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Sessione di chiusura del Processo Cognizionale sulla vita e le virtù del Fondatore dell'Opus Dei

Sabato 8 novembre, alle 9.30, si è svolta nel Vicariato di Roma la sessione di chiusura del Processo Cognizionale sulla vita e le virtù del Servo di Dio Josemaría Escrivà, Fondatore dell'Opus Dei. La cerimonia si è tenuta nella sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense. E' stata presieduta dall'Em.mo Card. Ugo Poletti, Vicario del Papa per la diocesi di Roma e Presidente del Tribunale che ha istruito il Processo.
Oltre al Prelato dell'Opus Dei, Mons. Alvaro del Portillo, hanno assistito all'atto il Card. Poupard, Presidente del Consiglio Pontificio per la Cultura; il Card. Bafile, già prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi; il Vicegerente della diocesi di Roma, Mons. Appignanesi; i Vescovi Ausiliari Mons. Ragonesi, Giannini e Marra, e altre autorità ecclesiastiche e civili, tra le quali si può ricordare il Decano del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e diversi ambasciatori. Un migliaio di persone riempiva completamente la sala.
Si è conclusa così, a undici anni dalla sua morte, la fase istruttoria della Causa di Beatificazione del Fondatore dell'Opus Dei. Il Processo romano era incominciato il 12 maggio 1981 e, dopo cinque anni di intenso lavoro, ha raccolto le deposizioni dei testimoni, la documentazione storica e gli scritti —pubblicati e inediti— del Servo di Dio.
La cerimonia è cominciata con la lettura, da parte del notaio, del verbale dell'ultima sessione del Tribunale, che formalizza le procedure giuridiche con cui si chiudeva il processo istruttorio. Immediatamente sono state sigillate le casse che contenevano tutta la documentazione raccolta in questi anni di lavoro.
Dopo la firma del verbale da parte dei membri del Tribunale, il Rev. Sac. don Flavio Capucci, Postulatore della Causa, ha ricevuto l'incarico di portitor dei documenti, perché li consegnasse al più presto nella sede della Congregazione per le Cause dei Santi. Egli ha poi pronunciato le seguenti parole di ringraziamento:

"Oggi si conclude una tappa nell'itinerario della Causa di Canonizzazione del Servo di Dio Josemaría Escrivá: terminata la fase istruttoria, gli atti verranno trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi ed avrà inizio la fase di studio. Come Postulatore della Causa desidero ringraziare di cuore anzitutto S.E. Rev.ma il Card. Ugo Poletti, che il 19 febbraio 1981 ne decretò l'introduzione e, dopo aver inaugurato i lavori di questo Tribunale, li ha seguiti con affettuoso interesse durante il loro svolgimento e ne ha voluto presiedere oggi di persona la chiusura.
Un vivo ringraziamento e la più sentita riconoscenza vanno anche a tutti i membri del Tribunale che ha condotto l'istruttoria: a Mons. Marcello Costalunga, Giudice Delegato, che ha guidato il Processo con rara capacità; a Mons. Oscar Buttinelli, Officiale dei Tribunali del Vicariato di Roma e Congiudice, alla cui perizia è stata affidata tanta parte delle procedure processuali; a Mons. Salvino Scicluna, Congiudice, presente con attenta solerzia in ogni momento; a Mons. Franco Santangelo, Promotore di Giustizia, il quale ha assicurato la piena legalità dei singoli atti che costituiscono ormai la storia di questo Processo; a Mons. Giovanni Fanti, Notaio Attuario, e a Mons. Alberto Testi, Notaio Aggiunto, che hanno svolto con diligente perseveranza un lavoro prezioso soprattutto per l'acquisizione agli atti delle deposizioni, spesso così voluminose, dei testi. Sento dunque il grato dovere di tributare un pubblico riconoscimento alla competenza tecnica che ha caratterizzato l'operato di questo Tribunale, al suo rigoroso senso del diritto, al suo discernimento, al suo esemplare spirito sacerdotale. E di aggiungere, per quello che vale, la mia alle unanimi testimonianze della ben meritata fama di cui godono i Tribunali del Vicariato di Roma.
Ora sta per avere inizio lo studio delle abbondanti prove testimoniali e documentali che questo Processo, unitamente a quello istruito presso l'Arcidiocesi di Madrid e conclusosi il 26 giugno 1984, ha fornito sulla vita e le virtù del Servo di Dio Josemaría Escrivá.
In questo momento desidero in modo speciale chiedere a tutti i presenti di pregare e di far pregare i loro parenti ed amici, affinché il Signore si degni di proporre il Fondatore dell'Opus Dei quale modello di vita per tutti i cristiani. Mi è particolarmente caro ricordare qui una considerazione che mi fece l'Ecc.mo Mons. Alvaro del Portillo, Prelato dell'Opus Dei e primo Successore del nostro amatissimo Padre, il giorno in cui per la prima volta mi rese partecipe del suo desiderio di sottoporre all'Autorità ecclesiastica l'istanza di introduzione della Causa del Servo di Dio. Riprendendo un insegnamento dello stesso Mons. Escrivá, egli mi ricordò che l'Opus Dei non cercava attraverso questo Processo alcuna gloria terrena, giacché la sua gloria deve consistere sempre nel compiere la Volontà di Dio e non nel brillare agli occhi degli uomini. L'unico scopo che l'Opera si prefigge promuovendo la Causa di Canonizzazione del nostro carissimo Fondatore —disse— è il bene della Chiesa: il suo messaggio sulla santificazione di tutte le realtà umane, infatti, ha già suscitato in un numero incalcolabile di anime l'anelito di raggiungere un'intima unione con Cristo nelle circostanze della vita quotidiana. Molti fedeli hanno scoperto così che in ogni professione, in qualsiasi attività onesta e negli ambienti più diversi della nostra società il cristiano è chiamato a vivere, con piena coerenza di fede, la sua avventura vocazionale come membro vivo della Chiesa.
Della fecondità dell'esempio fornito da Mons. Escrivá con la sua vita e con i suoi insegnamenti il lavoro che ha accompagnato questo Processo ha già fornito eloquenti indizi, soprattutto attraverso il crescente estendersi della devozione privata al Servo di Dio e l'incessante flusso di notizie che pervengono alla Postulazione circa favori spirituali e materiali attribuiti in tutto il mondo alla sua intercessione. Sono realtà che si possono ascrivere soltanto ad un provvidente disegno divino ed incoraggiano tutti noi a perseverare nella preghiera per il prosieguo della Causa".

Il Card. Poletti, dopo aver rivolto un affettuoso saluto a Mons. Alvaro del Portillo, ha pronunciato le seguenti parole:

"Per l'Opus Dei è un momento di gioia quello che stiamo vivendo: un ulteriore passo verso il riconoscimento delle virtù del Fondatore, il Padre. Per me è sempre commovente il ricordo degli incontri, anche fuggevoli, con persone che hanno lasciato nella Santa Chiesa un segno tangibile e ammirabile della loro fede, della loro carità, del loro amore e servizio della Santa Chiesa. Ma la commozione si fa più grande quando si trasforma nella responsabilità di un atto canonico dovuto, come questo della chiusura del Processo Cognizionale.
Opero in questo momento in nome e per autorità della Santa Chiesa, e formulo sinceramente l'augurio che il Processo possa compiere il più rapidamente possibile il suo cammino per favorire l'eventuale riconoscimento ufficiale della santità del Servo di Dio Josemaría Escrivá".

Dopo aver tratteggiato un breve profilo biografico del Servo di Dio ed averne descritto la figura come quella di un grande maestro di vita cristiana, il Card. Poletti ha fatto un riassunto dei passi finora compiuti per la sua beatificazione presso i tribunali del Vicariato di Roma:

"Il 12 maggio 1981 questo Tribunale iniziò il Processo Cognizionale sulla vita e le virtù del Servo di Dio Josemaría Escrivá: un grande Fondatore, che ha lasciato una traccia indelebile nella Chiesa ed in particolare nella città di Roma, dove il frutto della sua trentennale presenza è testimoniato da iniziative apostoliche vitali e feconde.
La densità dell'istruttoria condotta da questo Tribunale appare coerente con il rilievo ecclesiale della sua figura: cinque anni e sei mesi di lavoro, per un totale di 374 sessioni. Circa 8000 pagine dattiloscritte a semplice spazio raccolgono le risultanze dell'esame dei testi, tutti de visu. Le testimonianze, per lo più assai ampie e circostanziate, hanno fornito elementi di conoscenza sull'intero arco della vita del Servo di Dio.
Durante lo svolgimento dell'istruttoria ha visto la luce la riforma delle procedure da applicarsi nelle Cause di Canonizzazione che, fra l'altro, concede ai testi la facoltà di arricchire la propria deposizione orale con la stesura di relazioni scritte e giurate. L'applicazione di tale facoltà ha contribuito a rendere ancora più completa e ponderata la raccolta delle prove testimoniali sulla vita e le virtù del Servo di Dio.
Le informazioni sono dunque da considerarsi esaurienti sotto ogni profilo. Si pensi anche agli abbondanti volumi di documenti presentati dalla Postulazione e riguardanti la vita del Servo di Dio, il suo ministero, la sua attività di Fondatore e primo Presidente Generale dell'Opus Dei, la fama di santità che lo circondò già in vita, la certificazione del suo estendersi dopo la morte e dei favori ottenuti in tutte le latitudini mediante la sua intercessione. Degni di menzione sono anche i 62 volumi di scritti inediti del Servo di Dio curati dalla Postulazione.
Già nel Decreto di Introduzione della Causa affermai che 'per aver proclamato la vocazione universale alla santità, fin da quando fondò l'Opus Dei nel 1928, Mons. Josemaría Escrivá è stato unanimemente riconosciuto come un precursore del Concilio proprio in ciò che costituisce il nucleo fondamentale del suo Magistero' (Rivista Diocesana di Roma, n. 3-4, 1981, p. 372).
L'Opus Dei —che, come si legge nella Costituzione Apostolica Ut sit, 'è una compagine apostolica che, formata da sacerdoti e da laici, uomini e donne, è allo stesso tempo organica ed indivisa' (Giovanni Paolo II, Cost. Ap. Ut sit, proemio: AAS 75, 1983, p. 423)— continua a far fruttificare gli insegnamenti del Fondatore nel mondo intero. Nel propugnare l'esigenza di raggiungere la pienezza della contemplazione in mezzo al mondo, Mons. Escrivá ha mostrato l'intrinseca dipendenza da Dio e l'ordinazione a Lui di tutto il creato: ogni frattura tra realtà umane e vita della grazia appare sanata. Tutto diventa luogo d'incontro con il Signore, materia di santificazione personale, occasione di generoso servizio al prossimo. In tale prospettiva l'intero agire dell'uomo appare assunto nel mistero della Redenzione.
Si comprende come la predicazione del Servo di Dio abbia suscitato nel mondo una mobilitazione apostolica senza precedenti. Essa infatti fa riscoprire a tutti i fedeli che la piena espansione della vocazione battesimale non richiede di allontanarsi dalle occupazioni terrene e che il prodigarsi in queste non comporta la rinunzia a quella: la vita cristiana non va edificata ai margini dell'impegno nelle cose umane; non si tratta di due sfere, giustapposte o contrastanti. L'amore di Dio può e deve illuminare dal di dentro l'intera esistenza. In questa vigorosa unità di vita, tutte le azioni del cristiano si fondono e si compenetrano, manifestandosi insieme come espressioni di preghiera, di lavoro e di apostolato.
Un ruolo determinante nel suo insegnamento è svolto dall'amore alla libertà, in particolare per quel che riguarda l'azione dei laici nelle strutture del mondo; questa libertà egli la volle sempre esercitata con la conseguente responsabilità circa il vero e il bene, in piena coerenza con la fede ed in leale fedeltà al Magistero della Chiesa.
L'esempio ed il messaggio del Fondatore dell'Opus Dei costituiscono dunque un punto di riferimento permanente per una testimonianza capace di proiettare la luce di Cristo sull'intera società e di vivificare dal di dentro tutti i settori dell'umano operare. I suoi insegnamenti hanno già aiutato innumerevoli anime a scoprire l'insospettata grandezza della vocazione cristiana che, vissuta con pienezza nel posto occupato da ciascuno nel mondo, colma di sapore evangelico le realtà quotidiane.
Sono numerosissimi ovunque i fedeli, fra cui io stesso mi annovero con gioia, che invocano con fede l'intercessione del Servo di Dio nelle loro necessità spirituali e materiali. La speranza di tutti noi è di vederlo presto elevato all'onore degli altari e proposto a modello di vita cristiana per la Chiesa universale. Ad implorare dal Signore questa grazia vadano le nostre preghiere".

Un processo istruttorio parallelo a quello realizzato a Roma si è svolto nella Curia Arcivescovile di Madrid. Ha concluso il suo lavoro il 26 giugno 1984. Sempre a Madrid, si sono conclusi i Processi su due guarigioni di presunto carattere straordinario, attribuite all'intercessione del Servo di Dio: l'istantanea scomparsa di un'infermità di tipo tumorale e la guarigione di un linfoma maligno.

Romana, Nº 3, Luglio-Dicembre 1986, p. 280-284.