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Cenni biografici di S.E. Mons. Alvaro del Portillo

Nato a Madrid l’11 marzo 1914, Alvaro del Portillo era il terzogenito di una famiglia cristiana di otto figli, sorta dal matrimonio tra il Sig. Ramón del Portillo e la Sig.ra Clementina Diez de Sollano. Sei giorni dopo, il 17 marzo, fu battezzato nella chiesa di San José, nella Gran Vía, e ricevette i nomi di Alvaro, José María ed Eulogio; nome, quest’ultimo, conferitogli, secondo un’usanza di molte famiglie spagnole, in onore del santo di cui ricorreva la memoria il giorno della nascita. Il 28 dicembre 1916, nella parrocchia della Concepción, ricevette la Confermazione: anche la consuetudine di cresimare i bambini molto presto era assai diffusa in Spagna a quel tempo.
I genitori gli trasmisero fin da piccolo una pietà profonda e sentita, che lo condusse a frequentare assiduamente i sacramenti ed a nutrire una devozione sincera e tenera verso la Madonna. L’educazione cristiana ricevuta in seno alla famiglia venne approfondita dalla formazione ricevuta presso il Colegio de Nuestra Señora del Pilar, centro scolastico diretto dai Marianisti in via Castelló, nelle vicinanze del domicilio familiare, in cui Alvaro frequentò le scuole elementari e medie. Lì fece anche la Prima Comunione, il 12 maggio 1921.

Vocazione all’Opus Dei

Terminato il liceo, Alvaro del Portillo si propose di svolgere gli studi di Ingegneria civile, che a quei tempi in Spagna era una delle Facoltà più difficili. Infatti, solo per essere ammessi nell’unica Scuola Tecnica Superiore di tale specialità allora esistente, uno studente capace doveva seguire i corsi di preparazione in una delle numerose accademie private sorte a questo scopo; e ciò lo impegnava normalmente per parecchi anni.
Poiché le necessità economiche di una famiglia numerosa come la sua lo inducevano a non pesare sui genitori per troppo tempo, Alvaro del Portillo decise di cominciare subito gli studi di Assistente di Opere Pubbliche, che duravano tre anni, mentre allo stesso tempo preparava gli esami d’ammissione alle Scuole Speciali di Ingegneria Civile e Ingegneria Mineraria. Così, una volta ricevuto il relativo diploma, oltre a studiare ingegneria, avrebbe potuto contribuire al bilancio della famiglia paterna, lavorando alcune ore al giorno presso il Ministero dei Lavori Pubblici.
Terminati questi studi nell’anno accademico 1933-34, cominciò a lavorare come specialista di lavori pubblici presso la “Direzione di Porti e Fondazioni”, mentre si accingeva ad intraprendere anche gli studi di Ingegneria civile.
Già agli inizi degli anni Trenta il Beato Josemaría Escrivá, che aveva fondato l’Opus Dei il 2 ottobre 1928, aveva cominciato a pregare per la vocazione di colui che sarebbe stato suo fedelissimo figlio e primo successore alla guida dell’Opera. Gli aveva parlato di lui un’anziana zia, sorella del padre di Alvaro, che collaborava con il Fondatore in alcune attività apostoliche a favore dei poveri e dei malati promosse dalle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, cui il Beato Josemaría prestava aiuto come cappellano del “Patronato de Enfermos”.
Dopo averlo invitato a partecipare a una catechesi, organizzata nel quartiere operaio di Vallecas dagli studenti della Residenza universitaria di via Ferraz, alcuni compagni gli parlarono di questa Residenza, avviata dal Beato Josemaría nell’ottobre del 1934 in condizioni di grande penuria, e lo invitarono a conoscerla. Lì, oltre ai residenti, si recava a ricevere formazione cristiana un gran numero di studenti universitari e delle scuole speciali, coi quali il Fondatore dell’Opus Dei prodigava tutte le sue energie. Dopo un primo fuggevole colloquio, durato solo pochi minuti, Alvaro del Portillo tornò ad incontrare il Beato Josemaría alla fine di quell’anno accademico. Il Fondatore lo invitò ad assistere a una giornata di ritiro spirituale, prima delle vacanze estive, che avrebbe predicato in Residenza l’indomani, 7 luglio 1935. Alvaro accettò: e quel giorno stesso, sospinto dalla grazia divina, decise di chiedere l’ammissione all’Opus Dei.
Iniziarono così i lunghi anni di frequentazione praticamente ininterrotta che legarono Alvaro del Portillo con il Fondatore. Come faceva con tutte le persone che aderivano all’Opus Dei, fu Mons. Escrivá stesso ad impartirgli personalmente la formazione teologico-ascetica, spirituale ed apostolica che ne avrebbe fatto uno strumento idoneo a collaborare con lui al compimento della missione dell'Opus Dei al servizio della Chiesa. Alvaro aveva allora ventun anni; il suo sì fu assoluto e incondizionato fin dal primo momento, tanto che in breve divenne uno dei più validi sostegni del Fondatore.

Formazione accanto al Fondatore

Il tragico scoppio della guerra civile spagnola venne a configurare per Alvaro del Portillo una serie di situazioni che impressero una forte accelerazione nella sua maturazione spirituale. Circostanze provvidenziali gli resero possibile, fin dai primi giorni del conflitto, la permanenza accanto al Beato Josemaría, costretto a fuggire da una parte all’altra di Madrid, sempre in imminente pericolo di vita, per sfuggire alla furiosa persecuzione religiosa che si era scatenata nella capitale già nei primi mesi di guerra. Egli fu perciò testimone diretto della tempra soprannaturale del Fondatore dell’Opus Dei, del suo abbandono fiducioso in Dio, della serenità e dell’allegria che mostrava anche nei momenti umanamente più difficili.
In quei primi mesi di guerra, Alvaro del Portillo subì l’incarcerazione e fu sul punto d’essere assassinato da un miliziano in odio alla religione. In seguito, trovò rifugio nel Consolato onorario dell’Honduras di Madrid, insieme con il Beato Josemaría e un piccolo gruppo di giovani che seguivano il Fondatore dell’Opus Dei. Quei mesi di apparente inattività esteriore, nel corso del 1937, furono occasione di ulteriore crescita interiore sotto la spinta della grazia di Dio e sulla scia degli insegnamenti e dell’esempio vivissimo e costante del Fondatore.
Alcuni mesi più tardi il Beato Josemaría, dopo innumerevoli peripezie, riuscì ad attraversare clandestinamente la frontiera spagnola e, via Andorra, entrò nella zona della Spagna libera dalla violenza antireligiosa, dove poté riprendere in modo più sistematico il lavoro apostolico dell’Opus Dei. Alvaro del Portillo, intanto, continuava rinchiuso nello stesso rifugio madrileno, finché nell’ottobre del 1938 —attraverso vicende in cui si vide chiaramente la mano di Dio— riuscì a passare la linea del fronte. Si recò immediatamente dal Beato Josemaría, che risiedeva a Burgos, mentre attendeva una destinazione nelle file dell’esercito.
Si avvicinava ormai la pace e, con essa, la possibilità di riprendere in modo organizzato l’apostolato dell’Opus Dei. Il Fondatore preparò questa nuova fase con orazione e penitenza assai intense, e l’intraprese con decisione fin dal momento in cui rientrò a Madrid: gli furono di aiuto i pochi membri dell’Opera che c’erano allora e, in modo particolare, Alvaro del Portillo. È del 23 marzo 1939 una lettera del Beato Josemaría: un testo significativo, perché, ricorrendo alla metafora biblica della roccia, saxum, il Fondatore svela a questo suo figlio tutte le speranze che ripone nella sua fortezza per compiere fedelmente i piani di Dio. Ecco le parole di questo breve scritto, risalente a cinquantacinque anni esatti prima della morte di Mons. Alvaro del Portillo: «Gesù ti custodisca, saxum. E so che lo sei. Vedo che il Signore ti presta fortezza, e rende operativa la mia parola: saxum! Ringrazialo e síigli sempre fedele...»

Attività professionale e preparazione per il sacerdozio

Terminata la guerra civile, Alvaro del Portillo, come gran parte dei giovani spagnoli in età militare, rimase ancora mobilitato per un certo tempo, lontano fisicamente dal Beato Josemaría, ma sempre unito a lui spiritualmente. Fra l’altro, dimostrando un notevole spirito di sacrificio, appena le circostanze glielo consentivano, faceva tutto il possibile per recarsi da lui, ovunque egli si trovasse, sempre disposto a servire in ciò che fosse necessario.
Una volta congedato dall’esercito, ritornò a Madrid, dove riprese gli studi di Ingegneria civile, interrotti a causa della guerra; li avrebbe portati a termine nel 1941. Ma non era questa l’unica sua occupazione: infatti proprio a quel tempo il Beato Josemaría lo chiamò a collaborare strettamente con lui nella promozione delle attività apostoliche dell’Opus Dei. Le necessità dell’apostolato, che si trovava in piena espansione in varie città della Spagna, la formazione delle vocazioni che stavano giungendo sempre più numerose, le necessità economiche legate alla creazione e alla gestione dei diversi strumenti materiali, l’ondata di calunnie che proprio allora cominciarono ad abbattersi con particolare accanimento sull’Opus Dei e sulla persona del Fondatore, l’urgenza di trovare una struttura giuridica per l’Opus Dei all’interno del diritto canonico vigente...: in tutto lo sforzo profuso in queste direzioni il Beato Josemaría ebbe modo di verificare la solidità del sostegno offertogli da Alvaro del Portillo. Il Signore aveva davvero messo a fianco a lui una roccia, saxum.
Nel 1940 era già Segretario Generale dell’Opus Dei: fedelissimo esecutore delle indicazioni del Fondatore, anche quando l’obbedienza —come di fatto successe in molti casi— richiedeva un vero eroismo. In questo periodo il Beato Josemaría gli chiese se era disposto a venire ordinato sacerdote, quando fosse giunto il momento, per servire in questo modo l’apostolato dell’Opus Dei. Alvaro del Portillo non esitò ad accantonare un futuro professionale che si profilava brillantissimo: l’unica cosa che gli premeva era infatti di compiere fedelmente la volontà di Dio. Da allora, con José María Hernández de Garnica e José Luis Múzquiz, anch’essi ingegneri, iniziò gli studi ecclesiastici, armonizzandoli con dedizione esemplare agli impegni connessi con le responsabilità formative e di governo dell’Opus Dei. E contemporaneamente continuava a svolgere il proprio lavoro professionale nelle Confederazioni Idrografiche del Júcar, del Segura e dell’Ebro; e inoltre seguiva il corso di laurea in Storia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Nel 1944 conseguì il dottorato in questa disciplina presentando un lavoro di ricerca intitolato “Descubrimientos y exploraciones en las costas de California”, che meritò il Premio Straordinario.
Il 14 febbraio 1943 il Signore mostrò al Beato Josemaría, mentre celebrava la Santa Messa, la soluzione che risolveva il problema posto dall’ordinazione dei futuri sacerdoti. Nacque allora la Società Sacerdotale della Santa Croce e il Fondatore, d’accordo con il Vescovo di Madrid, decise d’inviare a Roma Alvaro del Portillo perché compisse le opportune pratiche presso le autorità competenti della Santa Sede allo scopo di ottenere il nihil obstat necessario all’erezione canonica della Società Sacerdotale.
Per questo motivo, il 25 maggio 1943 Alvaro del Portillo fece il suo primo viaggio alla Città Eterna. Oltre ad essere ricevuto in udienza dal Santo Padre Pio XII, al quale spiegò la realtà dell’Opus Dei, stabilì i primi contatti con la Curia Romana. Ritornò a Madrid il 21 giugno. Poco tempo dopo, e cioè l’11 ottobre, la Santa Sede concedeva il nihil obstat e l’8 dicembre dello stesso anno, a Madrid, Mons. Eijo y Garay procedeva all’erezione canonica della Società Sacerdotale della Santa Croce.
Il 25 giugno 1944, nella cappella episcopale, Alvaro del Portillo, José María Hernández de Garnica e José Luis Múzquiz ricevevano da Mons. Eijo y Garay l’ordinazione sacerdotale.

L’appoggio più saldo del Fondatore

Ordinato sacerdote, Mons. del Portillo si dedicò ad un’intensa attività pastorale, percorrendo tutta la Spagna e collaborando strettamente con il Fondatore nell’assistenza spirituale dei fedeli dell’Opus Dei e del loro apostolato.
Nel febbraio 1946 il Beato Josemaría lo inviò nuovamente a Roma, allo scopo di ottenere per l’Opus Dei un’approvazione giuridica che, riconoscendo il carattere secolare e laicale dell’istituzione, ne sancisse l’ambito universale e permettesse l’auspicata espansione apostolica in altri Paesi e continenti.
Dal febbraio al giugno 1946 Mons. Alvaro del Portillo lavorò intensamente per far conoscere nella Curia Romana le caratteristiche peculiari dell’Opus Dei. L’impegno da lui prodigato nell’aprire il cammino giuridico dell’istituzione seguiva passo passo, con estrema esattezza, le indicazioni del Fondatore. Ma le difficoltà sembravano umanamente insuperabili; perciò egli chiese al Beato Josemaría di recarsi personalmente nella Città Eterna: soltanto la presenza del Fondatore avrebbe consentito, infatti, di aprire per l’Opus Dei un varco nel diritto canonico.
Nel giugno dello stesso anno 1946, il Beato Josemaría si riunì con lui a Roma. Dopo mesi di fervida preghiera, d’intenso lavoro e di numerosi contatti con i dicasteri della Curia Romana, il 24 febbraio 1947 l’Opus Dei otteneva il decretum laudis della Santa Sede, diventando istituzione di diritto pontificio. Era un ulteriore passo del lungo cammino giuridico dell’istituzione, che sarebbe culminato il 28 novembre 1982 con l’erezione dell’Opus Dei come Prelatura personale di ambito internazionale.
A partire dal 1946 il Fondatore e don Alvaro stabilirono il proprio domicilio a Roma. Nella città eterna Mons. del Portillo fu Segretario Generale dell’Opus Dei (1940-1947) e Procuratore Generale (1947-1956); primo Consigliere in Italia (1947-1950); primo Rettore del Collegio Romano della Santa Croce (1948-1953). E dal 1956 al 1975, anno della morte di Mons. Escrivá, fu nuovamente Segretario Generale.
Nei primi anni romani, compì gli studi di Diritto Canonico; nel 1948 ottenne a pieni voti il dottorato nella Pontificia Università di San Tommaso (Angelicum).
Da Roma, accompagnò il Fondatore in numerosi viaggi per l’Europa, preparando e consolidando il lavoro apostolico dell’Opus Dei in diverse nazioni: il Portogallo, la Germania, l’Austria, la Svizzera, la Francia, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, la Gran Bretagna, l’Irlanda... furono teatro del fervore con cui il Beato Josemaría, accompagnato sempre da don Alvaro, disseminava le strade d’Europa d’invocazioni alla Madonna.
Fra il 1970 e il 1975 visitò in varie occasioni l’America Centrale e l’America del Sud, accanto al Beato Josemaría, nell’ampia attività di catechesi che lo portò ad attraversare tanti Paesi di quei continenti.

Al servizio della Santa Sede

A motivo della sua ampia esperienza apostolica, delle sue qualità umane e delle sue profonde conoscenze teologiche e giuridiche, Mons. Alvaro del Portillo fu chiamato a svolgere numerosi incarichi al servizio della Santa Sede.
Già durante il pontificato di Pio XII collaborò in vari dicasteri pontifici e fu scelto come Consultore della Sacra Congregazione dei Religiosi (1954-1966). Giovanni XXIII lo nominò Consultore della Sacra Congregazione del Concilio (1959-1966) e Qualificatore della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio (1960).
Nelle fasi previe al Concilio Vaticano II fu Presidente della Commissione Antipreparatoria de laicis e fece parte anche di altre Commissioni preparatorie. Più tardi fu designato Perito del Concilio. Negli anni della grande assise conciliare (1962-1965), fu Segretario della Commissione sulla Disciplina del Clero e del Popolo Cristiano, e Consultore di altre Commissioni conciliari: dei Vescovi, dei Religiosi, della Dottrina della Fede, ecc.
Nel 1963 Giovanni XXIII lo nominò Consultore della Commissione Pontificia per la Riforma del Codice di Diritto Canonico. In seguito Paolo VI lo designò come Giudice della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio (1964), e Consultore della Commissione postconciliare dei Vescovi e del regime delle Diocesi (1966), della Congregazione per la Dottrina della Fede (1966-1983) e della Congregazione per il Clero (1966). Giovanni Paolo II lo nominò Consultore della Congregazione delle Cause dei Santi (1982) e del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali (1984), oltre che membro della Segreteria del Sinodo dei Vescovi (1983).
In qualità di membro di nomina pontificia, partecipò alle Assemblee Generali Ordinarie del Sinodo dei Vescovi sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (1987) e sulla formazione dei sacerdoti nella situazione attuale (1990).

Pubblicazioni e onorificenze

Dal 1975 Mons. Alvaro del Portillo era Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e di Piura (Perù); dal 1980 rivestiva la stessa carica nell’Università della Sabana (Colombia), e dal 1990 nell’Ateneo Romano della Santa Croce, che aveva fondato nel 1984; era inoltre Rettore onorario delle Università de los Andes (Cile) e Austral (Argentina). Dal 1982 era membro ad honorem della Pontificia Accademia Teologica Romana. Era Cavaliere di Onore e Devozione del Sovrano Ordine di Malta (1958) ed era stato insignito della Gran Croce di San Raimondo di Peñafort (1967).
Tra le sue pubblicazioni, oltre allo studio storico intitolato Descubrimientos y exploraciones en las costas de California (stampato per la prima volta nel 1947 e rielaborato nel 1982), sono da segnalare numerosi libri e articoli su temi teologici, canonici e pastorali, voci per enciclopedie, ecc. Tra i libri, si possono ricordare: Fedeli e laici nella Chiesa (1969), tradotto in sei lingue, con edizioni del 1981 e del 1991; Consacrazione e missione del sacerdote (1970, con una nuova edizione ampliata del 1990), tradotto in quattro lingue; Una vida para Dios: reflexiones en torno a la figura de Josemaría Escrivá de Balaguer (1992); Intervista sul Fondatore dell’Opus Dei (1992), con edizioni in diverse lingue.

Attività alla guida dell’Opus Dei

Il 15 settembre 1975, durante il Congresso Generale elettivo dell’Opus Dei, convocato per designare il primo successore del Fondatore, Mons. Alvaro del Portillo fu eletto all’unanimità Presidente Generale. Nel 1982, con l’erezione dell’Opus Dei in Prelatura personale, ne divenne Prelato, su nomina pontificia. Il 7 dicembre 1990 Giovanni Paolo II lo nominò Vescovo titolare di Vita e il 6 gennaio 1991 gli conferì l’ordinazione episcopale nella Basilica di San Pietro.
Fin dal primo momento della sua elezione, Mons. del Portillo si propose di seguire fedelmente il cammino tracciato dal Fondatore, incarnando così per i fedeli dell’Opus Dei la figura del buon Pastore che dà la vita per le pecore prestando loro tutto l’aiuto spirituale necessario a raggiungere la santità, collaborando alla missione apostolica della Chiesa attraverso la santificazione del lavoro professionale e delle realtà ordinarie che costituiscono la trama dell’esistenza del cristiano nel mondo.
Non lesinò il proprio impegno, né risparmiò alcuno sforzo nell’esercizio del ministero pastorale. Oltre alle omelie e alle numerose lettere pastorali indirizzate ai membri della Prelatura (almeno una al mese negli ultimi dieci anni), Mons. del Portillo approfittava delle feste liturgiche e degli anniversari più importanti della storia dell’Opus Dei per riunirsi con le sue figlie e con i suoi figli: in tali incontri di carattere familiare, seguendo l’esempio del Beato Josemaría, rispondeva con semplicità alle domande dei presenti e li aiutava ad approfondire il messaggio spirituale del Fondatore.
Nei suoi molteplici viaggi in tutto il mondo egli si spendeva generosamente nel ministerium verbi. Oltre a visitare ripetutamente quasi tutti i Paesi europei, per incoraggiare o preparare il lavoro apostolico della Prelatura, compì numerosi viaggi pastorali in altri continenti, dove il Fondatore dell’Opus Dei non aveva potuto recarsi, allo scopo di dare impulso all’attività apostolica dei fedeli della Prelatura. Nel 1983 andò nel Canada, negli Stati Uniti, nel Messico e nella Colombia. Nel 1987 si recò nell’Estremo Oriente: Singapore, Hong Kong, Macao, Australia, Filippine, Taiwan, Corea e Giappone. Nel 1988 tornò negli Stati Uniti, nel Canada e in Messico. Nel 1989 fu la volta del continente africano: Kenya, Zaire, Camerun, Costa d’Avorio e Nigeria. L’ultimo viaggio, come detto, lo portò in Terra Santa.
Sotto la sua guida la Prelatura dell’Opus Dei ha iniziato le proprie attività in venti nuovi paesi (Europa: Svezia, Finlandia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca; Asia: Hong Kong, Singapore, Taiwan, Macao, Israele e India; Africa: Zaire, Camerun e Costa d’Avorio; America; Bolivia, Honduras, Trinidad-Tobago, Nicaragua e Repubblica Dominicana; Oceania: Nuova Zelanda). Durante i suoi anni di governo, il numero di fedeli della Prelatura è aumentato sensibilmente (da 60.000 membri nel 1975 a circa 78.000 nel 1994), mentre i sacerdoti incardinati nella Prelatura —tutti provenienti dai membri laici— sono ormai 1496: quasi 800 hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale durante il mandato di Mons. del Portillo.
Oltre all’intenso esercizio del ministerium verbi et sacramentorum, a Roma e nel corso dei numerosi viaggi pastorali nel mondo intero, l’attività di Mons. del Portillo come Prelato dell’Opus Dei è stata contraddistinta dall’impegno di seguire fedelissimamente le linee d’azione pastorale tracciate dal Romano Pontefice. Fin dal primo momento fece propria la sollecitudine di Giovanni Paolo II per la nuova evangelizzazione, in particolare in Europa e America Settentrionale, e già nel 1985 convocò una riunione di lavoro a Roma, a cui presero parte i Vicari Regionali e altri membri dei Consigli Regionali dei Paesi più direttamente interessati a quest’iniziativa, per studiare e avviare applicazioni concrete delle direttive del Santo Padre. Analogo significato ricopre la spinta dinamica impressa dal Prelato agli apostolati dell’Opus Dei in ambiti prioritari dell’azione evangelizzatrice della Chiesa sulle soglie del terzo millennio, quali la famiglia, la gioventù, l’insegnamento teorico e pratico della dottrina sociale della Chiesa. In tutti questi settori hanno visto la luce in tutto il mondo numerose iniziative dei fedeli e dei Cooperatori della Prelatura.
Nella sua instancabile attività pastorale, Mons. del Portillo ha accolto e promosso un gran numero di progetti apostolici. Al fine di valutare meglio le necessità specifiche di ogni luogo, e secondo lo stile collegiale di governo che caratterizza l’Opus Dei, egli convocò e presiedette a Roma innumerevoli riunioni di studio e di lavoro, nelle quali, insieme con i membri dei Consigli Generali della Prelatura, prendevano parte i membri dei Consigli Regionali responsabili delle diverse forme di apostolato in ogni circoscrizione. Frutto di queste riunioni sono stati, fra l’altro, l’erezione di due Seminari internazionali della Prelatura, uno a Roma e l’altro a Pamplona, per la formazione del clero incardinato nella Prelatura; la promozione di nuove iniziative apostoliche nell’ambito della formazione professionale e cristiana degli emarginati, sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo: scuole di qualificazione professionale per contadini, ambulatori e cliniche mediche, scuole di formazione professionale per operai e impiegati, ecc.
Oltre a quest’attività, che potremmo chiamare ordinaria, Mons. del Portillo ha portato a termine altre iniziative di spicco, volte a eseguire alcuni dei progetti accarezzati dal Fondatore dell’Opus Dei, ma che il Beato Josemaría non aveva potuto realizzare personalmente.
Risaltano in primo luogo le pazienti e rigorose trattative presso la Santa Sede, accompagnate sempre dalla preghiera e dalla mortificazione, per il riconoscimento dello statuto giuridico dell’Opus Dei come Prelatura personale di ambito internazionale; questa figura, preparata e desiderata dal Fondatore, in quanto si adatta al carisma fondazionale dell’Opus Dei e lo rispetta nella sua integrità, divenne realtà mediante la Cost. ap. Ut sit (28 novembre 1982) di Giovanni Paolo II.
Compiendo un altro desiderio manifestato più volte dal Fondatore, Mons. del Portillo ha promosso la creazione, a Roma, di un Centro universitario di studi ecclesiastici: l’Ateneo Romano della Santa Croce, che comprende oggi le Facoltà di Teologia, Diritto Canonico e Filosofia, e annovera oltre cinquecento alunni.
Sempre sul piano del servizio alla Chiesa universale e alle Chiese particolari va collocata l’erezione, da parte della Santa Sede, di due Seminari internazionali per la formazione del clero diocesano promossi dalla Prelatura, che hanno ospitato in questi anni varie centinaia di candidati al sacerdozio, incardinati in molteplici diocesi di tutto il mondo.
Facendosi portavoce dell’intenso clamore di devozione popolare nei confronti di Mons. Escrivá, diffusosi con grande rapidità in tutto il mondo dopo la sua morte, Mons. del Portillo ha richiesto alla Santa Sede l’introduzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Fondatore dell’Opus Dei e ne ha seguito direttamente tutti i passi, fino ad arrivare alla gioia —vera e propria carezza del Cielo— di presenziare alla solenne beatificazione di Mons. Escrivá, in Piazza San Pietro, il 17 maggio 1992, quando concelebrò la Messa con il Santo Padre Giovanni Paolo II.

Romana, Nº 18, Gennaio-Giugno 1994, p. 11-21.