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Intervista concessa a Jornal de Notícias, Portogallo (26-III-2017)

(realizzata da Rosa Ramos)

– Ho parlato con alcuni suoi ex alunni. Mi hanno raccontato che lei impartiva le lezioni di Teologia Fondamentale a memoria, senza aver bisogno di aprire un manuale e mentre camminava per l’aula. Ha una memoria tanto buona?

Da allora sono passati alcuni anni e non ricordo molti particolari. Comunque, anche se la memoria aiuta, nell’insegnamento della Teologia influisce soprattutto il fatto che si tratta di realtà che stanno al centro della propria vita, e non soltanto dati che si ricordano.

– Se le facessi qualche domanda circa i cambiamenti che potrebbero esserci nella Prelatura, sarebbe un paradosso? A volte venite accusati di immobilismo, di essere conservatori, come se aveste paura di cambiare...

Le istituzioni della Chiesa, come l’Opus Dei, devono essere pienamente fedeli a Cristo in ogni momento storico attraverso la missione che hanno ricevuto. Con l’aiuto di Dio fanno in modo di rendere visibile Cristo in maniera adeguata alle circostanze di luogo e di tempo. Proprio per questo nella Prelatura debbono convivere la fedeltà a ciò che è essenziale, vale a dire allo spirito e alla missione ricevuti, con i cambiamenti che le nuove circostanze richiederanno, quelli necessari nell’ampio ambito di ciò che non è essenziale. Come spiegava san Josemaría, con il tempo cambiano i modi di dire e di fare, ma deve rimanere immutabile il nucleo, lo spirito.

– Come affronta la sua missione e che cosa pensa che ci si aspetti da essa?

Prima di ogni altra cosa penso alla necessità della piena unione con il Papa e gli altri pastori, cosa che appare essenziale per un compito che è di servizio alla Chiesa. Naturalmente, devo vivere la paternità e la vicinanza con le persone, soprattutto dell’Opus Dei, perché sono quelle che la Chiesa mi ha affidato. So bene che la missione supera di molto le mie capacità personali, ma so anche che Dio mi assiste. Inoltre posso contare sulla collaborazione dei miei vicari e dei miei Consigli, oltre che in modo molto speciale sulla preghiera dei fedeli dell’Opus Dei e di molti amici.

– Lei è il terzo successore del fondatore dell’Opus Dei. Vi sono stati cambiamenti nell’Opera rispetto all’inizio? Qual è la realtà dell’Opus Dei oggi?

La missione generale della Chiesa si può riassumere nel portare il Vangelo a tutti, aiutando le persone a trovare Cristo nella Parola e nei sacramenti. La prelatura dell’Opus Dei partecipa a questa missione ricordando la chiamata universale alla santità e dando una formazione cristiana diretta in modo particolare a santificare la vita ordinaria: il lavoro, la famiglia, le relazioni sociali… Dal 1928 l’Opus Dei si è diffuso in tutti i continenti; è aumentata la varietà dei fedeli in età, condizione sociale, nazionalità; ha stimolato l’inizio di numerose attività educative e sociali, ecc., però il nucleo – lo spirito e la missione ai quali mi sono appena riferito – continuerà a essere lo stesso, anche se, come accennavo prima, in ogni tempo bisognerà scoprire il contributo che questo messaggio dovrà dare alle sfide sempre in evoluzione della società, delle persone, delle epoche.

– Come va l’Opus Dei in Portogallo?

I portoghesi, con la loro fede fiduciosa e serena, e con il loro carattere aperto, hanno portato il messaggio di san Josemaría in molte nazioni. Il Portogallo è stato il primo Paese, dopo la Spagna, dove il fondatore portò l’Opus Dei, e lo fece personalmente nel 1945, sollecitato da suor Lucia. Vi sono circa millecinquecento fedeli della Prelatura, la maggioranza sposati. Sono comuni cattolici e sacerdoti secolari, che si sforzano di vivere il Vangelo nel lavoro e negli altri aspetti della vita ordinaria. La prelatura dell’Opus Dei dà loro formazione cristiana attraverso i ritiri spirituali, le lezioni di teologia, i gruppi di studio e di formazione…, oltre all’assistenza pastorale dei sacerdoti. Queste attività sono aperte a tutti e, di fatto, vi partecipano molte persone che non sono dell’Opus Dei. Alcuni portoghesi dell’Opera si dedicano a programmi formativi in ambito educativo e familiare, ai quali la Prelatura fornisce un’assistenza pastorale che è pubblica e ben nota.

– Lei conosce i recenti cambiamenti legislativi in Portogallo? Si vuole inserire l’aborto – che è legale da parecchi anni – nel programma curricolare delle scuole. Si sta anche discutendo di non criminalizzare più l’eutanasia. Il Portogallo, un Paese di lunga tradizione cattolica, sembra sempre meno cristiano, sia nei costumi che nelle leggi. Come vede il futuro del Paese?

La rapida secolarizzazione delle modalità di vita, abituarsi a vivere come se Dio non esistesse, e a volte come se non dovessimo morire, è un movimento culturale comune a molti Paesi del cosiddetto Occidente cristiano. Il Portogallo non sfugge a questa tendenza, pur essendo un Paese che ama tanto la vita e dove si amano le persone per quello che sono, indipendentemente dalla loro salute fisica o spirituale. Non conosco fino in fondo la situazione portoghese, ma lei mi parla di temi concreti che si presentano in molti posti. Prima di ogni altra cosa, bisognerà ritornare a Dio, che è veramente un padre buono e pieno di tenerezza: da Lui può venire la luce per conoscere la verità e la forza per fare il bene. Da ciò dipende il futuro, anche del Portogallo. Mi sembra che, in questo senso, Fatima sia un grande magnete per i portoghesi, oltre che una fonte di sicurezza e di ottimismo.

– L’Europa è immersa in una crisi umanitaria, ci sono estremismi politici latenti ed elezioni a breve scadenza. L’Opus Dei – a volte etichettato di conservatorismo – è d’accordo con determinate posizioni più estremiste?

L’Opera non ha altra posizione che quella della Chiesa cattolica. I suoi membri godono della libertà di qualunque cattolico in tutte le questioni opinabili. Però, insieme a questo, tutti noi cattolici siamo partecipi di alcune sfide che sono etiche prima che politiche: l’Europa è alle prese, effettivamente, con la sfida di accogliere e integrare migliaia di profughi che sono stati costretti ad abbandonare i loro Paesi in cerca di un futuro migliore. Per le persone dell’Opus Dei, come per tutti i cristiani, le necessità e le sofferenze di questi fratelli sono continui inviti al servizio e alla preghiera, perché riconosciamo in essi “la carne sofferente di Cristo”, come ci ricorda spesso Papa Francesco. L’amore cristiano è un amore concreto che segue il modello di Gesù: vivere continuamente per gli altri, rivestirli di dignità attraverso le opere di servizio, star loro vicino nel dolore più profondo, trasmettendo la consolazione di Cristo. Nel discorso pronunciato alla fine del 2014 al Parlamento europeo il Papa ha dato alcune idee suggestive per affrontare questa drammatica situazione. Speriamo che qualche governante le tenga presenti.

– Che le sembra, per esempio, della decisione di Donald Trump di alzare muri e chiudere le porte ai profughi? Papa Francesco ha detto, in varie occasioni, che dobbiamo accoglierli come fratelli sulla Terra, ma si mettono in gioco questioni complesse: sicurezza, libertà, terrorismo convivono ai nostri giorni. Come garantire il difficile equilibrio tra sicurezza e libertà?

I vescovi degli Stati Uniti sono molto vicini ai profughi e ne condividono le preoccupazioni. Inoltre si sono mostrati pronti a collaborare con le autorità per uno scambio di riflessioni e punti di vista. Del resto, l’equilibrio delle soluzioni concrete – in particolare, tra sicurezza e libertà – non è facile e sicuramente sono possibili posizioni diverse. È una responsabilità importante delle autorità politiche. I politici, indipendentemente dalle loro posizioni, si avvalgono delle preghiere dei credenti, anche quando non pensano come loro. Prego perché in tutti i Paesi vi sia un clima di accoglienza delle persone che più hanno bisogno, come quelle alle quali lei si riferisce; in questo momento, concretamente, degli immigranti e dei rifugiati, a prescindere dalla razza, dalla religione o dalla loro condizione sociale.

– Poco tempo fa ho avuto tra le mani uno studio secondo cui il Portogallo risultava tra i Paesi d’Europa con il più alto indice di divorzi e una quantità significativa di matrimoni in frantumi. L’Opera insiste molto sul carisma della famiglia e nella famiglia, quale pilastro della società e della spiritualità. Perché tanti matrimoni si sciolgono? Quali sono le minacce più importanti alla famiglia?

Che un uomo e una donna si diano l’uno all’altra, per tutta la vita, con un impegno di esclusività e fino alla morte, per crescere insieme e generare figli che sono la continuità di questo amore, è una realtà ammirevole che interessa tutti, non soltanto la Chiesa. Ma se questo progetto crolla e sprofonda, oltre a ferire le persone coinvolte, ha ripercussioni anche nella società. Gesù ha detto, fra l’altro, che Dio considera questa unione e la rispetta come definitiva. Per i cristiani, poi, il matrimonio è un sacramento attraverso il quale Dio opera con aiuti e benedizioni per i coniugi e i loro figli.

Oggi molti si scoraggiano per l’insuccesso di altre persone, per il ritmo estenuante della vita, per la scarsezza di mezzi, di spazio e di tempo di cui dispongono le famiglie.

Ritengo che Papa Francesco ci stia aiutando a superare questo pessimismo, ricordandoci fra l’altro che il matrimonio deve fondarsi sulla gioia dell’amore. Non posso tralasciare di suggerire una lettura attenta di ciò che il Papa chiama il cuore di Amoris laetitia: il capitolo quarto sull’amore nel matrimonio e il capitolo quinto sull’amore che diventa fecondo. Sono idee pratiche, suggestive e molto facilmente comprensibili, che possono irrobustire le famiglie.

– Nel suo primo messaggio lei ha citato È Gesù che passa, dicendo che “ogni generazione di cristiani deve redimere, deve santificare il proprio tempo: per questo deve comprendere e condividere le ansie degli altri uomini, suoi simili”. Come è questo tempo che ci è toccato di vivere?

Sono tempi di insicurezza e, nello stesso tempo, di desiderio di cambiamento; di allontanamento da Dio e di “nostalgie” di Dio; di tristezza e di stanchezza, ma anche di nostalgia del bene; di timore di conflitti, insieme con un grande desiderio di pace. Sono i tempi che ci tocca vivere ed è il momento di accogliere l’azione di Dio.

– Alcuni, nell’opinione pubblica, si riferiscono all’Opus Dei come a qualcosa di chiuso, simile a un gruppo di pressione. Quando si parla dell’Opus Dei, nell’opinione pubblica appare spesso anche il denaro, l’influenza o la ricchezza. L’Opera è davvero così influente? Possiede tanto denaro e tanti beni? Quali? Perché tanta gente dell’Opus Dei è importante e di classe elevata (in Portogallo, per esempio, banchieri)? Nella Prelatura sono più i ricchi o i poveri? È perché Gesù ha detto che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago anziché un ricco entri nel regno dei cieli?

La realtà è molto diversa e certe volte c’è molta fantasia nell’immaginario collettivo. Fra i cristiani che fanno parte dell’Opus Dei si trovano persone di ogni tipo: sani e malati, giovani e vecchi, poveri e persone più agiate, gente che ha un lavoro stabile, pensionati e molte persone disoccupate che, nei Paesi che più risentono della crisi, soffrono come tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni. Mi sembra importante avvicinarsi alla realtà, conoscere le persone. L’Opus Dei presta un servizio di assistenza cristiana a tutti, che va oltre la condizione sociale o economica, e senza alcuna interferenza nel vasto campo delle scelte professionali, artistiche, politiche e civiche di ciascuno. Nello stesso tempo, i nostri centri e le nostre attività apostoliche tengono le porte aperte a chi vuole conoscere questa realtà di prima mano.

Molte persone dell’Opus Dei con i loro amici danno vita a progetti sociali, assistenziali ed educativi che sono al servizio di molte persone e che di solito non fanno notizia. Le faccio un esempio, di cui sono venuto a conoscenza in questi giorni: in Costa d’Avorio alcuni fedeli dell’Opus Dei hanno creato il centro medico Wale, che fornisce assistenza medica e terapeutica gratuita ai malati di Aids, sia a Yamoussoukro sia a Toumbokro. Chiedo a Dio che queste iniziative, personali o collettive, non cessino di moltiplicarsi, anche in terra portoghese.

– Lei è d’accordo con san Paolo quando afferma che il denaro è l’origine di ogni male?

San Paolo dice che l’amore per il denaro è l’origine di ogni male. È lo stesso richiamo che oggi fa Papa Francesco quando parla del dio-denaro e dell’idolatria del denaro. Il Papa, oltre a metterci in guardia dalle gravi ingiustizie sociali, ci aiuta anche a perfezionare persino il modo di dare l’elemosina: guardando negli occhi colui che ce la chiede e lasciando che la mano che dà tocchi la mano che riceve.

– Negli ultimi anni l’Opus Dei ha ottenuto posti influenti nella Curia e nella Santa Sede. Anche l’Università della Santa Croce è cresciuta significativamente. Come spiega questo aumento del prestigio e degli incarichi dell’Opus Dei?

Sono ben poche le persone dell’Opera che lavorano nella Curia vaticana: la loro nomina è resa pubblica nel bollettino ufficiale della Prelatura, Romana, dove chiunque può verificarlo. Hanno risposto liberamente a coloro che hanno loro proposto tale collaborazione, e cercheranno di lavorare con una disposizione di servizio e di obbedienza ai loro superiori nella Curia. D’altra parte, mi sembra determinante capire che il lavoro negli organismi amministrativi della Chiesa va vissuto come un servizio alla Chiesa universale e non come un incarico di prestigio. In ogni caso, posso assicurarle che l’unica cosa che ci interessa è servire la Chiesa come la Chiesa desidera essere servita. Questo ci ha insegnato san Josemaría e questo dobbiamo cercare di vivere.

– Si può paragonare, in termini di dimensione, l’Opus Dei ai Gesuiti? Direbbe che l’Opera oggi è uguale o più importante dei Gesuiti?

Nella Chiesa tutti vogliamo rispondere al mandato missionario di Cristo, tutti collaboriamo alla grande missione evangelizzatrice. Ognuno porta avanti questo annuncio secondo il proprio carisma e, anche se tutti insieme, siamo pochi per aiutare tutte le persone. Per questo ci sentiamo uniti gli uni agli altri e non c’è posto per fare paragoni. Notevole è il servizio all’umanità che la Compagnia di Gesù ha prestato e presta con la dedizione di tanti uomini che uniscono preghiera, studio e un servizio molto concreto alle situazioni umane di frontiera. Io stesso sono stato studente liceale in una scuola dei Gesuiti a Madrid e sono molto grato per quanto ho ricevuto sia sul piano accademico, sia nella formazione umana e spirituale.

– Ha potuto vedere il film Silence? Che gliene pare? Se ancora non lo ha visto, che gliene hanno detto?

Ho letto qualcosa sul film, che descrive come può arrivare a essere molto alto il prezzo dell’essere leali verso Dio. Non dobbiamo desiderare di essere messi alla prova, ma confidiamo in Dio perché ci aiuti in ogni momento a fare esclusivamente ciò che è giusto e buono.

– Com’è dover frequentare un Papa gesuita? So che mi risponderà che il Papa lo è per tutta la Chiesa. Eppure alcuni Papi possono piacere più o meno, per una ragione o per l’altra. Papa Francesco ha trovato una certa opposizione per alcune sue posizioni, che i conservatori considerano piuttosto permissive. L’Opera si preoccupa che potranno esserci dei cambiamenti dottrinali?

In un buon figlio della Chiesa non dovrebbero trovare posto le diffidenze cui lei si riferisce. Inoltre, con il Papa attuale è molto facile arrivare a un affetto, diciamo così, umano, di amicizia. Personalmente, mi impressiona la sua vita di preghiera e la sua apertura a ogni persona, che manifesta un amore di predilezione verso i malati. Parliamo di un Papa che ha un grande senso pastorale e che vuole una Chiesa evangelizzatrice. Lo scorso 3 marzo sono stato in udienza privata con il Santo Padre. Papa Francesco è stato molto affettuoso, grato e interessato per il lavoro apostolico dell’Opus Dei in tutto il mondo. Ricordo spesso una massima proposta da san Josemaría: Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam: tutti, con Pietro, a Gesù attraverso Maria.

– Che mi dice su ciò che è stato detto al Sinodo della famiglia: l’accesso ai sacramenti – in alcuni casi – ai divorziati che hanno contratto un nuovo matrimonio o determinate affermazioni – poco conservatrici – del Santo Padre sugli omosessuali, che non vanno giudicati ma accolti?

Il Papa invita tutta la Chiesa a stare accanto, a discernere, a integrare tutte le persone, quale che sia la situazione personale di ciascuno. È un nuovo impulso pastorale, che richiede risposte concrete nella continuità con la dottrina del Magistero. Nel suo documento sulla famiglia, pur ricordando che la dottrina della Chiesa non cambia, il Santo Padre ci invita a cercare come aiutare le persone che si vogliono sposare, tutti coloro che vogliono far crescere il loro amore coniugale o coloro che attraversano qualche difficoltà. Per questo occorrono più direttori o consiglieri spirituali disponibili e preparati.

– Che cosa pensa del caso del gruppo di cardinali che hanno scritto a Papa Francesco segnalando una certa discordanza con alcuni aspetti dell’esortazione post-sinodale? È d’accordo che forse c’è stata una interpretazione sbagliata o una spiegazione erronea di alcuni punti? Di quali?

Capirà che non compete a me entrare qui nei dettagli di questo argomento. In ogni caso, è ben nota l’esistenza di una diversità di pareri sulle questioni importanti, e questo è un motivo per pregare per l’unità.

– Ha senso una Chiesa con tanti movimenti diversi? La diversità dei movimenti e dei carismi può contribuire a dividere la Chiesa?

La Chiesa è un Popolo, il Popolo di Dio, formato da molti popoli. È una casa grande e in espansione, che Cristo edifica per accogliere tutte le persone e dove tutte le persone possono trovare il luogo nel quale si sentano a casa propria. Unità e diversità non si oppongono; l’opposto di unità è divisione. Se si è uniti a Cristo, attraverso Pietro, non c’è rischio di divisione ma tutto il contrario. L’unità nella diversità è proprio quella comunione che comporta un arricchimento notevole per la Chiesa.

– Come spiegherebbe l’Opus Dei al mondo di oggi?

Il fondatore, san Josemaría Escrivá, soleva dire che l’Opus Dei è una grande catechesi. L’immagine è molto espressiva: ogni persona dell’Opus Dei, con la naturalezza della sua vita cristiana e con la sua amicizia, malgrado le proprie limitazioni e i difetti, cerca di condividere la gioia del Vangelo con i propri familiari, gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini... e di fare la Chiesa proprio in queste periferie professionali, familiari e sociali. Il nostro mondo è pieno di ferite e assetato di speranza. La testimonianza di una vita cristiana nelle realtà più quotidiane può aiutare a far sì che molte persone conoscano e trovino Cristo e, nello scoprire il suo amore, provino la gioia più profonda della loro vita.

– Che opinione e quali aspettative ha circa la visita di Papa Francesco in Portogallo? Ha preferito visitare Fatima invece di andare al santuario dell’Aparecida in Brasile. Che cosa si aspetta il prelato dalla visita di Papa Francesco in Portogallo nel mese di maggio?

È ammirevole la devozione profonda e viva che il Papa ha per la Madonna. Si vede che andrà a Fatima attratto da Dio attraverso Maria. Il tema del viaggio è suggestivo: “Con Maria pellegrino nella speranza e nella pace”. A Fatima i pastorelli si sono infervorati di Dio, che li ha illuminati. Magari, accanto al Papa, tutti possano scoprire o riscoprire, con l’aiuto materno di Maria, l’immenso amore che Dio ha per ciascuno di noi!

Romana, Nº 64, Gennaio-Giugno 2017, pag. 143-150.