envelope-oenvelopebookscartsearchmenu

Viaggi pastorali

Partecipazione al 27° Corso per vescovi del Brasile,


dal 26 gennaio al 4 febbraio


Mons. Fernando Ocáriz si è recato in Brasile, su invito dell’arcivescovo di Rio de Janeiro, card. Oraní Tempesta, per pronunciare tre conferenze al 27° Corso di studi teologici per vescovi, organizzato dall’arcidiocesi. Al termine, il prelato è rimasto a Rio de Janeiro per essere presente a varie riunioni con fedeli della Prelatura, cooperatori e persone che partecipano alle attività di formazione. Ha ricordato loro la centralità di Cristo nella vita cristiana e li ha esortati a leggere e meditare il Vangelo seguendo gli orientamenti di Papa Francesco nella Evangelii gaudium. Ha sottolineato, fra l’altro, l’importanza della libertà interiore e della fraternità. In tutti gli incontri ha raccomandato ripetutamente l’amore per il Papa e la preghiera per la sua persona e le sue intenzioni.


Ha approfittato del viaggio per trasferirsi poi a San Paolo, dove è rimasto dal 30 gennaio al 4 febbraio. Il 1° febbraio è stato ricevuto in arcivescovado dal cardinale Odilo Scherer.


Anche a San Paolo ha avuto alcuni incontri con fedeli della Prelatura e loro amici, e ha partecipato a una riunione con sacerdoti di diverse diocesi, invitandoli a vivere in stretta unione con il Papa, il vescovo diocesano e tutto il presbiterio della diocesi.


Svezia, dal 12 al 15 aprile


Il prelato ha compiuto un viaggio pastorale in Svezia dal 12 al 15 aprile. Il 13 ha celebrato la Messa a Trädlärkan, un centro dell’Opus Dei a Stoccolma. Poi si è recato presso la residenza del cardinale Anders Arborelius, a Södermalm. Più tardi si è incontrato ad Åbrink Forum con fedeli della Prelatura e amici della Scandinavia.


Il 14 aprile, durante la Messa, mons. Ocáriz ha rivolto una breve omelia ad alcuni fedeli dell’Opus Dei. «Gli apostoli – ha detto – erano nel lago da soli, senza Gesù. Ognuno di noi può navigare nell’oscurità, quando nella vita trova qualche difficoltà. In tali occasioni potremmo pensare che Gesù sia assente, ma egli vive sempre con noi».


Ha poi ricevuto alcune famiglie a Lärkstaden. Ha parlato loro, fra l’altro, della amicizia come via naturale per condividere il Vangelo: «Quando c’è amicizia si desidera il bene dell’altro. Ciò significa conoscersi, frequentarsi, spendere del tempo. Quando c’è amicizia, l’apostolato nasce spontaneamente».


Nel pomeriggio, nel centro di conferenze Finlandiahuser, si è intrattenuto con un gruppo di persone provenienti da diverse località di Svezia, Norvegia e Danimarca. «Possiamo essere sempre lieti – ha detto loro – malgrado le preoccupazioni e le sofferenze, perché il fondamento della nostra gioia è Cristo. Non possiamo capire sempre la sofferenza, ma possiamo amare sempre. Ogni volta che guardiamo il crocifisso ci rendiamo conto di quanto sia grande l’amore di Cristo per noi». Durante l’incontro sono stati trattati vari argomenti, come la libertà interiore, la fedeltà, l’amore fraterno, la virtù della castità e la trasmissione della fede.


Nell’ultima giornata del viaggio pastorale, domenica 15 aprile, il prelato è andato a Katarina Kyrka, un santuario della Madonna nel centro della capitale. Dopo un momento di preghiera, ha acceso una candela e ha recitato una “Salve Regina” coi presenti davanti all’immagine della patrona di Svezia. Poi ha raggiunto Branbergen, dove ha potuto salutare una fedele della Prelatura inferma e l’ha incoraggiata a scoprire l’enorme efficacia soprannaturale della sofferenza offerta a Dio.


Nel pomeriggio è ritornato a Roma dall’aeroporto di Arlanda. Nel congedarsi ha invitato tutti a vivere «lieti nella speranza», come diceva san Paolo ai primi cristiani.


Sicilia, dal 31 maggio al 3 giugno


Il prelato dell’Opus Dei è arrivato all’aeroporto Falcone e Borsellino il 31 maggio. Venerdì 1° giugno ha visitato la sede della SAME, scuola alberghiera per la formazione professionale della donna. Il prelato ha salutato diversi membri della comunità educativa e ha ricordato loro che niente va perduto nell’attività di formazione umana: ne è prova il fatto che molte alunne, anche dopo anni, continuano a dimostrare la loro gratitudine per ciò che hanno imparato nella scuola a livello umano, professionale e di fede.


La mattinata è proseguita con una riunione familiare, nella quale alcune persone hanno espresso il desiderio di creare opportunità lavorative per i giovani siciliani. Nel pomeriggio mons. Ocáriz è stato ricevuto dall’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice. A fine giornata ha incontrato gli studenti della Residenza Universitaria Segesta e altri giovani siciliani venuti a Palermo per l’occasione. Li ha invitati ad affrontare le difficoltà da una prospettiva di fede: «La fede consiste nell’essere certi di ciò che non si vede. La fede non riguarda solo l’esistenza di Dio, ma anche il fatto che Dio ci ama e vuole che siamo felici».


Sabato 2 giugno, il prelato si è trasferito a Calarossa, dove ha avuto varie riunioni con famiglie di tutta l’isola. Speciale attenzione è stata riservata al tema del matrimonio, in particolare a come aiutare nei loro primi passi le coppie giovani. Alla fine della giornata è andato a Monreale per visitare il Duomo, invitato dal parroco don Nicola Gaglio.


Nell’ultimo giorno trascorso in Sicilia mons. Ocáriz ha visitato la Residenza Universitaria RUME, dove ha presieduto l’esposizione eucaristica in occasione della solennità del Corpo e Sangue del Signore. Subito dopo ha avuto un incontro informale con le residenti e con altre persone che partecipano alle attività di formazione cristiana.


Omaggio a mons. Javier Echevarría all’Università di Navarra,
Pamplona (Spagna), il 19 gennaio


Il prelato dell’Opus Dei ha raggiunto Pamplona per partecipare a una cerimonia di omaggio a mons. Javier Echevarría, suo predecessore come Gran Cancelliere dell’Università di Navarra. Con mons. Ocáriz sono intervenuti il rettore dell’università, Alfonso Sánchez-Tabernero, l’ex direttore generale dello IESE, Jordi Canals, e la professoressa Arantza Campo, vicepreside della Facoltà di Medicina.


La dottoressa Campo, che ha prestato assistenza medica a mons. Echevarría, ha confidato che egli «era profondamente grato per tutte le cure che riceveva» e dimostrava «vicinanza, cordialità e buonumore». Il professor Canals ha fatto riferimento al «legato del buon governo» che mons. Echevarría ha lasciato a coloro che lavorano nell’Università di Navarra: senso della missione, slancio nei progetti e una combinazione di visione universale e di interesse per ogni persona. Il rettore dell’Università ha sottolineato tre aspetti della personalità del precedente Gran Cancelliere: vicinanza, magnanimità e gratitudine.


Mons. Ocáriz, a sua volta, ha fissato l’attenzione su un aspetto che il suo predecessore, in sintonia con san Josemaría, desiderava che caratterizzasse l’Università di Navarra: «L’apertura al mondo intero, con l’aspirazione di servire, di condividere ciò che di meglio si possiede».


Dopo la cerimonia accademica, il prelato ha salutato i rappresentanti degli studenti e li ha invitati a impegnarsi nel loro attuale lavoro, lo studio, alimentando la solidarietà, senza isolarsi «con un comportamento individualista».


Nel pomeriggio mons. Ocáriz ha incontrato un centinaio di professori e dirigenti dell’università. Rispondendo ad alcune domande, li ha invitati a dare priorità alla persona nelle decisioni di governo, a promuovere l’interdisciplinarietà nel lavoro universitario e a valorizzare l’identità cristiana dell’università fondata da san Josemaría.


Successivamente ha visitato la scuola Izaga e si è soffermato alcuni minuti con il personale e le famiglie del centro educativo. Ha ricordato loro che l’attività scolastica deve favorire non solo la crescita di insegnanti, alunni e famiglie nell’aspetto umano e intellettuale ma anche, e soprattutto, nell’amore a Cristo, che «è ciò che rende migliori le persone, più capaci di fare il bene».


Di ritorno al campus universitario, ha partecipato a una riunione accademica nell’edificio delle Facoltà ecclesiastiche, dove si è congratulato con i professori di Teologia per il 50° anniversario della loro Facoltà. Parafrasando san Josemaría, mons. Ocáriz ha ricordato che «la teologia si studia bene quando i temi di studio diventano temi di preghiera». Inoltre, ha raccomandato ai docenti di svolgere il loro lavoro «con entusiasmo per la verità di Dio e il mistero di Cristo e della Chiesa».


Dopo la cerimonia il prelato ha avuto un incontro con i seminaristi del Collegio ecclesiastico internazionale Bidasoa, in cui si formano attualmente quasi un centinaio di studenti di 24 Paesi.


Udienza con il Santo Padre Francesco,


26 maggio


Il 26 maggio il prelato dell’Opus Dei è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Mons. Ocáriz ha trasmesso al Santo Padre l’assicurazione della preghiera unanime di tutti i fedeli dell’Opera per la sua persona e le sue intenzioni.


Gli ha poi illustrato il lavoro di evangelizzazione che i fedeli della Prelatura svolgono in tanti Paesi e alcune iniziative apostoliche, educative e sociali che s’ispirano al messaggio di san Josemaría.


Il Papa si è congratulato per il contributo che i fedeli danno, nel loro ambiente ordinario, alla evangelizzazione della società.


Partecipazione al congresso Saxum,


Roma, 9 giugno


Il 9 giugno si è svolto a Roma l’evento “Vivere la Terra Santa”, organizzato dall’Associazione Amici di Saxum, con la partecipazione di mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.


In questo contesto mons. Ocáriz ha presentato brevemente il progetto Saxum. Ha sottolineato che l’iniziativa «è risultata una splendida opportunità di collaborazione internazionale» per la cooperazione di «molte migliaia di persone di molti Paesi e delle più diverse condizioni professionali e sociali».


Inoltre, il prelato ha voluto sottolineare che coloro che partecipano al progetto stanno contribuendo anche «alla nuova evangelizzazione di tante persone della Terra Santa che possono scoprire la grandezza e la bellezza della salvezza portata da Cristo». Così «è possibile contribuire alla creazione di un ambiente di convivenza civile, necessario per il ripristino e il mantenimento della pace anche in territori tanto provati come quelli del Medio Oriente».


Ha poi concluso il suo intervento con alcune parole di san Josemaría sulla pace: «In nome dell’amore vittorioso di Cristo, noi cristiani dobbiamo percorrere tutti i cammini della terra per essere, con le parole e le opere, seminatori di pace e di gioia» (È Gesù che passa, n. 168).


Il progetto Saxum nasce per aiutare i pellegrini che visitano la Terra Santa ad approfondire le radici della loro fede e per stimolare il dialogo interculturale e interreligioso. Risale al 1994, quando il beato Álvaro del Portillo, allora prelato dell’Opus Dei, visitò i luoghi santi. Adempiendo un desiderio di san Josemaría Escrivá, mons. del Portillo suggerì di avviare una iniziativa a tale scopo. Il progetto comprende un centro per l’assistenza ai pellegrini e una zona residenziale per attività di formazione spirituale.

Romana, Nº 66, Gennaio-Giugno 2018, p. 83-87.

Invia ad un amicoInvia ad un amico