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Discorso al Congresso UNIV'86 (24-III-1986).

Carissimi giovani,

1. E' per me motivo di gioia potervi incontrare all'inizio di questa Settimana Santa, durante la quale la Chiesa celebra, in modo particolare e solenne, "l'amore più grande" che Cristo ha avuto per noi, morendo sulla Croce.

Saluto cordialmente i membri del Comitato Scientifico dell'UNIV 86, e rivolgo a ciascuno di voi il benvenuto, con speciale pensiero al Prof. Umberto Farri.

Il primo gennaio del corrente anno, che dalle Nazioni Unite è stato proclamato Anno Internazionale della Pace, proponevo ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà un motto, che mi piace ricordare ora a voi: "La pace è valore che non ha frontiere". Queste parole sono tornate alla mia mente non appena sono entrato in questa sala.

In effetti, voi provenite da circa quattrocento università, sparse in oltre quaranta Paesi dei cinque continenti. Rappresentate nazioni dislocate nei quattro punti cardinali della terra. Le tensioni, che così spesso scuotono i rapporti fra i popoli, qui appaiono superate da una tensione superiore, quella della carità fraterna, segno di riconoscimento che il cristianesimo incide profondamente nella vita quotidiana.
So che gli incontri, che ogni anno riuniscono a Roma varie migliaia di studenti e di professori universitari, ebbero inizio nell'ormai lontano 1968 —anno di particolare risonanza nel mondo dell'università— sotto l'impulso e l'ispirazione del Servo di Dio Josemaría Escrivá, Fondatore dell'Opus Dei. Sospinto dalla sollecitudine sacerdotale verso i giovani, egli desiderò farli convenire proprio a Roma affinché, accanto alla tomba di San Pietro, si confermassero nelle loro anime la luce della fede cattolica e l'amore per la Chiesa. Come quanti vi hanno preceduto, voi non venite, quindi, per il semplice desiderio di viaggiare —anche se, certamente, potrete ammirare le monumentali bellezze di questa millenaria città—, bensì con l'esplicito intendimento di approfondire la perenne novità del messaggio cristiano. Venite a dare "ragione della speranza che è in voi" [1] , a infondere maggior vigore alle radici della vostra fede e della vostra carità, a stringere legami di reciproca conoscenza e comprensione con giovani di altre latitudini. Venite, in fine, a trarre conclusioni operative dalle ricerche, che per un intero anno avete condotto nei vostri rispettivi Paesi, su un tema interessante e molto impegnativo: "Fondamenti culturali di un progetto di pace".

2. Oggi si parla, si scrive, si discute molto sulla pace. Ed è giusto che sia così, perché la pace è uno dei più grandi beni dell'umanità, presupposto indispensabile per il pieno sviluppo degli individui e dei popoli. "Un bene così nobile —scriveva Sant'Agostino— che perfino fra le cose terrene non c'è nulla di più grato da ascoltare, né di più dolce da desiderare" [2] . Mai come ai nostri giorni si sono levati proclami così appassionati a difesa della pace, a tutti i livelli; mai gli uomini ed i governi sono apparsi più sensibili a questa giusta causa. E, tuttavia, ogni giorno assistiamo al consumarsi di crudeli attentati contro la pace: conflitti bellici, atti terroristici, aborti, fratture nel seno della famiglia, oppressione delle libertà più sacre, condizioni ingiuste di interi popoli.

Qual è la causa profonda di queste tensioni, che così spesso sfociano nell'aggressione occulta o palese di alcune nazioni contro altre, di alcuni gruppi contro altri, di alcuni individui contro altri? I politici, i sociologi, gli esperti nelle scienze umane forniscono molte risposte valide e meritevoli di essere prese in considerazione. Ma intendo ricordarvi la risposta radicale a questo problema. La Chiesa, depositaria della Rivelazione, insegna che la causa ultima di tutti gli squilibri e di tutte le violenze è il peccato, che, in quanto "diminuzione per l'uomo stesso", gli impedisce di conseguire la propria pienezza [3] .

3. Cuando el hombre olvida su destino eterno, y el horizonte de su vida se limita a la existencia terrena, se contenta con una paz ficticia, con una tranquilidad sólo exterior a la que pide la salvaguardia del máximo bienestar material que puede alcanzarse con el mínimo esfuerzo. De este modo, construye una paz imperfecta e inestable, pues no está radicada en la dignidad de la persona humana, hecha a imagen y semejanza de Dios y llamada a la filiación divina. Vosotros jamás tenéis que contentaros con estos sucedáneos de paz: sería un grave error cuyo fruto produciría la más amarga de las desilusiones. Ya lo anunció Jesucristo, poco antes de la Ascensión al Cielo, cuando dijo a sus discípulos: "la paz os dejo, mi paz os doy; no como el mundo la da os la doy Yo" [4] .

Existen, por tanto, dos tipos de paz: la que los hombres son capaces de construir por sí solos, y la que es don de Dios; la que se basa en un equilibrio de fuerzas, fruto fatigoso de acuerdos y compromisos humanos, y la que es —según la expresión del Concilio Vaticano II— "fruto del orden plantado en la sociedad humana por su divino Fundador" [5] ; la que viene impuesta por el poder de las armas y la que nace del corazón. La primera es frágil e insegura; podría llamarse una mera apariencia de paz, porque se funda en el miedo y en la desconfianza. La segunda, por el contrario, es una paz fuerte y duradera, porque al fundarse en la justicia y el amor penetra en el corazón; es un don que Dios concede "a quienes aman su ley" [6] . La primera merece más bien el nombre de armisticio; la segunda es una paz "que sobrepuja a todo entendimiento" [7] y, al hacer que los hombres sean pacíficos, los convierte en idóneos artífices de paz.

La paz, por tanto, es un don, "un gran beneficio —como escribió San Agustín—, pero un beneficio del verdadero Dios, como el sol, como la lluvia y como tantas otras ayudas de la vida" [8] . Por esto hemos de implorarla día a día, con humildad y perseverancia, sin pausa, con un verdadero clamor de oración y de obras.

Este anhelo de paz no ha de ser confundido con la pasiva aquiescencia de quien se limita a auspiciarla, pero que no se empeña en construirla ante todo en la propia vida. La paz, según la clásica definición agustiniana, es tranquillitas ordinis [9] , la tranquilidad que reina allí donde cada cosa está puesta en conformidad con el recto ordenamiento querido por Dios. Este justo equilibrio, ¿podrá alcanzarlo personalmente, e instaurarlo en la realidad que lo circunda, quien no observa este recto orden en las propias relaciones con Dios y con los demás, encerrado en el caparazón del propio egoísmo? Al máximo, podrá alcanzar aquélla que la Sagrada Escritura llama prosperidad de los malvados [10] , esto es, la aparente recompensa del pecado: una paz efímera y epidérmica, que esconde una rendición sin condiciones a los impulsos de la triple concupiscencia de que habla el Apóstol San Juan [11] .

4. La paz que el mundo espera con ansia debe nacer del corazón de cada hombre y de cada mujer, como fruto maduro del Espíritu [12] , cuando cada uno colabora con la gracia de Dios. Es una paz dada y al mismo tiempo conquistada. Por esto, paradójicamente, requiere una lucha constante, un combate sin tregua contra el pecado, que anida en el corazón humano y lo acosa con falsas promesas, de las que no se siguen sino frutos de muerte.

Sé muy bien que la Prelatura Opus Dei da a todos sus miembros, y a todos aquéllos que se acercan a su apostolado, una profunda formación cristiana, favoreciendo el ejercicio de la libertad y de las responsabilidades personales en las elecciones temporales. En tal formación, una importancia fundamental viene atribuida a la oración y a la frecuencia de sacramentos, como requisito indispensable para vivir con plenitud la vida cristiana y ser, por tanto, eficaces constructores de la paz; en efecto, sólo a los pacíficos es concedida la bienaventuranza de ser llamados hijos de Dios [13] . Proseguid por este camino, e invitad a vuestros amigos a hacer personalmente el maravilloso descubrimiento de la cercanía de Dios en el trabajo profesional y en las ocupaciones cotidianas.

5. Dear participants of UNIV'86. I would not wish to end this meeting without addressing an appeal, through you, to all the young men and women of the Universities which you represent. Encourage them to commit themselves to the task of building peace. Today's world in some of its parts is showing clear symptoms of aging; present-day society needs your idealism, your enthusiasm, your energies. I would wish no one to feel exempt from this responsibility! As I have told you on other occasions, do not be afraid of your youthfulness! [14] . Do not be afraid of running the risk of freedom! Do not stifle the generous impulses of the love that asks you to make your life a service to others.

The yearning for peace is an impulse that must be able to stand up against every type of conformism and individualism. It would be to fall short of that commitment to the truth which as human beings you need to seek, and which as university students you have the duty to foster.

Bear witness therefore to the peace of Christ, by means of practical actions of peace, every day, in the circumstances in which you live: putting on "compassion, kindness, lowliness, meekness and patience" [15] .

This is my good wish for each and every one of you. Today I entrust to the powerful intercession of the Mother of God. Reflect on her during these days, relieve with her the Passion, Death and Resurrection of her Son. Mary will fill you with hope and show you that is truly possible to bring to fulfilment the "peace plans" which you will be looking into during these days at your Congress. The Madonna will accompany you and guide you in your commitment to put into practice the first peace plan: the one in which "the young person, boy or girl, constructs his or her plan of life and at the same time recognizes this plan as the vocation to which God is calling him or her" [16] .

Procurai viver intensamente, queridos Jovens, estas jornadas da Semana Santa, participando nas celebrações litúrgicas! Que o Senhor "ao passar" vos encontre prontos a reconhecêlo e acolhê-lo no aconchego da própia intimidade pessoal: Ele quer dar-vos as certezas por que aspirais. Quer segredarvos ao coração, nesta Páscoa: "dou-te a minha paz, não como a dá o mundo". Colabora, buscando a paz com Deus, efeito da justificação e desapego do pecado; a paz com o próximo, fruto da caridade difundida pelo Espirito Santo; e paz contigo mesmo, a paz da consciência, proveniente da vitória sobre as paixões e sobre o mal.

Recordai: "a paz e os jovens caminham juntos!". Que vos acompanhe a minha Bênção Apostólica.

[1] 1. 1 Pt 3, 15: motto della Giornata Mondiale della Gioventù, 23 marzo 1986.

[2] 2. Sant'Agostino, De civ. Dei XIX, 11.

[3] 3. Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et Spes, n. 13.

[4] 4. Gv 14, 27.

[5] 5. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et Spes, n. 78.

[6] 6. Cfr. Sal 119, 165.

[7] 7. Fil 4, 7.

[8] 8. Sant'Agostino, De civ. Dei III, 9.

[9] 9. Sant'Agostino, De civ. Dei XIX, 13.

[10] 10. Sal 73, 3.

[11] 11. Cfr. 1 Gv 2, 16.

[12] 12. Cfr. Gal 5, 22.

[13] 13. Cfr. Mt 5, 9.

[14] 14. Cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale della Pace, 8-XII-1984, n. 3

[15] 15. Col 3, 12.

[16] 16. Giovanni Paolo II, Lettera ai Giovani, n. 9.

Romana, Nº 2, Gennaio-Giugno 1986, p. 26-29.

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