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In data 27 ottobre 1994, il Prelato dell’Opus Dei e Gran Cancelliere dell’Ateneo Romano della Santo Croce ha presieduto la solenne inaugurazione dell’anno accademico. In chiusura dell’atto, ha pronunciato le seguente parole.

Anni fa sentivamo questi pensieri:
«Come tutto ciò che comincia in questo mondo, [queste Facoltà] nascono piccole, ma colme della vitalità che deriva loro dallo spirito dell’Opus Dei (...). Nascono come frutto della grazia di Dio e dell’orazione perseverante e fiduciosa di un grande servitore della Chiesa, l’amatissimo Servo di Dio monsignor Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, che da molti anni desiderava avviare un centro superiore di scienze ecclesiastiche a Roma, nella città che è la sede di Pietro e la culla della cattolicità».
Mi è sembrato opportuno iniziare questo intervento riportando le parole pronunciate dal mio predecessore, Mons. Alvaro del Portillo il 15 ottobre 1985, quando questo centro universitario muoveva i primi passi. Anch’io, come Mons. del Portillo, posso dare testimonianza della speranza soprannaturale con cui il beato Josemaría Escrivá coltivò per anni —fin dal suo arrivo a Roma— l’idea di poter contribuire, con lo slancio apostolico e il senso professionale che derivano dallo spirito dell’Opus Dei, al lavoro accademico e sacerdotale che si svolge nell’Urbe, idea che avrebbe preso corpo, alcuni decenni dopo, nell’Ateneo Romano della Santa Croce. Posso testimoniare l’impegno e la dedizione con cui il mio predecessore preparò e sostenne la nascita e il consolidamento di questo Ateneo. L’Ateneo Romano della Santa Croce può gloriarsi di avere per fondatori due delle personalità più insigni della Chiesa contemporanea.
All’inizio del primo anno accademico, dopo la scomparsa del suo primo Gran Cancelliere, è giusto dedicare alcune parole in ricordo di Mons. del Portillo, convinti che la sua figura resta un punto di riferimento per molte anime, in modo particolare per tutti coloro che a vario titolo fanno parte di questo Ateneo.

Una vita intensa di servizio

Mons. Alvaro del Portillo ebbe un’unica ambizione: essere un buon figlio di Dio e un servitore fedele della Chiesa, secondo lo spirito ricevuto dal beato Josemaría Escrivá e seguendo il suo esempio. Nonostante, o meglio, grazie a questa dimenticanza di sé, fu capace di realizzare cose grandi, poiché l’umiltà non rimpicciolisce l’animo né restringe gli orizzonti ma, al contrario, li ingrandisce.
A partire dal 1946, anno del suo trasferimento a Roma, Mons. Alvaro del Portillo ha sempre collaborato con diversi organismi della Santa Sede. Pio XII lo nomina consultore della Congregazione per i Religiosi. Giovanni XXIII consultore della Congregazione del Concilio e, poco tempo dopo, qualificatore del Sant’Uffizio. Convocato il Concilio Vaticano II, fu chiamato a collaborare alla sua preparazione e poi al suo svolgimento: nel 1962 fu nominato perito conciliare e, in seguito, designato Segretario di una delle dieci Commissioni cui spettò il compito di redigere i documenti da discutere e approvare nell’Assemblea Conciliare. Collaborò anche alla riforma del Codice di Diritto Canonico. Fu nominato da Paolo VI membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, della Congregazione per il Clero e della Commissione per la Revisione del Codice di Diritto Canonico; e successivamente, da Giovanni Paolo II, consultore della Congregazione per le Cause dei Santi e membro in alcuni Sinodi...
Eletto all’unanimità il 15 settembre 1975 primo successore di Josemaría Escrivá alla guida dell’Opus Dei, a lui è toccato portar a termine un processo intimamente unito alla tappa fondazionale: completare l’itinerario giuridico già tracciato dal beato Josemaría, che ha condotto l’Opus Dei ad ottenere negli anni 1982 e 1983 la forma canonica adeguata alla sua natura, quella di Prelatura personale.
Mons. del Portillo ha saputo mostrare con la sua vita intera cosa significhi continuità e fedeltà: non mera ripetizione materiale di gesti, parole o atteggiamenti, bensì fedeltà ad uno spirito che si va incarnando nelle diverse e mutevoli circostanze storiche. Questa fedeltà al Vangelo, alla Chiesa e allo spirito del beato Josemaría, costituisce la ragione della fecondità del suo lavoro pastorale. Durante gli anni in cui ha guidato l’Opus Dei, il numero dei fedeli della Prelatura e dei membri della Società Sacerdotale della Santa Croce è aumentato; è stata avviata l’attività apostolica stabile in venti nuovi Paesi di Europa, America, Asia, Africa e Oceania; uomini e donne della Prelatura, anche con il suo impulso spirituale, hanno dato vita a numerose iniziative culturali, sociali o benefiche. La beatificazione di Josemaría Escrivá, il 17 maggio 1992, presenziata da una moltitudine di persone di diverse razze e condizioni, testimonia tanto la vitalità dello spirito dell’Opus Dei quanto la dedizione con cui Mons. Alvaro del Portillo ha svolto la sua missione di successore del Fondatore. La sua ordinazione episcopale, nel gennaio del 1991, sottolineava che il Prelato dell’Opus Dei è chiamato a vivere, in ragione del suo ufficio, in intima comunione con il Romano Pontefice e con l’insieme dei Vescovi, testimoniando in questo modo la piena ecclesialità dello spirito che anima il lavoro della Prelatura.

Un insigne lavoro scientifico

In questo contesto accademico desidero ricordare che Mons. del Portillo fu anche un uomo di cultura, un intellettuale i cui apporti alla Chiesa, alla teologia, al diritto canonico furono di singolare rilevanza. Il suo impegno nello studio fu sempre assai intenso. La sua vasta produzione scientifica fluiva dall’insieme della sua esistenza: in lui pensiero e vita, riflessione intellettuale e lavoro sacerdotale, orazione e apostolato non furono mai disgiunti. Nel lavoro intellettuale di Mons. del Portillo lo studio, l’esperienza di vita e l’impegno apostolico furono in costante sintonia con la tradizione teologica e canonistica della Chiesa. Egli seppe individuare prospettive e sfaccettature nuove, mentre il suo approfondimento nelle riflessioni della teologia e del diritto della Chiesa arricchivano la comprensione della sua personale vocazione e gli permettevano di darne ragione in maniera sempre più piena.
Accanto alla ricchezza della spiritualità dell’Opus Dei, fu per lui fonte di ispirazione anche l’esperienza dell’universalità e della cattolicità della Chiesa, sperimentata negli anni trascorsi a Roma e nei numerosi viaggi pastorali compiuti in tutto il mondo, prima accompagnando il beato Josemaría Escrivá, e successivamente come Prelato dell’Opus Dei. Fu un uomo di Chiesa, che non solo amò la Chiesa, ma imparò a sentire con essa e in essa, cosciente del fatto che solo così si pensa con Cristo e in Cristo. Tra tutte queste esperienze risalta, per la sua importanza e influenza, il Concilio Vaticano II, di cui Mons. del Portillo fu non solo uno dei protagonisti, ma anche uno dei più fedeli esecutori e commentatori, seguendo le orme di Mons. Josemaría Escrivá. Visse e comprese il Concilio come un deciso impulso di rinnovamento ecclesiale, che non comportava rottura con il passato, ma sviluppo; da ciò deriva il tono di serena innovazione e di continuità creativa che si manifesta in tutti i suoi scritti.
«La luce della Rivelazione, pienamente accettata mediante la fede, non elimina né diminuisce la legittima autonomia di ognuna delle scienze; al contrario, conferisce loro qualcosa che da sé sole non possono ottenere: la capacità di rispondere compiutamente al loro profondo significato di servizio all’umanità». Queste parole, indirizzate da Mons. del Portillo nel 1991 ad un gruppo di universitari, hanno quasi un sapore autobiografico: egli cercò infatti di vivere e di pensare in questo modo. Anche su questo punto, e mi rallegra il poterlo affermare in un contesto accademico come quello dell’Ateneo Romano della Santa Croce, la sua figura possiede un valore esemplare.

Servo buono e fedele

Dovendo concludere, desidero ricordare un ultimo aspetto, che ho già sottolineato poco dopo il suo transito al Cielo. Il beato Josemaría, seguendo una tradizionale consuetudine romana, fece scolpire iscrizioni latine su alcune architravi e muri della sede centrale dell’Opus Dei. Sopra la porta della stanza dove lavorava Mons. Alvaro del Portillo sono incise alcune parole della Sacra Scrittura: Vir fidelis multum laudabitur, [1] l’uomo fedele sarà assai lodato. In questa frase —non ho il minimo dubbio— è sintetizzata la sua vita intera, e quando si scriverà la sua biografia, questo aspetto dovrà avere particolare risalto. Per questo motivo ho provato una particolare gioia nel vedere che il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel lungo e affettuoso telegramma inviato nell’apprendere la notizia della sua morte, affermava di Mons. del Portillo che era stato un servo buono e fedele, parole che il beato Josemaría considerava come la formula di canonizzazione utilizzata da Gesù nel Vangelo [2].
Mons. Alvaro del Portillo portava nell’intimo del suo grande cuore l’Ateneo Romano della Santa Croce e adesso, dalla casa del Padre, sarà l’avvocato e l’intercessore naturale di tutti coloro che lavorano in questa istituzione accademica. Affidategli quotidianamente il vostro lavoro —di insegnamento, di ricerca, di studio, nei vari servizi tecnici e amministrativi— e meditate a fondo, con molta frequenza, le considerazioni che vi ha indirizzato in tutti questi anni, nei suoi interventi come Gran Cancelliere.
La conoscenza della Verità di Dio richiede studio e formazione permanenti. Dobbiamo formarci bene e dobbiamo contribuire —ognuno nella propria funzione— alla buona e solida formazione di tutti coloro che si avvicinano all’Ateneo... Questa grande catechesi comincia da noi stessi. Ma questo Ateneo potrà essere una grande catechesi soltanto se ognuno di noi si sforzerà di essere un catechismo vivo, cioè un riassunto chiaro, e a tutti accessibile, della dottrina cristiana, appresa non solo con lo studio, ma anche con la meditazione e l’impegno ad incarnare con coerenza la Verità che si studia e si medita.
Ma, insieme alla dottrina —com’era solito ripetere Mons. del Portillo—, si deve coltivare l’Amore per Dio. Potremo comunicare questo Amore nella misura in cui i nostri cuori siano molto uniti al Cuore di Cristo attraverso la vita di orazione, lo spirito di umiltà e di mortificazione, l’abbandono di ogni egoismo. Così, con dottrina e con Amore, che buona luce potremo offrire, che apostolato silenzioso ma efficace potremo realizzare in tutti i settori, e in tutti i punti nevralgici, della società, lì dove l’essenza secolare della nostra vocazione ci colloca per servire Dio [3].
Abbiate la sicurezza che, per poter mettere in pratica tutti questi ideali, potrete contare in ogni momento sulla sua potente intercessione e sul suo aiuto.

[1] 1. Prv 28, 20.

[2] 2. Cfr. Mt 25, 23.

[3] 3. Cfr. Mons. Alvaro del Portillo, Lettera pastorale sulla avvenuta trasformazione dell’Opus Dei in Prelatura personale di ambito internazionale, 28-XI-1982, nn. 20-21.

Romana, Nº 19, Luglio-Dicembre 1994, p. 288-292.