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Intervento del Gran Cancelliere del Centro Accademico Romano della Santa Croce nel II Congresso Internazionale di Teologia Morale, nell'apertura della sessione del 10-XI-1988.

L'odierna Sessione del Congresso è dedicata a un argomento di grande importanza per la vita della Chiesa: i rapporti tra gli insegnamenti dell'enciclica Humanae vitae e la coscienza morale. Essendo già stata studiata nella Sessione precedente la competenza del Magistero ecclesiastico in moribus , vorrei esporre adesso alcune riflessioni sulla dignità e i compiti della coscienza, e particolarmente sull'atteggiamento proprio della coscienza cristiana nei confronti di coloro che, in virtù della missione ricevuta da Cristo, ripropongono lungo i secoli il messaggio salvifico.

Prima considerazione

La coscienza è un tema di perenne interesse per la riflessione morale. La coscienza costituisce infatti "il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio" [1] . Ad essa hanno dedicato grande attenzione la letteratura patristica e la riflessione teologica, facendo tesoro degli abbondanti spunti contenuti nella Sacra Scrittura. Com'è noto, anche se solo San Paolo fa un uso frequente del termine coscienza (sineídesis), sia l'Antico Testamento che il Nuovo si servono di termini analoghi —come "cuore", "saggezza", "prudenza", ecc.— per esprimere importanti verità concernenti la coscienza morale.

A questi motivi d'interesse oggi se ne aggiungono altri. Sappiamo che da qualche lustro un diffuso movimento di soggettivizzazione della morale ha voluto autopresentarsi quale naturale sviluppo della dottrina cattolica sulla coscienza [2] . Tale corrente di pensiero e di opinione ha insediato nella soggettività individuale un tribunale autonomo e supremo, davanti al quale dovrebbero venir citati e giudicati, senza possibilità di appello, gli insegnamenti della Chiesa, specialmente quelli che riguardano l'etica. Tale tribunale, elevato alla categoria di locus theologicus originario e quasi esclusivo, è stato denominato coscienza, senza tener conto che la Chiesa è stata istituita da Cristo ed è assistita costantemente dallo Spirito Santo per illuminare la coscienza dei fedeli e di tutti gli uomini di buona volontà, attraverso l'annuncio della verità che tutti gli uomini sono tenuti a cercare e ad ossequiare [3] . Sono queste le circostanze che rendono oggi particolarmente necessaria ed urgente la riflessione teologica sulla coscienza morale.

Seconda considerazione

E' classica nella Teologia la distinzione fra la coscienza attuale e la coscienza abituale. La prima è il giudizio sull'atto particolare, la seconda è la conoscenza abituale delle norme etiche e dei primi principi morali, conoscenza alla luce della quale è giudicato l'atto particolare. Come spiega S. Tommaso, l'abito è principio dell'atto, perciò lo stesso nome di coscienza viene attribuito a volte anche all'abito naturale, cioè alla sinderesi [4] . Tanto la Sacra Scrittura quanto i Padri si riferiscono spesso alla coscienza in maniera globale, comprendendo sia il giudizio di coscienza sia gli abiti che in tale giudizio intervengono.

Considerando la coscienza in maniera globale, Giovanni Paolo II parla di "una duplice redazione della legge morale: quella che si trova scritta nelle tavole del Decalogo e nel Vangelo, e quella che si trova scolpita nella coscienza morale dell'uomo" [5] . Secondo l'insegnamento di San Paolo, coloro che non conoscono la legge morale rivelata da Dio, "sono legge a se stessi", in quanto "mostrano scritta nei loro cuori la realtà della legge, poiché ad essa rendono concorde testimonianza la loro coscienza e quei pensieri che, succedendosi a vicenda, ora li accusano ora li difendono" [6] .
Le verità etiche naturali, che trovano il loro compimento nell'amore di Dio e del prossimo, sono state ripristinate e rafforzate nella coscienza umana, oltre che arricchite con nuovi contenuti dalla lex caritatis, riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato [7] ; ecco perché San Paolo può affermare che la sua coscienza "dà testimonianza nello Spirito Santo" [8] . Nella coscienza cristiana si attua pienamente l'evento di grazia annunciato da Geremia: "Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" [9] .

La norma morale non è quindi un'espressione arbitraria della volontà di Dio esterna e dialetticamente contrapposta alla libertà dell'uomo. La norma morale è innanzitutto e soprattutto verità morale e salvifica. Essa è anche verità interna all'uomo, e non solo interiorizzata. E' interiore in senso ontologico, perché la norma morale esprime la verità sul bene e sulla salvezza della persona umana; ed è interiore anche in senso epistemologico, perché è scritta nel cuore dell'uomo, nella coscienza morale dell'umanità [10] .
Ma la dignità della coscienza morale scaturisce propriamente dal fatto che la verità trovata dall'uomo nel suo cuore è "una legge che non è lui a darsi (...). L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore: obbedire ad essa è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato" [11] . Anche San Paolo esprime, per quanto riguarda il fondamento della normatività della coscienza, un concetto analogo a quello testé indicato con parole del Concilio Vaticano II. Infatti, solo dopo aver spiegato ai Romani che l'autorità politica risponde ad un disegno divino, e che quanti ad essa resistono si oppongono in realtà all'ordine stabilito da Dio, afferma che "è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza" [12] . La dignità della coscienza morale è dunque molto grande, giacché attraverso di essa può risuonare all'interno dell'uomo la voce di Dio. "In questo, non in altro, sta tutto il mistero e la dignità della coscienza morale: nell'essere cioè il luogo, lo spazio santo nel quale Dio parla all'uomo" [13] . L'assolutezza e l'inviolabilità della coscienza scaturiscono dal fatto che in essa l'uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina, "che egli è tenuto a seguire in ogni sua attività, per arrivare a Dio, suo fine" [14] .

Terza considerazione

3. Quanto abbiamo detto finora sulla coscienza, pur essendo vero, è ancora incompleto. La Rivelazione non ci autorizza ad identificare sempre e assolutamente la voce della coscienza con la voce di Dio. La coscienza e il cuore dell'uomo sono, sì, la voce del dovere morale, ma sono anche realtà personali, proprie di ogni individuo, espressione immediata e profonda della propria volontà e della propria personalità morale.

Come l'uomo stesso, la coscienza può essere vera e può anche errare, e perciò nella Sacra Scrittura la coscienza è definita "buona", "cattiva", "debole", "pura", "impura", ecc. San Paolo ringrazia Dio perché serve con coscienza pura come i suoi antenati [15] ; esorta i diaconi a conservare il mistero della fede in una coscienza pura [16] , e incoraggia il carissimo Timoteo perché combatta la buona battaglia con fede e buona coscienza [17] . Invece, dei contaminati e degli infedeli afferma San Paolo che la loro mente e la loro coscienza sono contaminate [18] , ed esorta gli Ebrei ad accostarsi alla pienezza della fede con il cuore purificato dalla cattiva coscienza [19] . Nel capitolo ottavo della Prima Lettera ai Corinzi l'Apostolo offre precise indicazioni sul modo di comportarsi, a proposito delle carni sacrificate agli idoli, nei confronti di coloro che hanno una coscienza debole [20] ; D'altra parte, la durezza e infedeltà di cuore è un argomento ricorrente sia nell'Antico Testamento che nel Nuovo [21] , e Cristo spiega ai discepoli che è dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, che escono i pensieri cattivi, fornicazioni, furti, omicidi, ecc [22]. . Il Signore parla altresì dell'adulterio commesso nel cuore [23] .

La coscienza e il cuore dell'uomo dunque non sono sempre buoni. Negli Atti degli Apostoli leggiamo addirittura che il cuore dell'uomo arriva ad opporre resistenza allo Spirito Santo [24] , e il profeta Osea afferma che il cattivo di cuore si scandalizzerà delle vie del Signore [25] . Sant'Agostino si domanda: che significa cattivo di cuore? E risponde: "Significa avere il cuore non retto, tortuoso. Chi è cattivo di cuore pensa che tutte le cose dette da Dio siano menzogne; ritiene fatto male tutto ciò che Dio ha fatto; lo disgustano tutti i giudizi di Dio, specialmente quelli che condannano la sua condotta; si siede e discute sulle -cattive intenzioni di Dio- in quanto esse non sono conformi ai suoi desideri. Chi ha il cuore non retto non solo non si adegua alla volontà di Dio, ma pretende che Dio si abbassi fino a lui" [26] .

Dobbiamo quindi concludere che la coscienza morale può errare. Può errare senza colpa, a causa della difficoltà di una situazione o di un problema particolare, e può errare a causa di una colpa o negligenza leggera. Ma l'uomo può anche usare male della coscienza, può essere infedele alla più profonda verità del cuore, può non voler ascoltare la voce di Dio. Può addirittura voler fare della coscienza il tribunale dove vengono giudicate e condannate le "intenzioni di Dio" non conformi ai propri desideri. In questo modo, l'uomo può spezzare "il vincolo più profondo che lo stringe in alleanza con il Creatore" [27] e può fare della propria coscienza "una forza distruttrice della sua umanità vera, anziché il luogo santo ove Dio gli rivela il suo bene" [28] .

Quarta (e ultima) considerazione

L'esperienza umana della cattiva coscienza e del cuore indurito ci fa capire che la dignità della coscienza affida all'uomo un compito morale da realizzare: il compito fondamentale di formare la propria coscienza. Lo scopo della formazione della coscienza è, con parole della Lettera agli Efesini, che il soggetto diventi "uomo maturo, al livello di statura che attua la pienezza del Cristo. Così non saremo più bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina (...). Praticando, invece, la verità nella carità crescendo sotto ogni aspetto fino a lui che è il capo, Cristo" [29] .

Il problema della coscienza è fondamentalmente un problema di verità: "veritatem facientes in caritate". Sono testimone personale di come queste parole di San Paolo furono tantissime volte oggetto di profonda meditazione da parte del Servo di Dio Mons. Escrivá de Balaguer. Voleva insegnare a coloro che aveva attorno a sé, da una parte, a comprendere, a scusare, a perdonare, "veritatem facientes in caritate, sapendo difendere la verità senza ferire" [30] e, d'altra parte, ad amare la verità, "anche se la verità ti costasse la morte" [31] . L'amore della verità è il punto di partenza per la formazione della coscienza morale. Tale amore deve superare una malattia oggi molto diffusa: l'indifferenza verso la verità, fondata sull'idea che l'essere nella verità non sia un valore d'importanza decisiva per l'uomo [32] , e legata spesso al pregiudizio che la verità divide gli uomini fra loro ed è quindi nociva per la pace sociale.

Giovanni Paolo II ha rilevato che l'origine ultima dell'indifferenza verso la verità si trova nell'orgoglio, "nel quale, secondo tutta la tradizione etica della Chiesa, sta la radice di ogni male umano" [33] . La formazione della coscienza richiede dunque, come passo previo, la conversione del cuore, per la quale "occorre conservare un animo giovane, invocare il Signore, scoprire ciò che in noi non va, chiedere perdono" [34] , atteggiamenti che trovano uno spazio privilegiato di attuazione nel Sacramento della Penitenza.
Ma ci saranno situazioni che susciteranno in noi particolari difficoltà, nelle quali, malgrado i nostri sinceri sforzi, dovremo rivolgerci al Signore con una preghiera simile a quella che troviamo nella bocca del salmista: "Insegnami, o Jahvé, la via dei tuoi decreti e la custodirò fino alla fine. Dammi intelligenza e custodirò la tua legge e la osserverò con tutto il mio cuore" [35] .

Mi sembra di poter dire che Cristo ha dato già una risposta a questa e ad altre simili preghiere. Tale risposta la troviamo nelle parole riportate da S. Matteo: "Andate, dunque, istruite tutte le genti (...), insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" [36] . Cristo conosce la debolezza e le difficoltà che la ragione umana può trovare per essere fedele a se stessa e al suo Creatore, e ha istituito altre fonti per la conoscenza morale: fondamentalmente la Rivelazione, custodita e fedelmente interpretata dalla Chiesa. L'Apostolo Paolo mostra che i diversi ministeri e carismi donati da Cristo alla Chiesa sono ordinati all'edificazione e alla pace delle coscienze. Cristo costituì alcuni apostoli, altri come profeti, alcuni come evangelisti, altri poi come pastori e maestri, "perché siano perfettamenti preparati i santi all'opera del ministero, a edificazione del corpo di Cristo, finché perveniamo tutti all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio" [37] . Con parole di Giovanni Paolo II, possiamo dire che "è nella Chiesa che la coscienza morale della persona cresce e matura (...). La fedeltà al Magistero della Chiesa impedisce, pertanto, alla coscienza morale di sviarsi dalla verità circa il bene dell'uomo" [38] .
Gli orientamenti forniti dal Magistero della Chiesa sono particolarmente necessari per illuminare la coscienza nella valutazione etica di certi problemi che, pur essendo legati strettamente al bene e alla dignità della persona umana, vengono oscurati da svariati fattori psicologici, culturali, sociali, economici, ecc. Tali sono nell'attualità i problemi concernenti l'etica sessuale e, in particolare, le questioni risolte dall'enciclica Humanae vitae. E' Sant'Agostino che osserva: "alcune cose si crederebbero leggerissime, se nelle Scritture non fossero dichiarate più gravi di quanto pare a noi" [39] . E aggiunge altrove: "Non prendiamo bilance false per pesare ciò che ci piace, e come ci piace, dicendo, a nostro capriccio, questo è grave, questo è leggero; ma prendiamo la bilancia divina delle Scritture, e pesiamo in essa ciò che è colpa grave, o per dir meglio, riconosciamo il peso che Dio ha dato a ciascheduna" [40] . Alla Rivelazione, così com'è interpretata dalla Chiesa, è necessario rivolgersi allo stesso modo in cui dall'incerto ci rivolgiamo al certo, dall'errante e dal tentato all'incorruttibile e al santo [41] . Se crediamo che la Chiesa è la Chiesa di Cristo, la nostra coscienza non può assumere verso di essa un atteggiamento diverso.

Sono sicuro che i vostri lavori contribuiranno a mettere in luce il dono divino che costituisce per la coscienza cristiana, e per ogni coscienza, il Magistero della Chiesa, con il suo carisma di verità. Una fondamentale e grande missione della teologia nella Chiesa è cogliere e illuminare le ragioni che mostrano agli uomini la ragionevolezza e la profonda umanità dei mores Ecclesiae. Nel far ciò, la teologia rende un prezioso servizio ai fedeli e a tutti gli uomini che cercano sinceramente la verità, e offre un efficace contributo alla pacificazione delle coscienze.

[1] 1. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 16.

[2] 2. Cfr. Ratzinger, J., Le fonti della Teologia Morale, CRIS Documenti, n. 54, Roma 1985, p. 12.

[3] 3. Cfr. Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, n. 1.

[4] 4. Cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q. 79, a. 13, c. Sulle accezioni della coscienza nella Sacra Scrittura e nei Padri si veda: Delhaye, Ph., La conscience morale du Chrétien, coll. Le Mystère Chrétien, Desclée, Parigi 1964, pp. 17-80.

[5] 5. Giovanni Paolo II, Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo in occasione dell'anno internazionale della gioventù, 31-III-1985, n. 6.

[6] 6. Rm 2, 14-15.

[7] 7. Cfr. Rm 5, 5; Ef 1, 13-14 e 3, 17-18.

[8] 8. Rm 9, 1.

[9] 9. Ger 31, 33; cfr. Ez 11, 19-20.

[10] 10. Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo in occasione dell'anno internazionale della gioventù, 31-III-1985, n. 6.

[11] 11. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 16.

[12] 12. Rm 13, 5.

[13] 13. Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 17-VIII-1983, n. 2, in "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" VI, 2 (1983) 256.

[14] 14. Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, n. 3.

[15] 15. Cfr. 2 Tm 1, 3.

[16] 16. Cfr. 1 Tm 3, 9.

[17] 17. Cfr. 1 Tm 1, 18-19.

[18] 18. Cfr. Tt 1, 15.

[19] 19. Cfr. Eb 10, 22.

[20] 20. Cfr. 1 Cor 8, 7.10.12.

[21] 21. Cfr. Is 6, 9-10; Ez 2, 4; 6, 9; Ef 4, 17-18; Mt 13, 15.

[22] 22. Cfr. Mc 7, 21-23.

[23] 23. Cfr. Mt 5, 28. Sull'"adulterio commesso nel cuore" si veda: Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò. Catechesi sull'amore umano, Città Nuova Editrice — Libreria Editrice Vaticana, Roma 1987, 2ª edizione, pp. 179-182.

[24] 24. Cfr. At 7, 51.

[25] 25. Cfr. Os 14, 10. In questo caso, rimandiamo alla versione utilizzata da Sant'Agostino nel suo commento al Salmo 146.

[26] 26. Sant'Agostino, Enarrationes in Psalmos, ad Ps. 146, 7. Citiamo la seguente traduzione italiana: Commento ai Salmi di Lode, Paoline, Milano 1986, pp. 252-253.

[27] 27. Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 17-VIII-1983, n. 2, in "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" VI, 2 (1983) 256.

[28] 28. Ibid., n. 3, p. 257.

[29] 29. Ef 4, 13-15; cfr. Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 24-VIII-1983, in "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" VI, 2 (1983) 292-294.

[30] 30. Escrivá, J., Forgia, Ares, Milano 1987, n. 559.

[31] 31. Escrivá, J., Cammino, Ares, Milano 1985, 19ª edizione, n. 34.

[32] 32. Cfr. Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 24-VIII-1983, nn. 1-2, in "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" VI, 2 (1983) 292-293.

[33] 33. Ibid., n. 2, p. 293.

[34] 34. Escrivá, J. E' Gesù che passa, Ares, Milano 1982, 3ª edizione, n. 57.

[35] 35. Sal 119, 33-34.

[36] 36. Mt 28, 19-20; cfr. Concilio Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, n. 1 e 14; Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, n. 4.

[37] 37. Ef 4, 11-13.

[38] 38. Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 24-VIII-1983, n. 3, in "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" VI, 2 (1983) 194.

[39] Sant'Agostino, Enchiridion de Fide, c. 79: ML 40, 270. Sull'appartenenza della norma morale contenuta nell'enciclica Humanae vitae all'insieme della dottrina rivelata contenuta nelle fonti bibliche, si veda Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò..., cit., p. 457.

[40] Sant'Agostino, De Baptismo, contra Donatistas, Lib. II, c. VI, 9: ML 43, 132.

[41] Cfr. Manzoni, A., Osservazioni sulla Morale Cattolica, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1986, p. 99.

Romana, Nº 7, Luglio-Dicembre 1988, p. 287-294.