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Notizia bibliografica

Riportiamo il testo della recensione di "Solco", pubblicata ne "L'Osservatore Romano" del 14-XII-1986, da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Andrea Maria Deskur:

Sono moltissime, per non dire innumerevoli, le anime che, a partire dagli anni Trenta, hanno avuto come guida del loro progresso nella vita interiore Cammino, uno dei libri di spiritualità più diffusi in tutto il mondo (la tiratura oltrepassa di molto i tre milioni di copie). Con lo stesso stile intimo e personale —sono considerazioni che giungono direttamente al cuore del lettore— è uscita di recente un'altra raccolta di pensieri del Servo di Dio Josemaría Escrivá (Solco, Edizioni Ares, Milano 1986, pp. 256, L. 20.000), proprio mentre si stava concludendo la prima fase della sua Causa di beatificazione.

Come avverte nella presentazione l'attuale Prelato dell'Opus Dei, Mons. Alvaro del Portillo, "Solco avrebbe potuto aver visto la luce molti anni fa. In diverse occasioni Mons. Escrivá fu sul punto di mandarlo in tipografia" (p. 5). Ma dal 2 ottobre 1928, data di fondazione dell'Opus Dei, al 26 giugno 1975, data in cui il Signore volle chiamarlo a Sé, l'esistenza di Mons. Escrivá fu interamente assorbita dai suoi compiti di fondatore e dall'intensissima attività pastorale che intraprese al servizio della Chiesa e delle anime, tanto da impedirgli di svolgere un'ultima revisione anche di questo manoscritto. Va comunque precisato che l'opera, seppur postuma, risponde pienamente a come l'Autore l'aveva concepita, fino a dettagli come i titoli e la successione dei capitoli. Per chi poi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna —o meglio, la grazia— di conoscere personalmente il Fondatore dell'Opus Dei, è impossibile non identificare in questo libro l'impronta, il "solco" tracciato dalla sua anima innamorata di Dio, che adempie in pieno il suo compito sacerdotale nell'avvicinare Dio al mondo e agli uomini, e il mondo e gli uomini a Dio. Nelle incisive frasi che formano i mille punti di cui è costituito Solco, l'Autore fa appello alle energie migliori che si celano nelle pieghe del cuore di ogni uomo, affinché, vivificate dalla Grazia divina, si risveglino e sappiano indirizzarsi con vigore e generosità al compimento della Volontà di Dio: la santificazione di tutti gli uomini nel loro lavoro professionale e in tutte le loro attività.

L'ideale di vita cristiana che Mons. Escrivá propone è tutt'altro che disincarnato. "Vuole raggiungere —dice ancora Mons. Del Portillo— l'intera persona del cristiano —corpo e anima, natura e grazia—, e non soltanto l'intelligenza. Per questo, la sua fonte non è la sola riflessione, ma la vita cristiana come tale: riflette le ondate di movimento e di quiete, di energia spirituale e di pace, che l'azione dello Spirito Santo è andata imprimendo nell'anima del Servo di Dio e in quelle di chi gli era intorno" (p. 6).

Si intuisce chiaramente che Solco non è un libro "pensato a tavolino", ma è invece il frutto di un instancabile lavoro sacerdotale, fatto di confidenze e di consigli, di paterni rimproveri e di buon umore, di suggerimenti che spalancano insospettati orizzonti di impegno cristiano, di minuzie della vita quotidiana di cui si impara a percepire la ricchezza e la profondità soprannaturale.

Dai titoli dei vari capitoli si può desumere il filo conduttore che li lega: Generosità e Allegria, Audacia e Lealtà, Personalità e Naturalezza, Veracità, Amicizia e Responsabilità, ecco alcune delle virtù umane che Solco presenta e propone al lettore. Ma se, come l'Autore stesso avverte nel prologo, le "virtù umane" costituiscono la trama del libro, l'ordito è dato dall'amore di Dio, contemplato nell'esempio vivo di Cristo. E' un'idea che da sempre la Chiesa ha proposto ai credenti e che da secoli manifesta con le parole di un simbolo della fede: Gesù Cristo è perfetto Dio e perfetto uomo (cfr. Simbolo Quicumque). Anche di recente Giovanni Paolo II ha ripetutamente proposto Gesù come modello completo dell'ideale umano del cristiano: "Cristo Redentore —ha affermato nell'enciclica Redemptor hominis— rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso". Quindi, sebbene si parli soprattutto di virtù umane, ciò non vuol dire che il discorso si mantenga su un piano puramente terreno, perché queste virtù sono "virtù dei figli di Dio".

In tal modo il cristiano da una parte è e resta a pieno titolo cittadino di questo mondo, ad onta di chi vorrebbe negargli questo diritto, e dall'altra, mediante l'azione della grazia che perfeziona la natura, proprio perché la perfezione umana è il primo gradino della scala che conduce alle altezze divine, con maggiore facilità può conseguire un "carattere sereno ed equilibrato" e una "volontà inflessibile" da affiancare a "fede profonda e pietà ardente" (cfr. n. 417). Per fare un solo esempio di come le realtà umane vengano elevate a un livello divino possiamo citare il punto 666, dedicato all'amore: "Gli innamorati non sanno dirsi addio: si fanno sempre compagnia. Tu e io, amiamo il Signore così?".

Se il lettore riuscirà a mettersi in questa logica dell'amore divino, che richiede una dedizione piena e totale, non rimarrà indifferente leggendo e meditando questo libro. Quante conversioni, quanti propositi di maggiore coerenza cristiana, quante decisioni di dedicare la propria vita al servizio di Dio ne potranno nascere!

L'Autore potrà contemplare solo dal Cielo la fecondità di questa sua opera. Peraltro, si può pensare che lo avesse previsto: "Il vomere che dissoda e apre il solco —dice il punto 215— non vede né il seme né il frutto". A questo libro il compito di aprire il solco. Agli uomini di buona volontà che lo leggeranno il compito di lavorare perché il seme della Parola di Dio germogli e fruttifichi.
L'attualità post-conciliare del libro di Mons. Escrivá risulta particolarmente dalle raccomandazioni riguardanti la gioia cristiana. "La santa allegria" (nn. 52 e seguenti).

Certi ambienti, che nella loro tradizione anticlericale e anticristiana, hanno avuto l'abitudine di combattere la religione e in particolare la Chiesa per mezzo di associazioni segrete, saranno sorpresi di vedere tra le raccomandazioni del fondatore dell'Opus Dei un incisivo commento alla parola del Signore "Ego palam locutus sum mundo", scartando però ogni forma di travestimento a "cripto preti" e "cripto religiose" purtroppo recentemente di moda in non pochi Paesi, specialmente in quelli di tradizione anticlericale.

I due storici libri del Servo di Dio Escrivá "Cammino" e "Solco" promettono di dare alla spiritualità del nostro secolo quel contributo che la Spagna ha offerto nel secolo XVI allorché gli scritti della Riforma Carmelitana ebbero la loro benefica risonanza mondiale nell'orbe cattolico.

Ancora una volta sembra che lo Spirito abbia fatto sentire il suo soffio benefico dietro i Pirenei.

Romana, Nº 3, Luglio-Dicembre 1986, p. 286-287.