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II Congresso Panamericano sulla Famiglia e sull’Educazione (Toronto, Canada)

“L’opzione preferenziale per la famiglia”. Quest’espressione di Sua Santità Giovanni Paolo II, citata dall’Arcivescovo di Toronto, Mons. Aloysius Ambrozic, durante la Messa di apertura del II Congresso Panamericano sulla Famiglia e l’Educazione, riassume l’atmosfera che si respirava tra il 27 e il 30 maggio nel Regal Constellation Hotel di Toronto.
Mille persone si sono incontrate per ascoltare un centinaio di interventi sulla famiglia, “culla della civiltà dell’amore”, sull’educazione, sulla responsabilità sociale, sui mezzi di comunicazione e sull’economia. Le tre lingue ufficiali del congresso —inglese, spagnolo e francese— rispecchiavano la provenienza della maggior parte dei partecipanti e dei relatori: Canada, Stati Uniti, Messico, America Centrale e del Sud. C’è stato anche chi si è messo in viaggio dall’Europa, dall’Asia e dall’Africa per assistere a questo evento organizzato dalla Asociación Mundial para la Familia y la Educación (Messico) e da Family Life, Development and Culture (Canada), e patrocinato da Ernescliff College dell’Università di Toronto.
Mons. Francesco Di Felice, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha partecipato al congresso a nome del Cardinale Alfonso López Trujillo e ha concelebrato la Messa inaugurale con Mons. Ambrozic, Mons. Nicola De Angelis, vescovo ausiliare di Toronto, Mons. Cormac Burke, giudice della Rota romana, Mons. Gregory Haddock, Vicario Regionale dell’Opus Dei in Canada, e altri sacerdoti.
Il congresso è cominciato con la lettura in inglese di un discorso del Cardinale López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. «È la comunione di persone tra l’io e il tu —si legge fra l’altro nel testo— ciò che rende possibile che la comunità acquisti la dimensione di società, attraverso l’apertura alla vita e, specialmente, alla procreazione. Per questo, come ha avuto modo di dire il Santo Padre, “la famiglia, in quanto comunità di persone, è la prima società umana” (Familiaris consortio, 69). La società nel suo insieme, pertanto, dovrebbe avere la struttura dinamica delle cellule vive che portano il peso della società e preparano il futuro dell’umanità. In questo consiste il nucleo dell’intuizione di Paolo VI quando parlava di civiltà dell’amore, civiltà costituita da persone in comunione».
Le caratteristiche della civiltà dell’amore sono state ulteriormente analizzate da Mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, nel messaggio inviato ai partecipanti nel congresso *.
Nelle sessioni plenarie del congresso sono intervenute la Prof.ssa Janine Langan, dell’Università di Toronto, sul tema “La costruzione della civiltà dell’amore”; il rabbino Daniel Lapin (Seattle, USA), intorno all’origine e ai fini del matrimonio e della famiglia; Mons. Cormac Burke, con un intervento dal titolo “Donazione e autorealizzazione nel matrimonio e nella famiglia”; Allan C. Carlson, luterano, presidente del Rockford Institute (Illinois, USA) sul tema “Identificare e risolvere le necessità economiche della famiglia”; il Prof. M. Haas (Philadelphia, USA), sul fondamento etico della società; sono infine intervenuti i coniugi Medved, che hanno esaminato l’influenza dei valori del cinema di Hollywood sulla famiglia.
Oltre alle conferenze, i partecipanti hanno potuto ascoltare di mattina varie comunicazioni brevi e hanno preso parte attiva, nel pomeriggio, a riunioni di lavoro e scambi esperienze su aspetti pratici della vita in famiglia: il buon uso del tempo, l’assistenza agli anziani, gli aspetti giuridici e tributari della vita famigliare, i mezzi di comunicazione, ecc.
Il primo Congresso Panamericano sulla Famiglia e sull’Educazione si era celebrato nel 1994 a Monterrey (Messico), in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia. L’Asociación Mundial para la Familia y la Educación è nata in quella circostanza. A conclusione di questo secondo incontro, i congressisti si sono dati appuntamento a Buenos Aires tra due anni.

* Il testo del messaggio può consultarsi nella sezione “Dal Prelato”

Romana, Nº 22, Gennaio-Giugno 1996, p. 99-100.