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Discorso in Piazza di Spagna nella Solennità dell’Immacolata Concezione, Roma (8-XII-2007)

Cari fratelli e sorelle,

in un appuntamento divenuto ormai tradizionale, ci ritroviamo qui, in Piazza di Spagna, per offrire il nostro omaggio floreale alla Madonna, nel giorno in cui tutta la Chiesa celebra la festa della sua Immacolata Concezione. Seguendo le orme dei miei Predecessori, anch’io mi unisco a voi, cari fedeli di Roma, per sostare con affetto e amore filiali ai piedi di Maria, che da centocinquant’anni ormai veglia dall’alto di questa colonna sulla nostra Città. Quello odierno è dunque un gesto di fede e di devozione che la nostra comunità cristiana ripete di anno in anno, quasi a ribadire il proprio impegno di fedeltà verso Colei che, in tutte le circostanze della vita quotidiana, ci assicura il suo aiuto e la sua materna protezione.

Questa manifestazione religiosa è al tempo stesso un’occasione per offrire a quanti a Roma vivono, o vi trascorrono alcuni giorni come pellegrini e turisti, l’opportunità di sentirsi, pur nella diversità delle culture, un’unica famiglia che si raccoglie attorno ad una Madre che ha condiviso le quotidiane fatiche di ogni donna e mamma di famiglia. Una madre però del tutto singolare, prescelta da Dio per una missione unica e misteriosa, quella di generare alla vita terrena il Verbo eterno del Padre, venuto nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini. E Maria, Immacolata nella sua concezione (così la veneriamo quest’oggi con devota riconoscenza), ha percorso il suo pellegrinaggio terreno sorretta da una fede intrepida, una speranza incrollabile e un amore umile e sconfinato, seguendo le orme del suo figlio Gesù. Gli è stata accanto con materna sollecitudine dalla nascita al Calvario, dove ha assistito alla sua crocifissione impietrita dal dolore, ma incrollabile nella speranza. Ella ha poi sperimentato la gioia della risurrezione, all’alba del terzo giorno, del nuovo giorno, quando il Crocifisso ha lasciato il sepolcro vincendo per sempre e in modo definitivo il potere del peccato e della morte.

Maria, nel cui grembo verginale Dio si è fatto uomo, è nostra Madre! Dall’alto della croce, infatti, Gesù, prima di portare a compimento il suo sacrificio, ce l’ha donata come madre e a Lei ci ha affidati come suoi figli. Mistero di misericordia e di amore, dono che arricchisce la Chiesa di una feconda maternità spirituale. Volgiamo soprattutto quest’oggi il nostro sguardo verso di Lei, cari fratelli e sorelle, e, implorando il suo aiuto, disponiamoci a far tesoro di ogni suo materno insegnamento. Questa nostra celeste Madre non ci invita forse a fuggire il male e a compiere il bene seguendo docilmente la legge divina iscritta nel cuore di ogni cristiano? Lei, che ha conservato la speranza pur nel sommo della prova, non ci chiede forse di non perderci d’animo quando la sofferenza e la morte bussano alla porta delle nostre case? Non ci chiede di guardare fiduciosi al nostro futuro? Non ci esorta, la Vergine Immacolata, ad essere fratelli gli uni degli altri, tutti accomunati dall’impegno di costruire insieme un mondo più giusto, solidale e pacifico?

Sì, cari amici! Ancora una volta, in questo giorno solenne, la Chiesa addita al mondo Maria come segno di sicura speranza e di definitiva vittoria del bene sul male. Colei che invochiamo “piena di grazia” ci ricorda che siamo tutti fratelli e che Dio è il nostro Creatore e il nostro Padre. Senza di Lui, o ancor peggio contro di Lui, noi uomini non potremo mai trovare la strada che conduce all’amore, non potremo mai sconfiggere il potere dell’odio e della violenza, non potremo mai costruire una stabile pace.

Accolgano gli uomini di ogni nazione e cultura questo messaggio di luce e di speranza: lo accolgano come dono dalle mani di Maria, Madre dell’intera umanità. Se la vita è un cammino, e questo cammino si fa spesso buio, duro e faticoso, quale stella potrà illuminarlo? Nella mia Enciclica Spe salvi, resa pubblica all’inizio dell’Avvento, ho scritto che la Chiesa guarda a Maria e la invoca come “stella della speranza” (n. 49). Nel nostro comune viaggio sul mare della storia abbiamo bisogno di “luci di speranza”, di persone cioè che traggono luce da Cristo “ed offrono così orientamento per la nostra traversata” (ibid. ). E chi meglio di Maria può essere per noi “Stella di speranza”? Lei, con il suo “sì”, con l’offerta generosa della libertà ricevuta dal Creatore, ha consentito alla speranza dei millenni di diventare realtà, di entrare in questo mondo e nella sua storia. Per mezzo suo, Dio si è fatto carne, è divenuto uno di noi, ha piantato la sua tenda in mezzo a noi.

Per questo, animati da filiale confidenza, le diciamo: “Insegnaci, Maria, a credere, a sperare e ad amare con Te; indicaci la via che conduce alla pace, la via verso il regno di Gesù. Tu, Stella della speranza, che trepidante ci attendi nella luce intramontabile dell’eterna Patria, brilla su di noi e guidaci nelle vicende di ogni giorno, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen!”.

Mi unisco ai pellegrini riuniti nei santuari mariani di Lourdes e di Fourvière per onorare la Vergine Maria, in questo Anno giubilare del 150º anniversario delle apparizioni di Nostra Signora a santa Bernadette. Grazie alla loro fiducia in Maria e al suo esempio, diventeranno veri discepoli del Salvatore. Attraverso i pellegrinaggi, donano numerosi volti di Chiesa alle persone che sono alla ricerca e che vengono a visitare i santuari. Nel loro cammino spirituale, sono chiamati a dare prova della grazia del loro Battesimo, a nutrirsi dell’Eucaristia, ad attingere dalla preghiera la forza per la testimonianza e la solidarietà con tutti i fratelli in umanità. Possano i santuari sviluppare la loro vocazione alla preghiera e all’accoglienza delle persone che desiderano, in particolare attraverso il sacramento del Perdono, ritrovare il cammino di Dio! Formulo anche i miei cordiali auspici a tutte le persone, soprattutto ai giovani, che celebrano nella gioia la festa dell’Immacolata Concezione, in particolare attraverso le illuminazioni della metropoli lionese. Chiedo alla Vergine Maria di vegliare sugli abitanti di Lione e di Lourdes, e di concedere a tutti loro, come pure ai pellegrini che si uniscono alle cerimonie, un’affettuosa Benedizione apostolica.

Romana, Nº 45, Luglio-Dicembre 2007, p. 251-253.

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