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Il Vescovo Prelato dell’Opus Dei, invitato a presiedere una concelebrazione eucaristica nella parrocchia romana di Santa Silvia ,in occasione della benedizione del nuovo Tabernacolo, ha pronunziato la seguente omelia.

1. Carissimi fratelli e sorelle,

Con vera gioia ho accettato l’invito rivoltomi dai sacerdoti della vostra parrocchia a presiedere questa concelebrazione liturgica. Vi saluto con affetto. Con particolare piacere saluto S.E. Mons. Marcello Costalunga, mio confratello nell’episcopato, che ci onora con la sua presenza.

Ci raduniamo attorno all’altare per la benedizione del nuovo Tabernacolo con cui, stimolati dalla sollecitudine del parroco, avete voluto abbellire la celebrazione del culto divino nella vostra parrocchia. Oggi la ricorrenza domenicale vi consente inoltre di rendere omaggio insieme alla santa titolare di questo tempio, Santa Silvia, ricordata dal calendario romano lo scorso 3 novembre: così la sua festa viene a coincidere con la commemorazione della solenne dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, mater et caput omnium ecclesiarum urbis et orbis, madre e primate di tutte le chiese di Roma e del mondo.

Il Vangelo della Messa ci suggerisce alcune considerazioni che ci possono aiutare a prepararci al rito della benedizione del Tabernacolo. Abbiamo visto come Gesù, trovando il tempio di Gerusalemme infestato dai mercanti — venditori di animali per i sacrifici e cambiavalute, che distribuivano le monete per le offerte —, intrecciò una frusta con delle corde e li scacciò con violenza, perché non poteva sopportare che la casa del Padre celeste fosse trasformata da luogo di preghiera in mercato [1].

Lo zelo della tua casa mi divora, spiega l’evangelista [2]. Questa risolutezza, che può persino sconcertare chi è abituato ad ammirare la mitezza con cui Gesù accoglie i peccatori, questo vigore con il quale egli tutela da ogni profanazione l’adorazione di Dio, è un segno del valore altamente spirituale che hanno le espressioni anche esteriori del culto. Quanto più grande ai suoi occhi è perciò il rispetto, il decoro con cui dobbiamo ornare le nostre chiese, dove Cristo è realmente presente nel Tabernacolo!

2. Fra pochi minuti, nella Consacrazione, si compirà di nuovo il miracolo del rinnovamento sacramentale del sacrificio di Cristo ed il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità verranno resi presenti sull’altare. Lo potremo ricevere in noi nella Comunione. Ed alcune Particole consacrate verranno custodite nel nuovo Tabernacolo, che, da quel preciso momento, diverrà il centro della vita parrocchiale, il punto verso il quale dovrà convergere e nel quale troverà alimento la vita spirituale di ciascuno di voi.
In questa chiesa il Tabernacolo sarà come il pozzo cui potrete attingere l’unica acqua capace di colmare il vostro bisogno di pace, di forza interiore: l’acqua che zampilla fino alla vita eterna [3], l’intimità con Cristo, che qui condivide con noi gioie e dolori, ascolta le nostre suppliche, ci consola e ci chiama. Che cosa faremmo se un potente della terra ci offrisse la propria amicizia e fosse sempre disposto a riceverci? Ebbene, Gesù, il Figlio di Dio fatto Uomo, ci aspetta costantemente nel Santissimo Sacramento. Come ha scritto il Beato Josemaría: «Quando ti avvicini al Tabernacolo pensa che Lui... ti aspetta da venti secoli» [4].

Oggi è un giorno adatto perché ciascuno si domandi, nel profondo del cuore: come tratto Gesù nell’Eucaristia? Lo ricevo con frequenza e nel modo dovuto nella Comunione? Mi preparo adeguatamente prima, accostandomi al sacramento della Penitenza? Vengo a visitarlo nel Tabernacolo? Lo saluto, almeno col cuore, quando passo davanti ad una chiesa? Vi suggerisco un piccolo, ma fecondissimo, proponimento pratico che è certamente molto caro al Signore: quello di venire ogni giorno, magari solo per pochi minuti, a fargli visita nel Tabernacolo, per adorarlo, ringraziarlo, chiedergli perdono ed invocare il suo aiuto.

E voi, ragazzi, venite a salutarlo prima di andare a scuola o al ritorno. Ascoltate quello che ci dice il Papa: Gesù «viene nella nostra anima nella santa Comunione e rimane presente nei Tabernacoli delle nostre chiese, perché è il nostro Amico, amico di tutti, e desidera in particolare essere la forza di cui avete bisogno nel cammino della vostra vita di fanciulli e di ragazzi bisognosi di qualcuno che vi offra amicizia e fiducia» [5].

3. Il ricordo di Santa Silvia, madre di uno dei Pontefici più importanti della storia della Chiesa, San Gregorio Magno, ci invita a considerare le grandi possibilità formative che hanno i genitori. Se avete figli ancora piccoli, sappiate educarli nella fede: parlate loro del miracolo della presenza reale di Gesù nel Tabernacolo; spiegate loro il significato di quel piccolo lume acceso innanzi ad esso: dite loro, con parole semplici, che Gesù è lì, e aspetta che lo salutiamo, e desidera ascoltare le nostre confidenze. Queste cose i bambini le capiscono, perché nella loro anima il bisogno di Dio non è stato oscurato dal peccato. La fede si spegne solo negli adulti che hanno perso l’umiltà.

Voglio raccontarvi un episodio reale. Fra i figli di una famiglia cristiana c’era un bambino subnormale, che genitori e fratelli curavano con affetto immenso. La madre lo preparò per la Prima Comunione e, quando lo ritenne pronto, lo portò dal parroco, che volle verificare se avesse una cognizione sufficiente delle verità di fede indispensabili. Lo portò in chiesa e, davanti all’altare, gli chiese: «Chi è colui che sta su questa Croce?». Il piccolo rispose: «È Dio». Poi, mostrandogli il Tabernacolo, gli domandò: «E lì dentro, chi c’è?». «Dio», rispose il bambino. «Ma allora ci sono due dei?». «No — replicò il bimbo —, perché là — ed indicava la Croce — sembra che ci sia, ma non c’è più; invece qui — e mostrava il Tabernacolo — sembra che non ci sia e invece c’è».

Ma torniamo al Vangelo di questa Messa, all’adorazione dovuta a Dio. Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, scrisse: «Egli si affida a noi con fiducia illimitata, come se non prendesse in considerazione la nostra debolezza umana, la nostra indegnità, le abitudini, la “routine” o, addirittura, la possibilità di oltraggio» [6]. Com’è buono il Signore! In risposta, noi ci impegneremo a trattarlo con riverenza nel Santissimo Sacramento, dove ha voluto rimanere «per porre rimedio alla debolezza delle creature» [7]. Abbiamo già parlato della purezza interiore con cui lo riceveremo, accostandoci con frequenza alla Confessione; ma anche negli atteggiamenti esteriori gli dimostreremo tutto il rispetto dovuto: nel raccoglimento da osservare in chiesa, nella compostezza delle genuflessioni ogni volta che passiamo dinanzi al Tabernacolo, negli atti d’amore che gli sapremo rivolgere: Gesù credo che sei qui, ti amo, lascio qui il mio cuore a vegliare con Te!
E concludo con un’ultima raccomandazione. Quando venite ad inginocchiarvi dinanzi al Tabernacolo, pregate per voi stessi e per i vostri cari, ma non dimenticate di pregare per tutti i nostri fratelli nella fede: per tutti coloro che sono provati da necessità spirituali e materiali (come non pensare alle popolazioni che ancora soffrono le conseguenze del terremoto?) e, in particolare, per i più vicini, a cominciare dagli altri membri della parrocchia, dal parroco e dai sacerdoti che si adoperano con tanta dedizione per voi. Pregate per la Chiesa intera, per la diocesi di Roma, impegnata nella grande missione cittadina; pregate per il Santo Padre Giovanni Paolo II, per il Cardinal Ruini, per i sacerdoti, per i romani tutti. Non dimenticate di insistere, affinché Cristo, presente nel Tabernacolo, attiri a Sé molte e sante vocazioni di sacerdoti.

Affidandoci all’intercessione di Santa Silvia, chiediamo a San Giuseppe e alla Madonna di insegnarci a ricorrere a Gesù in questo nuovo Tabernacolo con la stessa delicatezza che essi prodigarono con Gesù Bambino nella casa di Nazaret. Così sia.

[1] 1. Cfr. Gv 2, 14-16.

[2] 2. Ibid., 17.

[3] 3. Gv 4, 14.

[4] 4. JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Cammino, N. 537.

[5] 5. GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione, 8-XI-1978.

[6] 6. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptor hominis, 4-III-1979, n. 20.

[7] 7. JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Forgia, n. 832.

Romana, Nº 25, Luglio-Dicembre 1997, p. 281-283.