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«I genitori, primi educatori» Intervista con la Dott.ssa Monika Durrer, una delle fondatrici dell’Associazione Famiglia & Educazione di Zurigo.

Theresia Bühler

L’educazione ricevuta nei primi anni può essere decisiva per tutta la vita. Ma frequentemente i genitori si trovano soli in questo compito così importante. L’Associazione Famiglia & Educazione (VFE) di Zurigo, fondata nel 1990, ha come compito principale organizzare seminari di formazione per i genitori, per aiutarli ad educare con competenza. Inoltre incoraggia lo scambio di idee e le relazioni di amicizia tra le famiglie mediante conferenze, gite, riunioni. I promotori dell’associazione hanno trovato aiuto e stimolo nell’insegnamento del Fondatore dell’Opus Dei, il Beato Josemaría Escrivá, che in un’intervista [1] affermava: «Consiglio sempre i genitori di cercare di farsi amici dei loro figli (...). Il segreto del successo è sempre la fiducia: che i genitori sappiano educare in un clima di famigliarità, senza mai dare un’impressione di sfiducia; sappiano concedere la giusta libertà e insegnino ad amministrarla con responsabile autonomia». La dottoressa Monika Durrer, una delle fondatrici di VFE, è sposata e madre di otto figli, da uno a tredici anni.

Signora Durrer, qual è stato il motivo principale che l’ha spinta a creare i seminari di formazione dei genitori?

Quando studiavo medicina mi sono resa conto dell’importanza dell’educazione. L’uso di droghe, i maltrattamenti ai bambini, le depressioni nell’età infantile e nell’adolescenza sono alcuni tra i danni che possono essere causati da un’educazione sbagliata. Di fronte a situazioni di questo tipo, ho scoperto che le famiglie sane sono la migliore profilassi per la lotta contro molti mali del nostro tempo.

Alcuni pensano che la capacità di educare sia innata. O si ha o non si ha. È possibile imparare ad educare?

Penso che la professione di educatore sia una delle più importanti perché gli educatori formano la società futura. Nel VFE vogliamo rendere coscienti i genitori che i principali educatori sono loro stessi e non lo psicologo o la scuola. In questo contesto, come in tutte le professioni, anche quella di educatore si può imparare. Per far sì che l’aiuto del VFE sia efficace in questo apprendistato, i direttori dei corsi ricevono la loro formazione in seminari, congressi e corsi internazionali organizzati dall’International Foundation (IDF) in circa quaranta paesi.

Quale metodo didattico adopera nei suoi seminari?

Lavoriamo con il cosiddetto “metodo del caso”. Alla base del metodo ci sono casi autentici, ciascuno dei quali descrive un avvenimento di una famiglia normale. Questi casi si analizzano prima in piccoli gruppi familiari e poi nelle sessioni plenarie, sotto la direzione di un moderatore. Per la preparazione del caso, l’Associazione utilizza testi pedagogici pertinenti.

Si suppone che, per mezzo dei corsi, i genitori devono imparare a comprendere meglio i figli. Questa capacità non viene data loro naturalmente?

No. I genitori a volte sbagliano nel rapporto con i figli perché interpretano male il loro modo d’agire, perché hanno poco tempo per ascoltarli e stare con loro. I genitori dovrebbero imparare che il miglior investimento di tempo è quello dei momenti che trascorrono con i loro figli. Se conosciamo bene le fasi di sviluppo di un bambino, lo possiamo comprendere meglio e affrontiamo il problema in modo corretto. Bisogna sapere, per esempio, perché è necessaria una fase di testardaggine, oppure come possono comportarsi i giovani nella pubertà, che una bambina reagisce in modo diverso da un bambino all’inizio della scuola, che la predisposizione a imparare delle ragazze e dei ragazzi è diversa, ecc.

Come si intrecciano questi corsi con una visione cristiana dell’educazione?

L’educazione delle virtù umane è alla base dell’educazione cristiana. Noi, dirigendo corsi, spieghiamo ai genitori come possono aiutare i figli ad essere sinceri, laboriosi, ordinati, come possono vivere la carità ecc. Negli ultimi tempi ho notato in modo speciale l’importanza dell’educazione all’obbedienza. Se un bambino non ha mai imparato ad obbedire ai suoi genitori, non potrà nemmeno ubbidire a Dio.

Una meta dei corsi è approfondire la relazione matrimoniale. Che influenza ha sull’educazione?

Un matrimonio ben vissuto è condizione fondamentale per una buona educazione. Per questo ora organizziamo anche corsi per studiare a fondo il matrimonio. Alcune coppie scoprono così che il matrimonio è il cammino concreto per santificarsi, un’autentica vocazione, come ha sempre insegnato il Fondatore dell’Opus Dei, il Beato Josemaría Escrivá. Nell’amore tra marito e moglie, il bambino si sente protetto e sperimenta il calore familiare che è alla base per ogni maturazione e sviluppo umani. Inoltre, attraverso l’amore scambievole dei genitori, i bambini possono capire l’amore di Dio. Impariamo l’affetto e la fiducia verso Dio Padre in primo luogo attraverso i nostri genitori.

È dimostrato che l’esempio è il miglior mezzo di educazione. Si considera questo aspetto nei corsi dell’Associazione Famiglia & Educazione?

Penso a quanto mi ha detto un genitore dopo aver assistito a una sessione del corso: «Mi sembra di aver capito di che si tratta: essere più disposti a lavorare per il proprio miglioramento». Quest’uomo aveva visto giusto. Solo quando noi genitori siamo disposti a lottare contro le nostre debolezze, cominciamo a dare buon esempio.

Che succede quando i genitori si accorgono di avere commesso errori o prendono coscienza degli errori dei propri genitori nell’educazione?

Non è mai troppo tardi per imparare attraverso gli errori e per perdonare ai nostri genitori i loro errori nell’educazione. Inoltre non è necessario essere genitori perfetti, perché i nostri figli imparano dai nostri difetti se li ammettiamo e chiediamo scusa. Imparano così a destreggiarsi nelle loro debolezze.

Lei ha detto all’inizio che né la scuola, né lo psicologo sono gli educatori più importanti, bensì i genitori. Vuol dire che spesso i genitori si sentono insicuri nel loro ruolo di educatori?

Oggi molti genitori vanno subito dallo psicologo. «Lo psicologo mi ha detto questo o quello», mi dicono. Padri e madri dovrebbero acquistare maggiore fiducia in se stessi e maggiore sicurezza al momento di educare. Dopo un corso, un papà mi ha detto: «Ora non ho più paura di avere altri figli». La meta principale del nostro corso è che i genitori tornino ad innamorarsi di ciascun figlio, continuamente. Durante i nostri corsi, molti genitori che non volevano altri figli, scoprono la gioia di averne uno in più.

Nel corso, i genitori imparano ad analizzare obiettivamente situazioni e conflitti dei bambini e a trovare possibilità di soluzione? Può fare un esempio?

Supponiamo che un bambino menta. Dobbiamo chiedercene il perché. Che età ha? In che fase di educazione si trova? Vive ancora in un mondo di fantasia? Mente per paura? Quali modelli di relazione esistono in famiglia (con i fratelli, con il padre, con la madre)? Vuole vantarsi? C’è in famiglia una nonna criticona? Il padre e la madre dedicano tempo al bambino? La menzogna è un’inezia che non vale la pena considerare? È molto importante ponderare esattamente la situazione e trovare la soluzione individuale conveniente.

I genitori desiderano che i loro figli arrivino il più lontano possibile nella loro formazione e professione. Parlate di questo nei corsi?

Nella vita la cosa più importante non è il livello che ciascuno raggiunge, ma se ha qualità umane, se lavora bene nella sua professione e, in definitiva, se compie la volontà di Dio. Umanità, capacità di farsi amici, una fede profonda, queste sono le qualità che dovremmo desiderare per i nostri figli. L’essenza della nostra educazione dovrebbe essere quella di aiutarli a rendersi conto di ciò che è importante per la vita.

Quale apporto danno i corsi alla società attuale?
Penso che i genitori che hanno seguito i nostri corsi e si sforzano di fare della loro casa — con frase che ho letto frequentemente negli scritti del Beato Josemaría — un focolare luminoso e allegro sono uno stimolo per colleghi ed amici che ricevono da loro formazione umana, giacché anche qui vale il principio che l’esempio è il miglior maestro. Ogni famiglia sana è portatrice di speranza per la società e per il futuro.

[1] 1. BEATO JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Colloqui, n. 100.

Romana, Nº 27, Luglio-Dicembre 1998, p. 305-308.