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Londra (18-VI-2009) Intervista concessa alla “BBC World”, raccolta da Christopher Landau.

– Che posizione occupa l’Opus Dei nella Chiesa? Che cos’è una Prelatura personale?

L’Opus Dei è una parte della Chiesa cattolica che ha la finalità di ricordare a tutti i cristiani che sono stati chiamati alla santità, quali che siano le circostanze della loro vita.
L’Opus Dei cerca di aiutare i cattolici a vivere la fede nella loro vita ordinaria: nel lavoro, nella vita familiare, nelle attività sociali, culturali, ecc.
La Prelatura personale è un tipo di organizzazione della Chiesa Cattolica che si adatta in modo ideale all’Opus Dei. Insieme al Prelato e ai suoi sacerdoti, ha come membri uomini e donne, sposati e celibi, intellettuali e operai.

– Che influenza ha ora l’Opus Dei nella Chiesa e nel mondo?

L’Opus Dei è a servizio della Chiesa e ricorda a tutti i cristiani che devono essere santi qualunque cosa facciano.
L’Opus Dei raccomanda a ciascuno che bisogna migliorare il mondo servendo tutti con la propria vita e facendo in modo di rendere presente Cristo in tutti gli ambienti.
Quando San Josemaría era un giovane sacerdote, un giorno, dopo aver detto Messa, scrisse in un quaderno che sarebbero stati gli uomini e le donne di Dio a mettere Cristo in cima a tutte le attività umane; che sarebbero stati gli individui, con la loro onestà, e non le organizzazioni, a cambiare il mondo.
Chiedo di pregare perché l’Opus Dei, come parte della Chiesa, continui a incoraggiare la gente a essere lievito nella società.

– Quali sono i programmi dell’Opus Dei per il futuro?

I programmi dell’Opus Dei sono quelli della Chiesa cattolica.
Per esempio, una delle priorità della Chiesa è quella di incoraggiare i giovani a seguire Gesù Cristo, confidando nella sua Chiesa e amando i sacramenti. Ricordo che quando sono andato a Sydney, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, il Papa proponeva ai giovani di essere modelli autentici di vita cristiana e diceva che i giovani rispondono sempre, anche se non è facile... Lo stesso succede in Australia, nel Regno Unito, in Africa, in Medio Oriente...
Un’altra priorità della Chiesa è aiutare la famiglia. Portare avanti una famiglia, con gioia, ai nostri giorni è diventato un’autentica sfida: la casa, la scuola per i figli, assistere i parenti malati e anziani, le pressioni del lavoro... Ma la famiglia ha bisogno soprattutto di un supporto spirituale, che è anche un supporto umano. Mi riferisco al fatto che i genitori non devono sentirsi soli alle prese con i diversi problemi. Devono notare il calore e l’affetto di altre famiglie, di altre persone. Questa è la ragione per cui i membri dell’Opus Dei, come cittadini normali, promuovono tante attività di formazione cristiana rivolte ai genitori.
Un’altra priorità importante è la cultura: c’è una grande necessità di dialogo tra fede e scienza. In tutte le professioni sorgono nuove sfide che richiedono risposte compatibili sia con la fede, sia con la ragione, come il Papa Benedetto XVI ripete spesso.

– In un prossimo futuro, in quali Paesi conta di andare l’Opus Dei?

Sono molto contento di poter dire che in questi giorni alcuni fedeli dell’Opus Dei stanno andando a vivere in Indonesia. Spero che alcuni uomini e donne dell’Opus Dei, a giugno, comincino a lavorare stabilmente in Romania e in Corea.
Questi membri dell’Opus Dei saranno molto felici di lavorare con le comunità locali cattoliche e diventare molto amici di gente di altre religioni.

– Che importanza ha questa crescita per l’Opus Dei?

La crescita più importante riguarda quella della vita spirituale di ciascuno. È questo il fine più importante di ogni cristiano: somigliare sempre più a Cristo. Questa è la crescita realmente importante.
Però Cristo ha detto anche che dobbiamo pregare perché “mandi più operai per la sua messe”; perciò preghiamo perché molta gente risponda alla chiamata di Dio.
Per l’Opus Dei, quindi, la crescita è altrettanto importante come per tutta la Chiesa. Senza tuttavia dimenticare che Dio non è interessato ai numeri in sé, ma a ogni anima.

Romana, Nº 48, Gennaio-Giugno 2009, p. 100-101.