envelope-oenvelopebookscartsearchmenu

Nel 70º anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Beato Josemaría Escrivá

Per tutti i fedeli della Prelatura, il 28 marzo, 70º anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Fondatore dell’Opus Dei, ha costituito un momento di profonda gioia e riconoscenza al Signore per il sacerdozio donato al Beato Josemaría Escrivá, che lo ha preparato alla fondazione dell’Opus Dei.
«Perché mi son fatto sacerdote?», si chiedeva nel 1973, ricordando dopo quarantotto anni quel 28 marzo 1925, giorno in cui aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale nella chiesa del Seminario di San Carlo di Saragozza. «Perché pensai che in questo modo sarebbe stato più facile compiere una Volontà di Dio che non conoscevo. Da circa otto anni prima dell’ordinazione la presentivo, ma non sapevo che cosa fosse, e non lo seppi fino al 1928. Per questo mi feci sacerdote».
Dal momento dell’ordinazione, l’impegno del Beato Josemaría nel ministero fu pieno ed assoluto, e attorno al proprio sacerdozio egli articolò e sviluppò la propria specifica missione fondazionale, i cui orizzonti si dischiusero il 2 ottobre 1928.
«È un giorno splendido», ha sottolineato Mons. Javier Echevarría nel corso di un incontro familiare con alcuni membri dell’Opus Dei a Roma, ricordando «questo sacerdozio così fecondo che ha portato tanti frutti per l’Opera, per la Chiesa di Dio e per ognuno di noi». Il Fondatore dell’Opus Dei —ha proseguito— «non aveva altra sollecitudine se non quella d’incontrarsi con il Signore, di essere sacerdote di Gesù Cristo, mediatore fra Dio e ciascuno di noi. Il nostro Fondatore è sempre stato uno strumento docile nelle mani di Dio».
Dopo aver ricevuto la luce divina per fondare l’Opus Dei, il Beato Josemaría si prodigò con generosità ancora maggiore nella penitenza e nella contemplazione dell’Eucaristia. «Per essere buoni figli di nostro Fondatore —ha aggiunto il Prelato dell’Opus Dei— occorre che lo imitiamo nell’espiazione, nel olocausto di noi stessi (...). Se amiamo, scopriremo molte cose di cui chiedere perdono con un’espiazione personale attiva. Se poi pensiamo ch non siamo “versi isolati”, se comprendiamo a fondo la realtà della nostra incorporazione alla Chiesa in virtù del Battesimo, sentiremo il peso dolce di tutta la Chiesa sulla nostra anima». Ed ha concluso: «È necessario espiare, perché in tante coscienze —e in primo luogo nella nostra— si distacchino quelle croste che non permettono all’anima di identificarsi con Cristo».
Il Beato Josemaría ha più volte sottolineato nella predicazione come tutti i cristiani, in virtù del Sacramento del Battesimo, posseggano una vera e propria anima sacerdotale. Mons. Javier Echevarría ha glossato questo aspetto nei seguenti termini: «Occorre approfondire la consapevolezza della nostra partecipazione al sacerdozio di Cristo, ognuno nel posto in cui si trova. Tutti noi con il sacerdozio regale, alcuni addirittura con quello ministeriale, tutti dobbiamo collaborare con Cristo, essere suoi strumenti, prolungamento di Cristo che sale sulla Croce per darci felicità e salvezza».
Il Prelato si è soffermato anche sulla partecipazione attiva alla Santa Messa. «Dobbiamo vivere con intensa partecipazione l’incontro quotidiano con Gesù. Non ci possiamo abituare (...): che ogni Messa sia per noi un incontro vivo, traboccante d’amore con Gesù e con il Padre e lo Spirito Santo. Chiedetelo alla Madonna per tutti; chiedetele di consolidare in noi la consapevolezza sempre attuale del fatto che partecipare alla Santa Messa è andare incontro a Cristo sul Calvario».
Mons. Javier Echevarría ha quindi invitato i fedeli della Prelatura a pregare per i sacerdoti: «Pregate per tutti i sacerdoti del mondo intero, a cominciare da quelli dell’Opus Dei, affinché siano sempre innamorati; pregate affinché nessuno si senta solo, ma sempre in compagnia del Grande Amore. Pregate per la perseveranza e lo zelo dei sacerdoti».

Romana, Nº 20, Gennaio-Giugno 1995, p. 176-178.