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Incontro del Papa con i partecipanti all’UNIV ‘95

«Carissimi, anche quest’anno è una gioia per me darvi il benvenuto a Roma, dove vi siete riuniti per il vostro Congresso Universitario Internazionale».
Con queste parole, Giovanni Paolo II ha iniziato il discorso rivolto ai professori e agli studenti, provenienti da 300 Università di 60 Paesi, che partecipavano all’Incontro UNIV ‘95, riuniti l’11 aprile nell’Aula Paolo VI.
Quest’anno il convegno, giunto alla sua ventottesima edizione, si è svolto sul tema: “Lavoro: inventare il futuro”. Dopo avere costituito nei mesi scorsi dei gruppi di studio nei rispettivi luoghi di provenienza, ed avere elaborato delle proposte su tale argomento, i delegati degli studenti convenuti a Roma hanno presentato i risultati della ricerca attraverso comunicazioni scritte, elaborati grafici o videocassette.
Momento centrale dell’Incontro è stata l’udienza con il Santo Padre. La Presidente dell’UNIV ‘95, nell’indirizzo di omaggio a Giovanni Paolo II, ha fatto riferimento alla centralità del lavoro nella vita dei giovani, mettendo in rilievo il problema della disoccupazione, ed ha sottolineato la dimensione trascendente del lavoro, che diventa per i cristiani un mezzo di santificazione.
Quindi una studentessa filippina ha ringraziato il Papa per la recente Giornata Mondiale della Gioventù di Manila, ed ha illustrato il servizio svolto da alcuni universitari attraverso un centro di informazione. Successivamente altri studenti hanno illustrato diverse iniziative da loro avviate nei rispettivi Paesi; in particolare, una studentessa canadese ha fatto riferimento alla preparazione dell Conferenza Mondiale sulla Donna, promossa dalle Nazione Unite a Pechino. Nel corso dell’udienza, un coro universitario ha interpretato un canto dedicato alla Madonna, offerto al Papa in vista del prossimo incontro dei giovani europei a Loreto, nel settembre del 1995.
Al termine degli interventi dei giovani, il Santo Padre ha pronunciato un discorso imperniato sul lavoro come attività che abbraccia l’intero agire umano e che, «in tal senso, può essere assunto come chiave interpretativa dell’antropologia. Anche la concezione cristiana dell’uomo —ha proseguito il Santo Padre—, ha dunque nel lavoro uno degli indici più tangibili della propria identità. Nella verifica della rispondenza della propria vita all’ideale evangelico, il cristiano è chiamato a rispondere a questa domanda decisiva: nel mio lavoro è davvero presente lo Spirito di Cristo? Faccio in modo che in esso viva il mistero pasquale?».
Il Santo Padre ha concluso il suo intervento con le seguenti parole: «Carissimi giovani, vivete sempre il lavoro nello spirito di Cristo; parteciperete così all’opera della Redenzione. La garanzia che il lavoro viene eseguito in autentica coerenza con lo spirito di Cristo sta proprio nel servizio specificamente cristiano che, attraverso il lavoro, rendiamo ai fratelli: i vincoli di amicizia e di collaborazione che si consolidano operando gomito a gomito con i colleghi, vanno trasformati —con la preghiera e la penitenza, con la parola e con l’esempio— in occasioni di evangelizzazione. E non dimenticate che l’atto culminante della Redenzione, come meditiamo in questi giorni, è stato consumato da Gesù sul Calvario. Domandatevi pertanto: il mio lavoro è riflesso della Croce? In tutte le prove che nascono dall’attività lavorativa, nella fatica che essa genera, so sorridere a Cristo che mi viene incontro porgendomi la Croce?».

Romana, Nº 20, Gennaio-Giugno 1995, p. 207-208.