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Lettera pastorale 1-I-1997

Nel mese di gennaio, in occasione dell’inizio del primo anno di preparazione al Giubileo dell’anno 2000, il Prelato dell’Opus Dei, S.E.R. Mons. Javier Echevarría, ha inviato ai fedeli della Prelatura la seguente lettera pastorale.

Carissimi: Gesù protegga le mie figlie e i miei figli!
Christus heri et hodie ipse et in sæcula! [1].

Con queste parole della Sacra Scrittura il Santo Padre Giovanni Paolo II apriva, alla vigilia della prima Domenica di Avvento, il triennio di preparazione al Grande Giubileo dell’anno 2000. Con le stesse parole comincio questa lettera, la prima che vi scrivo nel nuovo anno. Chiedo al Signore che i mesi venturi siano colmi di fecondità soprannaturale per ciascuna e ciascuno di noi, per i nostri lavori apostolici, per tutta la Chiesa Poiché la grazia di Dio non ci manca, vedremo adempiute queste attese se ci avvieremo nel 1997 con sinceri desideri di santità personale e di apostolato e, di conseguenza, col proposito di perseguire con tutte le nostre forze questo grande ideale, lottando contro tutte le difficoltà interne ed esterne in cui possiamo imbatterci Vi chiedo che questi desideri non rimangano una formula vuota.

Militia est vita hominis super terram [2]. Il nostro amatissimo Padre, il Beato Josemaría, proseguendo la tradizione viva della Chiesa che applica questa considerazione alla lotta interiore del cristiano, parafrasando un detto popolare ci insegnava Anno nuovo, lotta nuova! Il periodo che ora inizia porterà con sé novità di vita [3] se ci sforziamo di rispondere con generosità a Dio. Quando il Signore dispensa la sua grazia alle persone, infatti, «è come se tendesse loro la mano; mano paterna, piena di fortezza, ma soprattutto di amore, perché Egli ci cerca a uno a uno, come figlie e figli, e conosce la nostra fragilità. Il Signore attende da noi lo sforzo di prendere la mano che ci porge» [4]. Chiedo al nostro Creatore e Redentore che tutti i fedeli della Prelatura e i soci della Società Sacerdotale della Santa Croce sappiano rispondere al suo amore, nel corso dell’anno, con la donazione totale del proprio essere.

Come Pastore di questa piccola porzione della Chiesa che il Signore mi ha affidato, sento il dovere di farvi giungere parole di esortazione e di stimolo che vi aiutino a seguire fedelmente le direttive del Romano Pontefice per questo tempo di preparazione al giubileo dell’anno 2000. Vi prego, inoltre, di trasmettere le indicazioni del Santo Padre a tutti quanti, in un modo o nell’altro, ricevono assistenza spirituale dalla Prelatura, e ai vostri parenti, amici, colleghi di lavoro, ecc. Fate in modo che il maggior numero di anime si disponga nel miglior modo possibile a ricevere le grandi grazie che la Chiesa e il mondo attendono in occasione dei duemila anni dalla venuta del Figlio di Dio.

Il punto di partenza di questo lungo periodo, che sfocerà in un secolo nuovo, ci stimola a considerare con maggior profondità qualcosa che il Santo Padre non cessa di proclamare: che Cristo è Signore della storia e pienezza dei tempi, vertice e culmine di tutta l’umanità e dell’intera creazione. «A Cristo appartengono i millenni: tutti i millenni della storia, ma, in modo speciale, i due che noi computiamo a partire dalla sua venuta nel mondo. A Lui appartiene questo secondo millennio dell’era cristiana, al cui termine ci stiamo rapidamente avvicinando, mentre già si profila l’inizio del terzo: Tertio Millennio adveniente» [5].

Nostro Signore è il padrone del mondo visibile e di quello invisibile, del tempo e dell’eternità perché è il Figlio dell’eterno Padre che ha assunto la natura umana per noi. Incarnandosi, «ha preso possesso del nostro tempo, in ogni sua dimensione, e lo ha aperto all’eternità. L’eternità, infatti», continua Giovanni Paolo II, «è la dimensione propria di Dio. Facendosi uomo, il Figlio di Dio ha abbracciato con la sua umanità il tempo umano, per guidare l’uomo attraverso tutte le misure di questo tempo verso l’eternità e per condurlo alla partecipazione della vita divina, vera eredità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» [6].

Questa persuasione deve risplendere sempre nelle nostre anime illuminando — giorno dopo giorno — il nostro cammino terreno. Ce lo ricordava con insistenza il nostro amatissimo Fondatore, ad esempio nel Natale 1972, quando ci diceva: «è Cristo, figlie e figli miei, colui che attrae tutte le creature: Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (Gv 1 3). E incarnandosi, venendo a vivere fra noi (cfr Gv 1, 14), ci ha dimostrato che non stiamo nella vita per ricercare una felicità temporale, momentanea. Ci siamo per raggiungere la beatitudine eterna, seguendo i suoi passi. E ciò lo otterremo soltanto imparando da Lui» [7].

Con insistenza, nel suo cammino quotidiano verso Dio, il Beato Josemaría pose davanti agli occhi dei cristiani alcuna tappe chiarissime che devono essere percorse un giorno dopo l’altro, per raggiungere una vera intimità con la Trinità: cercare Cristo, trovare Cristo, amare Cristo [8]. Cristo è l’unica via che collega la terra con il Cielo, come Egli stesso ci ha insegnato: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me [9]. In questi primi dodici mesi di preparazione al giubileo, il Romano Pontefice desidera riaccendere in tutti i figli della Chiesa questo convincimento fondamentale. Nell’indicare che questo periodo venga dedicato «alla riflessione su Cristo, Verbo del Padre, fattosi uomo per opera dello Spirito Santo» [10], Giovanni Paolo II propone ai cristiani un programma che — grazie a una miglior conoscenza della vita e dell’opera del Verbo incarnato — li conduca a dar lode alla Santissima Trinità, fine ultimo della nostra esistenza. «Tutto il programma di preparazione al terzo millennio dovrebbe aiutarci a scoprire la gloria di Dio che si è rivelata in Cristo» [11].

In questi giorni di Natale, nel considerare l’insondabile mistero dell’incarnazione, abbiamo rinnovato molte volte i nostri desideri di corrispondere pienamente all’amore divino e abbiamo chiesto aiuto al Signore, perché sine me nihil potestis facere [12], senza Gesù non possiamo nulla. Anche adesso, in questa prima tappa di preparazione che ci condurrà al nuovo millennio, eleviamo la nostra supplica al Cielo sentendoci rappresentanti — in virtù di una solidarietà che ci unisce intimamente in Cristo — di tutte le persone che abitano questo nostro mondo: uomini e donne, ricchi e poveri, giovani, anziani e bambini ancora piccoli, cristiani e non cristiani. E ci uniamo alla preghiera composta dal Papa per questa circostanza: «Signore Gesù, pienezza del tempo e Signore della storia, disponi l’animo nostro a celebrare con fede il Grande Giubileo del Duemila, perché sia anno di grazia e di misericordia. Donaci un cuore umile e semplice, perché contempliamo con meraviglia sempre nuova il mistero dell’incarnazione, quando tu, Figlio dell’Altissimo, nel grembo della Vergine, santuario dello Spirito, sei divenuto nostro Fratello » [13].

Ogni giorno dobbiamo rinnovare il nostro grato stupore — autentico stupore — dinanzi alle meraviglie che Dio Onnipotente ha compiuto e compie tra gli uomini; specialmente il gran prodigio dell’incarnazione del Verbo nel seno verginale di Maria. Questo mistero, che è nel cuore stesso della nostra fede, susciterà in noi, se lo consideriamo attentamente nell’orazione personale, sentimenti di profonda gratitudine, di adorazione e di desiderio di riparare, e al tempo stesso ci offre un insegnamento perenne, un esempio meraviglioso. Come ci ricordava nostro Padre, «dobbiamo contemplare Gesù Bambino, nostro Amore, nella culla. Dobbiamo contemplarlo consapevoli di essere di fronte a un mistero. È necessario accettare il mistero con un atto di fede; solo allora sarà possibile approfondirne il contenuto, guidati sempre dalla fede» [14]. Non dimentichiamo, figlie e figli miei, che — come pure ci disse insistentemente il nostro Fondatore — per approfondire un mistero così grande è necessaria quella disposizione di semplicità e umiltà che ora ci raccomanda il Papa. Bisogna ravvivare la coscienza della nostra pochezza dinanzi a Dio e, al tempo stesso, fondarsi sulla convinzione che siamo suoi figli, figli amatissimi, che il Padre celeste guarda con tenerezza.

Consideriamo attentamente questo divino scambio in virtù del quale Dio prende quanto è nostro — la nostra condizione umana mortale, i nostri dolori, i nostri peccati, che carica su di Sé! — e ci dona, in cambio, la sua immortalità, la sua felicità, la sua Vita. «Egli si è fatto bambino», esclama Sant’Ambrogio, «perché tu possa essere uomo perfetto. Egli è stato avvolto in fasce perché tu possa essere sciolto dai lacci della morte. Egli è stato sdraiato in una mangiatoia perché tu potessi essere innalzato sugli altari. Egli è stato posto sulla terra perché tu possa stare sopra le stelle. Egli non trovò posto nella locanda perché tu avessi molte dimore in Cielo » [15]. Sì, figlie e figli mici: chiediamo a Dio “un cuore umile e semplice” per non abituarci mai a queste delicatezze paterne e materne di Dio; e facciamo il possibile perché altre persone le scoprano e si colmino di gratitudine verso la Santissima Trinità.

Per frequentare e amare Cristo, è indispensabile conoscere ciò che il Signore fece e insegnò nel corso della sua vita terrena. Per questo, il Romano Pontefice esorta a che «i cristiani, soprattutto nel corso di questo anno, tornino con rinnovato interesse alla Bibbia» [16], dove ascoltiamo la voce di Dio, che risuona tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento. «L’ignoranza della Sacra Scrittura è ignoranza di Cristo», diceva già San Girolamo [17]. E il Concilio Vaticano II raccomanda a tutti i fedeli la lettura assidua della Sacra Scrittura per acquistare la sublimità della conoscenza di Cristo [18].

Nell’Opus Dei mettiamo in pratica questa raccomandazione della Chiesa — oso dire — con evidente gioia, poiché già dal 1928 il nostro Fondatore volle che le sue figlie e i suoi figli si formassero in una pietà dottrinale che affonda le proprie radici e si alimenta costantemente della Sacra Scrittura, letta e interpretata entro la Tradizione della Chiesa. La partecipazione quotidiana alla Santa Messa, il ricorso abituale alle pagine evangeliche e ai testi liturgici come trama di fondo della preghiera personale, la lettura pure quotidiana del Nuovo Testamento, le lezioni di Teologia dogmatica e spirituale che tutti seguite nei momenti opportuni, il ripasso regolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, ecc., ci mettono in continuo contatto con la Parola di Dio, «che illumina e infiamma, nutre e consola» [19], come afferma il Santo Padre. Dal Beato Josemaría abbiamo inoltre imparato — ed è una tradizione che non deve interrompersi mai — a entrare personalmente nel santo Vangelo, essendo «come un personaggio in più» nelle scene, per fare così vera orazione. Vorrei che tu ti chieda se curi questa lettura meditata; che verifichi se ti soffermi su questi testi, perché ti servano da canovaccio della tua presenza di Dio; che esamini se questi insegnamenti sgorgano, spontaneamente, nella tua conversazione. Non dimentichiamo che Gesù, il Verbo fatto carne, vive e parla con tutta la forza attuale della sua dottrina rivelata

Non ci mancano, dunque, le occasioni per andare a fondo nella conoscenza della divina Scrittura e gustarne gli insegnamenti. L’importante, figlie e figli miei, è che ciascuno di noi — con speciale intensità nel corso di quest’anno — si sforzi di trar frutto da tutti questi mezzi che ci aiutano a conoscere di più Cristo e, pertanto, a frequentarlo e ad amarlo, secondo la misura della grazia che il Paraclito dona a ciascuno, fino a giungere a «quella pazzia d’amore che insegna a saper soffrire e a saper vivere, perché Dio ci concede il dono della Sapienza» [20].

Prima di terminare sento il bisogno di dirvi che il recente viaggio pastorale in Estremo Oriente, che ho avuto la gioia di compiere in comunione di preghiera e di intenzioni con tutti, mi ha aiutato ad accrescere ancor più i desideri apostolici. Quanti milioni di anime — in Cina, in Giappone, in tanti altri Paesi dell’amatissimo continente asiatico — non conoscono ancora, dopo venti secoli, la buona novella dell’incarnazione del Figlio di Dio! Preghiamo molto, preghiamo di più — con il cuore, con le labbra, col lavoro delle nostre mani — perché si compia quel che chiede anche il Santo Padre nella sua preghiera di preparazione al prossimo giubileo: «Tu, Parola del Dio vivente, rinnova nella Chiesa lo slancio missionario, perché tutti i popoli giungano alla conoscenza di Te, vero Figlio di Dio e vero Figlio dell’uomo, unico Mediatore tra l’uomo e Dio» [21].

Intensificate la preghiera durante il prossimo ottavario per l’unità dei cristiani, chiedendo allo Spirito Santo l’adempimento della grande aspirazione del Romano Pontefice e della Chiesa tutta: l’unione in un unico gregge e sotto un solo supremo Pastore di tutti quanti confessano Cristo. Che il Signore del tempo e della storia, mediante l’intercessione della sua Madre santissima, si degni di anticipare il momento delle piena comunione di tutti i cristiani nell’unica Chiesa da Lui fondata.

Non tralascio di chiedervi, come sempre, molta preghiera per le mie intenzioni. Ringrazio Dio con tutta l’anima per la sicurezza di sentirvi uniti e, per questo, non mi stanco di chiedervi di sostenermi. Ora abbiate molto presenti i fedeli della Prelatura, vostri fratelli, che riceveranno dalle mie mani l’ordinazione diaconale il prossimo 25 gennaio.

Con grandissimo affetto, vi benedice

vostro Padre

+ Javier

Roma, 1 gennaio 1997.

[1] 1. Eb 13, 8.

[2] 2. Gb 7, 1.

[3] 3. Cfr. Rm 6, 4.

[4] 4. BEATO JOSEMARÍA ESCRIVÁ, È Gesù che passa, n. 17.

[5] 5. GIOVANNI PAOLO II, Omelia in occasione dell’inizio del triennio di preparazione al Grande Giubileo del 2000, 30-XI-1996.

[6] 6. Ibid.

[7] 7. BEATO JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Meditazione Tiempo de acción de gracias, 25-XII-1972.

[8] 8. Cfr. Cammino, n. 382.

[9] 9. Gv 14, 6.

[10] 10. GIOVANNI PAOLO II, Lett. apost. Tertio Millennio adveniente, 10-XI-1994, n. 40.

[11] 11. GIOVANNI PAOLO II, Omelia in occasione dell’inizio del triennio di preparazione al Grande Giubileo del 2000, 30-XI-1996.

[12] 12. Gv 15, 5.

[13] 13. GIOVANNI PAOLO II, Preghiera per il primo anno di preparazione al Grande Giubileo del 2000, 30-XI-1996.

[14] 14. BEATO JOSEMARÍA ESCRIVÁ, È Gesù che passa, n. 13.

[15] 15. SANT’AMBROGIO, Esposizione del Vangelo di San Luca, 2, 41.

[16] 16. GIOVANNI PAOLO II, Lett. apost. Tertio Millennio adveniente, 10-XI-1994, n. 40.

[17] 17. SAN GIROLAMO, Commento sul profeta Isaia, prol.

[18] 18. Fil 3, 8; cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 25.

[19] 19. GIOVANNI PAOLO II, Preghiera per il primo anno di preparazione al Grande Giubileo del 2000, 30-XI-1996.

[20] 20. BEATO JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Meditazione El camino nuestro en la tierra, 26-XI-1967.

[21] 21. GIOVANNI PAOLO II, Preghiera per il primo anno di preparazione al Grande Giubileo del 2000, 30-XI-1996.

Romana, Nº 24, Gennaio-Giugno 1997, pag. 70-75.