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Messaggio del 20 aprile

Carissimi, Gesù protegga le mie figlie e i miei figli!

Sono passati tre mesi dall’invito del Papa a prepararci al prossimo Giubileo riscoprendo «il grande valore e l’assoluto bisogno della preghiera nella vita personale, nella vita della Chiesa e del mondo»[1].

È una scoperta che, con la grazia di Dio, possiamo fare ogni giorno in molti modi. Talvolta riconosceremo lo sguardo del Signore, che ci conduce a una contemplazione senza parole che nasce dall’Amore. In altri momenti, la preghiera si rivelerà piuttosto come uno sforzo e un combattimento contro tutto ciò che ci potrebbe distrarre dal Signore. Spesso il dialogo con Dio si esprimerà nelle preghiere vocali che imparammo nell’infanzia e che ci faranno mantenere un atteggiamento di continua adorazione e di domanda.

Sempre, però, tutte le forme di preghiera saranno alimentate da uno stesso spirito, come faceva considerare san Josemaría: «Posso assicurare, senza paura di sbagliare, che vi sono molte, direi anzi, infinite maniere di pregare. Ma io vorrei per tutti noi la vera orazione dei figli di Dio»[2]. La consapevolezza della nostra filiazione divina ci aiuterà a pregare sempre con la fiducia e la semplicità dei piccoli.

Vorrei raccomandarvi particolarmente la preghiera di domanda. Come vi ho ripetuto negli ultimi mesi, ci sono molte cose per cui pregare: la pace nel mondo, la Chiesa, l’Opera. Il fatto che Dio faccia affidamento sulle nostre richieste nella preghiera è un mistero. Certamente non perché ne abbia bisogno, ma perché il puro fatto di chiedere per noi è già un bene: stiamo riconoscendo che da soli non possiamo e ci predisponiamo ad accogliere la grazia divina. Pertanto, vi chiedo di nuovo di continuare a pregare per il lavoro che comporta l’adeguamento degli Statuti. Come sono solito dire, andrà bene, perché omnia in bonum, e tuttavia andrà meglio se preghiamo di più.

Roma, 20 aprile 2024

[1] Papa Francesco, Angelus, 21-I-2024.

[2] San Josemaría, Amici di Dio, n. 243.

Romana, n. 78, Gennaio-Giugno 2024, p. 71-72.

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