envelope-oenvelopebookscartsearchmenu

In breve

Colonia (Germania)
After Work Messe

A San Pantaleone, una parrocchia al centro di Colonia affidata ai sacerdoti della Prelatura dell’Opus Dei, da non molto tempo si celebra una Messa rivolta soprattutto alle coppie di coniugi giovani, il primo lunedì di ogni mese alle otto della sera. L’ora è inconsueta per le usanze di questo Paese, ma così almeno quel giorno molti coniugi hanno la possibilità di andare a Messa insieme, cosa di solito non facile, ad eccezione della domenica: alle volte non è possibile farlo né di mattina né di pomeriggio, e non solo per motivi professionali, ma anche perché in Germania si suole cenare molto presto.

L’iniziativa è anche una risposta al desiderio del Papa Benedetto XVI di far conoscere il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nell’omelia della Messa, infatti, si esaminano volta per volta in modo sistematico le idee fondamentali dei vari capitoli del Compendio. È un incentivo per far sì che i partecipanti alla Messa comincino a leggerlo per conto loro e, in questo modo, approfondiscano la dottrina della Chiesa.
È ugualmente un desiderio del Papa attuale, come lo era di Giovanni Paolo II, che si favorisca la consuetudine dell’adorazione del Santissimo Sacramento. Perciò, prima della After Work Messe c’è l’esposizione del Santissimo. C’è anche la possibilità di ricevere il sacramento della penitenza.
L'iniziativa ha avuto un’ottima accoglienza. Ogni primo lunedì del mese la chiesa si riempie.

Stoccolma (Svezia)
Esiste un’etica del giornalismo?

Il 6 aprile, nella residenza universitaria Ateneum di Stoccolma, ha avuto luogo una tavola rotonda con vari giornalisti della stampa nazionale e della televisione, una professoressa della Scuola di Giornalismo e l’ombudsman o difensore del popolo di fronte alla stampa. Il tema del dibattito era formulato in una domanda: “Esiste un’etica del giornalismo?”.
Gli esperti, fra le altre cose, hanno raccontato esperienze di situazioni estreme nelle quali il giornalista si viene a trovare nell’alternativa drammatica tra seguire il dettato della propria coscienza o far carriera.

È stato toccato anche il tema della veracità e dell’obiettività, che spesso vengono lese a favore di una lettura più interessante o magari più amena dell’informazione. Altre volte è la fretta dovuta alla necessità di commentare una notizia inattesa, e l’impossibilità di documentarsi, che porta il giornalista a mettere a repentaglio la verità.

L’intervento dell’ombudsman è stato incentrato soprattutto sul rispetto dell’intimità e dell’integrità personale. Secondo lui, un buon giornalista deve rispettare la verità, esercitare la giustizia e mostrare empatia; deve, cioè, avere cuore.
La risposta alla domanda del titolo è stata, ovviamente, affermativa. Esiste un’etica del giornalismo, anche se purtroppo spesso viene trasgredita. D’altra parte bisogna tener conto, per esempio, che in una società la sfera privata va diminuendo man mano che aumenta la sfera pubblica. Dopo il dibattito il pubblico ha fatto alcune domande di chiarimento. Infine, c’è stato un rinfresco che ha permesso a tutti di scambiare impressioni con i relatori, in un clima disteso.

Molti dei partecipanti alla sessione sono ritornati a casa con la chiara coscienza che bisogna intervenire ed esprimere la propria opinione e che, in fondo, il pubblico è responsabile della stampa: infatti, se un giornale o un programma televisivo rimane senza pubblico, non va avanti.

Manila (Filippine)
Campi di lavoro a Poctoy e Bais City

Dal 9 al 15 aprile quattordici studenti di Southridge School sono stati nell’isola di Marinduque. Hanno dipinto la palizzata, il tetto e il soffitto delle aule della scuola di Poctoy. Il progetto è stato attuato grazie alla collaborazione tra Molave Study Center, l’Associazione dei Genitori e Professori di Southridge, i responsabili locali del Ministero dell’Educazione e molti benefattori privati.

Altri 29 alunni di Southridge si sono diretti a Bais City, nella provincia di Negros Este, dove hanno fatto lavori di muratura nella Bais Family Farm School. Inoltre hanno passato una giornata con la comunità tribale degli aetas: si sono interessati delle loro consuetudini e modi di vivere e hanno portato loro, oltre a corone del rosario, pacchi di cibo, latte, sapone, shampoo; poi hanno organizzato uno spettacolo per i bambini. Anche in questo caso il campo di lavoro era frutto della collaborazione tra Molave Study Center, diversi enti pubblici o di interesse sociale e alcuni benefattori privati.

Moergestel, Brabante (Olanda)
Educare nella fede: da dove cominciare?

Lo scorso 7 maggio la Giornata della Famiglia, organizzata dalla fondazione SOKA, ha accolto circa 200 partecipanti nel Centro di Incontri e Conferenze Zonnewende. La giornata aveva per filo conduttore il tema ”Educare nella fede: da dove cominciare?”. Gabi Rieu e Bert Buirma, genitori di cinque figli tra i 10 e i 16 anni, hanno trasmesso le loro esperienze in materia di formazione religiosa dei figli nella scuola e nella famiglia. Hanno messo in evidenza tre idee madri: praticare la fede con naturalezza, fare una ora-zione personale in famiglia e attraverso la famiglia, prendere coscienza che la formazione personale non finisce mai, sia per i genitori che per i figli. Hanno parlato anche del ruolo dei sacramenti (Eucaristia, Penitenza e Confermazione) nelle successive fasi della vita dei bambini: il tema è stato esposto in maniera pratica, soffermandosi sulle cose più importanti a seconda dell’età.
Durante la giornata i presenti hanno avuto l’opportunità di conoscere i mezzi più recenti disponibili per la catechesi. La Giornata della Famiglia comprendeva anche un programma parallelo per i bambini con un tema molto diverso: “Scopri la natura”. Includeva giochi e passeggiate nei dintorni.

Nairobi (Kenia)
Teachers’ Enrichment Programme

Il Kenia ha più di otto milioni di bambini in età scolare. Per i 250.000 insegnanti registrati presso la Teachers Service Commission il lavoro è molto impegnativo.
Dal 2002 Strathmore University, attraverso il suo Istituto di Lettere, organizza corsi di tre giorni per maestri: l’obiettivo è quello di migliorare l’autostima di chi si dedica all’insegnamento e di contribuire a elevare il livello umano e morale delle scuo-le. I corsi comprendono alcune sessioni sulla pratica di determinate virtù e sulla partecipazione dei genitori all’educazione dei figli, oltre che discussioni in vista della elaborazione di un futuro codice di etica per gli insegnanti.

I corsi si tengono in aprile e in agosto (i mesi di vacanza scolare), in parte a Strathmore e in parte nelle scuole. Ripreso l’insegnamento, molti maestri si sono mobilitati per ottenere che si dipingano le aule e che si puliscano i campi destinati allo svago; hanno anche convocato i genitori degli alunni per spiegare l’importanza della loro collaborazione con la scuola.

Dal 7 al 9 marzo 2006, su richiesta della Conferenza Episcopale del Kenia, Strathmore University ha organizzato un seminario per segretari diocesani di Educazione. I partecipanti sono stati 23, di cui 14 sacerdoti. Il seminario ha avuto luogo nel Savelberg Retreat Centre. David Siele, direttore dell’Educazione del Mini-stero dell’Educazione, ha pronunciato il discorso inaugurale. Mons. John Njue, presidente della Commissione dell’Educazione della Conferenza Episcopale, ha celebrato una Messa e nell’omelia ha sottolineato l’importanza di garantire che nelle scuole patro-cinate dalla Chiesa venga impartita un’educazione seria e completa. La Chiesa Cattolica possiede o patrocina più della metà delle scuole del Kenia, e i segretari diocesani dell’Educazione coordinano il lavoro di queste scuole, del cui consiglio direttivo fanno parte.
Il professor John Odhiambo, vicecancelliere di Strathmore University, ha pronunciato una conferenza sull’importanza di coltivare le virtù nella famiglia e nella scuola. “I genitori – ha detto – sono tenuti a dare ai figli risposte esaurienti fin dalla prima età. Insegnare la castità come una scienza e non come una virtù può deformare il bambino. Favorire una cultura basata sul piacere immediato non dà la felicità. Dobbiamo contestare queste falsità”.

I partecipanti hanno redatto un documento in 35 risoluzioni, che conteneva una serie di raccomandazioni come quella di fare in modo che alcuni sacramenti si possano ricevere nella scuola, quella di reintrodurre la recita di alcune preghiere tradizionali e quella di promuovere la formazione degli insegnanti cattolici affinché i bambini ricevano una solida dottrina. Al termine del seminario, il gruppo ha visitato Strathmore University e i sacerdoti hanno celebrato la Santa Messa con i cappellani dell’Università.

Niterói (Brasile)
Un modello antropologico positivo

A Niterói ha sede il Clube Lumiar per bambine e adolescenti. Oltre alle per-manenti attività di base per la formazione culturale, dottrinale-religiosa e spirituale, dal 2005 la programmazione comprende una linea formativa che si propone di approfondire il tema, molto attuale, della dignità umana e cristiana della donna, mettendo a fuoco in particolare una realtà come la moda, oggi così esposta, coscientemente o incoscientemente, a gravi deformazioni. A tal fine si fa in modo che, sin dalla prima gioventù, le ragazze comincino ad assimilare un ideale cristiano di bellezza – pulchrum – e di eleganza, e se ne entusiasmino, in modo tale che, invece di lasciarsi trascinare dalle mode, si sentano loro stesse creatrici di moda.

Un gruppo di professioniste e di universitarie della città si riunisce tutte le settimane nel Centro Culturale Enseada per studiare, da una prospettiva cristiana, diversi aspetti di antropologia, soprattutto quelli legati all’affettività umana. L’obiettivo è l’elaborazione di un programma di abilitazione all’orientamento dell’affettività, destinato a genitori ed educatori. Recentemente, dopo sei mesi di lavoro, Emilia Fidalgo Alves, psicologa, e Ana Cecília de Campos Sampaio, economista, hanno cominciato ad applicare tale pro-grammazione in alcune scuole di Rio de Janeiro e Niterói. Sono stati affrontati, secondo un criterio cristiano e con argomenti risolutivi, temi come l’aborto, la prevenzione dell’Aids, i rapporti sessuali fuori del matrimonio, ecc. Alla fine di ogni sessione è stato possibile chiarire dubbi e dare un aiuto in casi più personali. Il risultato appare positivo: in seguito alla raccomandazione di insegnanti che hanno già frequentato il programma, nuove scuole stanno richiedendo il corso di abilitazione.

Parigi (Francia)
Soirée Harambee

Mercoledì 10 maggio ha avuto luogo nella sala Espace du Centenaire di Pa-rigi la prima Soirée Harambee, organizzata dall’Associazione Les amis de Josémaria Escriva allo scopo di raccogliere fondi a beneficio di progetti educativi e umanitari in Africa. La serata, alla quale hanno partecipato 250 persone, è stata rallegrata da un coro africano.

Il professor Léon Tshilolo, della Repubblica Democratica del Congo, uno dei fonda-tori di Harambee, ha presentato quattro dei progetti che il fondo di aiuti all’Africa, nato in occasione della canonizzazione di San Josemaría, finanzierà nel 2006: un centro di insegnamento professionale per donne rifugiate dal Sud del Sudan; un programma di formazione per insegnanti delle scuole primarie del Kenia; un altro programma, nel Madagascar, per formare e sostenere i capifamiglia che desiderano avviare proprie im-prese di produzione artigiana; e, nel paese del dottor Tshilolo, la costruzione di tre nuo-vi ambulatori rurali attorno all’ospedale Monkole, nei pressi di Kinshasa. Alla presenta-zione dei progetti ha fatto seguito la proiezione di una videocassetta. Gli organizzatori speravano di ottenere tra i cinquanta e i centomila euro di donativi: una goccia d’acqua, certamente, ma, come ha detto la segretaria dell’Associazione, non si deve dimenticare che i grandi fiumi africani si formano grazie a molti piccoli ruscelli.

Pembroke, Massachusetts (Stati Uniti)
“L’arte di vivere”: l’abilità di gestire il focolare domestico

Nel gennaio 2006 ha avuto luogo nell’Arnold Hall Conference Center la quarta edizione del seminario annuale “L’arte di vivere”, rivolto a studentesse delle scuole secondarie su temi legati alla vita in famiglia. Hanno partecipato quaranta ragaz-ze provenienti da Stati Uniti, Canada e Portorico.

Due attività di rilievo del seminario sono state: The Mystery Basket (La cesta misteriosa) e The Project Gallery (La galleria dei progetti). The Mystery Basket è una competizione culinaria: ogni squadra riceve una cesta di ingredienti a sorpresa con i quali, in due ore, deve preparare un pranzo per quattro persone e presentarlo in maniera attraente. Una giuria di esperti in arte culinaria esamina sia per quali motivi è stato scelto quel menù (e le concorrenti debbono spiegarlo), sia le tecniche di preparazione, l’ordine, la pulizia e l’armonia della presentazione finale. Il primo premio è stato vinto dalla squadra di Shellbourne Conference Center di Valparaiso, nell’Indiana. Quella di Lyncroft di Toronto, in Canada, si è aggiudicata il secondo po-sto.
Nella galleria dei progetti, la presentazione più applaudita è stata quella di alcune ragazze di Washington D.C. sugli effetti – salutari, secondo loro – della cioccolata. Altri progetti hanno toccato temi come la disposizione dei fiori e i centrotavola, le foto di famiglia, il tè del pomeriggio, la storia del pane con lo zenzero e la produzione di bigiotteria a partire da elementi naturali.

Oltre alle gare, durante il seminario vi sono state alcune conferenze su temi quali l’organizzazione delle feste, il pranzo all’italiana e la moda.

Rosario (Argentina)
Viaggi di solidarietà a Suripujio con studenti dell’Università Australe

Da un anno alcuni volontari del DAS (Dipartimento per gli Aiuti di Solidarietà dell’Università Australe nella città di Rosario) si recano in un paese chiamato Suripujio. L’attività è stata programmata d’intesa con il direttore della scuola Éxodo Jujeño della località. In passato, la scuola aveva ricevuto aiuti a distanza e i suoi alunni avevano in-viato spesso lettere nelle quali, oltre a manifestare profonda gratitudine, si chiedeva di far loro una visita. Alla fine l’università ha organizzato un primo viaggio fra gli studenti che volevano prestare un aiuto a quel remoto paese (Suripujio dista 1.750 chilometri da Rosario). Sono stati raccolti alcuni donativi, soprattutto in natura, e sono stati elaborati programmi di aiuto agli abitanti del luogo per migliorare le loro condizioni di vita e le loro opportunità di lavoro.

Suripujio è ubicata nella provincia di Jujuy, a 3.850 metri sul livello del mare. A 15 chilometri di distanza si trova Yavi, un antico paese che per tre secoli è stato capoluogo dell’unico marchesato del territorio e sede di un importante agglomerato indigeno. In lingua quechua, il suri è un animale tipico della zona, simile al ñandú (un picco-lo struzzo), e pujio significa “fonte”: suri-pujio significa, dunque, “luo-go dove bevono i suris”, “abbeveratoio del suri”.

Suripujio non ha energia elettrica né gas naturale. Nel paese vivono circa 60 famiglie, in totale 160 persone. Posseggono circa 500 animali fra lama, pecore e vigogne, dai quali ricavano carne, cuoio e lana che lavorano in telai primitivi. Inoltre seminano alcu-ni prodotti di consumo con metodi di pura sussistenza. La mattina portano gli animali al pascolo, e quando scende la sera li chiudono in recinti di pietra, pircas, per proteggerli da volpi, puma e altri predatori. Sono organizzati intorno a un cacicco e pren-dono le decisioni di comune accordo. Profondamente religiosi, eredi della evangelizza-zione spagnola, s’impartiscono tra loro la catechesi per trasmissione orale. Durante la Quaresima si riuniscono sino a notte inoltrata per partecipare alla “dottrina”, un momento particolare in cui i grandi istruiscono i giovani mediante canti, preghiere e salmi.

Nel primo villaggio sono stati aiutati a terminare la costruzione di una cappella. È di stile coloniale e ha due campanili, una sola navata, cinque finestre a vetri e un altare costituito da una lastra di pietra. Quest’anno è stato dipinto l’esterno della cappella e sono stati installati alcuni mulini a vento.
I locali sperano che i mulini cambino il loro futuro. Con essi potranno riempire di acqua gli abbeveratoi e non avranno più bisogno di camminare per ore verso la sorgente con i loro animali, come hanno sempre fatto finora. Inoltre potranno irrigare più e meglio le loro coltivazioni (patate, fave ed erba medica).

Santiago (Cile)
La figura storica di Gesù Cristo

Più di trecento persone hanno assistito in maggio al seminario “Vero Dio e Vero Uomo”, che si è tenuto nell’aula magna della biblioteca dell’Università delle Ande. I relatori sono stati il vicecancelliere e il decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Cattolica del Cile.

Il vicecancelliere, Monsignor Andrés Arteaga, ha invitato il pubblico a considerare in senso positivo certe campagne pubblicitarie incentrate su descrizioni erronee della vita terrena di Gesù. Di esse ha detto che costituiscono “un’occasione per parlare bene e con eleganza di Cristo e della Chiesa”. Ha citato documenti del Concilio Vaticano II e frasi di Giovanni Paolo II che invitano i fedeli a contemplare il volto di Cristo e a cercare di rifletterlo. Ha raccomandato di “percorrere più rapidamente, più generosamente ed efficacemente” il cammino della conoscenza di Gesù, dei Vangeli e della natura soprannaturale della Chiesa.
Da parte sua, il decano di Teologia dell’Università Cattolica, Samuel Fernández, ha affermato che “la solidità e la serietà degli studi storici che ci mostrano la fede come una opzione ragionevole contrastano con la mancanza di serietà e con la fragilità degli argomenti di quanti, negli ultimi tempi, stanno cercando di deformare il volto di Gesù”. Ha parlato anche della leggerezza con cui certi scrittori, per fini meramente commerciali, interpretano i vangeli apocrifi. Alla fine dell’intervento ha incoraggiato i presenti a conservare una relazione viva e personale con Dio mediante la lettura dei Vangeli, la partecipazione all’Eucaristia e la meditazione e lo studio dei misteri della vita di Gesù.

San Paolo (Brasile)
“La vita è metafisica”

Il Centro de Estudios Universitarios do Sumaré di San Paolo ha aperto l’anno accademico il 15 marzo con una conferenza del poeta brasiliano Bruno Tolentino. Il tema prescelto era “La vita è metafisica”.
Tolentino ha pubblicato parecchie opere in portoghese, inglese, francese e italiano. È stato docente a Oxford, e da una decina di anni è ritornato in Brasile, dove ha già pubblicato cinque titoli che hanno meritato, a parte altri riconoscimenti, tre premi Jabutí, il più prestigioso premio letterario del Paese.

Nella conferenza ha sviluppato l’idea che la vita umana, anche nelle sue manifestazioni più semplici e quotidiane, non si spiega se non si tiene presente la sua dimensione trascendente, anche se tanti la ignorano. Prendendo spunto da alcuni versi della poetessa brasiliana Cecília Meireles, Tolentino ha sottolineato il ruolo che la memoria ha nella percezione della trascendenza, in particolare davanti alla realtà definitiva della morte.

Erano presenti studenti universitari di diverse facoltà e giovani professionisti. Alcuni di essi frequentano abitualmente i mezzi di formazione dell’Opus Dei e molti fanno parte di un gruppo di studio di filosofia che si riunisce ogni settimana nel Centro.

Sydney (Australia)
L’inaugurazione di Nairana Study Centre

Il giorno 29 aprile, in Pennant Hills, a nord-est di Sydney, è stata inaugurata ufficialmente la nuova sede di Nairana Study Centre.
Il giorno precedente, Mons. David Waker, Vescovo di Broken Bay, la diocesi nella quale si trova Nairana, aveva celebrato la Messa nell’oratorio del Centro.

Il programma ha attirato un buon numero di genitori dei ragazzi che frequentano le attività del Centro e altri amici, oltre a numerose personalità pubbliche. Tra esse si notava il ministro federale della Giustizia, Philip Ruddock, il sindaco di Hornsby Shire, Nick Berman, l’Eparca Melchita di Australia e Nuova Zelanda, Mons. Issam J. Darwish, e vari membri del Parlamento del Nuovo Galles del Sud.
Il giornalista Mike Willesee ha pronunciato un discorso nel quale ha parlato della sua conversione alla fede cattolica e ha incoraggiato i ragazzi che frequentano il Centro, studenti liceali, a crescere nella fede. “Un consiglio che posso darvi – ha detto – è che, quando avete un dubbio, vi domandiate: che cosa farebbe Gesù? Sapete bene, infatti, che Egli sta sempre con voi..., è il miglior amico che avete”. Willesee ha espresso anche la speranza che “attraverso Centri come questo molta gente possa arrivare a conoscere meglio il Signore”.

Da parte sua, il direttore del Centro, John-Paul Hinojosa, ha detto: “Fin dal primo momento del progetto di Nairana, i genitori si sono resi conto che la formazione della gente giovane non si esaurisce nella famiglia. I genitori fondatori di questo progetto e-rano consapevoli che i loro figli avevano bisogno di una guida personalizzata per incanalare le loro energie e sviluppare i loro talenti. Ora più che mai c’è una necessità reale di luoghi in cui i giovani si sentano spinti a dare il meglio di sé: un luogo che arricchi-sca la loro vita morale e spirituale in un ambiente sano e positivo. Questo è proprio ciò che Nairana cerca di offrire e di fatto ha offerto per molti anni, fin dall’inizio”.

Nairana è frutto dell’impegno di alcuni genitori che desideravano per i loro figli una formazione che li aiutasse a conservare ideali alti nell’adolescenza, una tappa particolarmente difficile della vita. A tal fine, Nairana offre programmi accademici e sportivi, oltre ai mezzi di formazione morale, umana e cristiana. Promuove anche il senso sociale e il desiderio personale di servizio alla comunità. I ragazzi che frequentano il Centro fanno visita con regolarità agli anziani e ai malati del quartiere. Da alcuni anni, inoltre, Nairana organizza alcuni campi di lavoro in Paesi in via di sviluppo, come Sri Lanka, Isole Figi e Filippine.

Valencia (Spagna)
Famiglia, scuola e mezzi di comunicazione

La Fondazione per lo Sviluppo della Comunicazione e della Società (COSO) è stata creata da un gruppo di giornalisti valenziani nove anni fa, sulla base di un’esperienza precedente come gruppo di lavoro informale. Essa si propone di contribuire alla formazione permanente di giornalisti e comunicatori e di stimolare la presenza nei pubblici dibattiti di temi e di focalizzazioni sensibili ai valori umani.

Il 25 febbraio, nella 14ª sessione di lavoro, la Fondazione COSO ha invitato due e-sperti per parlare su “Famiglia e gioventù nella fiction televisiva”. L’incontro ha avuto luogo all’Istituto Francese di Valencia. Alla presenza di una cinquantina di partecipanti (giornalisti, produttori di programmi televisivi, professori e responsabili di associazioni familiari) sono stati trattati alcuni aspetti relativi all’immagine della famiglia e dei giovani offerta dalla televisione. La giornata si proponeva di contribuire alla rifles-sione degli esperti e del pubblico sull’impatto della televisione sulla società, proprio nell’anno dell’Incontro Mondiale delle Famiglie.

Per introdurre l’argomento, Ximo Pérez, presidente delle società valenziane che fan-no prodotti radiotelevisivi, ha offerto una descrizione della produzione nazionale in Spagna di fiction televisiva.
La relazione di Ruth Gutiérrez, docente nella Facoltà di Comunicazione della Uni-versità di Navarra ed esperta di scrittura per cinema e televisione, portava il titolo “I nuovi eroi delle immagini televisive”. Ha riferito su una serie di elementi che permetto-no di fare un’analisi a partire dalla stessa scrittura narrativa delle serie di fiction.

La seconda conferenza è stata pronunciata da Petra María Pérez, ordinario di Antro-pologia dell’Educazione dell’Università di Valencia e direttrice dell’Istituto di Creativi-tà e Innovazioni Educative. Nel 2003 ha pubblicato uno studio dal titolo L’impatto socializzante della TV su bambini e adolescenti della Comunità Valenzana. Nel suo intervento ha messo in evidenza una serie di questioni relative all’effetto che possono avere i contenuti televisivi sui più giovani.

La sessione di lavoro si è conclusa con un dibattito moderato da José Ramón Navarro, redattore del quotidiano La Razón.
Alcune settimane dopo, in collaborazione con Magisterio, una pubblicazione periodica specializzata nei temi educativi, COSO ha invitato a Valencia dodici esperti affinché, in un seminario professionale, parlassero a più di un centinaio di dirigenti dei Centri di insegnamento, statali e non, su alcuni temi della comunicazione. Si è insistito sulla necessità di un piano di comunicazione per i Centri educativi, una necessità che si fa più pressante quando nasce un problema con ripercussioni pubbliche, come quello della violenza nelle scuole. La giornata di studio è stata chiusa da Carlos Precioso, sottosegretario del Consiglio di Cultura, Educazione e Sport della Comunità Valenzana.

Romana, Nº 42, Gennaio-Giugno 2006, p. 125-134.