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Riflessioni sulla amministrazione nell’Opus Dei: ricchezza e prospettive

Ana Marta González, docente di Filosofia morale, Università di Navarra

Cristina Abecia, Laurea in Comunicazione Audiovisiva, Master in Communication Research, Consultore dell’Assessorato Centrale della Prelatura dell’Opus Dei

Susana López, Dottore in Filosofia della Conoscenza, Prefetto degli Studi dell’Assessorato Centrale della Prelatura dell’Opus Dei.


INTRODUZIONE

Questo documento è il risultato di alcune giornate di lavoro di un gruppo interdisciplinare e internazionale di donne della Prelatura svoltesi nel mese di gennaio 2020[1]. Nelle giornate sono stati approfonditi i lineamenti specifici dell’identità dell’Amministrazione[2] e la potenzialità apostolica di questa realtà nell’Opus Dei, partendo da quello che visse e lasciò scritto san Josemaría, e tenendo conto dell’esperienza accumulata negli anni.

La metodologia applicata in questo lavoro parte da tre elementi: lo studio e la comprensione di una selezione di testi del fondatore dell’Opus Dei riferiti all’Amministrazione, con il fine di capire la nascita e la prospettiva di questa realtà; la riflessione sull’evoluzione storica dell’Amministrazione; e articolare un dialogo che integri la prospettiva di varie discipline e profili professionali per ottenere una visione il più possibile completa della sua natura. L’obiettivo del documento risultato di questo lavoro è quello di offrire linee di riflessione che aiutino ad approfondire l’identità e la proiezione apostolica dell’Amministrazione, apportando chiarezza sulle sue linee essenziali, che la definiscono come “un lavoro professionale, un modo apostolico e un mezzo di santificazione”[3].

Ci rendiamo conto che, con il trascorrere degli anni, possa essersi formato un concetto riduttivo dell’Amministrazione, come l’insieme dei servizi offerti dalle donne dell’Opera, nei centri in cui abitano numerari e numerarie, per rendere possibile lo spirito di famiglia e la fedeltà alla loro vocazione e accendere in essi il senso della missione. Inoltre, si desidera che queste mansioni siano esercitate con grande professionalità. La fusione di queste due idee potrebbe finire per dare all’espressione “apostolato degli apostolati”, con la quale il fondatore dell’Opus Dei si riferiva all’Amministrazione[4], un senso principalmente strumentale, cioè di una realtà che favorisce la dedizione delle persone dell’Opera ad altri campi apostolici. Oggi, pensiamo che questa approssimazione strettamente funzionale impoverisca la realtà dell’Amministrazione come la intendeva san Josemaría, e porti a una concezione alternativa del suo lavoro, forse più funzionale, ma che si allontana dal suo senso originale.

In effetti, una conseguenza del fatto che l’Amministrazione venga intesa solo in chiave funzionale o strumentale, come fornitrice di servizi, per quanto apprezzabili, potrebbe far sorgere, a seconda delle circostanze sociali, culturali ed economiche dei diversi Paesi, modalità alternative di organizzare tali servizi, che in alcuni casi potrebbero finire per alterare la natura peculiare dell’Amministrazione[5].

Questo può succedere soprattutto dove, per diverse ragioni, non si percepisce più in modo tangibile che l’Amministrazione favorisce che le persone si sentano in casa propria, spostando invece l’attenzione sul costo economico che comporta.

Questo tipo di valutazione, per quanto comprensibile in un contesto sociale prettamente utilitaristico, è in disaccordo con il concetto dell’Amministrazione come spina dorsale[6],definita così dal fondatore dell’Opus Dei. Tale discrepanza non è un problema da poco, perché potrebbe facilmente portare a pensare che questo apostolato e la formazione che lo sostiene, non sarebbero in grado di adeguarsi ai tempi e, tantomeno di essere all’avanguardia dei cambiamenti sociali e culturali, come richiede lo stesso spirito dell’Opera. In definitiva, la colonna vertebrale sembrerebbe aver perso qualcosa della sua flessibilità e della sua forza, diventando una zavorra per tutto l’insieme dell’Opera.

Le considerazioni che precedono confliggono, tuttavia, con la convinzione che, per il suo carisma specifico, l’Opera con i suoi apostolati è sempre attuale, e anche con la testimonianza di vita di molte numerarie e numerarie ausiliari che non solo hanno una profonda comprensione della loro missione, ma hanno anche fatto l’esperienza personale della grandezza della visione che san Josemaría ha dell’Amministrazione, che nei suoi scritti è sempre una realtà attraente, moderna e feconda. Possiamo allora domandarci: quando e come ha perso brillantezza la realtà vitale e dinamica che è ed è chiamata a essere l’Amministrazione? Come liberarne il potenziale intrinseco, per animare l’andamento di tutti gli apostolati dell’Opera?

Questo studio si propone di cercare nuove prospettive in cui approfondire la dimensione soprannaturale e umana di quello che san Josemaría non esitava a chiamare «apostolato degli apostolati”.

1. L’AMMINISTRAZIONE COME «APOSTOLATO DEGLI APOSTOLATI»

In tante occasioni, san Josemaría ha definito l’amministrazione apostolato degli apostolati. Fra tante possibilità, scegliamo come esempio alcune righe della Lettera n° 36 del 1965, designata anche dall’incipit Verba Domini, sulla santificazione del lavoro delle donne dell’Opus Dei, e in particolare della cura dei centri dell’Opera: «È compito vostro occuparvi dell’Amministrazione di tutti i nostri Centri di entrambe le Sezioni: apostolato degli apostolati, scrivo ancora una volta, con la certezza di non esagerare; un’attività che è un servizio a tutta l’Opera e un vero lavoro professionale»[7]. Sembra appropriato domandarsi a che cosa si riferiva esattamente san Josemaría con queste parole e che portata vi attribuiva.

Per approfondire che cosa sia in realtà l’Amministrazione, può servire considerare attentamente la definizione che se ne dà di apostolato specifico, cioè di linfa apostolica che vivifica i tre rami dell’apostolato dell’Opera[8]. Ma da dove si comincia per capire a fondo la missione dell’Amministrazione?

LA RADICE EVANGELICA DI QUESTO APOSTOLATO

Son Josemaría trovava nel Vangelo la chiave ermeneutica e la fonte che vivifica tutto l’apostolato dell’Opera: «come vi ho sempre scritto, il nostro spirito è (…) vecchio come il Vangelo e, come il Vangelo, nuovo (…). Andiamo dunque a raccogliere con giovinezza il tesoro del Vangelo per farlo arrivare ovunque sulla terra»[9]. E altrove: «Siamo vino nuovo e il nostro spirito è la dottrina del Vangelo, e il nostro modo di fare è quello dei primi cristiani»[10].

Per esaminare in questa luce la realtà dell’Amministrazione, si può partire dal fatto che Dio incarnandosi volle nascere e crescere in una famiglia e riceverne le cure: prima in quella di Nazaret, poi in quella degli apostoli e ora nella Chiesa. Il Vangelo di Marco ci narra la vocazione dei primi apostoli: «Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli – perché stessero con lui e per mandarli a predicare»(Mc 3, 13-14). La buona novella predicata da Gesù rivela qualcosa di nuovo: la nostra filiazione nel Figlio, cioè il messaggio che Dio è nostro Padre, è con noi e si prende cura di noi come un padre dei suoi figli. Stare con il Signore ed essere trasformati da Lui, per poi essere inviati in missione, fa parte della vocazione dei primi discepoli. Lo spiega in modo suggestivo Joseph Ratzinger nel suo libro Gesù di Nazaret: «In tutte le tappe dell’attività di Gesù sulle quali finora abbiamo riflettuto, è apparso evidente lo stretto collegamento tra Gesù e il “noi” della nuova famiglia, che Egli raccoglie mediante il suo annuncio e il suo operare. Ed è anche apparso chiaro che questo “noi”, secondo la sua impostazione di fondo, è concepito come universale: non si basa più sulla genealogia, ma sulla comunione con Gesù che è, Egli stesso, la Torahvivente di Dio. Questo “noi” della nuova famiglia non è amorfo. Gesù chiama un nucleo di intimi da Lui particolarmente prescelti, che proseguono la sua missione e danno ordine e forma a questa famiglia»[11].

Allo stesso tempo, il Vangelo parla anche di alcune donne che accompagnavano Gesù e lo servivano con i loro beni (cfr.Lc 8, 3). Tuttavia non si prendono cura solo del Signore, ma di Lui e insieme dei suoi discepoli (cfr. Lc 8, 1-3; Mt, 27, 55; Lc 23, 49) e lo seguono fino alla Croce[12]. Così agiscono anche le sorelle di Betania (cfr. Lc 10, 38-42) e, anzitutto, la Santissima Vergine a Nazaret.

Erano donne che godevano di una speciale intimità con il maestro (cfr. Lc 10, 39). Insieme a Santa Maria, avevano il grande privilegio e la gioia di prendersi cura di Cristo stesso e dei suoi apostoli. Gesù dimostrava la sua gratitudine con speciali premure: si rivolge loro chiamandole per nome (cfr. Lc 10, 41) e si lascia trattare con grande confidenza e semplicità; chiede loro una fede forte e le fa partecipi della sua missione. Gli evangelisti ci hanno fatto conoscere il ruolo importante che hanno in occasione della Risurrezione di Gesù, chiaro indizio della loro responsabilità nei riguardi della vita della comunità cristiana e della diffusione della fede (cfr. Mt 28, 8 e Lc 24, 9). La presenza della madre di Dio fra di loro definisce un modello di comportamento sia spirituale che umano (cfr. Gv 19, 25). Il ruolo delle donne si situa in un contesto che biblicamente è molto chiaro: la comunità di discepoli che Gesù riunisce è la sua «vera famiglia»[13]. Questa comunità è il germe e l’inizio della Chiesa come famiglia di Dio in terra e mistero di comunione.

Santa Maria diede a Dio la vita umana, lo aiutò a crescere, si prese cura di lui come uomo nelle sue necessità umane e spirituali. Gesù Cristo diede gli uomini alla Madonna in figli (cfr. Gv 19, 26) e la specifica missione di Maria consiste proprio nell’essere madre di Cristo e degli uomini. Le sante donne condivisero con lei una particolare missione: prendersi cura di Cristo e del circolo dei suoi amici.

L’ORIGINE DI QUESTO APOSTOLATO NELL’OPUS DEI: PROSPETTIVA STORICA

Il messaggio originario che ricevette san Josemaría conduce alla trasformazione del mondo attraverso il lavoro e con una dimensione familiare, nella Chiesa, che è famiglia e popolo di Dio. Il lavoro ordina il mondo a Dio quando è ben fatto e mette al centro le necessità delle persone: cioè, quando chi lavora mette al centro la dimensione personale, di servizio, che qualunque lavoro possiede. Per sviluppare il suo apostolato, San Josemaría volle disporre da subito di una casa in cui poter conservare la riserva eucaristica, un focolare da cui si irradiasse un clima di famiglia cristiana. Era dunque necessario occuparsi anche degli aspetti materiali. Pertanto, nella prima residenza, assunse alcune persone per svolgere i servizi di pulizia, cucina, ecc. Ciò nonostante, però, non si riusciva a creare un vero ambiente di famiglia, un focolare dove ciascuno si sentisse curato e amato e, al tempo stesso, protagonista e responsabile[14].

Stando così le cose, san Josemaría mise a disposizione dei suoi figli la casa di sua madre e, riflettendo su tale esperienza, si rese conto di quanto fosse decisiva una cura della persona di stile familiare per l’assimilazione della formazione e per la fedeltà dei suoi figli. Con il tempo, la madre, Dolores Albás, che familiarmente chiamavano nonna, e la sorella Carmen, per tutti zia Carmen, si fecero carico dell’Amministrazione, creando un ambiente familiare simpatico e attraente, dove la personalità di ciascuno si poteva sviluppare armoniosamente e in un clima di naturalezza.

Appariva evidente quanto l’apporto femminile, concretizzatosi nelle persone di sua madre e di sua sorella, contribuisse allo sviluppo dell’apostolato. Con la loro vita e il loro agire professionale, esse non erano una pura soluzione funzionale a un problema pratico, ma parte integrante del progetto apostolico e familiare dell’Opus Dei. A partire dal 1942, le donne dell’Opera rilevarono questo apostolato specifico, che non consiste in una serie di mansioni che di per sé può svolgere anche del personale maschile, come peraltro era già avvenuto in precedenza, ma nel prendersi cura dei propri fratelli e sorelle, mediante una professione che brilla proprio per il servizio alla persona.

L’AMMINISTRAZIONE FONTE DI ISPIRAZIONE PER QUALSIASI LAVORO

La missione dell’Amministrazione, come apostolato specifico, si può intendere come impegno professionale nella cura delle persone, in grado di ispirare e potenziare il lavoro di tutti i fedeli della Prelatura nei rispettivi settori sociali. L’Amministrazione è chiamata a dimostrare con estrema concretezza che cosa vuol dire lavorare per servire e servire con il lavoro, santificare il lavoro e santificarsi con il lavoro: rendere gradevole la vita, aver cura delle piccole cose, trasformare il lavoro in preghiera, vivere senza cercare il successo per dare tutta la gloria a Dio. La presenza dell’Amministrazione incide così sulla fisionomia e sulla tempra spirituali di tutta l’Opera, di tutti e di ciascuno dei suoi membri, perché ricorda di continuo e con grande efficacia che la dimensione del servizio è intrinseca a ogni esistenza cristiana. Tale ricchezza non è accidentale, macolonna vertebrale, come la definiva san Josemaría: senza di essa, l’Opera non si regge, non è sostenibile.

Va detto chiaramente che, al di là della dimensione soggettiva e incentrata sulla persona, l’apostolato degli apostolati si fa a partire dal lavoro santificato che, pertanto, deve essere un lavoro all’altezza dei tempi, cioè un lavoro creativo, innovativo e sostenibile. Lavorare così contribuisce a consolidare lo stile di presenza cristiana nel mondo di una persona dell’Opus Dei. Nel caso dell’Amministrazione, ciò comporta anche arricchire il proprio ruolo formativo restando permeabili ai valori positivi che, come parte della provvidenza con la quale Dio governa il corso della storia, la società enfatizza maggiormente in ogni epoca; in questo momento storico, per esempio, è logico che valori come la cooperazione, l’uguaglianza, la giustizia, l’accoglienza, l’inclusione o la responsabilità ecologica trovino eco nel lavoro ordinario dell’Amministrazione. Di conseguenza, l’Amministrazione può favorire più o meno l’appartenenza al proprio tempo di coloro dei quali si prende cura. Quando l’Amministrazione mette la competenza professionale direttamente al servizio delle persone, mostrando in modo pratico come lo stesso spirito può materializzarsi in diverse circostanze storiche, diventa un fattore di umanizzazione della cultura, di avanguardia, e pertanto di ispirazione per il lavoro professionale di tutti.

Questi due versanti del lavoro dell’Amministrazione, rafforzano il senso di appartenenza e l’adesione delle persone dell’Opera.

CONTRIBUTO DELL’AMMINISTRAZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ DI TUTTI GLI APOSTOLATI

A proposito del supporto che garantisce a ogni genere di lavoro, è utile considerare che l’Amministrazione contribuisce alla sostenibilità di tutti gli apostolati in tre ambiti: prendendosi cura della persona concreta lì dove sta, prendendosi cura dei centri dell’Opus Dei, che devono essere economicamente sostenibili, e, sulla base del proprio specifico ruolo formativo, stimolando tutti a prendersi a cuore la società.

Rispetto alla persona, l’Amministrazione contribuisce alla salute fisica e spirituale dei fedeli dell’Opera facendo in modo che la casa dove abitano sia un autentico focolare domestico, al quale poi ogni fedele dà un apporto decisivo con il proprio contributo mentre riceve quello di tutti gli altri, perché tutti possano continuare a svolgere la loro missione con rinnovate energie. Operando in questa sfera domestica, l’Amministrazione fa in modo che l’Opus Dei, prima che un’organizzazione, sia una comunione di persone.

D’altra parte, sostenere il centro dell’Opus Dei presuppone una buona gestione economica degli strumenti, che garantisca nel tempo il lavoro apostolico. Etimologicamente, «economia» (da οἶκος (oikos), «casa» e νέμειν (némein), «amministrare») si riferisce principalmente alla cura, l’amministrazione della casa, in ciò che ha di più materiale.

Infine, per lo sviluppo dell’Opus Dei nel tempo, è indispensabile garantirne l’ancoraggio alla realtà in ogni aspetto: quello materiale ( risorse economiche, forniture, manutenzione degli immobili, ecc.), quello sociale (relazioni umane, disciplina del lavoro, ambiente) e quello culturale: una comprensione corretta dello spirito originario richiede di mantenere vivo il dialogo con la società circostante poiché da tale dialogo, radicato nel proprio lavoro, deve sorgere, sempre in modo originale, la trasformazione cristiana della società. Tutti questi aspetti sono presenti in un modo più o meno immediato nel lavoro dell’amministrazione.

ALCUNE CARATTERISTICHE DELLA NATURA DI QUESTO APOSTOLATO E DELLA MISSIONE DI CHI VI È CHIAMATO

L’Amministrazione, nella visione di san Josemaría, è un apostolato delle donne: è una questione che dipende dal carisma originario[15], il cui senso ultimo possiamo solo congetturare. In qualche modo, san Josemaría intravide che nell’Opera l’Amministrazione riproduce la missione di prendersi cura degli apostoli che svolsero la Madonna e le sante donne: occuparsi degli altri fedeli dell’Opera per rafforzare la loro comunione con Cristo e contribuire così al dinamismo apostolico di una chiesa «in uscita»[16]. Lo descrive, per esempio, questo testo: «Quelle donne sante e coraggiose delle quali ci parla il Vangelo amavano il Signore, comprarono oli aromatici, emerunt aromata (Mc 16, 1), per ungere il suo corpo. La mia immaginazione vola di nuovo a Betania, nella casa di Marta, di Maria e di Lazzaro, dove Gesù andava quando era stanco, e si lasciava curare: come lo capisco! Era perfetto Dio, ma anche perfetto uomo; aveva bisogno di riprendere forze, di trovare la pace e gli affetti domestici (…). Voi fate lo stesso, quando, per amore di Cristo, ottenete che l’ambiente delle nostre case sprigioni la fragranza di un focolare lieto e luminoso: in verità vi dico che ogni volta che fate questo alle vostre sorelle e ai vostri fratelli più piccoli – dice il Signore – avrete reso questo servizio a me»[17].

L’Amministrazione ha anche la responsabilità della cura di Gesù Sacramentato, perché l’Eucaristia è il cuore della Chiesa e la sorgente della sua vita e della sua missione[18]. Se l’Opera è nella Chiesa[19], l’Eucaristia ha necessariamente un posto preminente nella sua vita e nella sua missione. Sostenuta dalla forza che conferisce questo amore, l’Amministrazione assume un ruolo cruciale nella cura delle persone, creando l’ambiente in cui possono prosperare la formazione e l’apostolato. Inoltre, prendendosi cura del Signore, nascosto sacramentalmente nel tabernacolo di ogni centro dell’Opus Dei, si dà più rilievo alla sua Presenza: si rende “visibile il Dio invisibile” e questa è l’azione più apostolica che possa esistere. San Josemaría definisce spesso l’Amministrazione «luce accesa davanti al Tabernacolo»[20].

All’Amministrazione viene chiesto anche divegliare sull’unità, di vocazione spirito e missione[21], principalmente in due modi: da una parte, materializzando uno spirito di famiglia che permetta di raccogliere insieme persone che provengono da ambienti molto diversi e le cui esperienze familiari previe sono differenti; dall’altra, custodendo la separazione, che contraddistingue gli apostolati dell’Opus Dei dalla fondazione[22].

L’Amministrazione salvaguarda lo spirito di famiglia cristiana che Dio ha voluto per l’Opus Dei, favorendo che tutti i fedeli, numerari, aggregati e soprannumerari, lo diffondano poi negli ambienti professionali e sociali nei quali conducono la loro vita familiare e professionale[23]. Se il focolare domestico è «il luogo al quale si fa ritorno»[24], l’Amministrazione crea un focolare domestico, dove i membri dell’Opera si rinnovano spiritualmente per tornare alle loro responsabilità e attività ordinarie con nuove forze.

Come si è visto, l’Amministrazionecontribuisce alla sostenibilità di ogni apostolato in questa triplice dimensione: personale, dei centri e della società.

Possiamo concludere che la comprensione integrale, non meramente funzionale o strumentale, dell’espressione apostolato degli apostolati è la chiave per cogliere la natura dell’Amministrazione e capire perché, nella visione del fondatore, spetta alle donne dell’Opera svolgere questa attività. Come per qualunque iniziativa apostolica, alcune numerarie si occupano di dirigerla e di seguirne lo sviluppo[25]. Più avanti approfondiremo quest’ultima questione, che trova qui la sua ragione di esistere.

2. CENTRALITÀ DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO PROFESSIONALE

Come si può osservare da quanto considerato finora, riflettere sulla natura del lavoro dell’Amministrazione è cruciale per articolare correttamente la dimensione umana della vocazione divina delle numerarie e delle numerarie ausiliari e collocarla nella prospettiva indicata da san Josemaría di apostolato degli apostolati e colonna vertebrale dell’Opera. In effetti, una parte della difficoltà che c’è in alcuni luoghi per inquadrare l’Amministrazione in questa prospettiva, risiede nel fatto che si trascinano inerzie (strutture, organizzazione, attività, ecc.) che forse sminuiscono, anziché risaltarla, la sua autentica natura, e limitano lo sviluppo umano e professionale di coloro che svolgono questo lavoro.

Parte di queste difficoltà derivano dalla legislazione di alcuni Paesi, che conoscono solo la figura della «collaboratrice domestica» riferita al lavoro che svolgono nell’Amministrazione tanto le numerarie come le numerarie ausiliari, una figura generica che non trova corrispondenza nella percezione che loro stesse hanno della dimensione umana e professionale del proprio lavoro. Una conseguenza di questo scompenso tra legislazione e vissuto personale è la difficoltà che trovano queste persone quando vogliono spiegare il loro progetto di vita e professionale in modo comprensibile per i loro contemporanei: lo scarso riconoscimento sociale e legale di queste professioni rappresenta un ostacolo per irradiare con più efficacia il valore e la bellezza intrinseci della cura delle persone. Per superare questo ostacolo è necessaria una riflessione sulla natura stessa del lavoro professionale.

UN LAVORO PROFESSIONALE, CON TUTTE LE SUE CONSEGUENZE

È importante partire da una visione realistica, sia del lavoro in sé, sia dell’odierno mondo del lavoro. Parlare di lavoro professionale significa riferirsi, come è implicito nel termine «professione», a un impegno che coinvolge e conforma la totalità della vita. In effetti, la professione si differenzia da un incarico perché quest’ultimo lo si conferisce e lo si assume a tempo determinato, anche se lo si può espletare con “mentalità professionale”.

Attualmente il panorama del lavoro è molto eterogeneo e mutevole: ci sono pochi percorsi professionali prestabiliti, al di là delle professioni regolamentate (sanitarie, educative, assistenziali, ecc.). Oggi, le persone entrano ed escono dal mercato del lavoro con molta facilità (o difficoltà) e, spesso, il lavoro si organizza in base a un «portfolio di progetti», mentre le strutture organizzative piramidali altamente gerarchizzate, molto lente nel gestire i cambiamenti a causa della loro rigidezza strutturale, cedono il passo a organizzazioni più piccole e più flessibili.

In questo contesto lavorativo, volatile e mutevole, si apprezzano innanzitutto le innovazioni e la creatività che genera soluzioni rapide e ben centrate per diverse necessità sociali. Per questo motivo, è particolarmente importante che ogni persona che entra nel mondo del lavoro abbia la visione necessaria per cogliere necessità e opportunità, e sappia dare ragione della posizione che occupa liberamente nel mondo[26].

Nel caso delle numerarie e delle numerarie ausiliari che lavorano nell’Amministrazione, questa riflessione, particolarmente necessaria, non si può dare per scontata. Avere la vocazione all’Opus Dei non produce di per sé, come cosa scontata, una profonda comprensione del loro lavoro, che ne manifesti la condizione secolare. In effetti, san Josemaría lasciò scritto che, entrando nell’Opera, ognuno prosegue a svolgere il lavoro che avrebbe fatto senza essere dell’Opera, e continua ad essere così per le soprannumerarie, le aggregate e per alcune numerarie e numerarie ausiliari. Ciononostante, queste parole di san Josemaría vanno contestualizzate quando le riferiamo all’ambito di cui stiamo trattando, perché ci sono sempre più donne in tutto il mondo per le quali scoprire il cammino di numerarie ausiliari, cioè la vocazione a prendersi cura dell’Opera, modifica il loro iniziale progetto professionale. Peraltro in questo non si distinguono da tante persone a cui capita, per le circostanze della vita, di cambiare professione. La scoperta della vocazione fa loro decidere di dedicarsi professionalmente a un lavoro che non coincide con quello che avrebbero svolto se non avessero conosciuto l’Opera. La chiamata a santificare il lavoro fa loro sviluppare una professionalità concreta. Da ciò si comprende con particolare chiarezza che il lavoro è il cardine della nostra ricerca della santità e il nostro posto nel mondo[27].

A partire dalla missione specifica di curare l’Opera come famiglia di appartenenza, le persone dell’Opus Dei che si dedicano all’Amministrazione, come qualunque persona oggi, sviluppano la loro professionalità in base alla loro iniziativa e creatività. Pertanto, una visione standardizzata, ridotta e limitante di ciò che è destinato ad essere il lavoro dell’Amministrazione metterebbe seriamente a repentaglio lo sviluppo personale e vocazionale delle numerarie e delle numerarie ausiliari implicate. Inoltre, data la centralità di questo lavoro nell’Opus Dei, si ripercuoterebbe negativamente sul lavoro apostolico di tutta l’Opera. Salvaguardare e potenziare una visione profonda e ricca, adeguata, dell’Amministrazione nella sua dimensione professionale è un punto chiave, sia nella formazione che si dà a tutti gli uomini e le donne dell’Opera, sia sulle decisioni che devono assumere gli organi di governo della Prelatura.

Superare una visione standardizzata del lavoro dell’Amministrazione, rimanendo fedeli al tempo stesso a ciò che vi è di essenziale secondo lo spirito dell’Opera, apre un ampio ventaglio di percorsi professionali specifici. In definitiva, nel lavoro dell’Amministrazione rientrano tanti profili quante sono le diverse necessità delle persone, i tipi di centri, i talenti di chi vi opera.

UN LAVORO CHE RICHIEDE TALENTI SPECIFICI

In termini generali, l’oggetto del lavoro dell’Amministrazione consiste nel «rendere tangibile una realtà intangibile»: quella della cura e della centralità della persona nella famiglia. Come si può comprendere, una missione così importante richiede, ancor più di altre attività professionali, talenti personali e una preparazione specifica, che permettano:

  • di assimilare e materializzare questo spirito, che è uno spirito di famiglia;
  • di cogliere la profondità e l’impatto che il proprio lavoro ha sulle persone alle quali è rivolto e sulla società in generale;
  • di favorire lo sviluppo e le potenzialità della personalità umana degli uomini e delle donne dell’Opera che beneficiano direttamente di questo lavoro, come pure di tutti coloro che entrano in contatto con i suoi apostolati;
  • di acquisire l’abilità e le capacità necessarie per materializzare la cura delle persone, la manutenzione degli immobili, la gestione delle risorse, ecc.

Ne consegue che chi lavora nell’Amministrazione è consapevole di dover puntare, con ambizione e con ampiezza di vedute, alla propria formazione e al dialogo con altri professionisti per condividere conoscenze ed esperienze. In questo lavoro, come in qualunque altro, l’ambizione professionale non contraddice la raccomandazione tanto ripetuta da san Josemaría, «nascondersi e scomparire, perché brilli solo Gesù»[28]: il riconoscimento professionale non mette in pericolo la virtù cristiana dell’umiltà[29].

DIMENSIONE PEDAGOGICA (ESEMPLARE) DEL LAVORO DELL’AMMINISTRAZIONE

Infine, il lavoro dell’Amministrazione ha una dimensione educativa giacché, materializzando uno spirito, lo comunica nel modo più efficace: attraverso fatti concreti e costanti. Lo spirito e i valori trasmessi mediante il lavoro dell’Amministrazione non si esauriscono nelle virtù della puntualità, dell’ordine, della temperanza o della cura dei particolari. La sensibilità per le necessità degli uomini e delle donne d’oggi fa sì che l’Amministrazione incorpori, sviluppi e a sua volta diffonda valori positivi presenti nella società del suo tempo, quali sono oggi, per esempio, la sostenibilità, l’uguaglianza, la responsabilità ecologica, l’austerità, ecc. Nella misura in cui ogni valore autenticamente umano è anche cristiano, è logico che nei centri dell’Opus Dei la cura delle persone e della casa, coordinata dall’Amministrazione, includa e favorisca questo tipo di valori attuali.

In questa prospettiva, il potenziale trasformante dell’ambiente che possiede il lavoro dell’Amministrazione è enorme. Da un certo punto di vista potremmo dire che, per la portata del suo lavoro, l’Amministrazione introduce il talento femminile nella vita sociale, ben oltre le pareti dei centri dell’Opus Dei. In effetti: al di là del variare degli stereotipi culturali, l’agire storicamente consolidato come “femminile” risulta oggi specialmente riconoscibile in uno stile di lavoro che promuove la collaborazione rispetto alla competitività, la cura rispetto all’efficacia, l’attenzione alle persone rispetto alla gestione delle cose, la concretezza più che le speculazioni, la tenacia più che il successo… La nota enumerazione di «qualità femminili» che elenca san Josemaría inColloqui, n. 87, illumina questa lettura, senza escludere, come è ovvio, che tali qualità siano appannaggio anche degli uomini e viceversa.

3. NUMERARIE AUSILIARI E NUMERARIE NELL’AMMINISTRAZIONE

Dopo aver approfondito il senso dell’espressione apostolato degli apostolati e avere spiegato l’importanza del lavoro professionale, ci soffermiamo ora sull’identità e sulla missione delle numerarie ausiliari e delle numerarie che si dedicano all’Amministrazione.

È chiaro che quando c’è stima reciproca, un lavoro comune e una comprensione profonda e semplice dello specifico di ciascuna, la vita condivisa di numerarie e numerarie ausiliari si svolge armoniosamente[30]. Invece, quando non succede si generano situazioni che ostacolano la relazione. Queste difficoltà nascono talvolta da una visione gerarchica, rigida e formalistica del lavoro dell’Amministrazione; altre, invece, da una visione superficiale che non tiene conto della profondità umana e soprannaturale di tale lavoro, che costituisce il valore e la forza dell’Amministrazione.

Vogliamo addentrarci in questa tematica, per capire meglio che cosa c’è di simile e che cosa di diverso nella missione delle numerarie ausiliari e in quella delle numerarie che si dedicano all’Amministrazione, e quali manifestazioni specifiche abbia questa differenza.

IDENTITÀ DELLE NUMERARIE AUSILIARI

Quando una numeraria ausiliare scopre la sua vocazione, capisce che Dio la chiama a santificare la sua vita ordinaria e, contemporaneamente, è chiamata a prendersi cura dell’Opera e fare di ogni centro un focolare domestico: come scrive l’attuale Prelato, «con il vostro lavoro curate e servite la vita nell’Opera, mettendo la singola persona come obiettivo e priorità del vostro impegno»[31]. Certamente, questa missione è comune a tutti i fedeli dell’Opera, però, nel caso delle numerarie ausiliari, configura, determina e concreta il loro impegno professionale, mentre è di stimolo e di ispirazione per tutti.

L’attuale segretaria centrale lo esprimeva così in un’intervista: «Nel caso dell’Opus Dei, sia uomini che donne siamo chiamati a prenderci cura della casa dell’Opera. Pulire, tenere in ordine ed espletare le diverse mansioni necessarie per far sì che uno spazio si possa riconoscere come casa è compito di tutti. Tuttavia, Dio si è preso a cuore che non manchi mai chi, con dedizione materna e con straordinaria competenza professionale, sostenga e custodisca l’ambiente di famiglia, cosicché nessuno finisca per essere trattato come un individuo anonimo ma, piuttosto, ognuno sia benvoluto, se ne conoscano i gusti, sia servito nelle sue necessità. Questa è la missione specifica che Dio ha affidato alle donne che scelgono questa professione»[32].

Gli Statuti dell’Opus Dei riportano che «le Numerarie Ausiliari, con la medesima disponibilità delle altre Numerarie, si dedicano principalmente ai lavori manuali e ai compiti domestici nei Centri dell’Opera, volontariamente assunti come loro lavoro professionale»[33]. Sebbene tutto nello spirito dell’Opera parli a favore dell’uguale dignità di tutti i lavori, certi pregiudizi culturali rispetto ai lavori manuali fanno sì che questa definizione sia considerata da taluni una manifestazione di classismo. Naturalmente, non era la visione di san Josemaría che, sia nel dare disposizioni pratiche, sia nei suoi insegnamenti, si espresse sempre energicamente in senso opposto[34].

Ci sembra utile illustrare quale livello di sviluppo professionale il fondatore desiderasse per il lavoro dell’Amministrazione e, specificamente, delle numerarie ausiliari, come si può reperire in molti suoi scritti. Serva come esempio l’orizzonte professionale che san Josemaría prospetta nella Lettera n. 36. Indica, per esempio: responsabilità economica, controllo dei costi, aggiustamenti di bilancio, perfezione tecnica, affetto materno, conoscenza della dietetica, aggiornamento continuo, rifuggire la sciatteria e la monotonia, preoccuparsi dei malati, specializzazione, dedicare tempo alla formazione…

Anche l’attuale Prelato sottolinea la portata di questo lavoro, al punto 14 della Lettera pastorale del 28 ottobre 2020: «come sapete, non si tratta solo di svolgere una serie di attività materiali a cui, in diversa misura possiamo e dobbiamo collaborare tutti, ma di pianificarle, organizzarle e coordinarle, in modo che il risultato sia proprio quel focolare dove tutti si sentono a casa, accolti,affermati, curati e, allo stesso tempo, responsabili. Tutto ciò, che del resto è molto importante per ogni persona umana, incide sulla fisionomia e sulla tempra spirituale dell’Opera intera, di tutti e di ciascuno dei suoi membri».

Dal momento che la vocazione delle numerarie ausiliari nasce con la prospettiva di prendersi cura della propria famiglia mediante il lavoro dell’Amministrazione, la formazione professionale che hanno o che acquisiscono è volta a realizzare meglio questa specifica missione. Il loro lavoro, come ogni lavoro, è luogo di incontro con Dio, di sviluppo personale, di incontro con gli altri e del proprio contributo al bene comune.

Per dare una misura della portata di questa vocazione peculiare, ricordiamo anche altre parole del Prelato, nella sua lettera del 28 ottobre 2020 quando, a proposito della missione delle sue figlie numerarie ausiliari, che definisce «entusiasmante», spiega che ha lo scopo di «trasformare questo mondo, oggi così pieno di individualismo e di indifferenza, in un autentico focolare domestico. La vostra opera, svolta con amore, può arrivare a tutti gli ambienti. State costruendo un mondo più umano e più divino, perché lo nobilitate con il vostro lavoro trasformato in orazione, con il vostro affetto e con la professionalità che mettete nella cura integrale delle persone»[35].

Se una numeraria ausiliare svolgeva una professione diversa prima di scoprire la sua vocazione all’Opera, logicamente ne conserva la mentalità, che arricchisce il compimento del suo lavoro nell’Amministrazione e i diversi aspetti della sua vita. Al tempo stesso, come ogni persona che cambia lavoro, cerca di specializzarsi e migliorare nell’esercizio della nuova professione. Ad ogni modo, nella misura in cui la cura della famiglia e gli impegni apostolici glielo consentono, si tiene aggiornata su ciò che riguarda il suo precedente lavoro e coltiva altre abilità e interessi, il che vale anche, evidentemente, per le numerarie che lavorano nell’Amministrazione.

Nella lettera del 28 ottobre del 2020 il Prelato afferma: «È una stupenda realtà che voi numerarie ausiliari proveniate da tutti gli ambienti. Infatti, a volte alcune si domandano se Dio chieda loro di essere numeraria o numeraria ausiliare» [36].San Josemaría previde ciò che successe vari anni dopo la sua morte: avrebbero chiesto l’ammissione all’Opus Dei numerarie ausiliari con un diploma superiore o una laurea e una cultura e una preparazione analoghe a quella delle numerarie[37]. Ciò avviene già da diversi anni in molti Paesi[38].

Effettivamente, è sempre più frequente che le numerarie ausiliari abbiano una solida preparazione professionale, che permette loro di svolgere compiti eseguiti per anni dalle numerarie. Stando così le cose, ci si potrebbe chiedere se ci sarà ancora bisogno di numerarie nell’Amministrazione. Per rispondere a tale quesito conviene approfondire missione e identità delle numerarie, nel quadro dello spirito del fondatore.

LA MISSIONE DELLA NUMERARIA NELL’AMMINISTRAZIONE

Le numerarie sono chiamate a svolgere una speciale missione di servizio. È un punto chiaro nel pensiero del fondatore dell’Opus Dei, che si ritrova in Statuta, n. 8 § 1: i numerari «attendono con tutte le energie e con la massima disponibilità personale, alle peculiari iniziativa apostoliche della Prelatura; essi ordinariamente vivono nelle sedi dei Centri dell’Opus Dei, per curarne le attività apostoliche e per dedicarsi alla formazione degli altri fedeli della Prelatura». San Josemaría lo spiegava in una lettera del 1957: «Nel cuore dell’Opera, i Numerari, chiamati a una speciale missione di servizio, sanno mettersi ai piedi di tutti i propri fratelli, per rendere loro amabile il cammino della santità; per assisterli in tutte le necessità dell’anima e del corpo; per aiutarli nelle difficoltà e rendere possibile, con il loro generoso sacrificio, il fecondo apostolato di tutti, tenendo a mente le parole del Signore: chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? […] Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve (Lc 22)»[39].

Questa prospettiva può aiutare a capire il contesto e il senso delle parole di san Josemaría circa il ruolo delle numerarie nell’Amministrazione, quando dice che devono essere ausiliari delle Ausiliari[40]. Significa anche offrire la formazione e l’accompagnamento spirituale necessari perché possano svolgere la loro missione. D’altra parte, la libera disponibilità delle numerarie a dedicarsi professionalmente all’Amministrazione accresce la dignità di questo lavoro ed elimina qualunque apparenza di classismo nell’Opus Dei.

Come per ogni lavoro, è richiesto uno sviluppo professionale specifico al quale bisogna dedicare tempo e preparazione. Inoltre, per chi ha la responsabilità di dirigere, è imprescindibile sviluppare specifiche competenze professionali che consentano di avere visione d’insieme, saper fare squadra, potenziare la formazione e la realizzazione di chi lavora nell’Amministrazione. Si può dire, quindi, che questo è uno degli aspetti della loro missione di «ausiliari delle Ausiliari»[41].

A ciò si riferiscono direttamente anche queste altre parole di san Josemaría: «Non lasciatele sole»[42]. È molto importante non darne una interpretazione paternalistica: nel pensiero di san Josemaría “non lasciarle sole” non significa sostituirsi a una persona nelle sue decisioni, o evitare che assuma responsabilità. Significherebbe sminuire le persone, quando invece ogni impegno formativo consiste proprio nel favorirne la crescita. Per apprezzare il senso di queste parole è necessario avere presente la citazione per intero: san Josemaría raccomanda caldamente, definendolo un dovere di giustizia, che le numerarie affianchino le ausiliari, sia nei lavori manuali, sia dando orientamenti su tutta l’attività che devono svolgere[43]. Pertanto, sta dicendo «non lasciatele sole nella missione di curare persone e cose, che si traduce specialmente nel lavoro».

D’altra parte, san Josemaría spiega che si dedicano professionalmente all’Amministrazione le numerarie «che vi si sentono portate, che hanno tale vocazione professionale e desiderano santificare quel lavoro e, con esso, santificarsi e aiutare gli altri a farsi santi»[44]. Da ciò discende che non tutte le numerarie sono necessariamente in grado di fare le amministratrici. Lo confermano altre parole del fondatore, che sottolineano il valore formativo dell’Amministrazione per tutte le numerarie, anche se non si dedicano professionalmente a tale lavoro: «È opportuno che tutte le mie figlie numerarie facciano questa esperienza di lavoro. Poi si dedicheranno a questa concreta attività quelle che posseggono una particolare attitudine, ma devono imparare tutte, perché tutte hanno bisogno di quel tipo di formazione»[45].

Sembra importante, pertanto, mettere in risalto che le numerarie, in quanto formatrici, e in particolare se si occupano più direttamente della formazione delle numerarie ausiliari, devono avere una comprensione profonda della vocazione specifica di numeraria ausiliare e della dimensione formativa dell’Amministrazione. Solo così ne potranno animare e potenziare l’identità e la missione.

Da tutto ciò che abbiamo detto a proposito del lavoro dell’Amministrazione si deduce quanto segue:

  • L’Amministrazione, per la sua natura di attività apostolica, richiede la presenza, la direzione e la leadership formativa delle numerarie. Queste numerarie devono essere in grado di dare formazione e di dirigere e possedere, inoltre, una competenza professionale nel campo del lavoro dell’Amministrazione.
  • Ciò è compatibile con la presenza nell’Amministrazione di altre numerarie che possono non assumere responsabilità direttive. Le cause ne possono essere le più varie: o perché sono all’inizio della loro formazione professionale e hanno bisogno di un tempo di preparazione, o perché non hanno le attitudini necessarie per dirigere, o perché hanno bisogno di staccare per un po’ da queste responsabilità.
  • Pertanto, in un’amministrazione con vari settori, può capitare che un gruppo di lavoro del quale fanno parte numerarie ausiliari, numerarie o altre dipendenti sia diretto tanto da una numeraria come da una numeraria ausiliare; è quello che già succede in alcuni casi. In definitiva, la direzione in ogni area di lavoro compete a chi ha maggiori capacità.

Dopo questi approfondimenti e delucidazioni, probabilmente si comprende meglio che la missione specifica delle numerarie consiste nella formazione e nei ruoli di governo, e che le numerarie ausiliari collaborano con le numerarie in tutti gli apostolati dell’Opera.

4. CONCLUSIONI

Nelle pagine che precedono abbiamo cercato di presentare un panorama che permetta di rendere più comprensibile natura e stato dell’arte dell’Amministrazione, nella prospettiva dell’ispirazione ricevuta dal fondatore. Questo sviluppo concettuale porta a evidenziare alcune questioni, che guideranno la nostra riflessione:

  1. Avvicinarsi all’Amministrazione con atteggiamento di studio ha messo in evidenza che può succedere che all’interno stesso della Prelatura si dia una comprensione limitata di questa realtà, che rende difficile affrontare le domande e le sfide attuali. In ogni caso, è necessario aprirsi a una comprensione ampia e profonda che permetta di dare le risposte adeguate.
  2. La visione di san Josemaría sull’Amministrazione mostra una realtà voluta da Dio e chiamata a essere perfettamente rispondente ai tempi. Pertanto, bisogna saper distinguere nei suoi scritti ciò che si riferisce allo spirito ed è permanente dagli esempi che rispondono al contesto storico. Comprendere che «aggiornamento significa soprattutto fedeltà»[46] e che “la sostanza permane nei cambiamenti”[47], è la chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione, dove Dio ci aspetta: «Allo stesso modo in cui l’identità personale continua a permanere lungo le diverse tappe della crescita (infanzia, adolescenza, maturità) […] il nostro sviluppo subisce un’evoluzione, perché altrimenti saremmo privi di vita. Restano intatti il nucleo, l’essenza, lo spirito, ma evolvono i modi di dire e di fare, sempre antichi e sempre nuovi, sempre santi. Tocca a voi fare in modo che nessun vagone stazioni su un binario morto»[48].
  3. L’attrattiva dell’Opera non dipende da noi ma da Dio stesso, che ci parla anche nel mondo e attraverso il mondo[49].
  4. L’Amministrazione è chiamata a illuminare le realtà del suo tempo attraverso lo spirito trasmesso da san Josemaría. Lo farà nella misura in cui si approfondiscano le implicazioni umane di una realtà così centrale come la santificazione del lavoro.
  5. Le persone dell’Amministrazione, come qualsiasi altra persona, si inseriscono nel contesto sociale mediante il proprio lavoro, fatto con passione, preparazione specifica e aggiornamento continuo, iniziativa e creatività.
  6. Per compiere la sua missione peculiare a partire dalla prospettiva di san Josemaría (essere apostolato degli apostolati), l’Amministrazione ha bisogno di rimanere in contatto con il mondo attraverso il lavoro: non può diventare una realtà autoreferenziale e isolata dal contesto. Nella misura in cui ci situa nel mondo, il lavoro comporta un dialogo vivo con le realtà del nostro tempo ed è fattore di contemporaneità. Un’Amministrazione al passo coi tempi (aggiornata, come piaceva dire in italiano a san Josemaría), permette che le persone dell’Opera che risiedono nei centri siano “aggiornate”.
  7. Da questa prospettiva, il potenziale di trasformazione del mondo che possiede il lavoro dell’Amministrazione è enorme. Nell’ordine soprannaturale, per il tesoro di preghiera che accumula; nell’ordine umano, perché introduce il talento femminile nella vita sociale, come fattore di umanizzazione di fronte alle logiche del dominio, del confronto, della produttività come norma suprema, dell’individualismo, del successo ad oltranza o del materialismo soffocante.
  8. La adeguata comprensione dell’espressione apostolato degli apostolati, come spina dorsale di tutta l’Opera, è la chiave per cogliere l’identità delle numerarie ausiliari e la missione delle numerarie nell’Amministrazione.
  9. L’Amministrazione è indispensabile per la sostenibilità dell’Opera, intesa come la virtù che ne conserva lo spirito (realtà di famiglia, unità e separazione in particolare), contribuendo così alla fedeltà dei membri dell’Opera alla propria vocazione e missione, e la buona amministrazione delle risorse materiali per salvaguardare il futuro.
  10. Certi comportamenti (strutture, stili di direzione, ecc.), comprensibili a suo tempo, ma trascinatisi per inerzia più di quanto sarebbe stato ragionevole, possono essere stati all’origine, in momenti successivi, di una ridotta comprensione della propria identità da parte dell’Amministrazione. Ci si può scuotere dall’inerzia soltanto tornando allo spirito degli inizi. A partire da lì è responsabilità di ogni generazione di membri dell’Opera dare forma, con le parole e con i fatti, a uno stile di lavoro e a una narrativa che rendano giustizia alla natura dell’Amministrazione così come la vide san Josemaría.

5. PROPOSTA DI DEFINIZIONE DI AMMINISTRAZIONE

Le precedenti riflessioni permettono di tornare al punto di partenza: dare una definizione dell’Amministrazione in una terminologia contemporanea, che rispecchi la sua identità tale quale la vide san Josemaría, così da illuminare le sfide che via via si presentano, indicare soluzioni per i problemi attuali e sprigionare il potenziale formativo apostolico che contiene. Proponiamo la seguente definizione:

L’Amministrazione è un apostolato dell’Opus Dei, diretto da donne in modo professionale, ed economicamente sostenibile, necessario per trasmettere, ai fedeli dell’Opera e a chi entra in contatto con le sue iniziative apostoliche, uno spirito di famiglia e di santificazione delle realtà ordinarie profondamente radicato nel Vangelo, che fa sì che i centri dell’Opera siano veri focolari domestici e dà vitalità a tutto il lavoro apostolico che i suoi fedeli svolgono in mezzo al mondo.

È una sintesi che per essere compresa correttamente richiede il quadro concettuale che abbiamo presentato.

In definitiva, quando l’Amministrazione rispecchia in modo armonico la propria natura e la propria missione, ne trae giovamento lo sviluppo apostolico della Prelatura.

Roma, settembre 2021

[1] Il risultato del documento include contributi di diverse prospettive disciplinari (storia, filosofia, sociologia, teologia e comunicazione) come pure di professioniste dell’Amministrazione e del governo della Prelatura.

[2] Come in ogni famiglia, le persone che vivono nei centri dell’Opus Dei hanno bisogno di una cura che contribuisca a creare un ambiente familiare, adeguato al lavoro formativo e apostolico della Prelatura. Col termine Amministrazione, in senso generale e con la maiuscola, si fa riferimento a questa attività e alle persone che la svolgono. Per riferirsi alle realizzazioni particolari, cioè le singole amministrazioni, si usa la minuscola. Per una breve descrizione della nascita ed evoluzione di questa realtà, cfr. la voce “Administración de la Residencia de la Moncloa”, nel Diccionario de San Josemaría Escrivá de Balaguer, Editorial Monte Carmelo, Burgos, 2013.

[3] Inmaculada Alva – Mercedes Montero, El hecho inesperado, Rialp, Madrid, 2021, p. 47.

[4] Cfr. San Josemaría, Letteranº 36, designata anche dall’incipit Verba Domini, del 29 luglio 1965.

[5] Secondo una approssimazione puramente strumentale all’Amministrazione, sarebbe ragionevole non solo pensare a soluzioni alternative per la gestione ordinaria dei centri, ma anche a un coinvolgimento più diretto dei residenti, sia uomini che donne, in tali compiti, come parte della loro formazione per la vita, arrivando addirittura a mettere in dubbio che l’Amministrazione sia realmente necessaria; la prospettiva strumentale potrebbe anche indurre, in ragione della scarsità di numerarie e numerarie ausiliari in certi luoghi, a esternalizzare del tutto i servizi, affidandoli a terzi, per permettere a numerarie e numerarie ausiliari di dedicarsi ad altro. Oppure, si potrebbe considerare lo sviluppo delle tecnologie, che alleggeriscono e facilitano l’organizzazione e la prestazione tali servizi, principalmente come una opportunità per le une e le altre, così come avviene per molti padri e madri di famiglia, di rendere compatibile la cura della casa con altre attività professionali. Analogamente, la prospettiva strumentale, tenuto conto della buona preparazione professionale delle numerarie ausiliari e, in alcuni casi, della mancanza di numerarie in grado di dirigere e svolgere tale lavoro, potrebbe indurre a discutere la necessità o il ruolo delle numerarie amministratrici. Di tutto ciò trattiamo nella parte finale di questo articolo.

[6] «Dobbiamo far amare il lavoro dell’Amministrazione, perché è come la spina dorsale di tutta l’attività apostolica dell’Opera», in San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 11.

[7] San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 9.

[8] Ci riferiamo alle opere di san Michele, san Gabriele e san Raffaele e anche alla Società Sacerdotale della Santa Croce; l’Amministrazione, infatti, ha a che vedere con tutte e tocca anche l’apostolato dell’opinione pubblica. È significativa la menzione che se ne fa nell’introduzione all’edizione critica di In dialogo con il Signore, quando si narra come nacquero le riviste Crónica e Noticias: «Nel 1949, San Josemaría aveva scritto un lungo elenco – sette fogli a mano – di iniziative cui si proponeva di dare avviamento. Erano in corso e ben indirizzate le trattative per ottenere l’approvazione definitiva dell’Opus Dei da parte della Santa Sede, che sarebbe arrivata a metà del 1950, e il fondatore pensava già a ulteriori iniziative apostoliche che bisognava intraprendere.

Tra queste, sotto il titolo Pubblicazioni, si legge quanto segue:

  • Una rivista generale interna.
  • Una per ogni opera, duplicate: San Michele, San Gabriele, San Raffaele, con notizie, tracce di circoli di studio, temi dottrinali e pratici. Un foglio speciale per le amministrazioni.
  • “Lettere di famiglia”: fascicolo trimestrale (…)”.

La lista continua, ma è sorprendente che collochi il foglio per le amministrazioni insieme alle riviste per gli altri rami apostolici, non separatamente, o come "notizie di famiglia". In San Josemaría Escrivá,In dialogo con il Signore. A cura di Luis Cano & Francesc Castells, Ares, Milano, 2019, p. 31.

[9] San Josemaría, Lettera nº 6, 11 marzo 1940, n. 31.

[10] San Josemaría, Istruzione, 8-XII-1941, n. 80 (Rif. “Instrucciones (obra inédita)”, pp. 650-655 in Diccionario de San Josemaría).

[11] Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, I, Rizzoli, Milano, 2007, cap. 6, “I discepoli”, p. 203.

[12] «Nei versetti 8, 1-3 egli (Luca) narra che Gesù, peregrinando insieme ai Dodici e predicando, era accompagnato anche da alcune donne. Luca fa tre nomi e aggiunge: “E molte altre, che li assistevano con i loro beni” (8, 3). La differenza tra il discepolato dei Dodici e il discepolato delle donne è evidente; i due compiti sono decisamente diversi. Tuttavia, Luca mette in luce ciò che, di fatto, appare in molteplici modi anche negli altri Vangeli: “molte” donne facevano parte della comunità ristretta dei credenti e il loro accompagnare Gesù nella fede era essenziale alla costituzione di questa comunità, come si sarebbe poi dimostrato con particolare evidenza sotto la croce e nel contesto della resurrezione» (ibid., p. 216).

[13] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 764.

[14] Inmaculada Alva – Mercedes Montero, El hecho inesperado, Rialp, Madrid, 2021, pp. 44-47 (“Nacimiento y desarrollo de la Administración de los centros”).

[15] Statuta, n. 8, § 2: «Oltre a ciò le Numerarie curano la gestione familiare o domestica di tutti i Centri della Prelatura, vivendo però in una zona del tutto separata».

[16] Francisco, Esort. ap. Evangelii gaudium, n. 24: «La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano».

[17] San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 16.

[18] Cfr. San Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, n. 1.

[19] San Giovanni Paolo II, Cost. ap. Ut sit: «Con grandissima speranza, la Chiesa rivolge le sue materne premure e le sue attenzioni verso l’Opus Dei, che per divina ispirazione il Servo di Dio Josemaría Escrivá de Balaguer fondò a Madrid il 2 ottobre 1928, affinché esso sia sempre un valido ed efficace strumento della missione salvifica che la Chiesa adempie per la vita del mondo».

[20] San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 18.

[21] Cfr., per esempio, Fernando Ocáriz, Lettera pastorale, 28 ottobre 2020, nn. 2-7.

[22] Cfr. Statuta, n. 4, § 3. In entrambe le sezioni dell’Opus Dei, maschile e femminile, vi è la medesima unità di vocazione, di spirito, di fine e di governo, benché ciascuna Sezione abbia i propri apostolati.

[23] E’ importante notare che nel gruppo delle sante donne c’è un nucleo permanente di madri: la madre di Gesù, Salome (madre di Giacomo e di Giovanni), Maria di Cleofa (madre dell’altro Giacomo). Analogamente, Dio mostra e ci offre una “maternità” nell’Opera, attraverso l’Amministrazione, che serve da stimolo per i centri e per le case di tutte le persone dell’Opus Dei.

[24] Cfr. Rafael Alvira. El lugar al que se vuelve. Reflexiones sobre la familia, EUNSA, Pamplona, 2014.

[25] Fernando Ocáriz, Lettera pastorale, 28 ottobre 2020, n.11.

[26] «La vostra vocazione umana è parte importante della vostra vocazione divina. Ecco il motivo per cui dovete santificarvi, mentre collaborate alla santificazione degli altri, santificando il vostro lavoro e il vostro ambiente, e cioè la professione o il mestiere che riempie i vostri giorni, che dà una fisionomia peculiare alla vostra personalità umana, che è il vostro modo di essere presenti nel mondo; e, assieme al lavoro, il focolare, la vostra famiglia e, infine, la nazione ove siete nati e che amate» (San Josemaría,E’ Gesù che passa, n. 46).

[27] In effetti, la vocazione divina, di per sé, non conferisce a nessuno la sua posizione nel mondo. La vocazione ci dà una luce, una forza per individuare il nostro posto nella società e dedicarci a una professione in cui realizzare la nostra missione apostolica.

[28] San Josemaría, Lettera per il cinquantesimo di sacerdozio, 28-I-1975. Questa frase fu usata più volte da san Josemaría nella sua predicazione e nei suoi scritti.

[29] Fra tanti esempi si può citare Gloria Gandiaga, prima numeraria ausiliare di Bilbao, che vinse nel 1970 il Premio Nazionale di Cucina. Scrisse un libro di cucina con prefazione di Pedro Subijana (chef premiato con tre stelle Michelin), che riconobbe il prestigio professionale e le qualità umane di Gloria.

[30] Usando l’espressione “vita condivisa”, ci riferiamo indifferentemente alle amministrazioni nelle quali le numerarie e le numerarie ausiliari condividono solo il lavoro e a quelle in cui condividono anche la vita familiare, trattandosi di centri.

[31] Fernando Ocáriz, Lettera pastorale, 28 ottobre 2020, n. 15.

[32] Parole di Isabel Sánchez, in Álvaro Sánchez León, En la tierra como en el cielo, Rialp, Madrid, 2018, p. 136.

[33] Statuta, n. 9.

[34] Peraltro, negli ultimi anni si tende a rivalutare alcune attività manuali. Cfr., per es., Michael Crawford, The Case for Working with Your Hands, Viking, New York, 2009; Richard Sennet, The craftsman, Yale University Press, New Haven, 2008.

[35]Fernando Ocáriz, Lettera pastorale, 28 ottobre 2020, n. 17.

[36] Fernando Ocáriz, Lettera pastorale, 28 ottobre 2020, n. 16.

[37] Il beato Alvaro del Portillo volle ricordare nel 1982 alcune idee espresse dal fondatore in tempi prossimi alla data della sua morte: san Josemaría aveva affermato (le parole non sono letterali) che «se, per lo sviluppo di un Paese, diventa abituale che quasi tutte le ragazze ottengano un titolo professionale o universitario, logicamente ci saranno laureate che saranno numerarie ausiliari dell’Opus Dei; in questa vocazione divina troveranno la loro felicità e la loro dignità» (nota (17/82), AGP, Q.1.3, faldone 08, cartella 53).

[38] José Luis González Gullón - John F. Coverdale, Historia del Opus Dei, Rialp, Madrid, 2021, pp. 560-561.

[39] San Josemaría. Lettera nº 27, 29 settembre 1957, n. 8.

[40] «Perciò le altre Numerarie sono in realtà ausiliari delle Ausiliari» (San Josemaría, Lettera n° 36, 29 luglio 1965, n. 25).

[41] «Ho sempre insegnato che le altre Numerarie devono saper servire le Ausiliari. […]. Diventano così strumenti fantastici: possono rispecchiarsi in voi e riflettere la luce che voi potete e dovete diffondere. […] Come il Signore serviva i suoi discepoli, anche voi dovete servire le Numerarie Ausiliari» (San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 30).

[42] Ibid.

[43] «Non lasciatele mai sole: andrebbe contro il nostro spirito. Non si tratta di una manifestazione di sfiducia ma di una dimostrazione di affetto e di un dovere di giustizia, perché hanno il diritto di sperimentare di continuo il fervore del vostro lavoro manuale e di essere aiutate e guidate da voi» (ibid.).

[44] San Josemaría, Lettera nº 36, 29 luglio 1965, n. 18.

[45] Ibid.

[46] Cfr. Colloqui con Monsignor Escrivá, n. 1.

[47] Cfr. Fernando Inciarte, Cultura y verdad, EUNSA, Pamplona, 2015, pp. 250-251.

[48] San Josemaría, Lettera nº 27, 29 settembre 1957, n. 27.

[49] Cfr. Paula Hermida Romero - Fernando Ocáriz, Radici antichi, germogli nuovi. Conversazione con mons. Fernando Ocáriz, Prelato dell’Opus Dei, Ares, Milano, 2020, p. 19: «Non possiamo dimenticare, pur senza ignorare i problema propri di ogni epoca, che Dio è il Signore della Storia. Egli ci ha dato questo mondo per prendercene cura e orientarlo alla sua gloria; ce lo ha lasciato in eredità e conta sul nostro impegno per renderlo sempre migliore». San Josemaría lo spiega così: «La carità non è una cosa astratta; vuol dire dedizione reale e totale al servizio di Dio, e di tutti gli uomini; al servizio di Dio che ci parla nel silenzio della preghiera e nel frastuono del mondo, e al servizio degli uomini, la cui esistenza si intreccia con la nostra» (Colloqui, n. 62)”. Cfr. anche “Conferire al mondo la sua modernità” [https://opusdei.org/it-it/arti...].

Romana, n. 70, Gennaio-Dicembre 2020, p. 123-141.

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