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Saragozza ( Spagna)

Il giorno 29 marzo monsignor Fernando Ocáriz ha iniziato un viaggio pastorale a Saragozza, la città in cui prese forma la vocazione al sacerdozio di san Josemaría. Dopo aver pregato davanti l’immagine della Patrona nella Santa Cappella, si è trasferito nel Palazzo Arcivescovile per salutare l’arcivescovo della città, monsignor Vicente Jiménez.


Il prelato è stato invitato a baciare l’immagine della Vergine del Pilar dopo il benvenuto di vari canonici e dopo il saluto del penitenziere, don Pedro José Gracia, che, alla presenza dei fedeli, gli ha rivolto alcune parole piene di affetto.


Alcuni minuti dopo il prelato ha lasciato scritto nel libro delle visite a El Pilar: «Con una grande gratitudine alla Santissima Vergine del Pilar, ho pregato Lei per la Santa Chiesa, per il Papa e per tutto l’Opus Dei, ricorrendo anche all’intercessione di san Josemaría. Ricordando gli anni nei quali san Josemaría visse in questa città e nei quali pregò a lungo proprio qui, prego la Vergine anche per tutta la città di Saragozza».


Sabato 30 monsignor Ocáriz ha concelebrato l’Eucaristia nella chiesa dell’ex seminario di San Carlos, dove san Josemaría fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925. Hanno partecipato circa cinquecento persone.


L’inno alla Vergine del Pilar, cantato dalla Capilla de Música Nuestra Señora del Pilar, ha concluso la solenne cerimonia. Fra gli altri concelebranti figuravano don Carlos Palomero, direttore della Casa sacerdotale di San Carlos e il rettore della chiesa, don Carlos Tartaj, insieme a don Ramón Herrando, vicario regionale dell’Opus Dei, e don Pablo Lacorte, vicario dell’Opus Dei a Saragozza.


Nell’omelia il prelato ha posto come esempio la vita di orazione perseverante di san Josemaría e ha suggerito ai presenti di fare una orazione intorno alla necessità di essere aiutati, mediante atti di ringraziamento e richieste di perdono.


Nel pomeriggio il prelato si è riunito con i giovani, ai quali ha chiesto preghiere per Papa Francesco – in quei giorni in visita nel Marocco – e ha invitato a utilizzare la formazione cristiana che ricevono per identificarsi con Gesù Cristo. «Il Signore vuole che siamo contenti. Ognuno di noi è una persona che interessa il Signore. Per tutti Egli ha un progetto, ha un desiderio. Ha il desiderio che siamo felici», ha spiegato il prelato. Il segreto di questa felicità, secondo monsignor Ocáriz, è il servizio: «Servire è ciò che rende felice la gente. L’egoismo, invece, non dà la felicità. San Josemaría, in una delle sue omelie, dice che la tristezza è la scoria dell’egoismo; invece servire, darsi agli altri, produce una grande gioia», ha sottolineato.


Il prelato ha invitato i giovani a vivere contenti, pur con errori e difetti, «perché il Signore ci vuole così come siamo» e anche se si vedono costretti ad andare controcorrente. «Controcorrente andò Gesù, controcorrente andarono gli apostoli e tutti quelli che hanno voluto essere fedeli al Signore. Controcorrente – ha precisato – non con le nostre forze, ma perché il Signore è con noi».


La decana della residenza universitaria Peñalba gli ha domandato in che modo può rinvigorire la propria fede. Mons. Ocáriz ha ricordato che la fede è un dono di Dio e che «tutti noi sentiamo una certa oscurità nella fede. Anche gli apostoli sentirono la necessità di avere più fede e la chiesero al Signore».


Parecchi interventi sono stati fatti da residenti o da ex residenti della Residenza Universitaria Miraflores. Uno di loro, musulmano, nato in Marocco, ha ringraziato per la formazione che ricevono attraverso l’Opus Dei i volontari che da diversi anni lo aiutano in un progetto sociale della ONG Cooperación Internacional.


Un malato, con un handicap molto invalidante, ha ringraziato per l’affetto che riceve nel Club Jumara, «la mia seconda famiglia», e ha poi domandato che cosa poteva fare per dimostrare la sua gratitudine. Il prelato gli ha detto: «Moltissimo. Prega, offri le tue difficoltà, che il Signore accoglie dando loro un grande valore. Egli ti vuole molto vicino alla croce, e così sei molto efficace; che Dio ti benedica».


Domenica 31 monsignor Fernando Ocáriz si è riunito con alcuni gruppi di persone arrivate da varie città della regione, alle quali ha parlato della necessità di vivere sempre allegri e di riconquistare la libertà di amare e fare il bene. Inoltre il prelato ha salutato il comitato direttivo delle scuole Montearagón e Sansueña, i rappresentanti delle scuole di formazione agraria e le associazioni di padri e madri, e ha conversato anche con un gruppo di famiglie.


Scenario degli incontri è stato il padiglione della scuola Montearagón, per l’occasione arredato con una immagine della Vergine del Pilar e altri motivi allusivi ad alcune città aragonesi e de La Rioja.


In queste riunioni il prelato ha condiviso la gioia vissuta il giorno prima nel celebrare la Messa nella chiesa dell’ex seminario di San Carlos, ricordando il fondatore dell’Opus Dei e riflettendo «sulla tantissima orazione che faceva in quella chiesa quando intuiva che il Signore voleva qualcosa da lui, ma non sapeva che cosa». Mons. Ocáriz ha ricordato che san Josemaría ripeteva allora le giaculatorie Domina ut sit! e Domine ut videam!, e, non sapendo quello che Dio voleva da lui, metteva «il futuro e le incertezze nelle mani di Dio».


Nel pomeriggio della domenica monsignor Ocáriz si è riunito con alcuni fedeli della Prelatura e con i sacerdoti della Società Sacerdotale della Santa Croce. Ha chiesto di pregare per il Papa e alla domanda di un sacerdote diocesano ha risposto che «la Chiesa è soprattutto Gesù Cristo, con tutta la sua forza salvifica». Ha chiesto a tutti preghiere e preoccupazione per le vocazioni sacerdotali «senza timore di proporsi una eventuale vocazione personale» e tenendo presente che «senza Eucaristia non c’è Chiesa e senza sacerdoti non c’è Eucaristia».


A metà pomeriggio si è diretto alla scuola Sansueña, dove è stato ricevuto dal comitato direttivo. Il prelato ha benedetto gli impianti per l’educazione infantile, ha scritto una dedica e ha conversato con i responsabili delle associazioni di genitori.


Il prelato ha approfittato della celebrazione liturgica della domenica Laetare di Quaresima per ricordare la necessità di vivere con gioia. «Tutta la nostra vita dev’essere impregnata di gioia, anche quando è il momento della penitenza, quando c’è un motivo di sofferenza, quando le cose costano. Mi torna alla mente quella espressione di san Josemaría: “Non è lecito pensare che possiamo fare con gioia solo il lavoro che ci piace. Possiamo e dobbiamo fare con gioia tutto”», ha poi ribadito.


Anche quando un cristiano si vedesse costretto a dover andare controcorrente, il prelato ha affermato che «questo è una cosa normale», e ha ricordato che mons. Javier Echevarría diceva spesso: «Quanta gente buona c’è nel mondo! C’è anche ignoranza, però molta gente buona che ci sta aspettando».


Mons. Ocáriz ha approfittato di una delle domande per parlare di come rendere compatibile la libertà e la donazione a Dio. «Quando vediamo che ci costa – ha spiegato –, che ci infastidisce un poco quello che il Signore ci chiede, che dobbiamo fare un certo sforzo perché umanamente ci piacerebbe fare dell’altro, in quel momento occorre recuperare, riconquistare la libertà, senza sentirci obbligati, e fare le cose per amore». Ha poi rivelato che Papa Francesco ha la grande speranza che l’Opus Dei si dedichi specialmente «a un certo tipo di periferie che sono le numerosissime classi medie della società, che costituiscono la maggioranza delle persone»

Romana, Nº 68, Gennaio-Giugno 2019, p. 78-81.

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