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Napoli (Italia)

Il prelato dell’Opus Dei si è recato a Napoli, dove si è intrattenuto con i membri e gli amici dell’Opus Dei. Erano presenti anche persone provenienti dalla Calabria e dalla Puglia.


Come è abituale nei suoi viaggi di catechesi, mons. Fernando Ocáriz ha ascoltato coloro che gli raccontavano episodi della loro vita di lavoro o di famiglia, e ha risposto alle domande di quelli che gli chiedevano un consiglio.


Per esempio, una persona gli ha domandato: «Come aiutare un amico ad avvicinarsi a Dio?». Il prelato gli ha risposto che «in generale, per aiutare gli altri dobbiamo pregare di più. A volte ci domandiamo che cosa può mancare a questa o a quella persona, che cosa potremmo fare in più per loro. E la risposta è quasi sempre la stessa: pregare di più».


Una signora ha raccontato che ha difficoltà a conciliare la sua vita di lavoro fuori casa e la cura della propria famiglia. Mons. Ocáriz le ha detto che questo «è un problema che hanno tutte le persone che hanno molte cose da fare, ma bisogna accettare che non sempre potremo fare tutto quello che ci piacerebbe».


«Può essere di aiuto – ha continuato il prelato – stabilire una serie di priorità: la famiglia, in generale, suole essere più importante, benché il lavoro sia anche necessario. Perciò occorre stabilire un certo ordine: se la nostra giornata è ordinata, troveremo il tempo per fare più cose. È come fare una valigia: se uno mette dentro gli indumenti in modo disordinato, entrano poche cose. Perciò, ordine con flessibilità».


Un giovane, per avvicinare gli amici alla fede, ha proposto di usare le reti sociali. Il prelato ha ricordato che san Josemaría parlava di «apostolato epistolare». Dato che oggi non si inviano più lettere, le reti sociali o la posta elettronica possono essere mezzi molto utili per mantenere i contatti con gli amici: domandare come stanno, chiedere preghiere, fare gli auguri negli anniversari, ecc. «Quando tra gli amici c’è un affetto sincero, l’amicizia sarà sempre profonda, reale».

Romana, Nº 68, Gennaio-Giugno 2019, p. 81-82.

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