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Tradizione e sviluppo nel Programma di Azione Sociale a Kimbondo

Il 13 luglio 1999, il Ministro degli Affari Sociali del Congo ha presieduto la presentazione di un programma di promozione rurale, diretto a donne della zona di Kimbondo, alla periferia di Kinshasa. Il nuovo programma si propone di preparare un gruppo numeroso di donne del luogo affinché siano in grado di contribuire al miglioramento del livello di vita della zona. L'iniziativa fa parte di un progetto più vasto, denominato Programme d'Action Sociale, sorto nel 1995.

Molte delle partecipanti sono studentesse del Lycée Professionnel Kimbondo, inaugurato ufficialmente nel 1998 dal Ministro dell'Educazione Nazionale.
Gli abitanti di Kimbondo provengono, nella maggioranza, da centri rurali e si sono trasferiti nella capitale in cerca di un miglioramento economico o di mezzi per educare i figli. Disgraziatamente la situazione nella città non è certo favorevole come se l'erano immaginata. L'instabilità politica dell'ultimo decennio ha provocato gravi problemi economici e sociali, resi più gravi dalla recente guerra.

Nelly Tshela, giovane avvocato congolese che lavora fin dall'inizio nel Programme d'Action Sociale, spiega: «Ci ha molto impressionato la situazione della donna a Kimbondo. Abbiamo visto quanto sia urgente aiutare queste donne che vivono in condizioni estremamente precarie, regolate da abitudini ancestrali che le mettono in posizione di inferiorità. Occorreva far qualcosa per migliorare le condizioni di vita delle 12.000 persone integrate nella zona».

Le donne di Kimbondo sono abituate a vivere del lavoro dei campi e, all'inizio, non vedevano la necessità di imparare cose nuove, di impiegare sforzo e tempo per migliorare le proprie conoscenze. La maggioranza di loro non è mai andata a scuola e ha ricevuto, nel migliore dei casi, una formazione rudimentale.

«Avevamo pochi mezzi — continua Tshela — ma possedevamo quel senso di "umanità", che altro non è che la capacità di far prevalere il buon senso, spesso calpestato da credenze di ogni genere. Per questo, alla base del nostro progetto sta la trasmissione di una visione cristiana della vita, che è ottimista e arricchisce ciò che è propriamente umano».
Quando il primo gruppo di partecipanti ai corsi di dietetica, igiene o lingua francese ha capito l'importanza della formazione, «ha capito anche l'importanza di una migliore qualità della vita», dice Nelly Tshela. «Ci sono 6.000 donne nella zona. Dall'inizio, il nostro obiettivo è stato quello di arrivare al maggior numero possibile di persone. Da quando, nei miei primi anni di università, ho cominciato a familiarizzarmi con gli scritti del Fondatore dell'Opus Dei, ho voluto conoscere meglio ciò che è proprio della donna. Mi sembra che un difetto comune è limitarsi a far calcoli. La donna deve saper anche sognare e osare. Il "più" è un avverbio usato frequentemente dal Beato Josemaría». Così uno dei primi obiettivi del progetto è stato quello di trovare persone capaci di esercitare un ruolo di consiglio e di guida con le donne dei dintorni dotate di migliori condizioni umane.

Il gruppo che ha dato inizio a questa attività era formato da poche donne. Fin dal primo momento hanno cominciato a collaborare alcune universitarie e altre persone interessate a partecipare allo sviluppo del progetto, indipendentemente dall'età e dal gruppo sociale. «Abbiamo fatto loro comprendere — spiega la giovane avvocata — che, quando aiutano persone che vivono nella miseria, si arricchiscono personalmente».

«Il nostro metodo? — si chiede Nelly —. Svegliarle, una per una. Solo così, dialogando, imparando a conversare (anche a leggere e a scrivere!), si impara a lavorare, e gli orizzonti si aprono. Lo sviluppo a Kimbondo è possibile, ma c'è bisogno che la donna si risvegli. Questo è stato il nostro sforzo dall'inizio. Lo sviluppo non si studia: si fa, impegnandosi. Almeno questa è la nostra intuizione. Questo spirito di lotta sportiva, ottimista e spontaneo, lo dobbiamo al Beato Josemaría. Qui cerchiamo di insegnare a queste donne a lavorare, lavorare molto e bene e con visione cristiana.

Oggi non saprei misurare l'ampiezza di questa azione sociale: più di 100 donne impegnate con noi alla ricerca di soluzioni. E sono sicura che la ricerca è già segno di miglioramento».

Romana, Nº 29, Luglio-Dicembre 1999, p. 272-274.