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Roma (16-IV-2007) Nell’80° anniversario di Benedetto XVI

Il compleanno del Santo Padre mi fa ricordare la fumata bianca del 19 aprile 2005. Il fumo bianco che usciva dal comignolo della Cappella Sistina annunciava non soltanto una elezione, ma anche una oblazione. Era il segno della serena accettazione del peso che comporta essere il Successore di san Pietro, proprio quando nell’orizzonte del Cardinal Joseph Ratzinger si profilava un giusto e meritato riposo, dopo i lunghi anni di intenso lavoro nella vigna del Signore.
Dio concede al Santo Padre una paternità universale. Essere il Romano Pontefice significa divenire padre di una moltitudine di figlie e di figli, che bisogna guidare e curare nelle loro numerose necessità e che bisogna amare in qualsiasi circostanza.

In un anniversario in genere si pensa al passato, ma questo momento diventa anche l’occasione per guardare il presente e il futuro. Possiamo immaginarci i frutti saporiti che produrrà l’albero della Chiesa, grazie alla generosità della donazione di Benedetto XVI. Un uomo che sa abbracciare il compito che gli è stato assegnato, così come Cristo seppe abbracciare la Croce. E lo fa unendo intelligenza e umiltà, amabilità e fortezza.

Nell’ottantesimo compleanno del Santo Padre viene il desiderio di ringraziarlo, perché Egli ci fa apprezzare la bellezza della vita cristiana e perché ci ricorda la gioia e la libertà di essere fedeli ai comandamenti divini. Grazie anche perché ci incoraggia a mettere la carità al centro del nostro agire.

Nella Messa di inaugurazione del Pontificato, Benedetto XVI chiese ai cristiani l’aiuto della preghiera. Un anno dopo affermava: “Sempre più sento che da solo non potrei portare questo compito, questa missione. Ma sento anche come voi lo portiate con me: così sono in una grande comunione e insieme possiamo portare avanti la missione del Signore. [...] Grazie di vero cuore a tutti coloro che in vario modo mi affiancano da vicino o mi seguono da lontano spiritualmente con il loro affetto e la loro preghiera. A ciascuno chiedo di continuare a sostenermi pregando Iddio perché mi conceda di essere pastore mite e fermo della sua Chiesa”.

Questo anniversario costituisce un invito a pregare e a offrire sacrifici per la sua Persona e le sue intenzioni, affinché il Papa percepisca la comunione della Chiesa intera, nell’impegno di portare avanti la missione che il Signore ha affidato a tutti noi.

Romana, Nº 44, Gennaio-Giugno 2007, p. 134-135.