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Inizio delle attività nella parrocchia del Beato Josemaría Escrivá, a Roma

Il 26 giugno è stata celebrata per la prima volta la festa del Beato Josemaría nella parrocchia a lui intitolata, a Roma. La Santa Messa si è tenuta all'aperto, nella strada antistante l'edificio prefabbricato che ospita provvisoriamente la chiesa parrocchiale. Infatti la scarsa capienza della sede attuale (180 metri quadrati) avrebbe consentito solo a pochi fedeli di assistere alla celebrazione eucaristica.
È stato dunque allestito l'altare all'esterno ed accanto ad esso è stata posta un'immagine della Madonna, che vuol essere come la prima pietra della nuova chiesa. Alcuni sacerdoti amministravano il Sacramento della Penitenza ai fedeli che si accostavano ai confessionali portatili situati alle estremità della strada.
In questa suggestiva cornice, in cui l'evidente povertà materiale era accompagnata di un clima particolarmente festoso, ha avuto luogo la Messa che, su invito del Prelato dell'Opus Dei, è stata celebrata da S.E.R. Mons. Julián Herranz, Segretario del Pontificio Consiglio per l'Interpretazione dei Testi Legislativi.
Nell'omelia, dopo aver citato le parole di Gesù a Pietro lette nel vangelo della Messa —duc in altum! , prendi il largo!—, Mons. Herranz ha paragonato l'inizio delle attività della nuova parrocchia con la nascita di Gesù a Betlemme. «Una Parrocchia appena nata, che ha appena cominciato la sua navigazione nella più assoluta povertà. Come Gesù, la Parrocchia del Beato Josemaría è nata senza casa, senza chiesa, senza locali parrocchiali, senza mezzi materiali. Ma, come Gesù, essa è nata quale frutto meraviglioso dell'amore salvifico di Dio per gli uomini. Ed è in questo amore che trova e troveranno sempre fondamento l'instancabile fede, la gioiosa speranza ed il coraggio apostolico dei promotori e dei sacerdoti di questa giovane comunità parrocchiale».
Tornando al racconto evangelico della pesca miracolosa, Mons. Herranz ha proseguito: «Il mare del mondo, le strade di questo quartiere, le case già abitate da tante famiglie ma anche quelle adibite ad uffici o negozi, sono piene di anime, di pesci di ogni genere, che hanno un grande bisogno delle reti di Cristo. Hanno bisogno, cioè, che venga loro predicato il Vangelo, i suoi valori e le sue esigenze nella loro vita personale, familiare e sociale. Hanno bisogno di poter attingere a quella fonte primaria e necessaria della grazia divina che sono i sacramenti, e particolarmente la Sacra Eucaristia, Pane dell'anima, e il santo sacramento del Perdono, la Penitenza. Hanno bisogno di conoscere meglio e di amare di più la Chiesa, con i suoi insegnamenti e le sue leggi. In altre parole, queste anime —che la Parrocchia del Beato Josemaría viene a convocare, a raccogliere, a servire— hanno bisogno di vivere non nuotando faticosamente nelle acque tristi e amare di una società senza Dio, ma muovendosi nel mondo delle ordinarie realtà quotidiane con la gioia e la pace dei figli di Dio nel cuore».
Di fronte alla nuova evangelizzazione additata da Giovanni Paolo II a tutti i cristiani, e con particolare riferimento alla rievangelizzazione della città di Roma, il Presule ha così concluso: «Oggi il Santo Padre, il Successore di Pietro, ha approvato solennemente il Libro del Sinodo, che contiene le direttive di vita pastorale "per il cammino della Chiesa di Roma sulle strade della nuova evangelizzazione" (Giovanni Paolo II, Discorso del 29_V_1993 alla chiusura del Sinodo). Io sono sicuro —e lo sono anche il Papa e il Prelato dell'Opus Dei, che questa mattina ha celebrato la festa del Beato Josemaría nella Basilica di Sant'Eugenio— che questa Parrocchia saprà essere all'avanguardia nel comune impegno missionario tracciato dal Sinodo di Roma. Lo saranno certamente i sacerdoti della Prelatura che qui lavorano, ma bisogna che lo sia anche l'intera comunità parrocchiale. Voi tutti —ciascuno secondo le proprie qualità, possibilità e disponibilità personali— dovrete impegnarvi generosamente. La Chiesa, infatti, non sono soltanto i preti o gli edifici sacri: la Chiesa siamo tutti noi, il Popolo di Dio, la grande famiglia dei figli di Dio, Pastori e fedeli, partecipi della stessa fede, della stessa speranza, della stessa carità e, perciò, anche dello stesso impegno spirituale e ascetico, apostolico e missionario».
Al termine della Messa è stata cantata la Salve Regina in ringraziamento alla Madonna e il parroco, don Alberto Ortolani, dopo aver informato i fedeli sugli orari delle attività parrocchiali, li ha invitati a partecipare ad un modesto rinfresco.
La parrocchia del Beato Josemaría è stata eretta canonicamente nel novembre del 1992. Si trova in un nuovo quartiere della zona EUR, a sud della città, molto vicino alla basilica delle Tre Fontane, luogo dove avvenne il martirio di San Paolo; essa raduna circa duemilacinquecento famiglie.
I due sacerdoti cui è stata affidata la cura pastorale, incoraggiati dal Prelato, Mons. Alvaro del Portillo, hanno provveduto subito a cercare la sede provvisoria, che si trova a poche centinaia di metri dal terreno dove sorgerà l'edificio parrocchiale. Nei mesi trascorsi hanno iniziato a compiere le visite pastorali, per prendere contatto con i parrocchiani. La prima Messa è stata celebrata il 6 giugno, Solennità della Santissima Trinità, nella sede provvisoria, costituita da un prefabbricato ceduto da un cantiere edile, e non dispone ancora di acqua né di elettricità.

Romana, Nº 16, Gennaio-Giugno 1993, p. 74-76.