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Udienza col Santo Padre

Il Prelato dell’Opus Dei, Mons. Javier Echevarría, raccogliendo l’esortazione del Papa contenuta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte (cfr. n. 29, 5), ha indetto a Roma, dal 14 al 17 marzo 2001, alcune giornate di riflessione su tale documento, per assecondare l’impulso evangelizzatore proposto dal Papa a tutta la Chiesa.

Vi hanno partecipato circa quattrocento fedeli della Prelatura, sacerdoti e laici, uomini e donne, provenienti da più di cinquanta nazioni.

Si sono svolte quattro sessioni generali, ognuna centrata su una relazione. Mons. Fernando Ocáriz, Vicario Generale della Prelatura, ha parlato della missione dell’Opus Dei nella Chiesa. Il prof. Ángel Rodríguez Luño, Ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università della Santa Croce, ha esposto i temi principali della Lettera apostolica. Mons. Ernst Burkhart ha trattato del ruolo dei laici nella ricristianizzazione della società. La quarta relazione è stata svolta dal prof. Paul O’Callaghan, Decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce, che ha commentato alcuni aspetti della santificazione del lavoro.

Nel pomeriggio, in gruppi ridotti e seguendo un metodo partecipativo, sono stati passati in rassegna alcuni modi specifici per tradurre in pratica le indicazioni della Lettera Novo millennio ineunte nelle diverse iniziative apostoliche che i fedeli dell’Opus Dei portano avanti in tutto il mondo.

Nei quattro giorni dei lavori ci sono stati anche vari incontri col Prelato dell’Opus Dei, che ha incoraggiato i partecipanti a rinnovare il loro impegno apostolico in unità d’intenzioni col Papa.

Le giornate si sono concluse con un’udienza concessa dal Santo Padre ai partecipanti, il giorno 17, nella Sala Clementina.

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Mons. Echevarría ha rivolto al Papa le seguenti parole.

Beatissimo Padre,

ciò che il Signore ha operato durante il Giubileo è un dono di grazia tanto grande che tutti noi sentiamo il dovere di far tesoro di questa straordinaria esperienza per imprimere nuovo slancio all’impegno evangelizzatore. Raccogliendo l’invito rivolto dalla Santità Vostra nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte alla Chiesa, nelle sue molteplici articolazioni, ho voluto indire a tale scopo alcune giornate di riflessione a cui hanno partecipato rappresentanti del presbiterio e dei fedeli laici della Prelatura dell’Opus Dei, attivi in numerosi settori professionali ed apostolici.

Abbiamo meditato in profondità la Lettera apostolica, così densa di prospettive illuminanti. A nome di tutti i fedeli della Prelatura, desidero ringraziarLa, Padre Santo, per l’aiuto che ancora una volta ci ha offerto con la Novo millennio ineunte e per averci accordato la possibilità di esprimerLe personalmente i nostri sentimenti e di ascoltare ancora una volta la Sua parola in questa Udienza.
In queste giornate abbiamo cercato di individuare alcune prospettive pastorali che sembrano rispondere a necessità di particolare attualità oggi, all’inizio del nuovo millennio. Il grado di sviluppo dei Paesi in cui la Prelatura è presente appare tuttora assai eterogeneo, così come molto diversi sono i problemi sociali ed umani che ne derivano e, quindi, le esigenze delle singole Chiese particolari in essi operanti.

Siamo dunque consapevoli di aver soltanto abbozzato alcune linee generali, che dovranno adattarsi di volta in volta alle situazioni locali. Infatti l’unica ambizione che muove l’attività apostolica della Prelatura è - come affermava il Beato Josemaría Escrivá - quella di servire la Chiesa come essa desidera essere servita, rendendo cioè ad ogni sua parte quel servizio che nel corpo ciascun membro rende a tutte le altre membra. Così, intendiamo continuare a lavorare in stretta sintonia con le Chiese locali ed i rispettivi Pastori.

Pur nella varietà delle situazioni locali, alcune costanti si debbono comunque mantenere, come traguardi qualificanti della pastorale. Sono le linee-guida fissate dalla Lettera apostolica Novo millennio ineunte: la ricerca della santità come punto d’arrivo di tutta l’evangelizzazione, la formazione alla preghiera, la preparazione ai sacramenti, la carità, l’unità della Chiesa, l’ecumenismo, la solidarietà...

Sono ideali superiori alle capacità umane. La pesca miracolosa sarà sempre attuale nella vita della Chiesa. Bisognerà sempre gettare le reti in verbo autem tuo (Lc 5, 5). Bisognerà cioè unire santità e apostolato, contemplazione e azione, lavoro e preghiera. Perciò, l’aver delineato in questi giorni gli abbozzi dei programmi pastorali futuri ci impegna ad affidare anzitutto noi stessi alla grazia divina, a rinnovare i propositi personali di santità. Duc in altum!: le parole di Cristo, ripetuteci dal Papa, accendono in noi l’anelito di spostare sempre in avanti il traguardo del nostro amore di Dio.

In un’epoca in cui il laicismo cercava di esiliare Dio dal mondo, il Beato Josemaría Escrivá ricordò che le attività terrene recano in sé la traccia incancellabile della presenza di Cristo Incarnato e possono quindi diventare mezzo di santità, di incontro con il Signore. Per riportare Cristo nel cuore delle realtà umane bisogna averlo al centro della propria anima. Ecco la sostanza di ogni nostro programma pastorale. Per portare tutto questo a compimento, mentre riaffermiamo la piena adesione della Prelatura alla Cattedra di Pietro, Le chiediamo, Beatissimo Padre, la Benedizione Apostolica.

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Il Santo Padre ha pronunciato il seguente discorso.

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Siate i benvenuti! Saluto di cuore ciascuno di voi, sacerdoti e laici, convenuti a Roma per partecipare alle giornate di riflessione sulla Lettera apostolica Novo millennio ineunte e sulle prospettive che in essa ho delineato per il futuro dell’evangelizzazione. E saluto specialmente il vostro Prelato, il Vescovo Mons. Javier Echevarría, che ha promosso quest’incontro allo scopo di potenziare il servizio reso dalla Prelatura alle Chiese particolari, ove i suoi fedeli sono presenti.

Voi siete qui, in rappresentanza delle componenti in cui la Prelatura è organicamente strutturata, cioè dei sacerdoti e dei fedeli laici, uomini e donne, con a capo il proprio Prelato. Questa natura gerarchica dell’Opus Dei, stabilita nella Costituzione apostolica con la quale ho eretto la Prelatura (cfr. Cost. ap. Ut sit, 28-XI-82), offre lo spunto per considerazioni pastorali ricche di applicazioni pratiche. Innanzitutto desidero sottolineare che l’appartenenza dei fedeli laici sia alla propria Chiesa particolare sia alla Prelatura, alla quale sono incorporati, fa sì che la missione peculiare della Prelatura confluisca nell’impegno evangelizzatore di ogni Chiesa particolare, come previde il Concilio Vaticano II nell’auspicare la figura delle Prelature personali.

La convergenza organica di sacerdoti e laici è uno dei terreni privilegiati sui quali prenderà vita e si consoliderà una pastorale improntata a quel «dinamismo nuovo» (cfr. Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15) cui tutti ci sentiamo incoraggiati dopo il Grande Giubileo. In questo contesto va richiamata l’importanza di quella «spiritualità di comunione» sottolineata dalla Lettera apostolica (cfr. ivi, 42-43).

2. I laici, in quanto cristiani, sono impegnati a svolgere un apostolato missionario. Le loro specifiche competenze nelle diverse attività umane sono in primo luogo uno strumento affidato loro da Dio per consentire “all’annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura” (ivi, 29). Essi, dunque, vanno stimolati a porre fattivamente le proprie conoscenze al servizio delle «nuove frontiere», che si annunciano come altrettante sfide per la presenza salvifica della Chiesa nel mondo.

Sarà la loro testimonianza diretta in tutti questi campi a mostrare come solo in Cristo i valori umani più alti raggiungono la propria pienezza. Ed il loro zelo apostolico, l’amicizia fraterna, la carità solidale faranno sì che essi sappiano volgere i rapporti sociali quotidiani in occasioni per destare nei propri simili quella sete di verità che è la prima condizione per l’incontro salvifico con Cristo.

I sacerdoti, dal canto loro, esercitano una funzione primaria insostituibile: quella di aiutare le anime, una ad una, nei sacramenti, nella predicazione, nella direzione spirituale, ad aprirsi al dono della grazia. Una spiritualità di comunione valorizzerà al meglio i ruoli di ciascuna componente ecclesiale.

Vi esorto, carissimi, a non dimenticare in tutto il vostro lavoro il punto centrale dell’esperienza giubilare: l’incontro con Cristo. Il Giubileo è stato una continua, indimenticabile contemplazione del volto di Cristo, Figlio eterno, Dio e Uomo, crocifisso e risorto. Lo abbiamo cercato nel pellegrinaggio verso la Porta che dischiude all’uomo la via del cielo. Ne abbiamo sperimentato la dolcezza nell’atto umanissimo e divino di perdonare il peccatore. Lo abbiamo sentito fratello di tutti gli uomini, ricondotti all’unità nel dono dell’amore che salva. La sete di spiritualità che si è destata nella nostra società non può essere placata che da Cristo.

“No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!” (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 29). Al mondo, ad ogni uomo nostro fratello, noi cristiani dobbiamo aprire la strada che conduce a Cristo. “Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27 [26], 8). Quest’aspirazione tornava spesso alle labbra del Beato Josemaría, uomo assetato di Dio e perciò grande apostolo. Egli ha scritto: “Nelle intenzioni, Gesù sia il nostro fine; negli affetti, il nostro amore; nella parola, il nostro argomento; nelle azioni, il nostro modello” (Cammino, 271).
4. E’ tempo di deporre ogni timore e di lanciarci verso traguardi apostolici audaci. Duc in altum! (Lc 5, 4): l’invito di Cristo ci stimola a spingerci al largo, a coltivare sogni ambiziosi di santità personale e di fecondità apostolica. L’apostolato è sempre il traboccare della vita interiore. Certo, esso è anche azione, ma sostenuta dalla carità. E la fonte della carità sta sempre nella dimensione più intima della persona, dove si ascolta la voce di Cristo che ci chiama a prendere con lui il largo. Possa ciascuno di voi accogliere questo invito di Cristo a corrispondervi con generosità ogni giorno nuova.

Con questo auspicio, mentre affido all’intercessione di Maria il vostro impegno di preghiera, di lavoro, di testimonianza, vi imparto con affetto la mia Benedizione.

Romana, Nº 32, Gennaio-Giugno 2001, pag. 40-43.