Opus Dei. Bollettino RomanaBollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei

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61 • Luglio - Dicembre 2015 • Pagina 303
 
 
 
 •  Dal Prelato
 

Lettera pastorale dell’1 ottobre 2015

Carissimi: Gesù mi protegga le mie figlie e i miei figli!

Domani è un giorno di speciale ringraziamento, perché ricorre l’anniversario della fondazione dell’Opera. Sappiamo che san Josemaría ricevette l’illuminazione divina mentre pregava e riordinava alcuni appunti, in cui aveva preso nota di ciò che il Signore gli aveva fatto vedere nell’orazione, sin dai presentimenti. Da molti anni pregava perché Dio gli manifestasse la sua Volontà: Domine, ut videam! , Signore, fa’ che io veda! E, rivolto a Maria: Domina, ut sit! : fa’ che si realizzi ciò che tuo Figlio vuole da me. Perciò, quando venne a conoscere chiaramente la Volontà divina, la sua reazione fu cadere in ginocchio, adorando e ringraziando Dio tre volte santo, mentre rintoccavano le campane della chiesa di Nostra Signora degli Angeli, festeggiando la Regina del Cielo il giorno dei Santi Angeli Custodi. Per tutti noi, cadere in ginocchio significa adorare il Signore per la sua bontà e rinnovare l’impegno di servire senza condizioni.

Il nostro fondatore non avrebbe mai più dimenticato quei rintocchi. In una lettera ai suoi figli, un anno prima del suo transito al Cielo, scrisse: “Vorrei che questa scampanata suscitasse per sempre nei vostri cuori la stessa gioia e la stessa vigilia dello spirito che, quasi mezzo secolo fa, lasciarono nella mia anima le campane di Nostra Signora degli Angeli. Un risuonare, dunque, di divine esultanze, un richiamo di Buon Pastore, che […] dovrà muovervi a contrizione e, se necessario, susciterà un desiderio di profonda riforma interiore: una nuova ascensione dell’anima, più preghiera, più mortificazione, più spirito di penitenza, più impegno – se fosse possibile – per essere buoni figli della Chiesa” .

Desidero ricordarmi e ricordarvi queste raccomandazioni del nostro fondatore, perché ci sforziamo sempre di metterle in pratica, in particolare nel mese che inizia oggi, il mese del Rosario, durante il quale si svolgerà il Sinodo dei vescovi sulla famiglia – per il quale stiamo pregando tanto, molto uniti alle richieste del Papa – e in pieno anno mariano dell’Opera. Sull’importanza della tua e della mia preghiera ricordo un episodio. In Australia feci visita a un vescovo che, dopo pochi minuti di conversazione, mi rivolse la seguente domanda: il fondatore, per fare l’Opera, pregava molto, vero? Gli risposi affermativamente, aggiungendo alcuni particolari. Domandiamoci: per fare l’Opera ogni giorno, preghiamo molto?

“Soffermatevi ora un poco, figli miei – scriveva nostro Padre –, a pensare a voi stessi. Forse cominciamo già a sentire il rintocco del campanone – della grazia del Cielo – in fondo all’anima. Dio, che si dona senza limiti, ci avverte che la condotta autenticamente cristiana si tesse con i fili di una trama divina e umana: la volontà dell’uomo che si intreccia con la volontà di Dio” .

Ce lo ripete con san Matteo: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste . E san Paolo insiste: Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione . Dal 2 ottobre 1928, sapendo che Dio voleva che l’Opus Dei fosse una piccola parte del Popolo di Dio al servizio di tutta la Chiesa, san Josemaría si dedicò a questo compito senza mai tentennare. Perciò poté scrivere con tanta sicurezza: “L’Opera di Dio viene a compiere la Volontà di Dio. Pertanto, siate profondamente convinti che il Cielo è impegnato perché si realizzi” .

L’Opus Dei era allora come un seme appena spuntato dalla terra. Per questo motivo, i primi che seguirono fedelmente nostro Padre – anche se tardarono ad arrivare – dimostrarono una grande fede in Dio e nel nostro fondatore, del quale ammiravano l’assidua dedizione. In questo anniversario la nostra gratitudine è rivolta anche a loro. Osservando ora come lo spirito dell’Opera ha attecchito in innumerevoli anime e Paesi, oserei dire che quasi non abbiamo bisogno della fede, perché balza agli occhi lo sviluppo dell’Opera, lo tocchiamo con mano, sperimentiamo che Dio Nostro Signore è fedele alle sue promesse.

Sì, figlie e figli miei: “Siate profondamente convinti che il Cielo è impegnato perché [l’Opus Dei] si realizzi” nel mondo intero e che ci chiama a questa grande avventura nel nostro ambiente di lavoro, nell’ampia cerchia delle nostre relazioni sociali e nelle nostre famiglie. Ci uniamo al grido di gratitudine di tante anime, in Cielo e in terra, che non cessano di lodare la Santissima Trinità per questo suo dono alla Chiesa e al mondo. Sanctus, Sanctus, Sanctus, proclamiamo, sapendo che le parole sono insufficienti a esprimere la grandezza di Dio e a manifestare la sua misericordia.

Ricordiamo anche queste considerazioni rivolte a Dio da nostro Padre: “Tu sei chi sei: la Somma bontà. Io sono chi sono: l’ultimo straccio sporco di questo mondo putrido. E tuttavia, mi guardi…, e mi cerchi…, e mi ami. Signore: fa’ che i miei figli ti guardino, e ti cerchino, e ti amino. Signore: che io ti cerchi, ti guardi, ti ami” .

Il 6 ottobre, anniversario della canonizzazione di nostro Padre, è un’occasione propizia per rinnovare la nostra gratitudine a Dio e la nostra preghiera per la Chiesa, per l’Opera, per tutte le anime. Spalanchiamo il cuore alle persone vicine e lontane, perché a tutte deve giungere l’impulso del nostro anelito apostolico. Alle famiglie cristiane spetta una particolare responsabilità, che cerchiamo di ravvivare specialmente in quelle dove si è acceso lo spirito dell’Opus Dei. Come scrisse san Giovanni Paolo II, «nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzante […]. Questa missione apostolica della famiglia è radicata nel battesimo e riceve dalla grazia sacramentale del matrimonio una nuova forza per trasmettere la fede, per santificare e trasformare l’attuale società secondo il disegno di Dio» .

Nel nostro impegno, che deve essere quotidiano, per la nuova evangelizzazione chiediamo alla Trinità che ci conceda l’anelito di portare ovunque la luce e il sale dei discepoli di Cristo. «Per questo tutti, a cominciare dalle famiglie cristiane, dobbiamo sentire la responsabilità di favorire il sorgere e il maturare di vocazioni specificamente missionarie, sia sacerdotali e religiose sia laicali, ricorrendo a ogni mezzo opportuno, senza mai trascurare il mezzo privilegiato della preghiera» .
Nei momenti attuali, siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, che si vedono costrette a emigrare per i più svariati motivi: mancanza di lavoro, povertà, guerra, persecuzione a causa della fede… Spesso, tali persone trovano enormi difficoltà a inserirsi dove desidererebbero. La Chiesa, chiamata a essere Madre di tutti, non resta indifferente. Sono continui i richiami di Papa Francesco alla solidarietà umana e cristiana verso queste persone. Ricordava recentemente che, “di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere ‘prossimi’, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: ‘Coraggio, pazienza!...’. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura” .

Il Pontefice ha chiesto anche di compiere “un gesto concreto in preparazione dell’Anno Santo” , che comincerà in dicembre. Il movimento migratorio di migliaia di persone, ora particolarmente grave in Europa, si presenta anche in altre parti del mondo. Il Papa invita tutti a sostenere questo appello, ricordando “che Misericordia è il secondo nome dell’Amore” .

Che cosa può fare anche ciascuno di noi, con iniziativa e responsabilità personali? Innanzitutto non permettere che questi avvenimenti scivolino passivamente sulla nostra anima: e a tal fine, pregare e domandarsi che cosa fare in concreto per alleviare in qualche modo le necessità di tali persone. In molti casi sarà opportuno, a seconda delle possibilità di ciascuno, collaborare con le diocesi e con le parrocchie, alle quali il Papa si rivolge direttamente, o con le organizzazioni che prestano tale aiuto. Nessuno può disinteressarsi delle gravi necessità di tanti uomini e donne, “prossimi” in cui dobbiamo scoprire Cristo stesso. Supplichiamo lo Spirito Santo perché ci illumini e ci spinga ad agire, informandoci opportunamente.

Così, i vincoli familiari e sociali, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, possono “contrastare la desertificazione comunitaria della città moderna. […] Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell’amore della famiglia. […] Il progetto di Babele edifica grattacieli senza vita. Lo Spirito di Dio, invece, fa fiorire i deserti .

Termino rinnovando il desiderio di intensificare in questo mese la preghiera per il Papa e per il Sinodo. Ricorriamo all’intercessione della Madonna, Madre della Chiesa e Regina della famiglia. Così le nostre suppliche, con quelle di tante migliaia di persone che pregano con noi per la medesima intenzione, giungeranno con maggiore efficacia dinanzi al trono di Dio.

Insisto: curiamo la devozione nella recita del Santo Rosario e nella contemplazione di ogni mistero. Mettendoci di più nella vita di Gesù e di Maria, aumenterà l’anelito di essere più fratelli di tutta l’umanità, con il desiderio di raggiungere ogni donna e ogni uomo.

Con tutto il suo affetto, vi benedice

vostro Padre
+ Javier


Roma, 1° ottobre 2015.


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