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Nel mese di luglio, il Prelato ha inviato la seguente Lettera pastorale ai fedeli della Prelatura.

Carissimi: Gesù mi protegga le mie figlie e i miei figli!

Pochi giorni fa abbiamo commemorato un nuovo anniversario del transito di nostro Padre. Come sempre, ho affidato alla sua intercessione le mie preghiere per la Chiesa, per il Papa e per voi, figlie e figli miei, affinché tutti corrispondiamo con generosità alle grazie che il nostro Fondatore ottiene copiose per noi e ci impegnamo seriamente nella battaglia della santità.

In questa lettera voglio ricordarvi un altro punto fondamentale del nostro spirito, sul quale nostro Padre insisteva molto: "una santità senza dottrina non è la santità dell'Opus Dei" [1] .

La vocazione spinge ognuno di noi a lavorare molto e bene, nello svolgimento della propria professione o del proprio mestiere. Non si tratta di lavorare tanto per fare qualcosa, né solo di sforzarsi per compiere un lavoro umanamente perfetto; bensì di lottare per trasformare tutti i momenti e le circostanze della giornata, e quindi anche l'esercizio della professione, in occasioni per amare Dio con tutte le nostre forze e per farlo amare [2] . Ma come riusciremo a raggiungere quest'obiettivo, che è l'ultima meta della nostra chiamata, se non facciamo di tutto per conoscere sempre di più e sempre meglio il Signore? Per questa ragione nostro Padre ha scritto: "Poiché la gloria di Dio —attraverso la ricerca della propria e dell'altrui santificazione, ed attraverso la santificazione dello stesso lavoro ordinario— è il fine ultimo al quale ordiniamo tali conoscenze e tali attività, bisogna che i miei figli posseggano anche la scienza di Dio" [3] .

Nell'Esortazione apostolica Christifideles laici, che avrete letto con la gioia di ritrovarvi tanti aspetti della vita e della missione dei comuni fedeli che nell'Opera ci sono molto familiari, il Santo Padre Giovanni Paolo II sottolinea la necessità che i cristiani, immersi nelle strutture secolari e in esse chiamati a santificarsi, acquisiscano quella solida formazione che è requisito indispensabile per l'efficacia della loro azione apostolica. Tra l'altro il Papa afferma: "Sempre più urgente si rivela oggi la formazione dottrinale dei fedeli laici, non solo per il naturale dinamismo di approfondimento della loro fede, ma anche per l'esigenza di che è in loro di fronte al mondo e ai suoi gravi e complessi problemi" [4] .

Nel momento attuale, una profonda ignoranza religiosa sovrasta milioni di anime, fuori e dentro la Chiesa. Molti si potrebbero forse sentire offesi da una simile affermazione, ma purtroppo è vero. Figli, non guardiamo mai nessuno dall'alto in basso; infatti, a parte il fatto che anche noi ci troveremmo nelle medesime o in simili circostanze se il Signore non ci avesse cercato, è evidente che ognuno può e deve approfondire la conoscenza delle ricchezze di Dio. Perciò è particolarmente urgente che curiamo la nostra formazione personale e che ci prodighiamo a seminare con larghezza la dottrina cristiana in tutti gli ambienti. "Si rendono (...) assolutamente necessarie una sistematica azione di catechesi, da graduarsi in rapporto all'età e alle diverse situazioni di vita, e una più decisa promozione cristiana della cultura, come risposta agli eterni interrogativi che agitano l'uomo e la società d'oggi" [5] .

Si compiono alla lettera le parole del Profeta: "Ecco, verranno giorni —dice il Signore Dio—, in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d'ascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare all'altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno" [6] . Anche il Vangelo ci presenta la folla che si accalca attorno a Gesù per ascoltare la parola di Dio [7] . Allo stesso modo, oggi, moltitudini di uomini e di donne si dibattono nel dubbio, si trovano immerse nell'ignoranza, si interrogano angosciate sul senso e sul fine della propria esistenza, e bramano il nutrimento della Verità, l'unico in grado di saziare gli aneliti del loro cuore.
Nella Chiesa, per grazia di Dio, disponiamo di granai traboccanti di buon grano, capaci di soddisfare i bisogni soprannaturali delle anime e, insieme, di stimolarli. E' il deposito della fede, istituito ed affidato da Cristo alla sua Sposa affinché, con la costante assistenza dello Spirito Santo, si adoperi nell'elargire agli uomini —come il servo fedele e prudente del Vangelo [8] - le provviste necessarie al viaggio che ognuno intraprende quando viene al mondo.
In quest'opera, Cristo vuole contare sulla nostra collaborazione. Meditiamo bene queste parole, perché esse esigono da noi una corrispondenza più delicata; altrimenti sarebbe come rispondere al Signore che "Egli vuole, ma noi non vogliamo" [9] . A ognuno di noi Egli rivolge lo stesso mandato che affidò agli Apostoli, prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci: "Date loro voi stessi da mangiare" [10] . Non sentite un forte sussulto interiore, nell'ascoltare questa divina consegna? La fame di dottrina, da cui sono afflitte tante persone in cui vi imbattete ogni giorno, non può lasciarci indifferenti. Io prego Gesù affinché tutti noi, figli suoi nell'Opus Dei, cresciamo nel senso di responsabilità, sforzandoci di far rendere di più e meglio i talenti che Lui stesso ci ha affidato. Tra questi talenti si annovera, non dimenticatelo, la formazione dottrinale-religiosa che riceviamo nella Prelatura.

L'Opera non cessa di insegnarci la dottrina cattolica, in piena fedeltà al Magistero della Chiesa, e noi non dobbiamo mai stancarci di imparare. In lezioni e Circoli, in meditazioni e conversazioni veniamo costantemente aiutati ad approfondire sempre meglio le verità perenni della fede. C'è bisogno però della risposta personale di ciascuno, affinché l'impegno materno profuso dall'Opera per formarci sia fecondo di frutti commisurati alle necessità dei tempi.
Dobbiamo assistere a tutti ai mezzi di formazione con il vivo desiderio di trarne il massimo profitto ed applicandovi tutte le nostre facoltà. Non mi stanco di parlarvi di spontaneità, di iniziativa personale: tale atteggiamento, infatti, è imprescindibile al fine di assimilare bene e tradurre in pratica lo spirito dell'Opus Dei in ogni suo aspetto. Quindi, figli miei, cercherete di conoscere bene, a fondo, le materie dottrinali che vi vengono spiegate, senza accontentarvi mai di uno sguardo o di una considerazione superficiale. E quando si tratta di lezioni di ripasso, farete lo stesso: oltre che a rammentare ciò che si è già imparato, dobbiamo aspirare a conoscerlo con maggiore profondità. Tutto ciò richiede lavoro personale, studio, oltre all'impegno per trarre profitto dalle lezioni.

Vorrei che ognuno, in un esame sincero, si interrogasse sul modo in cui assiste ai mezzi di formazione personale e collettiva: se li riceve con puntualità, se vi pone tutta l'attenzione di cui è capace, se apre la propria anima alla luce proveniente dal Signore, se cerca con crescente interesse di assecondare la grazia che questi mezzi gli offrono... Figlie e figli miei, in quale considerazione teniamo una realtà che concerne così direttamente la nostra anima e che ci permette di fare sul serio l'Opus Dei in noi stessi e nei luoghi in cui ci troviamo? Con parole di nostro Padre, "vi chiedo, per amore di Dio, di stare nelle cose della casa, di stare nelle cose dell'Opera, di stare nelle cose dei vostri fratelli e in quelle che vi sono proprie" [11] .

Una delle espressioni di questo senso di responsabilità, soprattutto nei periodi di riposo o di vacanza, è costituita dall'impegno nel perfezionare la propria formazione culturale e religiosa attraverso la lettura: fatevi consigliare opportunamente, in modo da leggere libri veramente utili e da non perdere il tempo in letture insignificanti, frivole o —peggio— in libri che possono causare un danno all'anima.

Dal canto loro, i professori e coloro che ricevono l'incarico d'impartire i diversi mezzi di formazione devono dedicare il tempo necessario a preparare bene le lezioni e i Circoli: senza affidarsi all'improvvisazione, con anelito apostolico, esporranno i vari argomenti in modo da renderli attraenti e stimolare così l'interesse degli altri. Perciò, figlie e figli miei professori, alimentate con costanza il desiderio di migliorare in questo, considerando che agite da altoparlanti nell'annuncio della Verità di Dio.

Questi sono sempre stati l'insegnamento e l'esempio di nostro Padre. Ricordandoci l'esempio di Fra' Gerundio de Campazas, un personaggio della letteratura castigliana, ci ammoniva di non cadere nella tentazione di considerare concluso lo studio e di reputarci già abbastanza formati: "Non possiamo abbandonare i libri e metterci a predicare, come Fra' Gerundio. Io voglio mantenere stabili e chiari nella mia mente tutti gli argomenti della buona dottrina; per questo ripasso i trattati tradizionali di teologia. E leggo anche opere letterarie, perché le parole costituiscono l'involucro: fides ex auditu (Rm 10, 17). Bisogna dare dottrina, dottrina buona, e presentarla agli occhi degli uomini in modo gradevole" [12] .
Non dimenticate quello che vi ho detto all'inizio: tutta la formazione mira a farci crescere nell'amore a Dio e a portagli anime. Il possesso di una dottrina teologica più profonda deve aiutarci a raggiungere una maggiore intimità con il Signore e quindi manifestarsi in una vita d'orazione più intensa. Per questo nostro Padre ci chiedeva di studiare la dottrina cattolica a tutti i livelli —catechismo, corsi di approfondimento, studi filosofico-teologici—, nel desiderio di trasformarla in materia d'orazione e di trasformare l'orazione in vita, comportamento retto, lotta quotidiana. "E' cosa buona trasferire le conoscenze teologiche alla meditazione personale e, come conseguenza di questa luce oscura o di quest'oscurità luminosa che avvolge tanti elementi della nostra fede, lasciare che sgorghino nel cuore e sulle labbra affetti, atti di speranza, la confessione della nostra volontà di credere e di far sì che altri credano. E tutto ciò nella consapevolezza che la fede, la speranza e l'amore non sono cose nostre, ma virtù infuse, donate gratuitamente da Dio.

Se studiate bene la teologia, scoprirete molti aspetti meravigliosi nel ricchissimo contenuto della dottrina rivelata. E la teologia si studia bene quando la materia di studio diventa materia d'orazione. Immagino che San Tommaso faceva proprio questo, giacché si dice affermasse che il suo libro era il Crocifisso. Così poteva raggiungere quella luce che è inattingibile alla sola mente" [13] .

Seguiamo sempre questo consiglio del nostro Fondatore, così saldamente confortato dall'esperienza della Chiesa nell'arco dei secoli. San Gregorio Magno era persuaso che "la scienza non è nulla se non ha l'utilità della pietà" [14] . Scrivendo queste parole, egli non faceva che prolungare l'eco delle parole di San Paolo, quando insegnava: "La scienza gonfia, mentre la carità edifica" [15] . Se la scienza teologica non si aprisse all'amore di Dio, rimarrebbe sterile; prima o poi, coloro che la coltivano farebbero ruotare il sapere attorno a se stessi e si colmerebbero di superbia, giungendo in tale follia —purtroppo non mancano nella storia della Chiesa tristi esperienze al riguardo, anche nei momenti attuali— a ribellarsi apertamente al Magistero, nell'intento di ergersi a maestri infallibili di una nuova fede o di una nuova morale, l'una e l'altra molto lontane dai perenni insegnamenti di Cristo. Preghiamo per tutti loro, e traiamo profitto dall'esperienza altrui.
Per il mese che ora inizia vi ho proposto un obiettivo apostolico molto concreto: cercare di far avvicinare qualche persona ai mezzi di formazione della Prelatura; infatti, come ci ha insegnato nostro Padre, nell'apostolato non possiamo mai andare in vacanza. Anzi, i periodi di assenza dal lavoro o dal luogo abituale di residenza devono servirci per ampliare il raggio d'azione e fare amicizia con altre persone, alle quali —se siamo veramente guidati dallo spirito dell'Opus Dei— proporremo quanto prima la possibilità di assistere a qualche mezzo di formazione: delle lezioni di dottrina cristiana, un incontro in cui vengono esposti criteri sicuri su argomenti di attualità, un ritiro spirituale... Occorre cercare, figli miei, di individuare immediatamente le necessità spirituali di ogni anima e di offrile soluzioni concrete, con l'aiuto di Dio.
Continuate a pregare per le mie intenzioni. Ve lo rammento ogni mese, ma non si tratta di un ritornello: per portare avanti tutto ciò che il Signore desidera, ho veramente bisogno del costante sostegno delle mie figlie, dei miei figli e di tanta altra gente cui potete chiedere di pregare per il Padre.

Con tanto affetto, vi benedice


vostro Padre
Alvaro

Roma, 1º luglio 1989

[1] 1. Josemaría Escrivá, Parole in un incontro familiare, 3-II-1965.

[2] 2. Cfr. Preghiera per la devozione privata al Servo di Dio Josemaría Escrivá.

[3] 3. Josemaría Escrivá, Lettera, 9-I-1951, n. 11.

[4] 4. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici, 30-XII-1988, n. 60.

[5] 5. Ibid.

[6] 6. Am 8, 11-12.

[7] 7. Cfr. Lc 5, 1.

[8] 8. Cfr. Mt 24, 45.

[9] 9. Cfr. Josemaría Escrivá, Cammino; Ares, Milano 1988, 23ª ed. it., n. 58.

[10] 10. Lc 9, 13.

[11] 11. Josemaría Escrivá, Parole in un Circolo di formazione, 4-XI-1962.

[12] 12. Josemaría Escrivá, RHF 20158, p. 589.

[13] 13. Josemaría Escrivá, Parole in un incontro familiare, 21-II-1971.

[14] 14. S. Gregorio Magno, Moralia 1, 32.

[15] 15. 1 Cor 8, 2.

Romana, Nº 9, Luglio-Dicembre 1989, pag. 236-239.