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Incontro Univ ‘96

Dal 31 marzo al 7 aprile si è svolta a Roma la fase finale del Congresso Universitario Univ ‘96, organizzato dall'Istituto per la Cooperazione Universitaria (ICU) . Il Congresso Univ si tiene ogni anno, dal 1968 in poi, e la sua fase conclusiva si svolge sempre a Roma durante la Settimana Santa, nel contesto di un Incontro universitario internazionale. L’esperienza accumulata nel corso delle varie edizioni ha dato a questo appuntamento annuale alcune caratteristiche che lo rendono un evento unico nel mondo universitario.
L’Incontro internazionale di Roma riunisce ogni anno circa 4000 studenti e docenti di tutto il mondo. Esso viene promosso da istituzioni culturali e universitarie in cui operano anche fedeli della Prelatura dell’Opus Dei nei diversi paesi. Sebbene il Congresso Univ (che conclude le fasi locali, svoltesi nei mesi immediatamente precedenti), costituisca l’elemento centrale dell’Incontro, esso in realtà presenta aspetti che vanno molto al di là del succedersi delle sessioni di un congresso: è soprattutto un’esperienza unica di formazione e di arricchimento personale.
Per i partecipanti all’Univ, infatti, per qualche giorno, i paesi più lontani si personificano in alcuni colleghi coi quali si ha modo di confrontare interessi e ideali, nel rispetto delle differenze. Il clima offre un contesto adatto alla proposta di un’intensa formazione cristiana, attraverso le attività di carattere spirituale e dottrinale la cui direzione è affidata all’Opus Dei.
All’Univ, tuttavia, non si partecipa soltanto per ricevere, ma anche per dare. Il tema di ogni congresso propone sempre una delle sfide di maggiore attualità rivolte ai giovani desiderosi di contribuire al progresso della cultura e della vita sociale. A queste sfide i partecipanti offrono contributi di fattive iniziative di solidarietà e di impegno culturale, dando così prova che è di fatto possibile sentirsi utili in un mondo che spesso sembra impermeabile alla sensibilità a indifferente all’azione dei singoli individui. «Sono numerosi i paesi», ha scritto il segretario generale dell’UNESCO, Federico Mayor Zaragoza, «le cui università insegnano nozioni scientifiche e tecniche di alta qualità, senza metterle in rapporto con i grandi temi umani. Molti universitari hanno avvertito la serietà del problema e alcuni di essi uniscono i loro sforzi perché l’università ricerchi e costruisca questa dimensione essenziale che ancora le manca. L’Univ vuole essere una forza emergente che dà vita all’intero tessuto sociale». Nessuno infatti considera l’Univ come un’esperienza passiva o come viaggio turistico. Si potrebbe dire che all’Univ non si prende parte nel desiderio di conoscere il mondo, ma per cercare di migliorarlo; o quantomeno per maturare delle decisioni importanti che contribuiscano in futuro a migliorarlo.
Per questo motivo, durante l’incontro universitario internazionale e indipendentemente dal Congresso Univ (anche se nella stessa aula, che da alcuni anni è l’Auditorium della Tecnica, nel quartiere dell’Eur), si svolge un forum durante il quale studenti e professori universitari presentano alcune delle iniziative di volontariato e di animazione culturale da loro promosse, descrivendole anche con l’aiuto di strumenti audiovisivi. Nel forum di quest’anno, per esempio, gli argomenti sono andati da un piccolo ambulatorio in Argentina fino a un programma educativo per i bambini di Hulme e di Moss Side, due quartieri periferici di Manchester. Il Segretario Generale dell’ICU, Prof. Umberto Farri, ha concluso il forum con alcune considerazioni sui 30 anni di vita dell’ICU e sui programmi di cooperazione che attualmente gestisce in ben 24 paesi in via di sviluppo.

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Quest’anno, il tema centrale del congresso è stato quello della comunicazione. Il titolo, Comunicare: imparare a vivere, che di per sé è quasi un riassunto della filosofia dell’Univ, ha dato lo spunto a interventi assai diversi, come “Gesti e parole nell’attività sociale” (Italia), “La Slovacchia nella stampa ceca” o “La comunicazione nelle famiglie multietniche” (Camerun). I lavori sono stati aperti, la mattina di lunedì 1º aprile, dalla conferenza dello storico e giornalista inglese Paul Johnson, che ha affrontato il ruolo dei mass-media nel prossimo futuro. La presentazione delle comunicazioni preparate nel corso delle fasi locali del congresso ha avuto luogo, subito dopo l’intervento di Paul Johnson, simultaneamente in tre aule per aree tematiche omogenee e si è prolungata per gran parte del pomeriggio. Al forum è stato dedicato il pomeriggio del martedì. La mattina di martedì 2 era previsto l’evento più atteso: come gli altri anni, il Papa voleva ricevere l’Univ nell’aula Paolo VI.
L’udienza con Giovanni Paolo II è cominciata con la recita dell’Angelus, seguita dal saluto del presidente del Congresso Univ ‘96, lo statunitense John Wauck. Subito dopo ci sono stati alcuni interventi musicali ad opera di congressisti provenienti da Slovacchia, Austria, Stati Uniti, Inghilterra, Canada, Cile, Spagna, Paraguay, Italia, Camerun, Kenia, Nigeria, Israele e Polonia. Particolarmente emozionante è stata la testimonianza di Queenie Yu, giovane studentessa di origine cinese dell’Università di Toronto, che sarebbe stata battezzata dal Papa nella basilica di San Pietro, durante la veglia pasquale. La giovane ha raccontato come si era convertita al cristianesimo in occasione di una visita al santuario di Czestochowa, durante un viaggio in Polonia per collaborare a un programma di volontariato.
Al termine, il Papa ha pronunciato il seguente discorso:

Carissimi universitari!
1. Sono lieto di incontrarvi anche quest’anno per il vostro consueto raduno. Vi siete riuniti a Roma dalle oltre quattrocento sedi universitarie del mondo alle quali appartenete per mettere in comune e discutere le conclusioni alle quali siete giunti dopo un intenso lavoro di preparazione, sul tema: «Comunicare: imparare a vivere». E al vostro Congresso romano avete voluto che non mancasse un incontro col Papa. Perché? Perché desiderate comunicare con lui, per dare e ricevere, ascoltare e meditare, così da fare della verità di Cristo la guida della vostra vita.
Vi ringrazio per questa vostra visita molto gradita e vi saluto uno ad uno cordialmente. Desidero anch’io, in un certo modo, prendere parte al vostro Congresso, rinnovando a ciascuno l’annuncio della verità di Cristo, che e insieme verità su Dio e sull’uomo, verità che dona la vita e, al tempo stesso, impegna la vita. Annunciare Cristo costituisce il culmine della comunicazione e, allo stesso tempo, il modello di ogni comunione. Avete avuto modo di approfondire questo tema durante i giorni del vostro incontro.

2. Como hacen notar algunos estudiosos, existe una distinción entre «informar» y «comunicar»; en el primer caso se trata de la transmisión de datos objetivos y neutrales; en el segundo, se produce una propuesta de valores. Esta distinción tiene sin duda su fundamento, pero parece, en parte, abstracta. En efecto, el hombre lleva siempre consigo o dentro de si mismo un bagaje de verdades, de ideales y de normas éticas que continuamente evalúa, profundiza y reformula en su confrontación con la realidad.
Se puede, pues, afirmar que el acercamiento a la realidad nunca es rigurosamente neutral. Desde este punto de vista la tesis según la cual quien informa debe actuar como simple espejo de la sociedad no parece realista; en cierto sentido podría incluso ser juzgada oportunista, y como un pretexto para evitar tener que asumir la propia responsabilidad moral en la relación con los demás. El cristiano, por el contrario, sabe que no puede ignorar nunca la propia conciencia en todos los actos que realiza y que lo ponen en relación con los otros hombres. Esto no excluye, por lo demás, el respeto a la objetividad.
La fe pone en la mente una especie de inclinación connatural a la verdad, que consiente ir más allá de los estratos intermedios y provisionales de lo real para llegar al nivel donde cada significado alcanza su propia plenitud. Aquí la comunicación se desarrolla hasta llegar a ser comunión, donación de sí mismo, intercambio recíproco, participación profunda y vital en la que uno se da, y recibe del otro. Precisamente porque contrasta con este dinamismo interior, el individualismo debe ser considerado como incompatible con un auténtico cristianismo.
Comunicar, pues, es aprender a vivir según la lógica de la entrega personal, es decir, del amor. La verdad plena de la comunicación se encuentra en la comunión. Su modelo supremo es la Trinidad, comunión total del Padre con el Hijo en el Espíritu Santo, comunión que en la Redención se abre al hombre. Dios no se limita a comunicarle desde fuera algunas verdades o principios morales, sino que con la gracia se entrega a Sí mismo y hace al hombre partícipe de su propia vida. La Revelación, pues, es parte integrante de la Redención, de la cual representa como un primer paso. El hombre redimido, que acogiendo en sí la gracia de la salvación vive en Dios, está en condiciones de penetrar con la mirada de la fe en el misterio revelado.

3. Chers amis, il importe de communiquer pour apprendre à vivre et de vivre dans la communion pour apprendre à communiquer. Transposé pour la vie spirituelle, cela signifie qu’il faut accueillir Dieu qui se donne et se donner à son tour à Dieu, en se mettant a l’école de Celui qui est l’Amour, pour vaincre tout égoïsme.
La contemplation de la Passion du Seigneur, à laquelle nous sommes invités par la liturgie des jours saints, nous aide à pénétrer dans le mystère de communion auquel Dieu nous appelle: mort sur la croix et ressuscité par la puissance de Dieu, le Christ nous plonge, par le baptême, dans sa mort, pour nous faire participer à sa résurrection. Dans le sacrement de Pénitence, par la grâce vivifiante du pardon, il vient au secours de nos faiblesses qui demeurent; dans l’Eucharistie, il se fait notre nourriture, pour nous soutenir dans notre marche sur les routes du monde et pour nous donner la force, afin que nous puissions rendre témoignage à l’Évangile. L’homme racheté est engagé dans une dynamique complexe. Dieu ne se contente pas d’une réponse partielle. Il veut l’engagement de tout l’être. La communion à laquelle il nous invite ne se réalise pas seulement en paroles; elle ne peut pas non plus rester du domaine des sentiments; quelques gestes de générosité ne suffisent pas pour satisfaire les exigences qui surgissent pour celui qui a été régénéré ontologiquement par le Christ. Le discours de l’Apôtre Paul à ce sujet est très clair: par le baptême, nous avons été régénérés, «pour que nous menions une vie nouvelle, nous aussi, de même que le Christ, par la toutepuissance du Père, est ressuscité d’entre les morts» (Rm 6, 4).

4. This is the effective expression: a new life, the supreme law of which is the new commandment of love. But in order to learn to love we need to communicate with God.
In practice, we have to meditate on his word, pray, listen to what God is asking from each of us, so that our communion may grow ever stronger through responses of real love. It is necessary to receive the Sacraments frequently, because through them Christ shares his very life with those who believe.

5. Die Gemeinschaft mit Gott führt zu einem unaufhaltsamen Dynamismus. Der Liebe kann man nicht Untätigkeit oder Stillschweigen auferlegen, wie es auch nicht möglich ist, der Lebensgemeinschaft eine Grenze zu setzen. Ihr Ziel ist ja in der Tat das Einswerden. Je näher wir Christus sind, desto mehr wächst in uns das Verlangen nach Gott und die Sehnsucht nach Heiligkeit. So wird man gewahr, daß der Herr sich unser bedienen will, um den Menschen seine Liebe mitzuteilen.
Wenn man in der Liebe Gottes lebt, wird es offensichtlich, daß Berufung und Sendung eine Einheit bilden. Der Gleichformung Christi, die durch die Sakramente in uns geschieht, muß die Zeugnisbereitschaft entsprechen, die wir mit unserem ganzen Sein leben.

6. Lembrava o Beato Josemaria Escrivá que «quando se saboreia o amor de Deus, sente-se o peso das almas», e acrescentava: «Não se pode dissociar a vida interior do apostolado, como não é possível separar em Cristo o seu ser de Deus-Homem da sua função de Redentor (...). Para o cristão, o apostolado é algo congênito: não tem nada de artificial, de justaposto, não é externo à sua atividade diária, à sua ocupação profissional» (É Cristo que passa, n. 122).

7. Carissimi, sarà nei rapporti con i vostri amici, i vostri colleghi di studio e di lavoro, i vostri familiari che potrete in qualche modo, esprimere la comunione di vita con Gesù Cristo. Vi invito, pertanto, a trasformare la comunicazione umana in amicizia e ad elevarla a Dio. Solo in Lui, solo nel Cuore sacratissimo di Gesù e nel Cuore dolcissimo di Maria l’amore umano diventa comunione nel pieno senso della parola.
Vi affido alla protezione della Santissima Vergine che, in quanto Madre di Dio, rappresenta il vertice supremo a cui la creatura può giungere nella comunione con la Trinità e, in quanto Madre degli uomini, e il luogo in cui tale comunione si traduce in pienezza di condizione, di comprensione e di misericordia. «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). A tutti imparto di cuore la mia Benedizione.

Al termine del discorso, l’entusiasmo e gli applausi del pubblico sono stati interrotti dalla benedizione del Papa. L’intera udienza è stata attraversata da momenti di intensa commozione.
Anche il Vescovo Prelato dell’Opus Dei ha ricevuto i partecipanti al congresso. S.E. Mons. Javier Echevarría ha risposto alle varie domande che gli sono state rivolte ed ha incoraggiato tutti ad approfittare del soggiorno romano durante la Settimana Santa per migliorare la propria vita cristiana.
Come in anni precedenti, i partecipanti all’incontro Univ hanno vissuto momenti significativi di questa Pasqua romana durante le funzioni liturgiche del Giovedì, Venerdì e Sabato Santo e nella benedizione Urbi et Orbi della Domenica di Pasqua.

Romana, Nº 22, Gennaio-Giugno 1996, p. 94-98.