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In occasione del 60º anniversario della fondazione dell'Opus Dei, il Prelato ha inviato la seguente Lettera pastorale ai fedeli della Prelatura.

Carissimi: Gesù protegga le mie figlie e i miei figli!

1. Il 2 ottobre è per noi un giorno di particolare rendimento di grazie, giacché in questa data, nell'anno 1928, il Signore depose nel cuore del nostro Fondatore il seme dell'Opus Dei. Ci prepariamo dunque a innalzare l'anima alla Santissima Trinità rinnovando il nostro ringraziamento per le sue mirabilia [1] , per le meraviglie grandi e piccole che contrassegnano la storia del nostro Cammino sulla terra.

Quando circostanze di luogo o di tempo rafforzano il ricordo, l'esigenza di ringraziare diviene più impellente. E momenti come questi vengono a ravvivare la nostra gratitudine al Dio Uno e Trino, che segue ogni nostro passo con sollecitudine amorosa e tenera, affinché essa rinvigorisca opere et veritate, con dedizione più attuale, con maggiore sincerità di cuore. Mentre si avvicina il sessantesimo anniversario, questo dovere di riconoscenza scaturisce —così dev'essere, giacché siamo protagonisti dei disegni di Dio!— con forza rinnovata nei nostri cuori, affiora sulle nostre labbra e deve concretarsi nei fatti. Desideriamo proclamare con il salmista: Confitemini Domino, quoniam bonus, quoniam in saeculum misericordia eius [2] : celebrate il Signore Dio nostro, esaltatelo con le vostre parole e le vostre opere, perché è buono e la sua misericordia si diffonde di generazione in generazione. Figlie e figli miei, che questi nostri desideri non siano come fuochi di bengala: da noi il Signore si aspetta opere! Nostro Padre si aspettava opere! E anch'io, sentendo su di me la responsabilità che tutti facciamo l'Opus Dei, mi aspetto opere! I bei desideri non bastano: il Signore ci chiede una lotta di amore.

Vorremmo —ed è una meta cui dobbiamo aspirare— che ogni battito del nostro cuore, ogni aspirazione della nostra volontà e ogni nostra occupazione si trasformassero in un cantico di lode a Dio Uno e Trino per la sua infinita bontà, per dare compimento all'invito della Sacra Scrittura: cantate Domino canticum novum, laus eius in ecclesia sanctorum [3] , cantate al Signore un canto nuovo, tutto il mondo prorompa in lodi a Dio.

2. Siamo certi che dal Cielo nostro Padre si unirà ai suoi figli nel ringraziamento che si innalza, assiduo e pieno d'amore, da ogni latitudine. Anzi, il nostro Fondatore si farà portavoce della nostra riconoscenza e la amplificherà mediante la sua adorazione e il suo rendimento di grazie, che come tutti noi piamente pensiamo, avranno acquistato un'efficacia perenne dinanzi alla Santissima Trinità.
Nei mesi scorsi ci siamo stretti con forza alla mano della Madonna, per vivere con interezza, con pietà ed entusiasmo filiali l'Anno Mariano della Chiesa universale proclamato dal Santo Padre, iniziato nella festa di Pentecoste del 1987. Anche il 2 ottobre prossimo vogliamo celebrarlo vicinissimi a nostra Madre, identificandoci con la fedeltà del nostro Fondatore, per essere Opus Dei. Nostro Padre, che pure in ogni momento sentiva come una lieta esigenza una forte filiazione mariana, in ricorrenze come queste manifestava nella propria devozione alla Vergine —mediante la preghiera, il lavoro, il servizio— una tenerezza particolare; esse, infatti, evocavano nella sua anima il ricordo delle innumerevoli e tangibili attenzioni che la Madonna ha sempre dimostrato all'Opera.

3. Seguendo il filo dell'orazione che nostro Padre avrebbe fatto in un anniversario così importante anche noi, "nel voler oggi manifestare la nostra gratitudine —tutti assieme— al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, non possiamo fare a meno di adoperarci perché questo rendimento di grazie —gratitudine di una povera creatura superba e umiliata, riconoscente e contrita— passi attraverso le mani della Madonna, della mia Madre Santissima, che è la Madre di Dio, che è la Madre degli uomini, che è in modo tutto particolare la Madre dell'Opus Dei, che è in modo specialissimo la Madre di ciascuno di noi" [4] .

Tali sono i nostri desideri e i nostri sentimenti, figlie e figli miei, in prossimità del sessantesimo anniversario della fondazione dell'Opus Dei. E tale dev'essere la nostra corrispondenza alla vocazione —chiamata di Dio, e risposta personale— perché questa festa dell'Opera riceva il rilievo adeguato.

Il rendimento di grazie del nostro Fondatore

4. Che cosa ci direbbe il nostro Fondatore in quest'anniversario? Non è difficile immaginare i propositi che albergherebbero nella sua anima: compunzione e dedizione, aneliti rinnovati di fedeltà concreta, desideri di amore ogni giorno più grande verso Colui che ci ama senza misura. Meditiamo ora alcune parole che scaturirono dal suo cuore e dalle sue labbra in un'analoga circostanza, nel quarantesimo della fondazione dell'Opus Dei. Ma lasciate che prima vi ricordi che la Volontà di Dio si manifesta a chiare lettere: Egli vuole che la Storia dell'Opus Dei, Storia della sua Misericordia, sia scolpita dalla santità, e ha affidato tale compito, in questi momenti, a noi, a te e a me.

Durante la Santa Messa che celebrò in quell'occasione, nel 1968, per un piccolo gruppo di figlie sue, il nostro Fondatore considerava come i lustri trascorsi dal 2 ottobre 1928 fossero ben poco tempo per un'istituzione destinata a durare finché ci saranno uomini sulla terra; e proseguiva: "Chiedo al Signore di perdonarmi per le volte che non ho saputo corrispondere alla sua grazia. Nel contempo, vi esorto a ringraziarlo con me, con tutto il cuore, dello sviluppo dell'Opera e dell'amore di predilezione con cui ci ha trattato" [5] .

5. E, nel contemplare i fiori e i frutti, già abbondantissimi, che l'Opus Dei in quarant'anni di vita aveva prodotto —con la grazia di Dio e per il servizio della Chiesa— nostro Padre concludeva, colmo di gioia e di gratitudine: "Nell'Opera si è avverata la parabola evangelica del granello di senapa: il seme è minuscolo, ma germoglia, e dà vita a una pianta che cresce e si sviluppa tanto che gli uccelli del cielo vengono a posarsi sui suoi rami. Ringraziamo Dio! Penso che tra le persone chiamate dal Signore a essere strumenti per compiere un'opera sua, poche sono giunte a vedere in vita i frutti che io ho visto. Non è merito mio, lo so bene, ma un favore di Dio. Si è servito di me perché non ha trovato uno strumento peggiore; lo ripeto sempre perché ne sono fermamente convinto. Io dovrei stare continuamente con la bocca a terra, in rendimento di grazie. Aiutatemi, dite con me: grazie, Signore! Gratias tibi, Deus, gratias tibi! Grazie al Padre, grazie al Figlio, grazie allo Spirito Santo; grazie alla Santissima Trinità, e a Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, che è stata presente in tutti i crocevia del nostro cammino" [6] .

Concreta per conto tuo, figlia mia, figlio mio, il modo in cui pensi di farti umile, di deporre la superbia, di combattere il tuo egoismo affinché la tua giornata, in questa festa e in ogni altro giorno, sia un'adorazione risoluta, senza concessioni alla comodità, al servizio totale del Signore.

Un albero pieno di frutti

6. L'Opera, figlie e figli miei, è un albero fiorente e rigoglioso che il Signore ha piantato nel giardino della Chiesa, sulla riva delle acque che sgorgano dal suo costato aperto. E' dunque chiamata a produrre saporiti frutti soprannaturali in tutte le stagioni e in tutti i campi dell'umana attività [7] , se noi siamo fedeli allo spirito che il nostro Fondatore ci ha affidato.

Il seme dell'Opus Dei ha attecchito in persone di ogni razza e condizione; ciò è dovuto, lo sappiamo bene, alla grazia di Dio e alla corrispondenza fedelissima del nostro amatissimo Padre. Ma lo si deve anche —ed è giusto ricordarlo— alla dedizione generosa di innumerevoli uomini e donne che, con la grazia di Dio, hanno prestato la loro collaborazione per portare avanti l'Opera nel corso di questi sessant'anni.

Come non pensare ai malati degli ospedali di Madrid, cui nostro Padre chiedeva di offrire la preghiera e le sofferenze, e persino la loro stessa vita, per dare compimento all'Opera di Dio sulla terra? Come non ricordare le nostre sorelle e i nostri fratelli che ebbero fede in Dio e nel nostro Fondatore, quando l'Opus Dei non era che una pianticella minuscola, e che se ne sono andati alla casa del Cielo senza aver contemplato con occhi terreni lo sviluppo dell'Opera? Nella nostra preghiera e nella nostra riconoscenza, ricordiamoci ogni giorno di queste persone, in gran parte a noi sconosciute, ma non al Signore, che è "un buon pagatore". Nel contempo le sollecitiamo perché, intercedendo dinanzi al trono di Dio, continuino a sostenere l'estensione dell'Opera in tutto il mondo.

7. Oggi quest'ultimo compito spetta in special modo a noi. Anzi, come mi piace ripetere con nostro Padre, non è un compito: "è la nostra vita". Dato che Dio non nega a nessuno la sua grazia, dipende da noi che l'anelito santo di compiere la Volontà divina, nel quale nostro Padre ha speso tutte le sue energie da quel 2 ottobre 1928 —e anche prima, dall'inizio dei presentimenti dell'amore divino che presero a toccargli il cuore e la mente verso la fine del 1917 o l'inizio del 1918—, continui a trasformarsi in una semina di gioia e di pace in molte anime; in un servizio apostolico alla Chiesa e all'umanità; in una prova tangibile della misericordia di Dio verso le creature. Dipende dalla nostra corrispondenza effettiva, abnegata e costante, nella nostra intera esistenza e in ogni nostro passo, per piccolo che ci sembri. Dalla generosità della nostra risposta, dalla fedeltà all'impegno d'amore che ci unisce per sempre al Signore, dipende in buona parte l'efficacia dell'Opus Dei, dell'azione di Dio tra gli uomini e le donne di tutti i tempi.

Questo nuovo anniversario costituisce, quindi, un'occasione privilegiata per ringraziare il Signore degli innumerevoli doni che, valendosi dell'Opera come strumento, ha voluto infondere in una moltitudine di persone di tutto il mondo.
Nello stesso tempo, ciascuna e ciascuno di noi deve sentirsi spinto a esaminarsi in prima persona, alla presenza di Dio, su come ha seguito e segue la vocazione, con la quale Gesù l'ha scelto dall'eternità perché sia sale e luce del mondo, lievito in seno alla Chiesa. Potrà così formulare propositi precisi per camminare con maggiore delicatezza d'amore, con fedeltà più piena.

Il carisma del nostro Fondatore

8. Oltre a santificare il Popolo di Dio con i sacramenti e con gli altri mezzi che Gesù Cristo ha istituito, il Paraclito distribuisce a suo piacimento tra i fedeli le proprie grazie e i propri doni, "con cui li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa" [8] . Questi carismi o grazie finalizzati al beneficio di tutti i cristiani sono —con parole del Concilio Vaticano II— "soprattutto adattati e utili alle necessità della Chiesa" [9] , e il Signore continua a suscitarli nel suo Corpo Mistico, secondo le necessità del Popolo di Dio e dei tempi [10] .

"Lo Spirito Santo fa sì che nostra Madre, la Chiesa di Gesù Cristo, realtà viva e sempre attuale —moderna e antica—, scopra di continuo nella fedeltà al deposito ricco e ben custodito che le è stato affidato le energie necessarie per rinnovare la sua gioventù e per trovare il modo di trasmettere, secondo i tempi —adattandosi al linguaggio degli uomini, comprendendone la mentalità— il messaggio cristiano a tutte le anime: nova et vetera, dilecte mihi, servavi tibi (Ct 7, 13); ho custodito per te, carissimo, cose vecchie e nuove, si legge nel Cantico dei Cantici.

E nel Vangelo è scritto che omnis scriba doctus in regno caelorum similis est homini patrifamilias, qui profert de thesauro suo nova et vetera (Mt 13, 52); ogni uomo dotto nella scienza di Dio è simile al padre di famiglia, che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" [11] .

9. La nascita e lo sviluppo dell'Opus Dei sono chiari segni di questo "evidente intervento dello Spirito Santo, il quale rende oggi sempre più consapevoli i laici della loro responsabilità e dovunque li stimola a mettersi a servizio di Cristo e della Chiesa" [12] .
Lo confermava il Papa Paolo VI, quando scriveva che l'Opus Dei "sorto in questo nostro tempo come espressione vivace della perenne giovinezza della Chiesa, sensibilmente aperta alle esigenze di un apostolato moderno sempre più fattivo, capillare, organizzato", costituisce un segno di speranza per l'impiantazione del Regno di Dio nella società, per "il desiderio di bene, che lo guida, l'amore fervente alla Chiesa e al suo Capo visibile, che lo distingue, lo zelo ardente per le anime, che lo spinge su le ardue e difficili vie dell'apostolato di presenza e di testimonianza in tutti i settori della vita contemporanea" [13] .

Guardiamoci però dall'idea, da cui ci metteva già in guardia nostro Padre, che l'Opera sia venuta soltanto per rispondere alle necessità di momenti storici determinati o situazioni particolari. E' Volontà di Dio che l'Opera sia viva ed efficace finché ci saranno uomini e donne sulla terra. Non è una chimera, non è un sogno ottimistico; figlia mia, figlio mio, è la persuasione circa una verità perenne: Dio è Amore e ogni sua azione —e quindi l'aver voluto l'Opera— è amore. Guarda il rilievo stupefacente che ne acquista la tua esistenza, e medita ogni giorno la tua responsabilità di non lasciar spegnere questa luce di Dio, luce potente che il Signore ha acceso il 2 ottobre 1928, e che nostro Padre, fidando sulla grazia divina, con la sua fedele corrispondenza si è incaricato di difendere, di far risplendere e di trasmettere.

Seguendo gli impulsi dello Spirito Santo

10. Come fa con tutte le figure egregie, che destina ad aprire un solco profondo nella storia della Chiesa, il Signore è andato man mano preparando nostro Padre al compimento della missione che gli avrebbe affidato [14] . Non è un cieco affetto che mi porta ad usare termini come questi; al contrario, cecità dinanzi allo splendore di Dio sarebbe non affermare questa realtà, non discernere i segni dei tempi in cui la Trinità si manifesta. Nella sua esemplare umiltà, che lo portava sul serio —senza affettazione!— a sapersi nulla, il nostro Fondatore riassumeva con queste parole la scelta che Dio aveva fatto di lui, mentre dalla sua anima saliva un sentimento di profonda gratitudine: "Spiritus ubi vult spirat, et vocem eius audis, sed nescis unde veniat aut quo vadat (Gv 3, 8); lo Spirito soffia dove vuole, e ne senti la voce, ma non sai di dove viene o dove va. Questa è stata la mia vita —lo scrivo con emozione e con riconoscenza al mio Dio, rendendomi conto che sono un povero peccatore— da molti anni a questa parte: da assai prima che il Signore, infondendo grazia in abbondanza —allora ero solo, con l'unico bagaglio dei miei ventisei anni e del mio buon umore— mi chiamasse chiaramente a lavorare nella sua Opera, con una vocazione ben definita" [15] .

Accanto a una preparazione naturale, e a doti umane di una qualità straordinaria intessute armonicamente, si evidenzia, già nei primi anni di vita del nostro Fondatore, l'azione dello Spirito Santo nella sua anima. Le sofferenze con cui benedisse la casa dei suoi genitori non erano altro che i colpi con i quali il divino Artefice forgiava lo strumento di cui voleva servirsi per aprire "i cammini divini della terra". Il nostro Fondatore fu tanto docile, tanto meravigliosamente duttile nei confronti delle esigenze divine, da amare sempre queste contrarietà, al punto da definirle carezze di Dio. Nel contemplare la vita terrena di Cristo, della Madonna, di San Giuseppe e dei santi, pur considerandosi meno di "uno straccio sporco", approfondì la comprensione della logica divina, superiore a ogni logica umana, e abbracciò, senza più sciogliersene, i legami dolci e forti della Volontà di Dio.

11. Inoltre, la Santissima Trinità gli concesse tutte le grazie speciali convenienti alla sua missione fondazionale. Nostro Padre visse sempre nella profonda convinzione di non esserne meritevole, e ne soffriva; tuttavia, si lasciava guidare dal Signore. Si compì in tal modo nella sua intera esistenza ciò che avviene nelle anime che Dio sceglie per gettare le fondamenta di un'opera divina: che "l'incoraggiamento del Signore —ne timeas! — comunica loro una sicurezza incrollabile, le accende di slanci di fedeltà e dedizione; dà loro luci chiare, perché compiano la sua Volontà amabilissima; e le infiamma, perché si lancino verso mete inaccessibili alle capacità umane" [16] .

Mosso dal Paraclito, il nostro Fondatore aprì il passo al volere di Dio, innanzitutto nella propria vita, con la disponibilità più totale. "Da quando ho avvertito quei presentimenti di amore di Dio —affermava il 2 ottobre 1968—, nella mia pochezza ho cercato di compiere ciò che Egli si aspettava da questo povero strumento. Quei presentimenti di amore di Dio mi condussero al sacerdozio. E, in quell'inquietudine, pregavo, pregavo, pregavo con un'orazione continua. Continuavo a ripetere: Domine, ut sit! Domine, ut videam!, come il poverello del Vangelo, che grida perché Dio può tutto. Signore, fa' che io veda! Signore, fa'che sia! E ripetevo anche, con un latino di tarda latinità, però pieno di fiducia verso la mia Madre del Cielo: Domina, ut sit! Domina, ut videam! La Santissima Vergine mi ha aiutato sempre a scoprire i desideri di suo Figlio. E giunse il 2 ottobre 1928. Mi avete sentito ripetere che se, in quei momenti, avessi visto ciò che mi attendeva sarei morto, tale è il peso di ciò che si è dovuto soffrire e gioire! Dio mi ha insegnato, con il Vangelo del giorno, a lasciarmi guidare dai Santi Angeli Custodi e a farmi come un bambino: perché i bambini sono semplici, non sanno che cos'è la doppiezza, e hanno bisogno del loro padre, come io ho bisogno di mio Padre Dio.

Grazie alle sue ispirazioni ho imparato che è necessario darsi con generosità alla mortificazione e alla penitenza, sapendosi donare sul serio, vivendo con eroismo: che bisogna tagliarsi, se è necessario, una mano, o cavarsi un occhio, se danno scandalo, se sono occasione di sviamento. Con questa chiarezza di prospettiva, ringrazio il Signore della sua Opera" [17] .

12. Così agisce lo Spirito Santo in coloro che sceglie per tracciare solchi profondi e durevoli nella storia dell'umanità. Gli uomini e le donne di Dio che hanno impiantato la Chiesa nei diversi paesi, gli evangelizzatori di nuovi territori, sono stati sempre anime grandi che, assecondando il Paraclito, hanno sparso a mani piene il seme fecondo che Dio aveva loro affidato. A simili pilastri della Chiesa faceva riferimento il Papa Pio XII quando affermava: "Ogni qualvolta questa divina carità invade gli animi, li informa e li stimola, ben possono gli uomini far propria la sentenza di Paolo: -Tutto io posso in colui che mi dà forza- (Fil. 4, 13); nulla perciò —e lo insegna la storia della Chiesa— nulla può resistere od ostacolare i loro sforzi e le loro fatiche. Allora in modo ammirevole felicemente si ripete ciò che avvenne al tempo degli Apostoli: -... per ogni terra si diffuse la loro fama e le loro parole giunsero ai confini del mondo- (Sal 18, 5; Rm 10,18). Per mezzo di essi il Vangelo di Gesù Cristo ha nuovi propagatori, i quali animati da questa forza soprannaturale non possono essere trattenuti (...); nulla li può fermare se non la morte; tale morte però che (...) sempre commuove grandi moltitudini e fa sorgere (...) sempre nuovi seguaci del Divino Redentore" [18] .

Vecchio e nuovo come il Vangelo

13. Meditate le parole del Concilio Vaticano II, mediante le quali la dottrina della chiamata universale alla santità, con tanta insistenza predicata dal nostro santo Fondatore, è divenuta patrimonio comune all'interno della Chiesa. "Tutti i fedeli quindi saranno ogni giorno più santificati nelle loro condizioni di vita, nei loro doveri e circostanze, e per mezzo di tutte queste cose, se tutte le prendono con fede dalla mano del Padre celeste, e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con cui Dio ha amato il mondo" [19] .

Oggi questa è una verità pacificamente ammessa da tutti, ma sessant'anni fa non era così. Voglio che a vostra volta non la diate per scontata, perché essa ha richiesto al nostro Fondatore il pieno olocausto di se stesso; inoltre, occorre che siamo consapevoli dell'attualità di questa chiamata, predicata da Gesù Cristo, il Maestro, e sarebbe grave omissione se per nostra negligenza molti tornassero a dimenticarla. Dio ti ha cercato, figlia mia, figlio mio, perché tu faccia scoprire questa realtà alle persone che frequenti, a quanti ti vivono accanto, a quanti condividono con te lavoro e aspirazioni. Cristo è venuto sulla terra per salvarci, e per dirci che tutti possiamo —dobbiamo!— diventare santi. Cristo ti ha posto sulla terra perché tu continui a riproporre, a gran voce o con silenzi esemplari, questo panorama incredibile e possibile: che ogni uomo e ogni donna sono chiamati alla santità. Quando nostro Padre iniziò a predicarlo, nella pratica pastorale si procedeva ordinariamente come se quest'ideale di santità —accessibile!— fosse riservato a pochi, chiamati da Dio allo stato sacerdotale o a quello religioso. La stragrande maggioranza dei cristiani, che non si sentivano chiamati a quelle peculiari vocazioni, vedeva limitate le aspirazioni e circoscritti i propri orizzonti spirituali.

14. Arrivò infine il momento felicissimo in cui il divino Seminatore pose nell'anima e nel cuore di nostro Padre il seme dell'Opus Dei, dandogli l'esplicito incarico di proclamare ai quattro venti l'amabilissima Volontà di Dio: siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste [20] ; e noi siamo oggi protagonisti di questa fantastica avventura, trasmettitori di un simile, straordinario tesoro.

Dal momento stesso in cui il Signore gli fece vedere l'Opera, il 2 ottobre 1928, il nostro Fondatore si dedicò con piena consapevolezza alla missione affidatagli: "ricordare a tutte le anime (...) che esiste una chiamata universale alla perfezione cristiana e che seguirla è possibile.

Ciò che vuole il Signore —scriveva nel 1940— è che ciascuno di voi, nelle circostanze concrete della propria condizione nel mondo, cerchi di essere santo: haec est enim voluntas Dei, santificatio vestra (1 Ts 4, 3); questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione" [21] .

15. Verità antica come la Parola di Dio, manifestata chiaramente negli scritti del Nuovo Testamento, ma —insisto— presto dimenticata, almeno nella pratica, e quasi cancellata dalla coscienza della maggior parte dei cristiani. Verità allo stesso tempo nuova, con l'eterna novità delle cose di Dio, che non invecchiano mai, e con la freschezza dell'annuncio specificamente affidato al nostro Fondatore: che è possibile raggiungere la santità che Cristo predicò per sempre nelle terre di Palestina proprio nelle circostanze ordinarie della vita, nell'esercizio del proprio lavoro o mestiere, senza abbandonare il posto in cui Dio ha messo ciascuno e facendo pienamente propria con senso vocazionale la situazione concreta che configura la vita di ogni persona: unusquisque, in qua vocatione vocatus est, in ea permaneat [22] ; che è possibile seguire i passi redentori della vita nascosta di Cristo, di quel Gesù artigiano che compiva la Volontà della Santissima Trinità nelle circostanze ordinarie della cittadina di Nazaret.

"Il nostro spirito è così, vecchio come il Vangelo (...) e, come il Vangelo, nuovo; la natura stessa della nostra vocazione, il nostro modo di cercare la santità e di lavorare per il Regno di Dio fanno sì che parliamo delle cose divine con lo stesso linguaggio degli uomini, che ne condividiamo i costumi sani, che compartecipiamo la medesima mentalità retta; ci fanno vedere Dio, direi, dalla stessa prospettiva, secolare e laicale, in cui essi si pongono, o possono porsi, le questioni importanti della loro vita: proprio l'opposto di un modello gelido, che si può ammirare, ma non amare.

Veniamo, dunque, a raccogliere con spirito giovanile il tesoro del Vangelo, per farlo giungere in ogni angolo della terra. Non veniamo, però, a rivoluzionare alcunché. Beviamo il buon vino vecchio dell'autentica dottrina cattolica, rispettando e amando tutto ciò che il Signore ha promosso nell'arco di tanti secoli, al servizio della sua Santa Chiesa" [23] .

Il messaggio divino affidato a nostro Padre

16. Nella Costituzione Apostolica mediante la quale l'Opus Dei venne eretto in Prelatura personale, il Romano Pontefice afferma che "fin dagli inizi (...) questa Istituzione si è impegnata, non solo a illuminare di nuova luce la missione dei laici nella Chiesa e nella società umana, ma anche a realizzarla nella pratica; come pure si è impegnata a tradurre in realtà vissuta la dottrina della chiamata universale alla santità, ed a promuovere in ogni ceto sociale la santificazione del lavoro professionale ed attraverso il lavoro professionale" [24] . Così, in mezzo alle occupazioni temporali, sono sorti di nuovo cristiani che cercano di essere contemplativi in tutte le circostanze normali della loro vita, e in ogni crocevia del mondo.

Questo è il messaggio che Dio ha trasmesso a nostro Padre, perché lo diffondesse dappertutto e insegnasse a metterlo in pratica col suo esempio. "Non esiste nel mondo un'attività umana nobile che non si possa santificare. Non c'è alcun lavoro che non dobbiamo santificare e rendere santificante e santificatore! Questo è il nucleo dell'Opera, figli miei. A distanza di duemila anni, abbiamo ricordato ad ogni persona che l'uomo è stato creato ut operaretur (Gn 2, 15), perché lavorasse; e noi abbiamo l'obbligo di lavorare, ciascuno nel posto che gli tocca —nella sua attività ordinaria in mezzo al mondo, nel suo mestiere o professione—, con una gioia grande, con un grande entusiasmo, con ottimismo; traendo il bene da ogni cosa, perché omnia in bonum! , tutto è per il bene" [25] .

17. Una nuova visione del lavoro umano entrava così a far parte del patrimonio comune dei cristiani. Nel corso dei secoli, infatti, si era andata formando l'opinione —anche in persone di grande ingegno— che l'impegno in un'attività lavorativa fosse una necessità dolorosa e inevitabile, alla quale solo alcuni —privilegiati per nascita o per fortuna— riuscivano a sottrarsi. Ora milioni di persone normali sanno che "nel bel mezzo della strada", in mezzo alle occupazioni abituali, li aspetta il luogo del loro incontro con Dio.
Ringraziamo Dio, figlie e figli miei, per la scelta singolare con la quale chiamò nostro Padre, e per la corrispondenza del nostro santo Fondatore a tanti doni del Cielo. Il messaggio divino che la santità è raggiungibile nel lavoro e nelle circostanze normali della vita si è ormai diffuso in tutta la terra, e sono innumerevoli le persone di ogni età e condizione che hanno visto illuminate le loro giornate dalla luce soprannaturale di questa chiamata. Il carisma fondazionale di nostro Padre ha assunto, per la bontà di Dio, un'efficacia straordinaria.

Un sigillo divino

18. Non mi stanco di fare eco a nostro Padre: la dottrina chiara e attraente della santificazione nel lavoro ordinario deve giungere in ogni angolo della terra, in tutte le epoche della storia. Per questo Dio ha suscitato l'Opus Dei e per questo ci invia in tutti gli ambienti del mondo. E' nostra missione trasmettere a questa generazione, alla prossima, a quella ancora successiva e così fino alla fine dei secoli, la buona notizia che tutti i lavori onesti degli uomini devono essere occasione d'incontro con Gesù che passa. Davvero, come afferma San Paolo —e Dio vuole ora ricordarlo ad alta voce—, non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato [26] .
Senza nessun merito da parte nostra, soltanto per sua Bontà, Dio ci ha invitati a cooperare con slancio alla grande missione che la Chiesa porta avanti. Ci ha chiamati in modo personale e irrepetibile, con una vocazione specifica: vocavi te nomine tuo; meus es tu [27] . La grazia e il carattere di Cristo, ricevuti nel Battesimo e nella Confermazione, costituiscono il solido fondamento della nostra peculiare vocazione in seno alla Chiesa. Su questa base ferma, il Signore desidera edificare l'edificio della santità personale dei suoi figli nell'Opus Dei, secondo lo spirito specifico che ha affidato al nostro Fondatore. Questo spirito soprannaturale si esprime attraverso la nostra vocazione divina: scelta di Dio coinvolgente, che abbraccia la vita intera e comprende la vocazione umana di ciascuno; scelta definitiva, un vero e proprio sigillo, che esige una risposta senza condizioni, un dono totale.

19. Non vi spaventi, figlie e figli miei, la grandezza della missione che Dio ci ha affidato. "Porre Cristo al vertice di tutte le attività umane", stabilire il suo regno nei cuori degli uomini è, sì, impresa impossibile per le sole forze umane; tuttavia sappiamo che Gesù, che desideriamo servire con tutte le energie del nostro essere, si preoccupa di dare compimento alla sua Opera con il povero strumento che è ciascuno di noi. Pertanto mi preme che si incidano in modo indelebile nelle nostre anime —e che le meditiamo molte volte—, quelle "tre considerazioni" che il nostro Fondatore indicò con chiarezza soprannaturale e umana in uno dei documenti fondazionali, indirizzato alle sue figlie e ai suoi figli di tutti i tempi:
"1) L'Opera di Dio viene a compiere la Volontà di Dio. Pertanto, abbiate la profonda convinzione che il Cielo è impegnato nel suo compimento.

2) Quando Dio nostro Signore progetta un'opera a favore degli uomini, pensa anzitutto alle persone che deve usare come strumenti... e comunica loro le grazie convenienti.
3) Tale convinzione soprannaturale della divinità dell'impresa finirà col darvi un entusiasmo e un amore tanto intensi per l'Opera, che vi sentirete lietissimi di sacrificarvi per darle compimento" [28] .

Fecondità del sacrificio

20. Il nostro Fondatore ha speso felicissimamente la sua esistenza terrena nel trasmettere con fedeltà incontaminata il messaggio che Dio gli aveva affidato, indirizzato a tutti gli uomini e tutte le donne. Però, prima e soprattutto, lo ha incarnato nella propria vita. Ecco dove radica la fecondità spirituale di ogni istante della sua esistenza.

In mezzo a una lotta costante per vincersi e superarsi, nostro Padre non disse mai di no a Dio. Corrispose con fedeltà piena alle grazie che aveva ricevuto. Non solo accettò, ma amò i dolori e le sofferenze che suo Padre-Dio gli mandava, persuaso che erano prove di affetto e una garanzia dell'abbondanza di frutti. Nostro Padre non si sentì mai vittima e intese il valore positivo della purificazione; ma le sue sofferenze, intimamente unite alla Santa Croce, si sono trasformate in linfa vivificante che ha reso fertile e colmato di fiori e di frutti l'albero dell'Opus Dei.

"Il Cielo è impegnato, figli miei, a dare compimento all'Opera", ripeteva il Padre nel 1940. "Le difficoltà umane —pensate, per esempio, alla dolorosa esperienza dei tre anni di guerra civile di Spagna; o alla nuova guerra mondiale, che sembra minacciare l'espansione dell'Opera in altri paesi e in altri continenti— sono difficoltà che non hanno potuto né potranno frenare il vigore e la portata della nostra attività soprannaturale.

Neppure l'assoluta povertà in cui viviamo e la mancanza, a volte, dei mezzi umani più indispensabili sono ostacoli o difficoltà che valga la pena considerare: anzi, costituiscono un potente stimolo e uno sprone, giacché questa carenza di risorse rappresenta un'ulteriore prova esterna del fatto che stiamo veramente seguendo le orme di Cristo.
Tanto meno potranno trattenerci, o diminuire la decisione della nostra marcia —andiamo al passo di Dio—, le incomprensioni che incontriamo lungo il nostro cammino: nessuno può frenare un'impazienza santa, divina, di servire la Chiesa e le anime" [29] .

21. Non dimentichiamolo mai, figli della mia anima. Senza sacrificio, senza identificazione con Gesù crocifisso, non ci può essere vera efficacia. Pertanto, non perdetevi d'animo quando nella vostra attività apostolica vi imbattete in ostacoli o in difficoltà: sono segni certi del fatto che la pianta è ben radicata nel terreno, e presagio dei frutti che verranno. Anche per questo mi chiedo e vi invito a chiedervi: state camminando per il sentiero della vocazione con il garbo e la scioltezza che si addicono ai figli di Dio nell'Opus Dei? Cercate di seguire i passi di nostro Padre? Sapete superare le difficoltà con un sorriso sulle labbra e con la certezza soprannaturale di star compiendo la Volontà divina? "Aumentate, dunque, la vostra fede e la vostra fiducia in Dio", vi dico col nostro Fondatore. "E abbiate anche un poco di fede e di fiducia in vostro Padre, che vi assicura che state procedendo nella verità, obbedendo alla Volontà del Signore, e non alla debole volontà di un povero sacerdote... che non voleva, che non ha mai pensato né desiderato fondare alcunché" [30] .

Seguire le orme di nostro Padre

22. Io sono la via [31] , ha insegnato il Maestro a ogni uomo e a ogni donna. Alla Santissima Trinità non si giunge se non per Gesù Cristo, unico Mediatore tra le creature e Dio [32] . Tuttavia, esistono molti modi di percorrere quest'unica Via che conduce al Cielo [33] . Per Volontà divina, nostro Padre ha incarnato un modo specifico di seguire Cristo, "Maestro e Modello divino di ogni perfezione" [34] , e lo ha insegnato a noi suoi figli e a molte altre persone. "Imitiamo la vita occulta di Gesù e, pertanto, portando dentro di noi una grande luce, un lievito di feconda novità, senza stranezze —perché non siamo chiamati a dare spettacolo— ci adoperiamo per santificare la vita ordinaria: il lavoro, l'amicizia, la famiglia, le ambizioni nobili del mondo, l'edificazione della società temporale..." [35] .

L'attività di Gesù fu per trent'anni un autentico lavoro professionale ordinario, uguale a quello che svolgevano gli altri, dai quali era conosciuto per la perfezione e per lo spirito di servizio con cui disimpegnava il suo dovere quotidiano: con l'anelito esclusivo di dar gloria a Dio e di servire e salvare le anime. Questo è il nucleo dello spirito vocazionale che informa il nostro cammino di membri dell'Opera. Il nostro Fondatore l'ha incarnato giorno dopo giorno con spirito di sacrificio, con amore, con gioia, con zelo apostolico; dinanzi ai nostri occhi risplende ora il suo esempio amabile, che ci invita a seguire le orme di Cristo [36] con la consapevolezza sollecita e serena, felice e determinata, del dovere di santificare questo nostro tempo, questi anni che ci è toccato vivere, per portare il mondo al suo Creatore.

23. L'esempio del nostro amatissimo Padre è ormai di guida per una moltitudine di uomini e di donne che desiderano santificarsi nella vita ordinaria, che amano con rettitudine e con passione questa nostra terra, questa situazione storica —tempo di corredenzione—; ed è, in particolare, modello per i fedeli della Prelatura, tutti figli del suo spirito, anche quelli appena giunti. Posso assicurarvi che la sua preghiera per le sue figlie e per i suoi figli di tutte le epoche è sempre stata costante e piena di fede, tanto che egli può dire a ciascuna e a ciascuno, con pari fiducia: l'Opera ha bisogno di te, la Chiesa ha bisogno di te, il Signore ha voluto aver bisogno di te. O, come ci ripeteva con parole in cui si assaporava la sua costante intimità con Gesù: tu, che fai perché Cristo sia conosciuto e amato negli ambienti che frequenti?

Seguire così nostro Padre, ascoltarlo, frequentarlo, riflettere sulle sue risposte alle richieste divine, si rende dunque imprescindibile per vivere da buon figlio di Dio nell'Opus Dei. Pertanto, occorre esercitare lo spirito d'iniziativa e la responsabilità personale, giacché nella Prelatura non solo si rispetta il modo d'essere di ciascuno, ma si coltivano tutti quegli aspetti e quei contenuti della personalità che non sono in contrasto con la volontà di Dio. Ogni membro dell'Opera ha il suo modo molto personale di seguire Cristo, all'interno di questa grande autostrada tracciata dal nostro Fondatore e ratificata dalla Suprema Autorità della Chiesa: "i cammini divini del Signore sono infiniti, nella profondità dei tesori della sapienza e della scienza di Dio" [37] .

Assomigliare a nostro Padre vuol dire, semplicemente, far propria l'aria di famiglia che, nella vita soprannaturale, consente di riconoscere un qualcosa di comune tra persone molto diverse tra loro, così come tra i membri delle famiglie naturali esiste una somiglianza che rivela la loro mutua parentela, al di là delle personalità e delle caratteristiche fisiche di ciascuno. Assomigliare a nostro Padre significa lottare con gioia, con mentalità positiva, per stare con Gesù, per parlare con Gesù, per lavorare con Gesù, e per contagiare questa divina pazzia a quanti ci attorniano. Figli, figlie, in nome di nostro Padre vi dico: andiamo per tutti i cammini di questa nostra terra a portare la gioia di stare con Dio, di amarlo.

Essere, ciascuno, Opus Dei

24. Il nostro Fondatore trasmise con fedeltà piena il messaggio che Dio gli aveva affidato perché, innanzitutto, lo fece carne della propria carne, sangue del proprio sangue e vita della propria vita. Nessun altro motivo determinò la sua condotta e nessun altro ideale trovò posto nel suo cuore. Così dev'essere anche per noi, ogni giorno. La nostra missione nel mondo e nella Chiesa consiste nell'insegnare agli uomini —imparando a nostra volta da loro— a santificarsi nel lavoro quotidiano; e saremo capaci di far fronte a quest'impressionante compito solamente se noi stessi lottiamo per raggiungere questa meta. In una parola, per fare l'Opus Dei in terra, ciascuno di noi deve essere in prima persona Opus Dei, come ci ripeteva insistentemente il nostro Fondatore.

Essere Opus Dei significa lottare per diventare in modo reale ed efficace persone contemplative in mezzo al mondo [38] . Dobbiamo, cioè, far sì che lavoro e preghiera si fondano in un'armoniosa unità di vita, la quale deve nutrire ogni nostro pensiero e ogni nostra azione, deve riferire a Dio tutti i nostri aneliti e aspirazioni, nella consapevolezza che Dio aspetta ciascuno di noi in ogni istante —benché siano ormai trascorsi gli anni—, con la nobiltà d'animo e l'entusiasmo sconfinato dell'innamorato al primo amore. Può sembrare impresa impossibile, e lo sarebbe se non contassimo sull'aiuto del Signore. Siccome siamo figli suoi e nostro Padre Dio è impegnato a condurci lungo questo cammino ricco di paesaggi sempre nuovi, basterà che manteniamo acceso il desiderio e mettiamo in pratica i mezzi che l'Opera ci offre, consapevoli e sicuri che Egli ci sta guardando con i suoi occhi amabilissimi.

25. Il Signore ci aspetta —e mi capite se aggiungo: con grande impazienza— per renderci santi nel compimento abnegato e lieto dei doveri propri dello stato di ciascuno, anche quando a volte risultino monotoni; nel lavoro ordinario svolto con amore, con competenza e spirito di servizio; nell'adempimento gioioso dei nostri doveri di fraternità; nella dedizione generosa a tutte le anime, con spirito universale e apostolico; nell'aspirazione e nell'impegno profusi per illuminare con la luce di Cristo la società umana in cui ci muoviamo. A tal fine, figli miei, mettete ogni impegno nella pratica delle Norme di pietà che cadenzano la nostra giornata, e rammentatevi che in ogni momento, quando ciò che abbiamo tra le mani ci attrae e quando ci affatica, "abbiamo come spettatore Dio Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo", come diceva il nostro Fondatore.

Sentite che cosa raccomandava nostro Padre a un buon numero di figli suoi in occasione di un altro anniversario della fondazione dell'Opus Dei. "Voglio che ti chieda se stai lottando sul serio per far tuo lo spirito d'orazione che ci si esige nell'Opera, e che è frutto del desiderio di stare costantemente in compagnia del Signore; se cerchi —da mattina a sera e da sera a mattina— di stare alla presenza di Dio, chiedendo al Signore la sua grazia e mettendo in pratica i mezzi concreti che nel suo nome ti ho insegnato. La presenza di Dio ti darà rettitudine d'intenzione nel lavoro, gioia in mezzo alle contrarietà, farà nascere in te desideri di servire tutte le anime, ti assicurerà la perseveranza nella vocazione e la salvezza eterna.
Nella nostra vita, il cammino è perfettamente segnalato: non v'è nulla che non sia... scolpito! Non puoi perdere l'orientamento. Se lo smarrisci —concludeva nostro Padre—, è perché lo vuoi tu, è perché non vuoi mettere in pratica i mezzi divini che il Signore ci ha dato affinché siamo santi" [39] .

Nella gioventù e nella maturità

26. Siamo esigenti con noi stessi, figlie e figli miei: tanto più quanto più lungo è il tempo del nostro servizio al Signore nell'Opus Dei. Non permettiamo che il trascorrere degli anni intiepidisca il fervore della prima dedizione. Non è detto che l'amore di Dio debba rifulgere nella maturità con le stesse vampate della giovinezza; deve però mantenersi vivo e vigoroso, come una brace che si consuma in silenzio, magari senza fiammate, ma diffondendo calore intorno a sé ed elevando la temperatura dell'ambiente, con ottimismo: certi sempre che abbiamo fatto il miglior affare per la nostra anima, e consapevoli che molti altri fisseranno lo sguardo sulla nostra condotta, per conoscere meglio Dio e avvicinarsi di più a Lui. Nella Storia dell'Opera —lunga e breve—, quanti esempi di persone —mature, che non conoscevano l'Opera, già avanti negli anni— che tornano a sentire la gioia di Dio nel vedere come si comportano i fedeli giovani della Prelatura! E quanti giovani si scuotono e imprimono una nuova rotta ai loro ideali nell'osservare lo spirito sempre giovane e allegro di coloro che vi hanno trascorso lietamente molti anni al servizio di Dio!
Per questo, noi tutti fedeli della Prelatura, non importa se uomini o donne, giovani o meno giovani, sani o malati, laici o sacerdoti, dobbiamo nutrire un'aspirazione costante alla santità specifica cui Dio ci chiama, ciascuno lungo il suo sentiero; dobbiamo confermarci ogni giorno di più in quest'impegno, senza diminuirne l'esigenza. Aiutatevi gli uni gli altri, figli della mia anima, a essere Opus Dei, con la preghiera, con il buon esempio, con la correzione fraterna. Dobbiamo sentire tutti sulle nostre spalle il dolce peso della responsabilità in ordine alla santità degli altri.

27. Desidero rivolgermi in particolare alle figlie e ai figli miei cui sono affidati incarichi di formazione o di governo nell'Opera, e ai miei figli sacerdoti, che collaborano alla direzione spirituale degli altri membri della Prelatura, ben uniti ai Direttori. Nello stesso tempo, però, mi rivolgo a tutti, perché nell'Opera tutti, ciascuna e ciascuno, siamo pecora e pastore.

Figli miei, non lasciate che nessuno dei vostri fratelli si raffreddi. Aiutatelo con delicatezza materna e con paterna fortezza nel suo cammino di santità. Non permettete che nessuno, per aver abbassato la guardia e aver fatto concessioni alla tiepidezza, si accomodi in una posizione di mediocrità spirituale, caratterizzata da modi di vivere che non si conciliano con i gioiosi doveri inerenti alla nostra vocazione, al cammino di un cristiano che deve agire e parlare in ogni momento in nomine Iesu, con il Signore, nel Signore e per il Signore; e con gli altri, in Lui, con Lui e per Lui.

Siate vigilanti, per accorgervi quando una persona affidata alle vostre cure comincia —per stanchezza, per circostanze inerenti alla sua professione o per qualunque altro motivo— a rallentare il passo del suo itinerario spirituale. Stimolateli a reagire, dando loro il buono spirito dell'Opus Dei senza diminuirne né immeschinirne le esigenze. Sosteneteli nelle difficoltà, agevolate loro il necessario riposo: applicate, insomma, i rimedi che il Signore ci ha stabilito nell'Opera; però non accondiscendete a situazioni che non si conciliano con lo spirito che abbiamo ricevuto da nostro Padre.
Voi comprendete che questa nostra lotta indirizzata a far sì che solo Cristo regni è qualcosa di stupendo e di estremamente attraente. Deve risuonare alle nostre orecchie il grido che nostro Padre ascoltò e ripeté costantemente: "regnare Christum volumus!", vogliamo che Cristo regni sul serio in noi, sull'umanità, su tutta questa terra benedetta, dove ci sono tanti che ancora non lo conoscono e tanti altri che si allontanano da Lui.

Fedeltà alla vocazione

28. Consentitemi di insistere. La nostra vocazione non è uno stato d'animo e non risponde a un'iniziativa semplicemente umana, per quanto nobilissima, di fare qualcosa per Dio e per la Chiesa nel nostro tempo, che non è né migliore né peggiore di altri: ci troviamo, come diceva il nostro Fondatore, in momenti molto buoni per viverli con Dio e con gli altri; pertanto, siamo contenti dell'epoca che la Divina Provvidenza ci ha destinata. Non ci siamo "iscritti" all'Opus Dei —è il Signore che ci ha chiamati—; e non ci siamo impegnati a dare qualcosa di ciò che ci appartiene: l'impegno che ci vincola a Dio è totale e assoluto ed esige il dono della vita. L'Opus Dei è per uomini e donne forti, maturi, non esenti da difetti e da debolezze, ma con sete d'amore. I fedeli della Prelatura non possono agire come dei bambini, che cominciano i loro giochi con grande entusiasmo ma dopo un po' sono già stanchi e magari li abbandonano. Nel "gioco divino del dono di sé" [40] , non c'è posto per i minori d'età, e neppure per chi è così gretto da riservarsi qualcosa per il caso che un giorno volesse volgersi indietro. Ecce ego quia vocasti me! [41] , eccomi, Signore, perché mi hai chiamato! Questa dev'essere la nostra quotidiana risposta: eccomi con i miei desideri di essere santo e con le mie miserie, che cercherò di vincere con la tua grazia; ma la mia volontà è integra, salda, senza incrinature.

La storia dell'Opus Dei nei suoi primi quarantasette anni di vita è la storia della fedeltà di nostro Padre alla missione che Dio gli affidò il 2 ottobre 1928. Dal momento in cui il nostro Fondatore partì per la Casa del Cielo l'Opera è rimasta nelle mani dei suoi figli: nostra è ora la responsabilità di proseguire —con la potente intercessione di nostro Padre— questa missione, nel preciso modo voluto da Dio. Dobbiamo essere come gli apparecchi di alta fedeltà, che recepiscono con estrema sensibilità gli impulsi più leggeri che ricevono e riproducono senza distorsioni le note musicali, le figure, i colori, pienamente conformi con l'originale. O se mi permettete, ora che si fa un gran parlare dei superconduttori, come questi materiali capaci di trasmettere l'energia a grandi distanze riducendo al minimo le perdite; nel nostro caso, anzi, addirittura senza rischiare alcuna perdita, perché nulla si perde nell'attività di colui che lavora con il Signore. Così si deve comportare ciascuno di noi con lo spirito dell'Opus Dei, che non è nostro ma del Cielo. Senza sottrarre neppure un apice alla responsabilità che ci spetta, mi piace una considerazione: che in una maniera analoga a come la Santissima Trinità avrà disposto le cose perché Maria Santissima e il nostro Padre e Signore San Giuseppe, i quali non si separarono mai da Gesù, siano vicini al loro Figlio in tutti i Tabernacoli —così pensava il nostro santo Fondatore—, le Tre Persone Divine vorranno anche che nostro Padre ci sia vicino in ogni momento, per essere e fare l'Opus Dei con noi, poiché fu questa l'unica ragione della sua vita.

29. Figlie e figli miei: per assolvere fedelmente la missione di fare dell'Opus Dei una porzione gioiosa e sana della nuova e definitiva Arca di Salvezza delle anime che è la Chiesa, oltre alla grazia divina — che non ci manca, giacché il Signore ci ricorda con San Paolo che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento [42] - è imprescindibile la virtù dell'umiltà. Per essere superconduttori dello spirito dell'Opera, strumenti autenticamente leali, pienamente fedeli alla nostra vocazione, dobbiamo lottare per essere superumili. Questo è il cammino per non porre ostacoli a Dio, per aprire una strada ampia e scorrevole all'azione santificatrice del Paraclito.

Possa affermarsi di ciascuno di noi —è quanto chiedo ogni giorno con la preghiera e la mortificazione: unitevi a me anche in questo!—, quando giungerà il momento di rendere conto al Signore, che, come nostro Padre, dal momento in cui ricevemmo la vocazione la nostra vita è stata pienamente identificata con l'impegno di compiere questa precisa Volontà di Dio, come figli suoi amatissimi nell'Opus Dei.

Disponibilità piena

30. Al calore di questo significativo anniversario vi invito a meditare di nuovo alcune parole del nostro Fondatore, che sono state molte altre volte tema della nostra orazione personale.
"Siamo stati scelti perché diamo la nostra vita intera, senza riservarci nulla, quali figli carissimi (Ef 5, 1) che servono di tutto cuore (cfr. 1 Sam 12, 20).
Sull'esempio di Gesù che viene a dare la sua vita per noi (cfr. 1 Gv 3, 16), dobbiamo deciderci a rispondere con la medesima generosità con la quale Tommaso muove gli altri Apostoli a seguire Gesù a rischio della vita: andiamo anche noi a morire con lui (Gv 11, 16).

Figli miei, Dio ci insegna ad abbandonarci completamente. Osservate la scena della nascita di Gesù. Tutto, ogni particolare, esprime questo donarsi senza remore: Giuseppe —una storia di eventi duri, mescolati alla gioia di essere il custode di Gesù— mette in gioco il proprio onore, la serena continuità del suo lavoro, la tranquillità del futuro; tutta la sua vita è una pronta disponibilità a ciò che Dio gli chiede. Maria ci si presenta come la serva del Signore (Lc 1, 38) che, con il suo fiat, trasforma la sua vita intera in una sottomissione al disegno divino di salvezza. E Gesù? Basterebbe dire che il nostro Dio ci si mostra come un bambino; il Creatore di tutte le cose ci si presenta nei panni di una piccola creatura, affinché non dubitiamo che è vero Dio e vero Uomo.

Questa scena dovrebbe bastare perché noi uomini ci riempiamo di vergogna e di santi ed efficaci propositi. Dobbiamo impregnarci di questa logica nuova, che Dio ha inaugurato col suo avvento sulla terra. A Betlemme nessuno si riserva nulla. Non vi si sente parlare del mio onore, del mio tempo, del mio lavoro, delle mie idee, dei miei gusti o dei miei soldi. Ogni cosa è posta al servizio del grandioso gioco di Dio con l'umanità: la Redenzione. Deposta la nostra superbia, diciamo ora al Signore, con tutto l'amore di un figlio: ego servus tuus, ego servus tuus, et filius ancillae tuae (Sal 115, 16); io sono tuo servo, io sono tuo servo, il figlio della tua ancella, Maria: insegnami a servirti" [43] .

Nel considerare ancora una volta la bellezza della nostra vocazione divina e nel renderci conto che a volte non abbiamo corrisposto con una generosità totale, cresce in ciascuno di noi la voglia di esclamare, proseguendo la preghiera di nostro Padre: dirupisti vincula mea [44] , Signore, hai spezzato le catene che mi trattenevano lontano da te. Per questo, tibi sacrificabo hostiam laudis [45] , ti offro la mia vita intera in unione con l'oblazione di tuo Figlio sulla Croce, costantemente rinnovata nella Santa Messa, et nomen Dei invocabo [46] , e diffonderò il tuo nome in ogni luogo.

31. Che bella occasione ci offre questa ricorrenza per ringiovanire nel profondo di noi stessi, per ripulirci, se fosse necessario, dalla polvere che forse ha offuscato la limpidezza della nostra vocazione! La grazia è capace di ridare freschezza di gioventù alla nostra esistenza, sempre, per quanti anni siano trascorsi, purché siamo fedeli nelle piccole cose di ogni giorno. Si concreta così anche la ricetta trasmessaci da nostro Padre —e non ve ne sono altre!— per farci santi: la cura amorosa nel seguire Gesù nelle cose di ogni giorno, nei doveri di ogni istante; una sollecitudine che, lungi dall'essere monotona, si trasforma in un lieto canto di lode a Dio e ci dà interesse per tutte le vie degli uomini e delle donne, nostri uguali. Ascoltiamo la lezione costante che il nostro Fondatore ci ripeteva con i fatti e con le parole: "Nel corso della vita, se ci muove l'Amore, quanti particolari troveremo che possiamo curare, quante occasioni per rendere un piccolo servizio, da quante contrarietà —senza importanza— sapremo trarre profitto! Piccole cose che costano e che si offrono per un motivo concreto: la Chiesa, il Papa, i tuoi fratelli, tutte le anime.

Figli miei, ve lo torno a ripetere: avremmo sbagliato strada se disprezzassimo le cose piccole. A questo mondo ogni cosa grande è somma di cose piccole. Concentratevi sulle cose piccole, prestate attenzione ai particolari. Non è ossessione, non è mania: è amore, amore verginale, senso soprannaturale costante, e carità. Siate sempre fedeli nelle cose piccole per Amore, con rettitudine d'intenzione, senza aspettarvi un sorriso quaggiù sulla terra, né uno sguardo di riconoscenza" [47] .

La fedeltà nelle cose piccole, figlie e figli miei, farà possibile la fedeltà grande che tutti desideriamo, e ci trasformerà in "seminatori di pace e di gioia" per tutte le strade del mondo, che renderemo divine portando con noi il buono spirito dell'Opus Dei.

Fare l'Opus Dei

32. Oltre a rafforzare in noi l'obbligo di fare apostolato, che coinvolge ogni cristiano per il fatto irripetibile di aver ricevuto l'unico battesimo [48] , la vocazione all'Opus Dei costituisce un motivo nuovo che ci sprona a svolgere una profonda attività apostolica. Le persone con cui entriamo ogni giorno in contatto, per motivi professionali, familiari, sociali ecc. —dalle quali abbiamo tante cose da imparare—, aspettano anche che insegnamo loro a santificarsi nelle circostanze ordinarie della vita, e non possiamo defraudarle. Siamo stati chiamati da Dio a fare l'Opus Dei con l'esempio e con la parola, e nessuno può sentirsi esentato da questo lietissimo dovere, che è nel contempo un diritto inalienabile.
Non perdiamo mai, figli miei, la viva consapevolezza di essere impegnati in un'impresa appassionante, destinata a influire in modo decisivo nella storia dell'umanità. Dobbiamo sentirci tutti mossi da quest'unico motivo, con l'allegria di essere figli di Dio e con un nobile e contagioso ottimismo soprannaturale e umano, rammentando che in qualsiasi ambiente, in ogni luogo onesto in cui operano gli uomini nostri fratelli, lì dobbiamo stare anche noi; e starci con pieno diritto, per condividere i comuni sforzi e porre Cristo al vertice di tutte le attività umane.

33. E come faremo l'Opus Dei? "Lottando per essere noi stessi Opus Dei", non mi stanco di ricordarvi con un'espressione coniata da nostro Padre. Per assolvere questa missione divina dobbiamo accenderci di zelo apostolico, dobbiamo vedere nelle persone che ci stanno attorno altrettante anime: anime da salvare, corredimendo con Cristo. In altri termini, dobbiamo svolgere un'attività apostolica che non conosce pause o esitazioni, perché è —deve essere!— come il battito del cuore di Gesù, che echeggia in quanti sono a Lui uniti con vincoli di amore.

Nostro Padre reagiva sempre con prontezza ed energia di fronte agli sterili lamenti motivati dal fatto che —come si dice spesso— nel mondo le cose vanno male. C'è sempre stato molto male nel mondo, perché il demonio, come diceva nostro Padre, "non si prende vacanze", e perché la nostra carne è debole. Tuttavia, se in un momento storico o in un paese determinato le difficoltà sono maggiori, il Signore dona più grazia. Quando si ama nessuna scusa vale a darsi per vinti. Pertanto, anche quando in casi concreti una tale diagnosi appariva senz'altro corretta, il nostro Fondatore insisteva che Cristo è venuto a guarire i suoi figli e che la sua dottrina è eternamente salvatrice e vivificatrice.

Anche per questo motivo nostro Padre ci diceva, con realismo soprannaturale e umano, che, nel vedere le sue figlie e i suoi figli immersi nelle occupazioni terrene al fine di portarle a Dio, vedeva Cristo adolescente, Cristo nella maturità, Cristo che lavora, Cristo che si stanca, Cristo che si riempie di gioia perché conversa con gli amici... Figlie e figli miei, questo mondo, che è di Dio, lo conquisteranno coloro che sapranno vivere nella gioia lo spirito di Dio; e tra questi eletti dev'esserci ciascuno di noi, tu e io; ci riusciremo se ci sentiamo del tutto coinvolti nell'impresa più suggestiva che si possa immaginare: riempire, con Cristo, tutto questo nostro mondo, senza eccettuare alcuna occupazione moralmente onesta, dell'amore di Dio.

Vi ho scritto tempo fa, e torno a ripetervelo ora, che non possiamo considerare i primi anni dell'Opera come un'età dell'oro da rievocare, sì, con affetto, ma anche con la nostalgia di ciò che è inesorabilmente passato. Benché sia certo che l'epoca fondazionale si è chiusa con il transito al Cielo di nostro Padre, è altrettanto chiaro che restiamo sempre agli inizi: in qualunque posto ci sia un lavoro umano da santificare, lì il Signore ci sollecita a portare lo spirito dell'Opus Dei come un lievito divino, per trasformare in operatio Dei, in lavoro di Dio, le realtà umane. Per i figli di Dio nella sua Opera, ogni giornata che comincia è —lasciate che ve lo ripeta, parafrasando nostro Padre— una nuova opportunità di comporre con la prosa quotidiana il grande poema epico del nostro amore a Dio.

34. La Prelatura, inoltre, deve stabilirsi ancora in moltissimi Paesi, che ci stanno aspettando, e deve continuare a radicarsi in tutti i luoghi dove già si trova. Raccomandate a Dio specialmente le Nazioni dove si è ancora nella prima tappa degli inizi, e i nuovi territori dove si è appena avviata o potrebbe avviarsi molto presto in modo stabile la nostra attività apostolica: il Camerun, in Africa; Macao e la Corea, in Asia; la Repubblica Dominicana e il Canada Occidentale, in America; la Norvegia e la Danimarca, in Europa; la Nuova Zelanda...
Comprendo perfettamente la divina avventura che inebriava di gioia l'anima di nostro Padre: i suoi desideri, i suoi aneliti, i suoi sogni, la sua pazzia d'Amore per l'Amore che elargiva a ogni creatura; e capisco molto bene come riuscisse ad attualizzare, con la sua condotta e con perseveranza, l'ecce ego, eccomi Signore, per fare ciò che tu vorrai.

Con lo spirito degli inizi

35. Il sessantesimo anniversario è un'eccellente occasione che il Signore ci offre per rammentare che dobbiamo sempre camminare con lo spirito stimolante e pieno di novità degli inizi: lo spirito con cui il 2 ottobre 1928 il nostro Fondatore ha affrontato l'impresa che Dio gli affidava, e che faceva di lui la persona più felice del mondo per la fiducia che il nostro Padre del Cielo gli ha sempre dimostrato; la stessa fiducia che dimostra a noi, a te e a me, che pure ci vediamo tanto distanti dal modello così buono e accessibile del nostro Fondatore. Senza propormi di essere esaustivo, voglio ricordarvi qualche punto concreto da tenere ben presente per fare fedelmente l'Opera di Dio sulla terra.

Come del Patriarca Abramo, si potrebbe dire anche del nostro Fondatore che contra spem in spe credidit [49] , credette contro ogni speranza, fidandosi pienamente della parola di Dio. Una tale sicurezza soprannaturale che l'Opera avrebbe trovato compimento, confermata dal Signore in molte e diverse occasioni, sottintende però un esercizio abituale ed eroico della fede da parte di nostro Padre. Senza piegarsi mai di fronte alle difficoltà —oggettive e umanamente enormi— che gli si presentavano, svolse il suo incarico senza esitazioni. Inter medium montium pertransibunt aquae [50] : così lo aveva confortato il Signore il 12 dicembre 1931, quando gli ostacoli che si frapponevano allo sviluppo dell'Opera erano davvero imponenti. E con la fortezza di Dio e la fede del nostro Fondatore —una fede che noi suoi figli dobbiamo ora impersonare fino alla fine dei tempi—, le acque passarono atraverso le montagne, superando tutte le difficoltà, che non mancheranno mai.

36. Questo dev'essere il nostro atteggiamento nel portare avanti l'apostolato personale e gli incarichi che l'Opera ci affida. Saldi e fiduciosi nel potere di Dio, con spirito d'iniziativa e mentalità pionieristica, dobbiamo lanciarci ad aprire nuovi canali attraverso i quali lo spirito dell'Opus Dei possa portare negli ambienti più diversi la linfa soprannaturale che è in grado di vivificare tutte le occupazioni oneste. Non è lecito diluire la responsabilità personale, propria di ciascuno, scaricandola sui Direttori o su una presunta struttura. Nostro Padre affermava che l'Opera è "un'organizzazione disorganizzata", e ciò comporta che ai membri della Prelatura non deve mai mancare la spontaneità personale, quando si tratta di proporre e di condurre avanti le attività apostoliche. L'organizzazione dell'Opera non impone schemi rigidi o ristretti; al contrario, per sua natura stimola e favorisce in ciascuno una grande libertà di movimento, non solo nel campo professionale, in quello politico, ecc., ma anche nell'ambito vastissimo delle iniziative apostoliche personali. E non possiamo scordare che una donna dell'Opus Dei, un uomo dell'Opus Dei, debbono essere apostoli in ogni momento, senza soluzione di continuità.

Un'altra caratteristica del lavoro apostolico di nostro Padre, intimamente connessa con la precedente, è l'assoluta povertà in mezzo alla quale diede avvio all'Opera. Con il bagaglio umano dei suoi ventisei anni e del suo buonumore —non possedeva nient'altro— si lanciò a compiere la Volontà divina, con la piena convinzione che non gli sarebbe mancato l'aiuto di suo Padre Dio. Dinanzi a un'iniziativa non lo fermava mai la carenza di mezzi economici, se vi vedeva la Volontà divina.

37. Nel 1939, quando ormai si intravedeva imminente la fine della guerra civile spagnola e, perciò, si avvicinava il momento di riprendere in maniera più organica l'attività apostolica a Madrid, il nostro Fondatore scrisse ai suoi figli delle parole che costituiscono una prova della sua fede gigantesca, in mezzo alla povertà più estrema. Egli si trovava in quel momento sprovvisto di qualsiasi risorsa materiale che potesse sostenere l'avvio della nuova tappa che si apriva dinanzi ai suoi occhi di apostolo: non possedeva né salute —seriamente compromessa nei mesi precedenti—, né denaro, né appoggi umani... Noi suoi figli non eravamo allora che un piccolo gruppo, dovevamo organizzare la nostra vita professionale e ci trovavamo dispersi per tutto il Paese. Nulla di tutto ciò valse a far indietreggiare nostro Padre: si appoggiava sulle ricchezze del Signore, e non dubitava di poterle ottenere per donarle alle anime, purché ci fosse corrispondenza da parte nostra.
Così ci scriveva allora: "Otterremo i mezzi e non ci saranno ostacoli, se ciascuno fa di se stesso a Dio nell'Opera un dono perfetto, reale, operativo ed efficace.
C'è dono di sé, quando si vivono le Norme; quando coltiviamo una pietà solida, la mortificazione quotidiana, la penitenza; quando cerchiamo di non perdere l'abito del lavoro professionale, dello studio; quando abbiamo sete di conoscere sempre meglio lo spirito del nostro apostolato; quando la discrezione —né misteri né segreti— è compagna del nostro lavoro... E, soprattutto, quando vi sentite uniti, attraverso una speciale e continua Comunione dei Santi, a tutti coloro che formano la vostra famiglia soprannaturale.

Frutti gustosi del dono di sé sono l'amore e l'adesione al Capo dell'Opera, manifestati con preghiera e mortificazioni quotidiane per la persona e intenzioni di vostro Padre: la facilità con cui vi accorgerete di adempiere ai vostri regolamenti e alle Norme, quando penserete all'aiuto che vi prestano i vostri fratelli e a come voi smettete di prestarlo loro se non siete fedeli: lo zelo per il proselitismo, che vi consumerà le viscere: il posporre la vostra famiglia naturale —senza toglierle nulla di ciò che le è dovuto— alla vostra famiglia soprannaturale: l'onore del vostro nome e del vostro prestigio sociale e professionale gioiosamente messi in gioco —senza limiti— al servizio di Dio nella sua Opera: le vostre risorse economiche donate senza riserve: tutta la vostra vita —intelletto, cuore, attività— avviata sull'unico cammino, quello del compimento della Santa Volontà di Dio, felici di sacrificarvi purché l'Opera sia una realtà nel mondo, e a Dio ne venga ogni gloria.

Vedete, dunque, come con il dono di voi stessi non c'è difficoltà che possa scuotere il vostro ottimismo" [51] .

38. Oggi come allora, e sempre, dobbiamo mettere in pratica questo medesimo spirito, perché identico è il cammino, identico l'orizzonte, identica la richiesta di Dio ai suoi figli. Nei posti dove si sta cominciando, e in quelli dove si lavora già da molti anni, occorre arrivare a molta più gente —milioni di anime ci aspettano!— in questo lavoro di impiantazione del Vangelo nella società che portiamo avanti nel modo specifico che ci compete. Abbiamo bisogno —Gesù ha bisogno, la Chiesa ha bisogno!— di molti più strumenti apostolici, che dobbiamo ottenere con il nostro lavoro e anche con l'aiuto generoso di Cooperatori e amici, e di molte altre persone dal cuore grande. Dobbiamo cercarli senza impazienza, senza perdere mai la pace, certi che omnia in bonum! [52] , ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio, e che il Signore ce li concederà se noi confidiamo in Lui e mettiamo quanto è alla nostra portata. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta [53] .

Da parte nostra, oltre a lavorare molto e bene, con rettitudine d'intenzione, dobbiamo mantenere il cuore distaccato: mettere al servizio di Dio e delle anime i beni terreni di cui disponiamo, senza preoccuparci quando ci vengano a mancare le risorse.

Compito di tutti

39. Agli inizi dell'Opus Dei, nostro Padre si dedicava con abnegazione e impegno speciali alla formazione di molte ragazze e molti ragazzi, mentre nel contempo si preoccupava di persone di tutti gli ambienti. Inaugurava così un'attività apostolica basilare, che noi tutti fedeli della Prelatura dobbiamo considerare come "la pupilla dei nostri occhi" e alla quale tutti dobbiamo collaborare —ciascuno secondo la situazione che gli è propria—, poiché è assolutamente necessaria per la vitalità e lo sviluppo dell'Opera.
"Questo è il cammino e non ve ne sono altri", assicurava nostro Padre. "Insistete nella vostra orazione personale perché il Signore vi faccia comprendere e amare questa realtà; insegnatelo ai vostri fratelli e alle vostre sorelle. Dobbiamo chiedere alla Santissima Vergine e ai Patroni di quest'attività apostolica —San Raffaele e San Giovanni Apostolo— l'aiuto del Cielo affinché tutti comprendiamo la necessità urgentissima e assoluta, senza eccezioni di alcun tipo, di cominciare e di continuare —senza soluzione di continuità, senza lacune— questo lavoro apostolico, che è fondamentale, e del buon fondamento deve possedere tutte le caratteristiche" [54] .
D'accordo quindi con questo modo di fare del nostro Fondatore, l'attività apostolica con la gioventù deve precedere, accompagnare e seguire ogni altra, sia che si tratti di impiantare il fenomeno pastorale dell'Opus Dei in nuovi paesi o città, sia che si voglia dare nuovo vigore alle iniziative già intraprese. A nessuno è lecito rimanere al margine di quest'appassionante attività apostolica, dalla quale dipendono in larga misura l'estensione e la vitalità del servizio che la Prelatura presta alla Chiesa.

40. Le figlie e i figli miei che si dedicano in modo più diretto a quest'attività devono ravvivare in se stessi il desiderio di ampliare costantemente le iniziative formative che le sono proprie: i corsi di formazione ascetica e dottrinale, nei quali i partecipanti assimilano i punti fondamentali della dottrina cattolica e dello spirito dell'Opera; le lezioni, le meditazioni, in cui imparano a essere anime d'orazione e di Eucaristia; le visite ai poveri della Vergine, che aprono il cuore alle necessità del prossimo e stimolano la generosità; la catechesi, che rafforza in loro l'aspirazione di diffondere la dottrina cristiana... L'ampiezza che queste iniziative apostoliche, perenni ed essenziali, raggiungono, costituisce un buon indicatore della profondità e dell'estensione con cui lo spirito dell'Opera —che tende a contagiare amici, compagni, padri e madri dei ragazzi e delle ragazze direttamente interessati— si sta radicando in una regione o in un paese.

41. Anche i fedeli della Prelatura che hanno ormai alle spalle gli anni della giovinezza devono mantenere accesa l'aspirazione a dare il proprio contributo in questo campo. Modi ce ne sono molti, moltissimi: mettere in contatto i propri figli e i figli degli amici con quest'attività, collaborare alla promozione di iniziative, fornire gli strumenti materiali necessari, prestare un aiuto diretto quando si tratti di dare una lezione o di organizzare un ciclo di conferenze... L'elenco, come capite bene, non si ferma certo qui, perché dallo slancio apostolico di ciascuno potranno scaturire le iniziative più diverse.
I sacerdoti incardinati nella Prelatura, e quelli che si associano per vocazione divina alla Società sacerdotale della Santa Croce, troveranno nello svolgimento del proprio ministero pastorale mille occasioni di collaborare in questo compito meraviglioso. Quando si porta nel profondo del cuore questa preoccupazione, le maniere di essere presenti nell'attività formativa con i giovani sgorgano spontaneamente.

E, com'è logico, innanzitutto dobbiamo tutti porre, al servizio di Dio e delle anime, una preghiera e una mortificazione costanti. Dobbiamo, sull'esempio di nostro Padre, guardare al Maestro, che freme pieno di sete d'apostolato alla vista della messe dei campi di questa terra. Com'era ardente l'orazione che si levava dall'anima di nostro Padre nel percorrere con Gesù i cammini divini della terra! Magari tu e io potessimo dire tutti i giorni che abbiamo profuso tutti i mezzi per essere seminatori della parola di Dio! E voglia il Cielo che, come chicchi di grano impregnati del Sangue della Mano piagata del Seminatore, ci decidiamo a seppellirci per il bene di questa messe ricchissima, che il Signore vuole si riempia del Sole della grazia!

Ricorrere alla Madonna

42. Figlie e figli miei, prima di concludere queste pagine voglio ripetervi ancora che dobbiamo trascorrere quest'anniversario molto vicini alla Santissima Vergine. In molti luoghi saremo ancora nell'Anno Mariano: approfittate di questa festa per chiedere alla Madonna, con insistenza filiale: Madre, rendici mariani quanto lo è stato il nostro Fondatore, in modo che anche di ciascuna delle sue figlie e di ciascuno dei suoi figli dell'Opus Dei, di tutti i tempi, si possa dire: ama la Madonna alla follia!

Vi è già stato comunicato che in tutti i Centri della Prelatura si terrà un triduo eucaristico di preparazione, con Esposizione solenne del Santissimo dove sarà possibile, e con la recita o il canto del Te Deum, com'è abituale negli anniversari delle date fondazionali. Inoltre ogni fedele della Prelatura, nei giorni intorno al 2 ottobre, procurerà di fare una visita a un santuario della Madonna, per esternare a nostra Madre la gratitudine dei suoi figli dell'Opus Dei e per chiederle che continui a effondere la sua protezione sull'Opera, come ha fatto fino a oggi. Questo pellegrinaggio mariano, come le altre visite che la pietà personale detterà a ciascuno, si trasformerà in una nuova occasione apostolica se invitate i vostri amici e colleghi di lavoro ad accompagnarvi nel vostro ringraziamento.

43. Nel corso di queste visite mariane chiedete a nostro Signore, per la mediazione di Maria, Madre e Regina dell'Opus Dei, che si conservi intatto nella Prelatura, fino alla fine dei tempi, il carisma soprannaturale che spinse il nostro carissimo Padre ad aprire, sessant'anni fa, "i cammini divini della terra". Ripetete molte volte le giaculatorie che fanno parte della storia dell'Opus Dei e riassumono i nostri desideri di servire la Chiesa, secondo il modo specifico voluto da Dio per la Prelatura: Cor Mariae dulcissimum, iter para tutum! Cor Mariae dulcissimum, iter serva tutum!

44. Ricorrete anche a nostro Padre, affidandogli —specie in quel giorno— i vostri desideri sinceri di santificare il lavoro, di santificarvi per mezzo del lavoro, e di insegnare agli altri a santificarsi prendendo spunto dalle circostanze della loro attività professionale, in modo tale da essere figli suoi fedelissimi. E, non mi vergogno a scriverlo, poiché tante volte lo ha ripetuto il nostro Fondatore: siatemi molto vicini! Molto uniti! Ne ho bisogno per portare con garbo il peso santo, divino, dell'Opus Dei. Pertanto, riprendendo le raccomandazioni che il nostro Fondatore ci ha rivolto nell'arco di tutta la sua vita, e con speciale intensità nei suoi ultimi anni, torno a dirvi: "pregate insistentemente per le intenzioni del Padre, perché così facendo chiedete per tutto ciò che interessa a ciascuno!"

Con tanto affetto, con la benedizione del nostro santo e caro Fondatore, vi benedice


vostro Padre
Alvaro

Roma, 8 settembre 1988,
Natività della Madonna.

[1] 1. Cfr. Sal 40, 6; Tb 12, 21.

[2] 2. Sal 106, 1.

[3] 3. Sal 149, 1.

[4] 4. Josemaría Escrivá, Meditazione, 11-X-1964.

[5] 5. Josemaría Escrivá, Omelia, 2-X-1968.

[6] Ibid.

[7] Cfr. Ap 22,2.

[8] 8. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 12.

[9] 9. Ibid.

[10] 10. Cfr. San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses 16, 12: PG 33, 934.

[11] 11. Josemaría Escrivá, Lettera, 11-III-1940, n. 30.

[12] 12. Concilio Vaticano II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 1.

[13] 13. Paolo VI, Chirografo, 1-X-1964.

[14] 14. "Illos quod Deus ad aliquid eligit, ita praeparat et disponit ut ad id ad quod eliguntur, inveniantur idoneos" (San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae III, q. 27, a. 4).

[15] 15. Josemaría Escrivá, Lettera, 11-III-1940, n. 32.

[16] 16. Josemaría Escrivá, Lettera, 6-V-1945, n. 5.

[17] 17. Josemaría Escrivá, Omelia, 2-X-1968.

[18] 18. Pio XII, Lett. enc. Ecclesiae fastos, 5-VI-1954.

[19] 19. Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 41.

[20] 20. Mt 5,48.

[21] 21. Josemaría Escrivá, Lettera, 11-III-1940, n. 25.

[22] 22. 1 Cor 7,20.

[23] 23. Josemaría Escrivá, Lettera, 11-III-1940, n. 31.

[24] 24. Giovanni Paolo II, Cost. apost. Ut sit, 28-XI-1982, proemio.

[25] 25. Josemaría Escrivá, Meditazione, 2-X-1964.

[26] 26. Rm 10, 12-13.

[27] 27. Is 43, 1.

[28] 28. Josemaría Escrivá, Istruzione, 19-III-1934, nn. 47-49.

[29] 29. Josemaría Escrivá, Lettera, 11-III-1940, n. 76.

[30] 30. Ibid.

[31] 31. Gv 14, 6.

[32] 32. Cfr. 1 Tm 2, 5.

[33] 33. "Cristo dunque è il modello sulla via di questa -imitazione di Dio-. Nello stesso tempo è Lui solo che rende realizzabile questa imitazione, quando, mediante la redenzione, ci offre la partecipazione alla vita di Dio. A questo punto Cristo diventa non solo il modello perfetto, ma il modello efficace. Il dono, cioè la grazia della vita divina, per opera del mistero pasquale della redenzione diventa la radice stessa della nuova somiglianza con Dio in Cristo, e dunque è anche la radice dell'imitazione di Cristo come modello perfetto" (Giovanni Paolo II, Allocuzione nell'Udienza generale, 17-VIII-1988).

[34] Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 40.

[35] 35. Josemaría Escrivá, Lettera, 6-V-1945, n. 10.

[36] 36. Cfr. 1 Pt 2, 21.

[37] 37. Josemaría Escrivá, Lettera, 14-IX-1951, n. 37.

[38] 38. "Non enim contemplationis gratia summis datur et minimis non datur, sed saepe hanc summi, saepe minimi, saepius remoti, aliquando etiam coniungati percipiunt. Si ergo nullus est fidelium officium, a quo possit gratia contemplationis excludi, quisquis cor intus habet, illustrari etiam lumine contemplationis potest" (San Gregorio Magno, In Ezechielem homiliae 2, 5, 19: PL 76, 996).

[39] 39. Josemaría Escrivá, Meditazione, 2-X-1956.

[40] 40. Josemaría Escrivá, Lettera, 14-II-1974, n. 5.

[41] 41. 1 Sam 8, 9.

[42] 42. Fil 1, 6.

[43] 43. Josemaría Escrivá, Lettera, 14-II-1974, n. 2.

[44] 44. Sal 115, 16 (Vg).

[45] 45. Ibid., 17.

[46] 46. Ibid.

[47] 47. Josemaría Escrivá, Lettera, 24-III-1930, n. 18.

[48] 48. Cfr. Ef 4, 5.

[49] 49. Rm 4, 18.

[50] 50. Sal 103, 10 (Vg).

[51] 51. Josemaría Escrivá, Lettera circolare, 9-I-1939.

[52] 52. Cfr. Rm 8, 28.

[53] 53. Mt 6, 33.

[54] 54. Josemaría Escrivá, Meditazione, 5-III-1963.

Romana, Nº 7, Luglio-Dicembre 1988, pag. 253-275.