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Mons. Echevarría: preparare la beatificazione di Álvaro del Portillo con opere di misericordia

“Trattare con più affetto i malati che vivono in casa o sono ricoverati in ospedale, collaborare con un banco alimentare, non trascurare i poveri di una lontana periferia o gli indigenti che si vergognano e nascondono la loro miseria, fare compagnia agli anziani in un ospizio o ai carcerati abbandonati da tutti… Tutto questo, inoltre, ci aiuta stupendamente a prepararci alla beatificazione di don Álvaro”.

Il prelato ci invita a seguire l’esempio di spirito di servizio del futuro beato, che, fin dalla sua prima giovinezza, «prese molto sul serio le parole del Maestro, riportate da san Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere (…). In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”» (Mt 25, 35.40).

Quando apriamo gli occhi a tante situazioni e indigenze odierne – spiega –, scopriamo ogni giorno Gesù stesso, che si è reso solidale con tutti gli uomini e le donne singolarmente. Se ci prendiamo cura di queste persone – vicine o lontane – con misericordia, tocchiamo con mano, molto da vicino, la santissima Umanità del Signore, come spiega Papa Francesco: “Ma come posso trovare le piaghe di Gesù oggi? Io non le posso vedere come le ha viste Tommaso. Le piaghe di Gesù le trovi facendo opere di misericordia. (…). Quelle sono le piaghe di Gesù” (Omelia, 3-VII-2013).

Mons. Echevarría evidenzia il ruolo che ebbero le opere di misericordia nella vita spirituale di Mons. del Portillo: «La chiamata di don Álvaro all’Opus Dei era stata preparata dall’azione della grazia nel suo cuore e dalla sua carità fraterna verso tutti e, in particolare, verso i più bisognosi. Con altri amici, che già conoscevano l’Opus Dei, si recò frequentemente, a partire dal 1934, in un quartiere dell’estrema periferia di Madrid, dove impartiva catechesi e visitava poveri e malati. Penso di poter affermare che il suo primo incontro con san Josemaría fu conseguenza diretta di tali attività.

«Vedendo che san Josemaría chiedeva a chi frequentava la Residenza di dedicarsi a questi incontri con i bisognosi e i malati, don Álvaro si confermò nel convincimento dell’importanza delle opere di misericordia. “Il contatto con la povertà, con l’abbandono – avrebbe osservato molti anni dopo – produce uno choc spirituale enorme. Ci fa vedere che spesso ci preoccupiamo di sciocchezze che non sono altro che egoismi e inezie”».

Álvaro del Portillo, sulle orme di san Josemaría, promosse in tutto il mondo numerose iniziative sociali a favore dei più bisognosi: “Quando riceveva un gruppo di adulti o di giovani – riporta Mons. Echevarría –, li invitava a occuparsi dei meno favoriti, avviando progetti per aiutare a risolvere le necessità educative, sanitarie, lavorative e, specialmente, per avvicinare Dio alla gente e far avvicinare la gente a Dio. Diffuse questa responsabilità anche tra imprenditori, industriali, banchieri, e, in generale, tra uomini e donne che disponevano di mezzi economici. Parlava loro della possibilità di intraprendere o di consolidare tali iniziative, che dovevano considerare un dovere, derivato dalla giustizia e dalla carità che deve informare l’agire cristiano, e da un amore sincero a tutti i nostri fratelli e sorelle dell’umanità”.

“Recentemente vi ho chiesto – scrive il prelato – di migliorare la vostra preparazione spirituale a questo evento: anche le opere di misericordia – conclude – fanno parte della preparazione”.

Romana, Nº 58, Gennaio-Giugno 2014, p. 89-91.