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“Aprite le porte alla misericordia”, El Tiempo, Colombia (21-VII-2016)

Ancora una volta intorno al Santo Padre si riuniranno centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo. Lasceranno per alcuni giorni le loro case, i loro studi o le loro attività ordinarie per celebrare tutti insieme la bellezza della fede cristiana e della Chiesa santa.


L’intuizione di san Giovanni Paolo II – che trent’anni fa propose ai giovani queste giornate – ha messo forti radici nella vita delle ragazze e dei ragazzi – cattolici e non – del mondo intero. Ora questa Giornata del 2016 ritorna alle radici geografiche e spirituali del santo Pontefice polacco: lì la misericordia sarà nuovamente la scintilla che infiammerà tanti desideri di darsi a Dio, di darsi al servizio degli altri. Nelle orecchie di coloro che attraverseranno l’Europa per raggiungere Cracovia, risuoneranno quelle stesse parole che fecero sussultare il mondo e che continuano a essere attuali: Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!


Seguendo i passi di san Giovanni Paolo II e di santa Faustina Kowalska – che ci parlano della Misericordia di Dio –, saranno giorni di proposte ai giovani perché aprano le porte dell’anima, perché scoprano la misericordia. Infatti, dobbiamo evitare il rischio che misericordia sia unicamente una bella parola, capace di riempire discorsi, splendide frasi o canti, ma che poi non prenda corpo in noi e nel nostro agire. Per questo Papa Francesco ci offre molte opportunità – questa GMG è un esempio – per sperimentarla e incarnarla.


La misericordia di Dio è identica a Lui, per questo sgorga dal suo stesso mistero. Per svelarne il contenuto bisogna accoglierla, e il modo migliore – il cammino più diretto e gioioso – passa attraverso la confessione delle nostre mancanze nel Sacramento della Penitenza. Mettere nelle sue mani le nostre offese ci permette di conoscere sino a che punto ci ama il Creatore. «Gesù Cristo – diceva san Josemaría – è sempre in attesa che ritorniamo a Lui, proprio perché conosce la nostra debolezza». Magari molti giovani ritornassero da Cracovia con lo sguardo più limpido e l’anima felice, dopo essersi messi nelle mani della grazia divina, dopo aver sentito l’abbraccio del Padre divino che è sempre in attesa del nostro ritorno! Non dobbiamo avere paura, apriamo le porte alla misericordia di Dio! Questa disposizione ci indurrà a ritornare al bene, se lo abbiamo perduto, e genera nuovi slanci d’amore.


In noi la misericordia acquista forza anche quando la esercitiamo. Tale suo potere è dovuto al fatto che ha la capacità di riempire una vita, di trasformare un’esistenza grigia nella forza potente, positiva e pacifica di cui ha bisogno la nostra società. Come spiegava san Josemaría, l’anima giovane si caratterizza per una sana mancanza di conformismo: «Da giovane sono stato ribelle e ora continuo a esserlo. Perché non ho voglia di protestare per tutto senza dare una soluzione positiva, non ho voglia di riempire la vita di disordine. Mi ribello a tutto questo! Voglio essere un figlio di Dio, frequentare Dio, comportarmi da uomo consapevole di avere una meta eterna e voglio trascorrere la vita facendo tutto il bene che potrò, comprendendo, scusando, perdonando, convivendo...».


Queste giornate in Polonia ci offriranno numerose occasioni per esercitarci nella misericordia, nello spirito di servizio: la convivenza con persone sconosciute, i momenti di attesa, il caldo e il freddo, le scarse ore di sonno e altre scomodità ci daranno l’occasione di badare agli altri e aiutarli come farebbe Cristo. Magari dopo questa esperienza ognuno ritornasse a casa propria con un proposito – concreto e personale –, che contribuisca a diffondere in ogni angolo del mondo il potere della tenerezza di Dio!


Se facciamo di queste giornate una scuola di misericordia, ogni pellegrino ritornerà al suo luogo d’origine con lo zaino pieno di speranza, capace di distribuire a piene mani il tesoro inesauribile che custodisce un’anima che si è lasciata abbracciare dal Signore.

Romana, Nº 63, Luglio-Dicembre 2016, p. 305-307.