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Roma 15-IV-2006 Nella Messa della Veglia Pasquale, Chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, Roma.

Care sorelle e care figlie mie.

1. Ieri abbiamo assistito alla Passione e Morte del Signore. Le funzioni del Venerdì Santo hanno avuto termine con i simboli che indicano l’avvenuta sepoltura di Cristo: l’altare nudo, senza tovaglie e senza candelieri, ci ricorda che Gesù giace nel sepolcro. Gli Apostoli e le Sante Donne pensano che sia tutto finito: l’avventura accanto a Cristo, che aveva acceso tante luci nelle loro anime, sembra terminata. Una grande oscurità riempie tutta la terra: è ciò che simbolizza la cerimonia di oggi, che ha inizio con tutte le luci spente.

La Veglia Pasquale è la più solenne cerimonia liturgica della Chiesa. Faremo in mo-do di viverla accanto a Maria: in Lei non si spense la luce della fede e della speranza, perché neppure per un momento dubitò che si sarebbe compiuta la promessa di suo Figlio: “il terzo giorno risusciterò”. Ella soltanto ricorda, prega, spera e cerca di evitare che i discepoli si sco-raggino e si disperdano. Noi sappiamo che Cristo è risuscitato e che con la sua Risurrezione ha sconfitto definitivamente il peccato, il demonio e la morte. Dio non poteva permettere che il corpo di suo Figlio vedesse la corruzione e lo unì nuovamente all’anima perché non moris-se mai più. Questo è il grande annuncio che oggi la Chiesa fa al mondo intero: Cristo è risu-scitato! «La Vita ha sconfitto la morte!», come si esprimeva pieno di gioia san Josemaría.

È realmente risuscitato ed è risuscitato per noi, per darci una vita immortale, che pregustiamo già ora. La Risurrezione di Cristo è pegno della nostra. Tutto viene da Lui. Lo abbiamo visto simbolizzato plasticamente nella processione del cero. Dopo le tenebre, im-provvisamente, si è accesa la luce del cero pasquale, che rappresenta Cristo, vera luce del mondo; e da lì si è propagata a tutti, finché la chiesa è stata inondata dalla luce.

2. Ciò che abbiamo contemplato plasticamente nei segni liturgici si è compiuto ve-ramente in ciascuno di noi nel ricevere il Battesimo. Meditiamo le parole di S. Paolo: «Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte [...]. Siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4). San Tommaso afferma che nel Battesimo ci vengono applicati i meriti della redenzione di Cristo, come se ognuno di noi fosse stato crocifisso e sepolto con Lui. Quanto dobbiamo essere grati per questo dono immenso!
Però bisogna condurre una nuova vita di verità, come ci ricorda ancora S. Paolo. Una nuova vita che consiste nel dimostrare di essere degni del nome di cristiani, donne e uomini che hanno la fede di Cristo e si sforzano di somigliare a Lui il più possibile. Per que-sto ci ha dato i sacramenti, che perfezionano in noi l’immagine di Cristo; soprattutto la Peni-tenza e l’Eucaristia. Dobbiamo comunque fare la nostra parte: la lotta personale, non solo contro tutto ciò che ci allontana da Dio, ma a favore di tutto ciò che ci fa crescere nell’identificazione con Cristo.

3. Domandiamoci con coraggio: a che cosa devo dire di no, a che cosa devo rispon-dere di sì, per compiere la Volontà di Dio e rassomigliare di più a Cristo? La grazia, che è luce nell’intelletto e forza nella volontà, non ci manca. Inoltre, dal Cielo, per noi intercedono sicuramente la Madonna e tutti i santi, specialmente san Josemaría, al quale si deve l’iniziativa delle Convivenze di Pasqua: nostro Padre ci otterrà queste grazie con particolare abbondanza. Possiamo ricorrere anche al Servo di Dio Giovanni Paolo II, che incoraggiò tanto anche lui queste riunioni romane. Ci vede e ci segue dalla finestra del Cielo, come ha detto il Papa attuale quando era ancora Cardinale, nella Messa esequiale dell’anno scorso. Non possiamo andare avanti a forza di compromessi, come chi si impegna a mercanteggiare sul prezzo di una cosa che ha un valore infinito. È in gioco la santità personale alla quale tut-ti siamo chiamati individualmente. Se Cristo non ha risparmiato neppure una goccia del suo Sangue per ognuno di noi, come potremo continuare a fare calcoli egoisti?

Ma non è sufficiente che tu e io curiamo la nostra personale vita spirituale. Tutti siamo chiamati a essere altri Cristi, lo stesso Cristo, e la ragion d’essere della vita di Cristo è stata la salvezza del mondo. «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra - diceva -; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Questo fuoco è lo Spirito Santo, il Santifi-catore delle anime, che ora abita nel cuore della Chiesa. Ma Egli vive perché noi lo trasmet-tiamo ad altri. Bisogna fare apostolato. Chi non propaga il fuoco attorno a sé, finisce per spegnersi.

4. Nel Vangelo di oggi contempliamo che l’angelo dice alle donne, che hanno appe-na visto il sepolcro vuoto, di comunicare la buona nuova ai discepoli. Gesù stesso va loro in-contro, ordinando: «Andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi ve-dranno». Sono loro le prime ad annunciare la buona novella della Risurrezione, dando origi-ne a una catena che non s’interromperà più.

Tu e io - non dubitare - abbiamo ricevuto lo stesso incarico. In questi giorni, a Ro-ma, esso è risuonato con nuova forza ai nostri orecchi. Il Vicario di Cristo ci ha ripetuto in tutti i modi che dobbiamo andare dietro a Cristo, seguendolo da vicino, perché Egli ci ha chiamato per essere sale della terra e luce del mondo. Non vedete che è un’avventura appas-sionante, anche umanamente? Diverrà una realtà con la potenza dello Spirito Santo e con il vostro zelo apostolico. In ogni luogo sono migliaia e migliaia le persone, giovani e adulti, che non hanno mai sentito questo annuncio. Stanno aspettando di udirlo dalle vostre labbra, di vederlo riflesso nella vostra condotta. Il Fondatore dell’Opera si emozionava sempre al passo del Vangelo di S. Giovanni, quando Gesù si avvicinò a un uomo, paralitico da 38 anni, nei pressi della piscina di Betsaida. Il Signore gli domandò: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita; mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me...». Non ho nessuno accanto a me che mi spinga... Forse perché siamo codardi e ci lasciamo vincere dai rispetti umani; oppure tiepidi, persone che non sentono dentro il cuore il fuoco di Cristo. È una grande re-sponsabilità: «Che vergogna - scrive san Josemaría – se Gesù non trovasse in te l’uomo, la donna, che si aspetta!» (Forgia, n. 168).

Rifletti, fa’ un proposito concreto. Chi puoi aiutare ad avvicinarsi a Gesù quando ri-tornerai nel tuo Paese? Con quale compagna, o amica, o parente, puoi avere una conversa-zione personale per aprirle orizzonti spirituali? Chi puoi invitare a un corso di ritiro o aiutare a fare una buona confessione? Sicuramente, se ripassi l’elenco delle persone che conosci, ne trovi una, o forse molte, per le quali hai pregato poco, alle quali non hai mai proposto seria-mente la necessità di stare vicino a Dio.

Chiediamo alla Madonna, Regina degli Apostoli, che voglia Ella stessa far fruttare nella nostra vita i propositi di questi giorni: propositi di seguire Gesù molto da vicino, di es-sere molto fedeli ai nostri impegni cristiani, di portare molte altre anime vicino a Cristo. Così sia.

Romana, Nº 42, Gennaio-Giugno 2006, p. 76-78.