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Quattro mondi in una sigla: ELIS

Educazione, Lavoro, Istruzione, Sport: questo il significato della sigla di una realtà formativa di ampio respiro che opera in uno dei quartieri popolari di Roma da ormai più di trent’anni. Con l’opportunità di una chiacchierata con il direttore del Centro, l’ing. Gerolamo Inzerillo, vorremmo approfondire soprattutto sul piano della vita vissuta il senso di ciascuno di questi mondi, sintetizzati nella sigla “ELIS”. Anzitutto, Educazione: che è la prima parola...

—Educare... non è un compito facile. Eppure non faremmo nulla di tutto quanto vede all’ELIS se non ci fosse questa finalità. La “E” è la prima lettera dell’acronimo ELIS e certo non per caso. Le faccio un esempio: pochi giorni fa la nostra squadra più “adulta” di pallavolo è stata promossa in serie C. L’allenatore è stato bravo perché in quattro anni ha saputo portare la squadra dalla costituzione alla serie C: ebbene questa persona l’anno venturo tornerà ad allenare i ragazzini di 14 anni perché non ci interessano i successi agonistici per se stessi, ci interessa fare dello sport uno strumento educativo. Se poi vengono i risultati, tanto meglio.

Educare è una passione. Il Fondatore dell’Opera diceva che bisogna avere cuore di padre e di madre nel realizzare questo compito. Qui al Centro ELIS viviamo questa passione educativa soprattutto nell’ambito della Residenza: più di ottanta ragazzi fra i diciotto e i ventitré anni, provenienti da tutte le regioni di Italia, dalla Sicilia al Veneto, ma prevalentemente dal centro-sud. Alcune volte hanno bisogno di parlare, sfogarsi ed essere incoraggiati a continuare a studiare; un’altra volta, come è successo poco tempo fa, viene il residente che ha bisogno di aiuto perché si è fatto ingenuamente convincere da una ragazza all’uscita dalla metropolitana ad iscriversi ad un corso di inglese-truffa. E’ un lavoro stancante ma bellissimo e non mancano le soddisfazioni.

—Quali sono gli aspetti della personalità sui quali prestate più attenzione nel lavoro educativo?

—Trovo che uno dei campi più carenti oggi sia quello della capacità di sacrificio, di autocontrollo, di ordine nella gerarchia dei valori, il tutto unito ad una diffusa carenza di convinzioni profonde e stabili. Tutto ciò deriva, a mio parere, dal fatto che i genitori sono spesso poco fermi nei confronti dei figli; la società del benessere e del permissivismo, rende più arduo il lavoro educativo e sovente i genitori accondiscendono ai desideri dei figli “perché è la moda”.

Qui al Centro ELIS i ragazzi vengono per frequentare i nostri corsi della Scuola di Formazione Superiore (post-diploma) e mettere così i presupposti di un futuro professionale: devono imparare a dire di no al disordine negli orari, negli impegni e anche al disordine materiale. Al Centro ELIS tutti sanno che chiudiamo la sera alle 23:00 e il Sabato alle 24:00. Nel primo mese è una cantilena continua: “ma lo fanno tutti!”. Il riferimento è alla prassi di tornare a casa alle tre o alle quattro di notte. Poi però si abituano ad una vita più sana e più regolare e i risultati si vedono. Lo stesso succede con l’uso della TV: ne abbiamo una sola e la usiamo con moderazione. Arrivano ragazzi che sono veramente “videodependenti” e che possono avere quasi delle “crisi d’astinenza”. Certo, perché non vediamo spesso la TV. Ultimamente abbiamo creato un comitato composto da residenti e sono loro stessi che scartano tutta una serie di programmi, giudicandoli banali, violenti o immorali. Si è sviluppato anche un ciclo di cineforum con l’intento di analizzare criticamente i valori della comunicazione.

—Educazione e poi: Lavoro. Si tratta di un elemento chiave per portare avanti il progetto educativo cui abbiamo accennato sopra. È vero che anche le imprese valorizzano sempre di più la formazione umana nella selezione del personale?

—Sì, alcuni dei nostri ospiti (a volte direttori del personale di grosse aziende) non ne hanno fatto mistero: ancor prima della preparazione tecnica, cercano la correttezza, l’affidabilità, la serietà e la stabilità della persona. Forse per questo guardano con un occhio particolare i ragazzi che provengono dal Centro ELIS. Oggi, quando mancano ancora venti giorni alla fine dei nostri corsi e con i tempi che corrono, già sette studenti sono stati assunti con contratto a tempo indeterminato e non sono di più perché gli altri devono ancora svolgere il servizio militare.

Ci tengo però a sottolineare che i nostri allievi sono molto preparati tecnicamente anche grazie ad una metodologia didattica moderna. Da anni, per citare qualche esempio, gli studenti dei nostri corsi svolgono stages presso aziende piccole e grandi. Quest’anno due studenti sono andati addirittura in Scozia. Quando andiamo a visitare i responsabili aziendali, riscontriamo nella grandissima maggioranza dei casi, piena soddisfazione. I commenti più ricorrenti sono: “dopo la prima settimana sono diventati perfettamente operativi”; oppure: “siamo stupiti che i nostri ingegneri si trovino perfettamente a loro agio nel dialogare con i vostri ragazzi”. L’altro giorno alla Texas Instruments, una delle aziende che ospita in questo momento quattro nostri allievi in stage, abbiamo dovuto chiedere di parlarci solo dei difetti dei ragazzi per poterli poi correggere.

—Tocca ora all’Istruzione. Vi limitate all’insegnamento tecnico o vi spingete anche oltre?

—Tocca un tasto molto importante. In effetti, tra i nostri obiettivi c’è anche quello della cultura. I ragazzi non leggono e spesso, come conseguenza, non sanno scrivere. Bisogna insistere perché ci troviamo nella civiltà delle immagini, ma le immagini da sole non possono bastare. Al Centro ELIS abbiamo una bella biblioteca, con più di seimila volumi. Abbiamo messo tutto su computer e tutti i ragazzi del quartiere possono entrare e prendere i libri a prestito. Ne abbiamo persi alcuni ma, in fondo, ne vale la pena. Il nostro bibliotecario è un appassionato e cerca di invogliare i ragazzi alla lettura.

Cerchiamo anche di far fare relazioni, rapporti, tesine. Ultimamente, abbiamo presentato alla UE un progetto per la diffusione della cultura europea fra gli studenti. Questo progetto è stato approvato e, fra le altre cose, abbiamo indetto un concorso cittadino di disegno e composizione. Pochi giorni fa sono stati premiati i migliori lavori. Pensi che tra i partecipanti molti erano i nostri allievi orafi, orologiai e altri dei corsi di aggiustatore meccanico.

—Ed infine lo Sport. Forse questa conclusione dell’itinerario formativo proposto dall’ELIS meriterebbe un capitolo a parte...

—La nostra società è molto sensibile allo sport. Proprio ieri abbiamo avuto la festa finale della scuola sportiva e c’erano sicuramente più di trecento persone, quasi tutte del quartiere tiburtino. D’altra parte consideri che la scuola ha trecentocinquanta iscritti fra calcio, basket e pallavolo.
Mamme e papà seguono i figli nell’attività agonistica, si appassionano, vengono a fare il tifo... Per noi è l’occasione buona per coinvolgere anche loro, i genitori, nell’attività educativa e svolgere un’azione formativa che, considerati i numeri, arriva a farsi notare nel quartiere: ogni mese organizziamo un ritiro spirituale per genitori e allenatori e sono frequenti le riunioni su temi concernenti la crescita dei ragazzi. Il mese scorso, ad esempio, molti genitori hanno assistito ad una conferenza sullo sviluppo della personalità negli adolescenti ed alla fine dell’intervento ci sono state moltissime domande. A casa, i ragazzi portano il giornalino della scuola sportiva. Si chiama “ELISport” e collaborano alla redazione molti allievi delle varie discipline. Lo sport è uno strumento potentissimo per educare. Facciamo agonismo, militiamo in tutte le categorie, ma insegnamo ai ragazzi (e ai genitori) che non si deve diventare campioni per forza, che ciò che conta non è la vittoria o la sconfitta, ma l’impegno, per migliorare e crescere nelle qualità umane che lo sport mette in evidenza: la lealtà, la capacità di sacrificio, l’altruismo, l’onestà, l’amicizia. Allenatori e tutors seguono i ragazzi dal primo momento in cui mettono piede all’ELIS: all’ingresso, nei campi, nello spogliatoio. Tutto questo sforzo serve per aiutarli a crescere anche nell’ordine, nella modestia, nel pudore... e poi fornisce lo spunto per parlare con i genitori e concordare assieme le mete educative.

Romana, Nº 24, Gennaio-Giugno 1997, p. 141-143.