Escrivá, motivata in particolare dal fatto di essere stato Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi nel periodo in cui veniva elaborata la positio super vita et virtutibus, cioè l'analisi sistematica della vita e delle virtù eroiche del Fondatore dell'Opus Dei, circa la quale ha affermato: "Non conosco nessun documento di tal genere completo, esteso e analitico quanto questo: frutto della rigorosissima metodologia critica con cui è stata condotta l'intera Causa di beatificazione". Il porporato si è poi soffermato sulla vocazione di Mons. Escrivá, concludendo che "per aver corrisposto così eroicamente alla grazia, il Signore lo ha glorificato: perché per quarantasette anni è stato un Fondatore all'altezza del Cuore di Cristo, un realizzatore di cose impossibili, un opus Dei personale ed esemplare, che avrebbe reso possibile l'Opus Dei, come istituzione, nella Chiesa".

Il Card. Palazzini ha quindi messo a fuoco un aspetto centrale del messaggio spirituale del Beato Escrivá, "che egli stesso, con la grazia di Dio, ha incarnato nella propria vita interiore e nella sua esuberante attività apostolica, e che ha lasciato impresso nell'Opus Dei, come dimensione caratterizzante dell'Istituzione. Egli è stato un uomo illuminato da luci divine straordinarie, uno spirito contemplativo e allo stesso tempo attivo: decisamente attivo, poiché — come insegnava san Gregorio di Nazianzo — «le opere di carità sono le uniche che non ammettono rimandi». Tuttavia nessuna di tali caratteristiche lo ha condotto a sentirsi dispensato dal dedicarsi intensamente allo studio della sacra dottrina, non solo — com'è ovvio — nel periodo della sua formazione sacerdotale, ma — ed è ciò che desta ammirazione — durante tutta la sua vita. E ha inoltre voluto trasmettere questo a tutti i membri dell'Opus Dei, in accordo alle peculiari circostanze di ciascuno: la seria responsabilità di perfezionarsi — anch'essi, per tutta la vita — nella scienza teologica. Tale aspirazione ha sempre caratterizzato la sua attività apostolica e continua a caratterizzare la Prelatura dell'Opus Dei in tutti gli ambiti del suo diversissimo apostolato. Il Beato Josemaría Escrivá comprese con chiarezza che la vita di pietà — la sua, quella dei suoi figli e quella di tutte le anime — corre il rischio di degenerare (senza un solido fondamento dottrinale), in una sorta di pietismo, mentre, se essa è sostenuta da una dottrina solida, può elevarsi, con l'aiuto di Dio e senza perdere in nulla la sua semplicità da infanzia spirituale, ad alti gradi di orazione contemplativa".

Infine il Card. Palazzini ha fatto riferimento alla risonanza che l'opera di evangelizzazione svolta dal Fondatore dell'Opus Dei attraverso la formazione dottrinale ha avuto in tutto il mondo: "In mezzo all'agitazione intellettuale del nostro turbolento secolo, è veramente impressionante l'ampiezza dell'apostolato della dottrina svolto dal Beato Josemaría Escrivá a tutte le latitudini del nostro pianeta, attraverso tutti gli spazi dei moderni mezzi di comunicazione sociale: non solo con una teoria generale, ma anche con le misure pratiche e operative, tipiche dell'uomo che studia e fa studiare, che organizza una grande catechesi in tutto il mondo a servizio della Chiesa, perché il contenuto di tale vasta attività apostolica è proprio la dottrina sicura del Magistero della Chiesa".

Per il gruppo di fedeli provenienti dall'Olanda ha celebrato la Santa Messa, nell'antica Basilica di San Clemente, il Card. Johannes Willebrands, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e Camerlengo del Collegio cardinalizio, che ha sottolineato il vigore spirituale del Fondatore dell'Opus Dei. "Egli comunica questa gioia nella fede con una vitalità esuberante e irresistibile; e questo perché non si limita a trasmettere una dottrina, ma irradia quello spirito di fede e di carità che trabocca dalla sua persona, un fuoco che arde in lui, quel fuoco che Cristo è venuto a portare sulla terra (Lc 12, 49)". Inoltre ha rilevato che "il suo radicalismo spirituale (del Beato Josemaría Escrivá) non gli impediva di essere un uomo benevolo e affettuoso".

Nella suggestiva atmosfera delle Grotte Vaticane, nel sottosuolo della Basilica di San Pietro, il Card. Andrzej Maria Deskur, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, celebrando la Santa Messa per i pellegrini polacchi, ha ricordato i rapporti personali intrattenuti con il Fondatore dell'Opus Dei: in seguito a tali contatti egli ebbe una convinzione così chiara della sua santità di vita che volle essere "il primo vescovo a scrivere la lettera postulatoria per chiederne la beatificazione".

Nel prosieguo dell'omelia, il Card. Deskur ha detto che il mandato rivolto da Gesù agli Apostoli, affinché si spingessero al largo per la pesca, rivive oggi nell'invito, che il Papa sottopone a tutti i cristiani, a rendersi protagonisti di una nuova evangelizzazione del mondo: "Pesca faticosa. E se qualche volta non riesce, non importa. Provate ancora una volta. Due, tre volte. Cento anni, duecento, trecento anni, finché tutta la pesca si compia. Questo è l'Opus Dei. Pertanto, gettate la rete, gettate la rete in profondità".

Nella mattinata del 19 maggio, nella centrale Basilica di Sant'Andrea della Valle, il Card. Agnelo Rossi, Decano del Sacro Collegio dei Cardinali, ha presieduto la concelebrazione eucaristica per il gruppo linguistico portoghese. Sottolineando lo spirito profondamente romano di Mons. Escrivá, ha detto nell'omelia: "l'iniziatore dell'Opus Dei sentiva vivamente la necessità di romanizzare la sua fondazione, dandole come base sicura quella stessa pietra che Cristo ha scelto per edificare la sua Chiesa. Perciò egli diceva: «Vogliamo stare con Pietro, perché con lui sta la Chiesa, con lui c'è Dio e senza di lui non c'è Dio. Per questo ho voluto romanizzare l'Opera»". Il Card. Rossi ha concluso ricordando l'amore ardente del nuovo Beato per la Santissima Vergine: "Non ci resta che ringraziare Dio, ed è precisamente quel che stiamo facendo con questa santa Messa di ringraziamento, per questa Opera che è nata e cresciuta sotto il manto della Vergine Immacolata, sia del Pilar che di Guadalupe, di Fatima e di Aparecida, e supplicare il suo Beato Fondatore perché la protegga, la difenda e la diffonda sempre più, per la maggior gloria di Dio".

Nella Basilica di San Paolo fuori le Mura sono state celebrate due Messe per differenti gruppi di lingua spagnola.

La prima, riservata in modo particolare ai fedeli provenienti dall'America Latina, è stata presieduta nella mattinata dal Card. Nicolás J. López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo e Presidente del CELAM, il quale ha posto in rilievo la significativa coincidenza della beatificazione di Mons. Escrivá con la ricorrenza del quinto Centenario dell'Evangelizzazione dell'America. "L'insegnamento costante del Fondatore dell'Opus Dei —ha detto il Card. López Rodríguez— è stato che per i fedeli che sono chiamati da Dio a santificarsi in mezzo al mondo, il lavoro e le circostanze della vita ordinaria, familiare e sociale, possono e devono essere mezzo per raggiungere la santità personale, per aiutare molti altri a raggiungerla, e per mettere Cristo al vertice delle attività umane, informando profondamente con lo spirito cristiano l'intera società degli uomini. «Santificare il proprio lavoro, santificarsi nel lavoro e santificare gli altri per mezzo del lavoro». Ecco il nucleo del messaggio spirituale del nuovo Beato, autenticamente evangelico, che ha suscitato la vera rivoluzione nella Chiesa, e che oggi ci si presenta negli insegnamenti e nella vita del Beato Josemaría Escrivá con un vigore soprannaturale che è presagio di incalcolabili conseguenze per l'urgente impresa di evangelizzazione, di promozione umana e cristiana, che siamo chiamati a realizzare nel nostro tempo".

"Penso pertanto che non manchi di significato la felice coincidenza dell'elevazione agli altari del Beato Josemaría Escrivá con il quinto Centenario cui mi riferivo. Nel proclamare l'esempio della sua vita, del suo ardore apostolico —e io direi: della santa audacia con cui ha saputo rispondere al mandato divino di insegnare a tutte le genti la dottrina salvifica di nostro Signore Gesù Cristo—, la Chiesa ci incoraggia a lanciarci generosamente al largo, per portare il Vangelo a tutte le anime, e ci offre negli insegnamenti del Beato Josemaría un mezzo provvidenzialmente congruo alle circostanze della nostra vita".

"La beatificazione del Fondatore dell'Opus Dei costituisce un esplicito invito a coltivare nell'anima quel fuoco dell'Amore di Dio che albergava la sua, e a imitarne le virtù, vivendo santamente tutti i doveri di cristiani immersi nelle realtà temporali".
Il Card. López Rodríguez ha così commentato la dimensione universale dell'Opus Dei, resa manifesta dalla moltitudine che riempiva piazza San Pietro il 17 maggio: "Troviamo la ragione di questa fecondità soprannaturale nell'urgente desiderio di anime, radicato nell'amore di Dio, che consumava il Beato Josemaría Escrivá. Solo un'anima completamente innamorata di Gesù percepisce l'impulso di giungere fino ai confini del mondo per portare quell'amore a tutti i cuori di tutti gli uomini".

Nel pomeriggio del giorno 19, nella medesima Basilica, ha avuto luogo un'altra solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal Card. Eduardo Martínez Somalo, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, per i pellegrini provenienti dalla Spagna. Egli ha riproposto le parole con cui Giovanni Paolo II ha commentato la beatificazione del Fondatore dell'Opus Dei: un dono per tutta la Chiesa. "Una vita, nel caso del Beato Josemaría, della quale Dio ha voluto servirsi per realizzare su questa terra l'Opus Dei, per diffondere in tutto il mondo la chiamata universale alla santità. E il Signore ha trovato in questo servo buono e fedele —e che continui a trovarla in te!— una corrispondenza eroica alla sua grazia. L'unica ambizione del Beato Josemaría è stata sempre servire: «servire la Chiesa come la Chiesa vuol essere servita» era la sua più grande aspirazione; un servizio caratterizzato dall'amore ardente e dall'unione più stretta e indiscussa con il Romano Pontefice, che lo portava a esclamare: «grazie, mio Dio, per l'amore al Papa che hai messo nel mio cuore»".

Il Card. Martínez Somalo ha ricordato l'esperienza dell'incontro con la Croce del Fondatore dell'Opus Dei: "Non mancarono nella sua vita la prova, il dolore fisico e morale, la contraddizione, la calunnia —il discepolo non può mai esser diverso o da più del maestro, e il Maestro Gesù è stato croce, è stato persecuzione, è stato calunnia—, però nel suo desiderio di identificarsi con Cristo il Beato Josemaría seppe sempre vedere nella Croce una manifestazione di predilezione divina, fino al punto di considerare che la gioia cristiana, la vera gioia, «ha radici a forma di croce»". Infine ha accennato alla diffusa devozione popolare per il nuovo Beato: "So che voi che mi ascoltate già ricorrete alla sua intercessione. Vi invito a domandare il suo aiuto per seguire il suo esempio, di modo che la gratitudine che abbiamo nel cuore si trasformi nel proposito sincero di cercare sempre, senza sosta, l'identificazione con Cristo. «Cercatelo» — sono parole sue — «con fame, cercatelo in voi stessi con tutte le vostre forze. Se agite con tale impegno, oso garantirvi che lo avete già trovato, e che avete incominciato a frequentarlo e ad amarlo». Raccomandiamo anche al nuovo Beato il lavoro cui dedicò, per volere di Dio, la propria vita, l'Opus Dei, perché il suo servizio alla Chiesa sia caratterizzato sempre dalla fedeltà, dall'abnegazione, dall'amore, e perché i suoi frutti di santità e di apostolato continuino a essere abbondanti".

Nella Basilica dei SS. Dodici Apostoli, il Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha concelebrato la Messa in onore del Beato Josemaría per i pellegrini di lingua tedesca. Nell'omelia ha ripercorso l'itinerario della vocazione del Fondatore dell'Opus Dei: "Josemaría Escrivá divenne ben presto consapevole che un progetto divino lo riguardava da vicino, che Dio aveva bisogno di lui per un compito particolarissimo. Ma non conosceva questo compito. Come trovare una risposta, dove cercarla? Si mise alla ricerca soprattutto nell'ascolto della parola di Dio, nella Sacra Scrittura. Non ha letto la Bibbia come un libro del passato, nemmeno come un libro di problemi di cui discutere, ma come una parola attuale, che parla all'uomo di oggi; come una parola in cui siamo noi, ognuno di noi, e in cui dobbiamo cercare il nostro posto, per trovare la nostra strada". Il Cardinale ha ricordato che "il desiderio di vedere la volontà di Dio e mettere la propria volontà in quella di Dio fu e rimase la vera attività della vita di Escrivá. «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». Attraverso questa ricerca, questa incessante preghiera, egli fu pronto al momento dell'illuminazione a rispondere come Pietro: «Signore, sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5, 5). Il suo sì non fu meno arrischiato di quel sì di allora nel mare di Genesaret dopo una notte infruttuosa: la Spagna era pervasa di odio contro la Chiesa, contro Cristo, contro Dio. Si voleva cancellare la Chiesa dalla Spagna quando a lui fu dato il compito di gettare le reti per Dio. Ma egli ha calato le reti di Dio, come pescatore di Dio, instancabilmente, per tutta la sua vita, nelle acque della nostra storia, per portare grandi e piccoli alla Luce e far sì che ci vedessero".

Il Card. Ratzinger ha poi glossato il concetto di santità, spiegando che "la parola santo nel corso del tempo ha subito una pericolosa restrizione, operante ancora oggi. Pensiamo ai santi raffigurati sugli altari, a miracoli e a virtù eroiche, e sappiamo che si tratta di qualcosa di riservato a pochi eletti, fra i quali noi non possiamo essere annoverati. Lasciamo la santità a questi pochi sconosciuti e ci limitiamo a essere così come siamo. Josemaría Escrivá ha scosso le persone da questa apatia spirituale: no, santità non è qualcosa di insolito, ma una realtà abituale e normale per tutti i battezzati. Non consiste in gesta di un imprecisato e irraggiungibile eroismo, ha migliaia di forme; può essere realizzata in ogni stato e condizione. E' la normalità. Consiste in questo: vivere la vita abituale con lo sguardo rivolto a Dio e plasmarla con lo spirito della fede. Per questo scopo il nostro Beato ha viaggiato instancabilmente per i continenti e ha parlato agli uomini per infondere loro il coraggio della santità, cioè l'avventura dell'essere cristiani, ovunque la vita ci abbia posti. Così Josemaría è diventato un grande uomo d'azione, che viveva della volontà di Dio e alla volontà di Dio chiamava, ma senza fare il moralista. Sapeva che non possiamo salvarci da soli; così come l'amore presuppone l'essere amato, anche la santità ha bisogno di un altro elemento: l'accettazione di essere amati da Dio".

Ha sottolineato poi come il Beato Josemaría si sia sempre mantenuto disponibile a compiere la Volontà di Dio: "Egli osò essere come un don Chisciotte di Dio. Forse che non appare donchisciottesco insegnare, nel mondo d'oggi, umiltà, obbedienza, purezza, distacco dai beni, altruismo? La volontà di Dio era per lui la vera ragione, e così era in grado di vedere poco per volta la ragione di ciò che era visibilmente irrazionale".

"La volontà di Dio —ha proseguito il Card. Ratzinger— ha luogo e forma concreta in questo mondo: ha un corpo. Nella sua Chiesa è rimasto il corpo di Cristo. E, per questo, l'obbedienza alla volontà di Dio è inseparabile dall'obbedienza alla Chiesa. Soltanto se si vive la propria missione nell'obbedienza alla Chiesa si ha la certezza di non confondere le proprie idee con la volontà di Dio, ma di seguire veramente la sua chiamata. Perciò Josemaría Escrivá ebbe l'obbedienza alla gerarchia della Chiesa e l'unità con essa come criterio fondamentale della sua missione".

Accanto a Piazza Farnese si trova la Chiesa di Santa Brigida a Campo de'Fiori, attigua all'edificio dove la Santa scandinava visse per molti anni. In questo luogo si è svolta la Santa Messa per il gruppo svedese. Il Rev. Johannes Bernaldo, Vicario del Prelato per l'Europa Settentrionale, ha posto in luce nell'omelia la fedeltà del Fondatore dell'Opus Dei al carisma ricevuto da Dio: "La consapevolezza di sapersi strumento può considerarsi, senza dubbio, una definizione della vita del Beato Escrivá, e, in armonia con questa condizione di strumento, risalta in essa, inoltre, una straordinaria docilità alle mozioni divine, una disponibilità veramente illimitata a ciò che Dio voleva chiedergli in ogni momento". Ha poi segnalato un'altra qualità che risalta con particolare nitidezza nella figura del Beato Escrivá e che contribuì notevolmente alla sua fecondità apostolica: l'unità di vita, caratteristica che considerava necessaria per ogni cristiano. "Con questa espressione si riferiva alla coerenza fra fede e vita, ma non solo in rapporto con l'orientamento di fondo o con le decisioni di particolare importanza per la propria esistenza, ma nel senso che la fede, la speranza e la carità devono impregnare tutti gli angoli della vita umana".

Nella mattinata di mercoledì 20 maggio sono state celebrate altre Messe in onore del Beato Josemaría Escrivá.

Il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha presieduto la concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla quale hanno partecipato numerosi fedeli dell'America Latina. Nell'omelia, pronunciata in lingua spagnola, egli ha sottolineato che "la vita del nuovo Beato fu immersa nell'amore per il Signore risorto"; quindi ha ricordato la sua instancabile predicazione della chiamata universale alla santità, citando alcune parole dell'omelia pronunciata dal Santo Padre durante la beatificazione.

Commentando poi il Vangelo della pesca miracolosa, il Card. Sodano ha rilevato che il Beato Josemaría ha ascoltato e obbedito al mandato di Cristo di gettare le reti. E, dopo avere ribadito che, come Pietro guidò la barca nella pesca miracolosa, così è il suo Successore colui che dirige la nave della Chiesa attraverso i mari della storia umana, il Segretario di Stato si è soffermato a illustrare l'amore del Fondatore dell'Opus Dei per il Papa: "Questo sentimento di adesione al Romano Pontefice —ha osservato— fu profondamente radicato nella vita del Beato Josemaría. Da questa devozione al Capo visibile della Chiesa universale egli sviluppò una obbedienza viva e operante alla gerarchia della Chiesa e al suo Magistero. Seppe comprendere che nella nave di Pietro, stando con Pietro e accanto a Pietro, ci si assicura la buona retata di pesci".

Il Card. Ugo Poletti, Arciprete della Patriarcale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore, non ha potuto essere presente, per motivi di salute, alla concelebrazione svoltasi in quella Basilica, ma ha ugualmente inviato il testo dell'omelia, che è stato letto da S.E.R. Mons Juan Larrea, Arcivescovo di Guayaquil (Ecuador). Dopo avere rivolto un affettuoso saluto ai pellegrini convenuti, il Card. Poletti ha espresso la propria gratitudine a Dio per l'elevazione agli altari di Mons. Josemaría Escrivá, ed ha aggiunto: "La beatificazione del Fondatore dell'Opus Dei ha costituito per me uno speciale motivo di gioia. Non posso fare a meno di ricordare che io stesso promulgai — nella mia condizione di Vicario del Papa per la Diocesi di Roma — il decreto di introduzione della Causa di beatificazione e canonizzazione, il 19 febbraio 1981. Inoltre, cinque anni più tardi, l'8 novembre 1986, presiedetti la solenne sessione di chiusura del processo cognizionale sulla vita e le virtù del Servo di Dio, prima fase della Causa di beatificazione".

Quindi ha preso spunto dalla venerazione della maternità di Maria, cui è dedicata la Basilica, e ha aggiunto: "Come non rievocare, in questo celebre tempio mariano, la devozione alla santissima Vergine per cui si è distinto il Fondatore dell'Opus Dei? Nel suo stesso nome portava quello di Maria, e, nello scriverlo, lo legava a quello di Giuseppe, perché così come sono uniti in Cielo lo erano altresì nel cuore del Beato Josemaría. E davvero la devozione a nostra Madre era radicata nel suo spirito con tale profondità teologica e affetto filiale, che essere cristiano —figlio di Dio in Cristo— equivale nella sua vita e nei suoi insegnamenti a essere mariano, figlio di Maria. Possiamo dire, senza paura di esagerare, che la ricchezza della sua pietà mariana è un gran tesoro per tutta la Chiesa".

Il Card. Poletti ha poi esortato tutti i presenti a ripercorre il cammino spirituale di Maria insieme a Gesù, in conformità con l'insegnamento del Fondatore dell'Opus Dei, ed ha rilevato: "Il Beato Josemaría Escrivá non si fermava unicamente all'esempio di Maria, perché Lei è molto di più: è nostra Madre nell'ordine della grazia. Non soltanto ci mostra la via della santità: la percorriamo stretti alla sua mano! Negli insegnamenti del Fondatore dell'Opus Dei la santissima Vergine è il cammino sicuro per raggiungere la piena identificazione con Cristo, la santità cristiana. Cor Mariæ dulcissimum, iter para tutum! Così ha ripetuto infinite volte: Cuore dolcissimo di Maria, preparaci un cammino sicuro! «Cuore dolcissimo di Maria, dà forza e sicurezza al nostro cammino sulla terra: sii tu stessa il nostro cammino, perché tu conosci il sentiero più diretto e sicuro che conduce, per amor tuo, all'amore di Gesù Cristo». Nostra Madre è il cammino che ci porta a Cristo, perché ci ottiene la grazia soprannaturale che forma in noi l'immagine di suo Figlio e ci permette di vivere in Lui. Per questo proclamava con sicurezza: «La Madonna, Maria santissima, farà di te alter Christus, ipse Christus: un altro Cristo, lo stesso Cristo»".

In un altro tempio dedicato alla Madonna, la Basilica di Santa Maria in Vallicella, è stato il Card. Sebastiano Baggio, Camerlengo di Santa Romana Chiesa e Sottodecano del Collegio Cardinalizio, a presiedere la concelebrazione eucaristica. Egli ha soprattutto ricordato l'eroica carità pastorale del Fondatore dell'Opus Dei e la profonda traccia impressa nella Chiesa dal suo zelo. "Nella Prelatura della Santa Croce e Opus Dei —ha detto tra l'altro— si contano oggi sacerdoti e laici dei cinque continenti, di tutte le razze, di tutte le professioni. Sono tutti uniti nell'impegno di santificare il lavoro professionale e i compiti familiari e sociali della vita quotidiana. Così facendo santificano sé stessi e gli altri, contribuendo a edificare la società umana secondo il volere di Dio. Ben si possono applicare al Beato Josemaría Escrivá le parole del Vangelo che abbiamo appena letto: ha raccolto una quantità enorme di pesci".

Il Card. Baggio ha poi messo in luce alcune caratteristiche della personalità del Fondatore dell'Opus Dei: "Il Beato Josemaría svolse il suo compito fondazionale con una totale rettitudine d'intenzione. Gli importava soltanto la gloria di Dio, e ciò spiega il suo profondo amore per la libertà, lineamento caratteristico della sua vita e della sua predicazione. Questo amore per la libertà condusse il Beato Josemaría a respingere decisamente quella visione deformata che considera i laici meri soggetti passivi dell'attività pastorale del clero. La sua umiltà e la sua decisa volontà di servizio lo portarono a risvegliare le energie apostoliche del laicato. E così, in questa presa di possesso della barca da parte di Cristo, giunse a scoprire qualcosa di più. Sostenuto da chiare luci di Dio, contemplava Gesù che assume il lavoro professionale nel mondo come strumento di prodigi soprannaturali, così come si era servito del normale impegno di quegli uomini — la pesca — per realizzare un miracolo portentoso".

L'apostolato dei laici —ha osservato il Card. Baggio— ha bisogno del ministero sacerdotale, che esercita sacramentalmente l'azione di Cristo: "Con questa riflessione, che vi è senza dubbio familiare, voglio evidenziare un altro tratto della personalità del Beato Josemaría Escrivá. Egli era persuaso che il sacerdote deve occupare il proprio posto nell'apostolato senza pretendere di arrogarsi i compiti — tanti — che spettano ai laici. E, al tempo stesso, il ministero proprio dei sacerdoti gli pareva imprescindibile; così come Cristo nella pesca miracolosa. Si tratta dello stesso essenziale riferimento del sacerdozio ministeriale a Gesù Cristo. Che meravigliosa unità di apostolato! Dovete ringraziare molto Dio perché il Beato Josemaría Escrivá ha saputo radicare l'Opus Dei nel nucleo più originario e fondamentale dell'essere e della vita della Chiesa: sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale uniti e intrecciati a formare una meravigliosa rete di efficacia soprannaturale, come quella di quei pescatori del Vangelo".

Il porporato ha infine sottolineato l'importanza dell'unità all'interno della Chiesa per l'evangelizzazione del mondo: "Per il Beato Josemaría Escrivá l'unità con la Chiesa non era un aspetto esteriore, bensì costitutivo di qualsiasi autentico apostolato. Vengono alla mente nuovi motivi di gratitudine a Dio per questa unità di apostolato che, seguendo la via tracciata dal Beato Josemaría Escrivá, l'Opus Dei ha vissuto con tanta intensità fin dal principio. Unità che ha trovato adeguata espressione istituzionale con l'erezione dell'Opus Dei in Prelatura personale, e che l'ordinazione episcopale del Prelato ha contribuito a mostrare radicata nella stessa fonte dell'unità apostolica: il Collegio episcopale, che —cum Petro et sub Petro— succede al Collegio apostolico".

Il Card. Paul Augustin Mayer, Presidente della Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», ha celebrato la Santa Messa nella Basilica di Sant'Andrea della Valle. Nell'omelia, in inglese, ha sottolineato il grande amore del nuovo Beato per la liturgia, commentando: "Voi stessi l'avete espresso in tutti questi giorni. E' stata stupefacente, è stata edificante la partecipazione di tutta questa immensa folla, chiamata al rendimento di culto e di grazie per la beatificazione: dapprima ha partecipato aspettando pazientemente e cantando, e quindi immergendosi profondamente nelle celebrazioni. Vi ringrazio per questa testimonianza. Vada al Fondatore dell'Opus Dei un ringraziamento speciale per aver trasmesso questo amore a tutti coloro i quali, attratti dal suo insegnamento ed esempio, ora testimoniano che l'adorazione, il rendimento di grazie e anche la preghiera d'intercessione e l'espiazione costituiscono, nella liturgia, uno dei nostri fondamentali doveri, o, piuttosto, una delle nostre gioie, dei nostri privilegi".

Il Card. Mayer ha poi ricordato che il Beato Escrivá, nel vivere con estrema intensità la liturgia, giungeva, nell'unità di un solo Dio, ad intrattenere rapporti d'intimità con ciascuna Persona Divina. Egli rispettava scrupolosamente le rubriche liturgiche, poiché in questi dettagli sapeva scorgere un'ulteriore espressione di amore per la liturgia; e ha aggiunto che "con profonda pietà e fedele obbedienza alle prescrizioni della Chiesa in queste materie, il Beato Josemaría Escrivá ha portato un significativo contributo alla corretta applicazione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II".

Infine il Card. Mayer ha descritto due tratti salienti del messaggio di Mons. Escrivá: la filiazione divina e l'amore al Sacramento della Penitenza. "Possiamo dire senza esagerazione che il Fondatore dell'Opus Dei fu un autentico apostolo della filiazione divina (...). Aveva una grande devozione per gli atti di contrizione e per la Confessione frequente. Condusse al sacramento della Riconciliazione innumerevoli anime, e rese chiaro che non si trattava affatto di uno strumento, per così dire, di angoscia e di pena, bensì di un sacramento di gioia, di effusione dello Spirito, di rinnovamento della forza, di nuovo approfondimento nel mistero della Chiesa, e di un nuovo mandato. E dobbiamo essere immensamente grati al Beato Josemaría per questa testimonianza e per questa eredità".

Nella Basilica dei SS. Dodici Apostoli, il Card. Angelo Felici, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha affermato: "Tutti sappiamo, cari fratelli e sorelle, che l'intera esistenza di Josemaría Escrivá è stata orientata dall'anelito dell'esaltazione terrena di Gesù Cristo, e, con Lui, nell'unità dello Spirito Santo, per la glorificazione di Dio Padre. Tutti i passi della sua fecondissima azione pastorale furono guidati da questo ideale, espresso sinteticamente in una giaculatoria da lui stesso ripetutamente assaporata: Regnare Christum volumus! , «vogliamo che Egli regni su questa terra sua!»

La stessa determinazione deve condurre tutti i cristiani a dare una risposta personale e libera al progetto di Dio su ciascuno. "Il Beato Josemaría Escrivá è stato un araldo di Cristo: unico Cammino degno dell'uomo. Nella sua predicazione risuonava l'ardente invito ad aprire completamente le porte della propria anima al Signore, a comprendere e accettare il senso vocazionale della propria esistenza cristiana, a collaborare, infine, all'universale missione evangelizzatrice della Chiesa".

Il Card. Felici ha poi auspicato che il ringraziamento elevato alla Santissima Trinità per il nuovo Beato possa essere di sprone per assumere con maggiore fermezza le responsabilità derivanti dalla vocazione cristiana. In questo senso la vita del Beato Josemaría Escrivá rappresenta per tutti un magnifico punto di riferimento: "Grazie all'eroica fedeltà alla vocazione e ai doni ricevuti, grazie alla vibrazione apostolica caratteristica dello spirito affidatogli da Dio, Josemaría Escrivá ha provocato in tutto il mondo «una vasta mobilitazione di laici consapevoli della propria responsabilità nella missione della Chiesa». La sua è la storia di un fecondo fenomeno pastorale e vocazionale nato nella Chiesa da un piccolo seme ed estesosi progressivamente a tutto il popolo di Dio, a tutta la società, per servire la Sposa di Cristo, il Romano Pontefice e tutti gli uomini. Pensando poi a tutte le istituzioni della Chiesa, rivolgiamo alla Santissima Trinità la stessa richiesta fiduciosa: che sempre ci siano numerosi uomini e donne che mediante una grazia particolare del Cielo pronunzino il proprio personale: «Signore, conta su di me»".

Nella Basilica di Sant'Apollinare, il Card. Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo con i Non_Credenti, ha sottolineato, nell'omelia pronunciata in francese, come fin dalla fondazione dell'Opus Dei, nel 1928, il Beato Josemaría Escrivá abbia incessantemente predicato quello che sarebbe diventato uno degli insegnamenti centrali dell'ultimo Concilio Ecumenico: il ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo. "Il Beato Josemaría —ha detto tra l'altro— ha veramente contribuito a rendere la santità accessibile, attraente e amabile per tutti. Egli ha mostrato chiaramente, e in maniera pratica, che è possibile diventare santi, oggi, in questo nostro mondo che ha così bisogno del sale e della luce del Cristo. Il suo esempio, i suoi insegnamenti e la sua intercessione costituiscono per noi un magnifico mezzo per rispondere al pressante appello del Santo Padre: realizzare una nuova evangelizzazione in profondità e in estensione, far regnare Cristo nei cuori e nelle culture, che, senza di Lui, diverrebbero dei cuori di pietra e delle culture di morte".

Il Card. Poupard ha poi messo a fuoco un aspetto dell'insegnamento del Fondatore dell'Opus Dei: "Lo Spirito Santo ha dato al Beato Josemaría un'esperienza profonda della filiazione divina, che gli ha fatto predicare come una caratteristica essenziale del suo messaggio spirituale". E citando alcune parole del nuovo Beato, relative alla necessità di essere contemplativi in mezzo al mondo, ha aggiunto: "Queste parole, a me sembra, sintetizzano il cuore stesso del messaggio spirituale affidato dal Signore al Fondatore dell'Opus Dei: giungere alla contemplazione di Dio in tutte le realtà della vita ordinaria. Costruire, per usare un'altra espressione sua, l'unità di vita che permette di frequentare Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, in ogni ora del giorno e della notte, e di elevare tutto alla gloria di Dio, attraverso Cristo, con Lui e in Lui: in unione con il sacrificio di Gesù sul Calvario, perché la Messa è il centro e la radice della vita del cristiano, secondo un'altra espressione del Beato Josemaría, passata negli insegnamenti conciliari del Vaticano II".

Un gruppo di fedeli coreani si è riunito mercoledì 20 per assistere al Santo Sacrificio celebrato da S.E.R. Mons. Angelo Kim, Vescovo di Suwon e Presidente della Conferenza Episcopale Coreana, nella cappella del Centro ELIS, opera apostolica di promozione umana e sociale nata dall'impulso spirituale del Beato Josemaría. Mons. Kim ha ricordato nell'omelia come, grazie all'Opus Dei, si è aperta per tutti i cristiani la possibilità di avvicinarsi a Dio, senza cambiare di stato, e di scoprire il vero volto e l'essenza della Chiesa: "Grazie a quest'istituzione si produce una nuova mobilitazione di fedeli al servizio della Chiesa". Ha poi aggiunto che il Beato Josemaría Escrivá "ci insegna l'amore profondo che Dio nutre per le sue creature", ed ha concluso auspicando che tutti i fedeli presenti sappiano condurre il prossimo, in particolare nella Corea, verso l'amore di Dio e gli ideali cristiani di servizio così tangibili nella figura del Fondatore dell'Opus Dei.

Romana, Nº 14, Gennaio-Giugno 1992, p. 40-54.