envelope-oenvelopebookscartsearchmenu

In occasione del cinquantesimo anniversario della prima ordinazione sacerdotale di membri dell’Opus Dei, tra i quali Mons. Alvaro del Portillo, Mons. Javier Echevarría ha pubblicato un articolo su “L’Osservatore Romano” del 25 giugno 1994, in cui gloss


AMARE E SERVIRE LA CHIESA
CON UMILTÀ E SPIRITO DI DEDIZIONE

«Oggi, 25 giugno 1994, ricorre il 50º anniversario della prima ordinazione sacerdotale di membri dell’Opus Dei: erano in tre, tutti giovani ingegneri, e tutti e tre ora stanno in Cielo. È una data significativa nella storia dell’Opus Dei, perché rappresenta un passo decisivo nel delinearsi di fatto di un aspetto essenziale della struttura istituzionale della Prelatura: l’unità organica di sacerdoti e laici. Oggi i sacerdoti della Prelatura sono oltre 1.500 ed operano in stretta compenetrazione con i laici, sotto la giurisdizione del Prelato.
»Fra quei tre ingegneri che 50 anni or sono divennero sacerdoti c’era Alvaro del Portillo, il futuro primo successore del Fondatore alla guida dell’Opus Dei. Da diversi mesi egli si stava preparando spiritualmente a questa ricorrenza, con il cuore traboccante di gratitudine a Dio per il grande dono del sacerdozio. E con lui, tutti i fedeli della Prelatura innalzavano azioni di grazie al Signore per i beni di cui aveva arricchito la sua esistenza. Ma il Signore coltivava altri progetti e lo chiamò a Sé, poche ore dopo il suo ritorno da un viaggio di preghiera in Terra Santa culminato a Gerusalemme con la celebrazione della Santa Messa nella chiesa del Cenacolo. Quel pellegrinaggio appare così come un ritorno al principio, a Cristo, il suo grande Amore. I Luoghi Santi hanno offerto lo scenario più adeguato per l’ultima parte della sua vita, il punto di arrivo di un lungo viaggio verso l’origine, un cammino senza soste verso Dio.
»In quest’anniversario la mia gratitudine verso Mons. Alvaro del Portillo diviene, se possibile, ancora più viva e sentita, mentre si sovrappongono nella memoria tanti ricordi dell’amore che sapeva profondere nell’attività sacerdotale. Sono stato al suo fianco per oltre quarant’anni e posso testimoniare che nelle sue qualità umane e spirituali si condensava un compendio delle virtù che tutti desideriamo riscontrare nel sacerdote, ministro di Cristo e servitore delle anime: pietà autentica e intrisa di semplicità, dedizione generosa agli altri, fortezza di padre, capacità di consolare per recare la pace. Virtù che riportano alla mente le parole di Sant’Agostino: «La dimora della carità è l’umiltà» (De Virginitate, 51).
»Da quell’ormai lontano 25 giugno 1944 Alvaro del Portillo cominciò a prodigarsi senza risparmio nel ministero sacerdotale, dispiegando al servizio della Chiesa, nostra Madre, tutte le doti che il Signore gli aveva concesso. Nei pontificati succedutisi fra quello di Pio XII e quello di Giovanni Paolo II, lavorò come Consultore in diverse Congregazioni, sempre in spirito di piena disponibilità. Durante il Concilio svolse ruoli di indubbio rilievo, come quello di Segretario della Commissione Conciliare che elaborò il decreto Presbyterorum Ordinis. Il Fondatore dell’Opus Dei poté sempre fare assegnamento sul suo lavoro instancabile e trovò in lui il più valido sostegno nelle responsabilità legate alla missione di dirigere l’Opus Dei ed indirizzarne gli apostolati al servizio dell’evangelizzazione.
»I membri dell’Opus Dei hanno potuto constatare come l’amore ardente per la Chiesa fosse una costante nella vita di Mons. del Portillo. Si può dunque comprendere la commozione che ha invaso tutti noi quando il Santo Padre Giovanni Paolo II volle venire di persona a pregare dinanzi alle sue spoglie mortali. Vedere il Papa raccolto in preghiera davanti a quel suo figlio fedele fu per noi la maggiore consolazione in quelle ore di dolore.
»Ed appare assolutamente lineare, in questo contesto, che il Congresso Generale dell’Opus Dei, riunito per l’elezione del Prelato, abbia inserito al primo posto fra le proprie conclusioni la gratitudine dell’intera Prelatura al Santo Padre per le sue continue espressioni di sollecitudine paterna verso il mio amatissimo predecessore. Il Congresso ha voluto anche sottolineare la propria riconoscenza per i segni d’affetto ricevuti da parte di moltissimi Vescovi e di altre innumerevoli persone nel mondo intero. Ed io desidero oggi altresì ringraziare i mezzi di comunicazione per il rispetto e la delicatezza con cui hanno diffuso la notizia della scomparsa di Mons. Alvaro del Portillo.
»Queste esperienze ci stimolano a rinnovare il proposito di amare e servire la Chiesa, il Santo Padre e tutti i Vescovi. Perché la ragion d’essere della Prelatura altra non è se non il servizio della Chiesa universale e delle Chiese particolari. Questa nuova pagina della storia dell’Opus Dei si apre all’insegna del solo desiderio di seguire le tracce del Beato Josemaría Escrivá e di Mons. Alvaro del Portillo: consolidare questa realtà di servizio, in un’identificazione di pensiero e di aneliti con il Papa e con i Vescovi in comunione con Pietro così profonda che ci porti a pregare per ciò per cui essi pregano, a fare nostre le loro cure, a mettere in pratica i loro orientamenti pastorali. A partecipare, insomma, in modo sempre più responsabile, con l’aiuto della grazia di Dio, alla missione evangelizzatrice della Chiesa, che si rivela più entusiasmante quanto più impegnativi appaiono i suoi orizzonti».

JAVIER ECHEVARRÍA
PRELATO DELL'OPUS DEI

Romana, Nº 18, Gennaio-Giugno 1994, p. 163-164.