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AL SERVIZIO DELL'UNITÀ DELLA FEDE

La pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica costituisce certamente un avvenimento di portata storica, uno degli atti più significativi dell'intero pontificato di Giovanni Paolo II. Il Papa stesso, nella Costituzione apostolica Fidei depositum, ha scritto: «Dopo il rinnovamento della Liturgia e la nuova codificazione del Diritto canonico della Chiesa latina e dei canoni delle Chiese orientali cattoliche, questo Catechismo apporterà un contributo molto importante a quell'opera di rinnovamento dell'intera vita ecclesiale, voluta e iniziata dal Concilio Vaticano II».
Il richiamo al Vaticano II offre il riferimento primo ed essenziale per inquadrare questo documento sia dal punto di vista storico che teologico. Nella Costituzione apostolica citata più sopra, infatti, Giovanni Paolo II presenta il
Catechismo come il compimento della finalità in vista della quale fu voluta l'assise conciliare: «meglio custodire e presentare il prezioso deposito della dottrina cristiana, per renderlo più accessibile ai fedeli di Cristo e a tutti gli uomini di buona volontà». In questo contesto il Catechismo della Chiesa Cattolica si pone come strumento indispensabile della nuova evangelizzazione, nella quale il Santo Padre vede il compito fondamentale cui la consapevolezza del dovere di fedeltà alla propria natura missionaria richiama la Chiesa. Qui sta il vero nucleo di quel programma di applicazione del Concilio del quale Giovanni Paolo II ha fatto il principio ispiratore di tutta la propria attività di Supremo Pastore della Chiesa. Mentre dunque riafferma la coscienza che la Chiesa ha di se stessa come universale strumento di salvezza, il Catechismo costituisce il punto di partenza per una nuova tappa del suo cammino nel mondo.
Una nuova tappa: il messaggio conciliare non si può considerare concluso dalla pubblicazione del
Catechismo, che del Concilio rappresenta «il frutto più maturo e completo» [1]. Esso non ne chiude la traiettoria. Nella riproposizione «dell'unica e perenne fede apostolica, custodita ed insegnata dalla Chiesa lungo i secoli e i millenni» [2], apre invece una fase che solo ad una lettura schematica potrebbe apparire come di semplice esecuzione. Se infatti da una parte, espone in modo organico l'intera verità cristiana alla luce del Vangelo e della Tradizione della Chiesa, viva e operante nel Magistero autentico e nell'inesauribile eredità spirituale dei Padri e dei santi; dall'altra, assume in pieno gli sviluppi dottrinali che sono maturati nella teologia grazie all'impegno di assecondare l'azione con cui lo Spirito Santo arricchisce incessantemente la nostra comprensione vitale del mistero di Cristo. Il Catechismo non si propone di aggiornare la fede. La Rivelazione cristiana è definitiva, irripetibile, immutabile, e quindi sempre attuale. Come ha scritto il Beato Josemaría Escrivá: «Non è la dottrina di Gesù che deve adattarsi ai tempi, ma sono i tempi che devono aprirsi alla luce del Salvatore» [3]. Ma la fedeltà del cristiano è strutturalmente dinamica, perché la verità si immerge nella contingenza della storia, assume le questioni che essa suscita via via e vi si confronta «per illuminare con la luce della fede le situazioni nuove e i problemi che nel passato non erano ancora emersi» [4]. Quest'aderenza al presente ravviva tutte le pagine del nuovo Catechismo: la si avverte nel linguaggio, ma soprattutto nella rispondenza del testo agli interrogativi che agitano la coscienza contemporanea.
E qui si impone un'altra osservazione: il
Catechismo non è anzitutto il risultato dello sforzo compiuto dalla Chiesa per ridefinire il proprio annuncio nei confronti di una cultura secolarizzata. Esso intende in primo luogo servire la comprensione che i credenti debbono raggiungere del mistero cristiano. Appartiene all'intimo articolarsi della vita della Chiesa, a quell'esigenza di unità nella fede che, per volontà divina, ne costituisce una nota distintiva e quindi anche una responsabilità irrinunciabile: «Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può recare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me» [5].
Non è questo il luogo per una diagnosi delle cause storiche della secolarizzazione; ma la frantumazione alla quale, sotto la spinta della diffusione di una cultura soggettivistica, è stata sottoposta la coscienza dell'uomo contemporaneo è un fatto che sta sotto gli occhi di tutti ed i cui riflessi si fanno sentire, talvolta in modo stridente, anche all'interno della Chiesa stessa. Quando l'unità della fede viene intaccata, è minacciata l'identità stessa dell'essere cristiano, la comunione dell'uomo con Cristo. Perciò lo scopo principale del
Catechismo consiste nel riproporre la fede nella sua oggettività e nella sua organica interezza, perché «Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità» [6].
Questa funzione di servizio all'unità costitutiva della fede traspare con piena evidenza dalla storia stessa del testo e dal metodo voluto dal Santo Padre per la sua stesura. Esplicitamente auspicato dai Vescovi convenuti a Roma nel 1985 per l'Assemblea straordinaria del Sinodo in occasione del XX anniversario della chiusura del Concilio, il
Catechismo è esso stesso segno di unità: la sua redazione nasce infatti dalla «consultazione di tutti i Vescovi cattolici, delle loro Conferenze episcopali o dei loro Sinodi, degli Istituti di teologia e di catechetica (...). E' il frutto di una collaborazione di tutto l'Episcopato della Chiesa Cattolica (...) Riflette la natura collegiale dell'Episcopato: testimonia la cattolicità della Chiesa» [7].
Ma è soprattutto la struttura del testo a dare al
Catechismo della Chiesa Cattolica questa sua precipua caratteristica di testimonianza e servizio dell'unità della fede. Un cenno specifico, sotto questo profilo, va fatto alla scelta di mantenere la continuità con il precedente grande testo catechetico: il "Catechismo Romano" voluto dal Concilio di Trento. Nella volontà di conservarne l'ordine quadripartito della materia giace proprio uno dei criteri-guida seguiti nella stesura del Catechismo. La recente pubblicazione dell'edizione critica del Catechismo di Trento, a cura di un gruppo di professori della Facoltà di Teologia dell'Università di Navarra [8], ha indotto gli estensori del nuovo Catechismo a modificare il progetto iniziale [9], rispettando la suddivisione fede_liturgia_morale_preghiera (esposizione del Credo, dei Sacramenti, dei Comandamenti e del Padre Nostro). Essa infatti mette meglio in evidenza l'impostazione teocentrica della catechesi: il nucleo vitale del cristianesimo sta nel mistero di Dio e del suo intervento nella storia dell'uomo, mentre l'agire umano è sempre risposta all'iniziativa divina.
Inizialmente i Sacramenti non erano stati posti in connessione altrettanto diretta con la fede. Di qui, il rischio di una sorta di stacco fra il Credo e la parte morale, con il pericolo che quest'ultima potesse apparire come un insieme di norme derivanti sì, e necessariamente, dalla fede, dalla verità di Dio, ma inevitabilmente superiori alle possibilità dell'uomo. L'ordine attuale, invece, rende tangibile il primato della grazia, che, attraverso il vincolo personale con Cristo stabilito dalla fede e operante nei sacramenti, sostiene la retta condotta morale e vivifica la preghiera.
Dalla trattazione emerge quindi «la meravigliosa unità del mistero di Dio» [10]. La morale vi appare nel suo intrinseco legame con la comunicazione che Egli ci fa di se stesso: «Il Catechismo —ha detto il Card. Joseph Ratzinger, Presidente della Commissione di Cardinali incaricata di preparare il progetto del testo— deve essere letto come un'unità. Si leggerebbero in modo falso le pagine sulla morale, se si separassero dal loro contesto, cioè dalla professione della fede, dalla dottrina sui sacramenti e sulla preghiera. L'affermazione fondamentale sull'uomo, infatti, nel Catechismo suona così: l'uomo è creato ad immagine di Dio; è a somiglianza di Dio. Tutto ciò che viene detto sulla retta condotta dell'uomo, si fonda su questa prospettiva centrale (...). Tutti i contenuti essenziali della professione della fede si ritrovano nella parte morale e ivi divengono prassi». Ed ecco la conclusione: «I dieci comandamenti sono solo un'esposizione delle vie dell'amore; li leggiamo correttamente solo se li sillabiamo insieme con Gesù Cristo» [11].
Lungo il suo intero percorso, insomma, il
Catechismo evidenzia, con il carattere trinitario dell'economia della Rivelazione e della Redenzione, la centralità del mistero di Cristo: «Morto e risorto, Egli è sempre presente nella sua Chiesa, particolarmente nei sacramenti; Egli è la sorgente della fede, il modello dell'agire cristiano e il Maestro della nostra preghiera» [12]. E questa prospettiva metodologica illumina la verità essenziale della nostra fede: il cristianesimo è vita, comunione con Cristo. Nulla è tanto lontano da una corretta comprensione della realtà cristiana quanto un moralismo più o meno astratto. «La catechesi —sono ancora parole del Card. Ratzinger— non è semplice comunicazione di una teoria religiosa, ma intende mettere in moto un processo vitale: l'ingresso nel Battesimo, nella comunione con Dio» [13].
In questo senso il Papa ha potuto dire che «la promulgazione del nuovo Catechismo non è solo un atto di regolamentazione dottrinale, ma assume il calore di un appello, rivolto a tutti i credenti» [14]: un appello a intensificare la propria unione con Cristo nella fermezza della fede e nel vincolo della grazia, per sentirsi più partecipi della vocazione missionaria della Chiesa, condividendone lo slancio evangelizzatore e l'anelito ecumenico. Ci piace sottolineare che questo richiamo suscita un'eco di profonda sintonia nell'animo di tutti i fedeli della Prelatura. Ricordando la santa insistenza con cui il Beato Josemaría Escrivá ci faceva considerare come le attività apostoliche dell'Opus Dei altro non siano se non «una grande catechesi», ed esortava i suoi figli a fare dell'impegno per «dare dottrina» la loro passione dominante, desideriamo esprimere al Santo Padre la più viva gratitudine per questo nuovo servizio alla Chiesa, che è anche esortazione vibrante a testimoniare nei fatti il respiro intrinsecamente ecclesiale della vocazione cristiana.

[1] 1. Giovanni Paolo II, Omelia, 8-XII-1992.

[2] 2. Ibid.

[3] 3. J. Escrivá, Lettera, 28-III-1973, n. 4.

[4] 4. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Fidei depositum, 11-X-1992.

[5] 5. Gv 15, 4.

[6] 6. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 851. Assai pertinente appare il richiamo della Cost. ap. Fidei depositum che, riferendosi ai Pastori, osserva: «Questo Catechismo viene loro dato perché serva come testo di riferimento sicuro e autentico per l'insegnamento della dottrina cattolica, e in modo tutto particolare per l'elaborazione dei catechismi locali».

[7] 7. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Fidei depositum, 11-X-1992.

[8] 8. Catechismus Romanus, ed. P. Rodríguez e altri, Città del Vaticano-Pamplona 1989.

[9] 9. Cfr. Christoph Schönborn, Alcune note sui criteri della stesura del Catechismo, in L'Osservatore Romano, 6-I-1993.

[10] 10.Giovanni Paolo II, Cost. ap. Fidei depositum, 11-X-1992.

[11] 11. J. Ratzinger, Discorso in occasione della presentazione ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica, in L'Osservatore Romano, 9/10-XII-1992.

[12] 12. Giovanni Paolo II, Cost. ap. Fidei depositum, 11-X-1992.

[13] 13. J. Ratzinger, Discorso in occasione della presentazione ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica, in L'Osservatore Romano, 9/10-XII-1992.

[14] 14. Giovanni Paolo II, Discorso all'Angelus, 13-XII-1992, in L'Osservatore Romano, 14/15-XII-1992.

Romana, Nº 15, Luglio-Dicembre 1992, pag. 183-185.