Opus Dei. Bollettino RomanaBollettino della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei

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61 • Luglio - Dicembre 2015 • Pagina 284
 
 
 
 •  Dal Prelato
 

Lettera del prelato in occasione del Giubileo della Misericordia (4-XI-2015)

Carissimi: Gesù mi protegga le mie figlie e i miei figli!

1. Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione , che, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo [...] e con Lui ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù .

Sono parole di san Paolo che, fin dalle prime battute, aiutano a centrare ciò che mi propongo di trasmettervi con queste righe. Mi spinge a scrivervi il desiderio di prepararci, nel modo migliore possibile, a vivere l’Anno della misericordia, indetto da Papa Francesco in occasione dei cinquant’anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II. Come sapete, comincerà il prossimo 8 dicembre e si concluderà nella solennità di Cristo Re, il 20 novembre 2016.

Quando il Santo Padre ha preannunziato l’indizione di questo anno santo straordinario, abbiamo provato la grande gioia cristiana di vederlo coincidere con la parte finale dell’anno mariano per la famiglia che stiamo vivendo nella Prelatura. Abbiamo colto in questo un altro segno della protezione della Madonna, che invochiamo nelle litanie come Regina familiæ e Mater misericordiæ.

Con l’intercessione di Maria nostra Madre ci affidiamo alla bontà del Signore, rifugio sicuro e sempre disposto a esaudire le nostre richieste e a provvedere alle nostre necessità. Dalla misericordia divina possiamo ottenere un aumento della carità, della comprensione, della fraternità, dell’interesse per le anime, perché, come membri della Chiesa, vogliamo contribuire a «rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia» . Camminiamo giorno dopo giorno con una solida speranza: il Cielo continua a darci i mezzi per riempirci di pace, certi che la Santissima Trinità cura continuamente la creazione. Come ricorda Papa Francesco, ascendiamo dalle creature a contemplare la mano paterna e amorosa di Dio .

Ringraziamo il Santo Padre, con le opere e con la preghiera, per aver indetto questo giubileo speciale, vero tempo di grazia per la Chiesa e per il mondo. Siamo tutti colmi di gioia e pronti ad accogliere l’invito del Padre comune a frequentare più da vicino Nostro Signore, nella pietà e nella celebrazione dei sacramenti, soprattutto la Penitenza e l’Eucaristia, e anche nelle manifestazioni concrete di carità fraterna verso il prossimo. Se siamo docili allo Spirito Santo, assomiglieremo di più a Cristo e al Padre celeste, il cui volto misericordioso ci è stato rivelato in Gesù.

2. Deus, cui proprium est misereri semper et parcere: suscipe deprecationem nostram , o Dio, di cui è proprio perdonare sempre e usare misericordia: accogli le nostre suppliche, ripetiamo ogni giorno. La misericordia! È sempre necessario approfondire, come ci invita a fare la Chiesa, questo consolante attributo divino che li riassume tutti. Lo facciamo con filiale fiducia. Nell’indire il giubileo straordinario, il Romano Pontefice scrive che misericordia «è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità [...], è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro [...], è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre, nonostante il limite del nostro peccato» .

Sono trascorsi trentacinque anni da quando san Giovanni Paolo II pubblicò l’Enciclica Dives in Misericordia. Si soffermava sulla convenienza di meditare spesso su questa meravigliosa espressione dell’Amore divino. «Lo suggeriscono – scriveva – molteplici esperienze della Chiesa e dell’uomo contemporaneo; lo esigono anche le invocazioni di tanti cuori umani, le loro sofferenze e speranze, le loro angosce e attese» .

Le parole di san Giovanni Paolo II non solo conservano piena attualità, ma si rivelano ogni giorno più pressanti: abbiamo sempre bisogno della clemenza divina ma, ai giorni nostri, si può affermare che questa necessità riveste un’urgenza maggiore. Quando Papa Francesco aprirà la porta santa nelle diverse basiliche papali e ogni vescovo lo farà nella propria circoscrizione, «affideremo la vita della Chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso alla Signoria di Cristo, perché effonda la sua misericordia come la rugiada del mattino per una feconda storia» . San Josemaría, a partire della sua esperienza personale, ci ha spronati espressamente, fin dagli inizi dell’Opera, a ricorrere a questo immenso amore di Dio, che non abbandona i suoi figli, uomini e donne. Erano innumerevoli i modi con cui il nostro fondatore ci suggeriva di bussare alle porte del Cuore di Gesù.

3. San Josemaría ci ha insegnato a impregnare i cammini della terra con la misericordia che Cristo ha portato sulla terra, e precisava: “Dedicarci al servizio alle anime è una manifestazione della misericordia del Signore, non solo verso di noi, ma verso l’umanità intera” . Facciamoci avanti con l’aiuto di nostro Padre per collaborare con il Signore in modo che sovrabbondi, in ogni cristiano e in tutti gli uomini di buona volontà, la corrente di amore misericordioso che dal Cuore piagato di Gesù si sparge continuamente sull’umanità.

Con questi sentimenti e questi aneliti vi invito, figlie e figli miei, a cominciare con seria devozione e con gioia l’Anno della misericordia. Ci ispireremo agli insegnamenti della Sacra Scrittura, le cui pagine sono un canto meraviglioso alla clemenza divina, e ci soffermeremo in modo particolare sull’esempio di Cristo, sulla sua vita e la sua dottrina, cercando di seguire, intimamente uniti al Redentore, le orme di san Josemaría, che volgeva continuamente gli occhi alla figura del Buon Pastore che dà tutto sé stesso per le sue pecore e che ha suggerito a noi e a tanti altri uomini e donne di rivolgere sempre più lo sguardo al Signore del Cielo e della terra.

La misericordia di Dio verso l’umanità

4. Già l’Antico Testamento proclama in molte sue pagine l’insondabile pietà di Dio verso le sue creature. Paziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature . E i profeti non si stancano di avvertire: Ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura .
Nell’Ultima Cena, Nostro Signore recitò, seguendo la tradizione giudaica, il Gran Hallel o grande canto di lode: un salmo che enumera le meraviglie compiute da Dio nella creazione e nella storia. Alla fine di ogni versetto si ripetono come un ritornello le seguenti parole: perché eterna è la sua misericordia .

«In forza della misericordia, tutte le vicende dell’Antico Testamento sono cariche di un profondo valore salvifico» ; tale realtà si manifesta pienamente nel Nuovo Testamento, mediante l’incarnazione redentrice del Figlio di Dio. Gesù stesso, nell’offrire la propria vita nel sacrificio cruento della Croce, nell’istituire l’Eucaristia e gli altri sacramenti, stabilì questo atto supremo d’Amore come contenuto fondamentale della misericordia divina.

Rileggiamo spesso i passi del Vangelo che mostrano la compassione e la comprensione di Cristo verso l’umanità, dalla nascita a Betlemme fino al suo olocausto sul Calvario. Soffermiamoci costantemente su tante dimostrazioni di pietà e di compassione: quando curava i malati e guariva gli indemoniati, quando dava da mangiare alle folle affamate, quando distribuiva a piene mani il pane della dottrina, quando andava incontro ai peccatori pentiti e li perdonava, quando sceglieva i discepoli, quando li rimproverava con uno sguardo o con qualche parola, quando chiamava gli Apostoli per mandarli dappertutto, quando ci ha dato sua Madre come Madre nostra, quando ci ha inviato lo Spirito Santo promesso, ecc. In ogni sua opera, in ogni sua parola, il Signore rivela chiaramente il volto clemente di Dio Padre.

Lo stesso accade lungo la storia della Chiesa, dopo l’Ascensione di Gesù in Cielo. In mezzo alle luci e alle ombre che appaiono nel cammino dei cristiani, non sono mai mancati gli interventi della clemenza divina: mediante lo Spirito Santo che abita nella Chiesa e con la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, oltre all’intercessione sempre attuale della Santissima Vergine, ci vengono rivelati i torrenti di misericordia che si riversano ininterrottamente sul mondo. Non cessiamo di ringraziare il nostro Padre celeste: spalanchiamo le porte del cuore e adoperiamoci perché anche altre persone si lascino impregnare dalla grazia divina.

La storia delle misericordie di Dio

5. Nell’Enciclica Dives in misericordia, san Giovanni Paolo II collocava la misericordia al centro della vita della Chiesa, nella storia dell’umanità. «Nel compimento escatologico la misericordia si rivelerà come amore, mentre nella temporaneità, nella storia umana, che è insieme storia di peccato e di morte, l’amore deve rivelarsi soprattutto come misericordia e anche attuarsi come tale. Il programma messianico di Cristo – programma di misericordia – diviene il programma del suo popolo, il programma della Chiesa. Al centro di questo sta sempre la Croce, poiché in essa la rivelazione dell’amore misericordioso raggiunge il suo culmine» .

Infatti non possiamo separare la Croce dalla Risurrezione, perché entrambe rivelano l’Amore divino: la misericordia di Dio si manifesta in tutto il mistero pasquale. Il beato Paolo VI ha affermato che «tutta la storia della salvezza è guidata dalla misericordia divina, che va incontro alla miseria umana» .

Cristo ha preso su di sé i nostri peccati e «si offrì una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti» . La Madonna accettò in piena libertà il sacrificio di Colui che, avendo assunto la nostra condizione umana in tutto tranne il peccato , poteva manifestare un’autentica compassione. Con il Magnificat, Maria profetizzò: la sua misericordia si stende di generazione in generazione .

6. Figlie e figli miei: siamo – e questo ci riempie di gioia – tra quelle generazioni che cantano le misericordie di Dio! Nella sua vita e in quella dell’Opus Dei, nostro Padre scopriva continuamente l’amore di predilezione del Signore. Ripeteva spesso che “tutta la storia dell’Opera è una storia delle misericordie di Dio. Né in questa lettera – sottolineava negli anni ’60 –, né in molti documenti che vi dovessi scrivere, potrò esaurire il racconto di queste provvidenze della bontà di Dio, che hanno sempre preceduto e accompagnato i passi dell’Opera” . In tale contesto, non esitava ad affermare che “la storia dell’Opus Dei dovrà essere scritta in ginocchio” . Sottolineava così, chiaramente, che nella fondazione e nella crescita dell’Opera l’iniziativa è stata sempre del Signore: lui doveva limitarsi soltanto a essere uno strumento fedele della Volontà di Dio.

Realmente, l’esistenza di san Josemaría e quella dell’Opus Dei s’intrecciano intimamente, senza che sia possibile distinguerle o separarle fin dal 1928. “Nell’Opera, tutto è stato fatto da Dio – esclamava in una meditazione –; umanamente parlando, che cosa c’era? Solo buon umore, molto amore a Gesù Cristo e alla sua Chiesa e il vivo desiderio di perseverare anche dinanzi all’impossibile. Il Signore mi ha maneggiato come io, da bambino, maneggiavo i soldatini di piombo: li portavo dove volevo, certe volte li decapitavo... Così il Signore ha fatto con me: mi ha condotto per le vie che Lui ha voluto, ha permesso che mi dessero dei gran colpi, perché mi convenivano” .

Ognuna di queste circostanze serviva al nostro fondatore per affinare la sua fedeltà e il suo abbandono nelle mani del Signore. Come ha scritto Papa Francesco, «uno è ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza» . Perciò nostro Padre non ha mai perduto la pace: “Figli miei, con la contrizione c’è l’Amore: nessuna di queste fatiche, nessuna pena mi ha fatto perdere il gaudium cum pace, perché Dio mi ha insegnato ad amare, e nullo enim modo sunt onerosi labores amantium ; per chi ama, il lavoro non è mai un peso. Per questo, la cosa importante è imparare ad amare, perché in eo quod amatur, aut non laboratur, aut et labor amatur : dove c’è amore, tutto è felicità. E questa è stata la grande misericordia di Dio: che mi ha condotto come un bambino piccolo, insegnandomi ad amare. Quando ero soltanto un adolescente, il Signore mise nel mio cuore un seme infiammato d’amore e questo seme è oggi, figlie e figli miei, un albero ricco di fronde, dal tronco agile, che ristora con la sua ombra una legione di anime” .

7. San Josemaría si è sempre comportato così. La sua devozione a questo sicuro rifugio divino che stiamo contemplando veniva da lontano: l’aveva imparata dai suoi genitori tra le mura domestiche; si era irrobustita durante la preparazione al sacerdozio nel Seminario di Logroño e in quello di San Carlo, a Saragozza, dove c’era una immagine del Cuore di Gesù infiammato d’amore e coronato di spine, che lo commuoveva profondamente. Poi, durante la guerra civile spagnola, si manifestò in un modo nuovo, come raccontava durante un momento di orazione, nella vigilia della solennità del Sacro Cuore:
“Io voglio vedermi ora, Dio mio, accanto alla ferita del tuo petto; e pensare a tutti i miei figli, a tutti coloro che ora sono membri vivi di questo Corpo vivo della tua Opera. Chiamandoli per nome, considererò le loro qualità, le loro virtù, i difetti, e poi ti supplicherò, spingendoli verso di Te, a uno a uno: ‘Dentro!’. Li farò entrare dentro il tuo Cuore. Così voglio fare con ognuno di loro e con tutti quelli che verranno dopo, lungo i secoli, fino alla fine del mondo, a far parte di questa famiglia soprannaturale. Tutti, tutti uniti nel Cuore di Cristo, tutti diventati uno per amore a Lui e tutti distaccati dalle cose della terra per la forza di quest’amore accompagnato dalla mortificazione. Vogliamo essere come i primi cristiani; faremo risorgere il loro spirito nel mondo. Cominciamo, allora, a far diventare realtà all’interno dell’Opera questa affermazione: congregavit nos in unum Christi amor .

Nella Santa Messa, dopo la consacrazione, san Josemaría recitava in silenzio, interiormente, la preghiera all’Amore misericordioso che aveva imparato in gioventù. Nel Cuore amabilissimo di Gesù cresceva la fonte della sua paternità nell’Opus Dei, che si estendeva alle sue figlie e ai suoi figli di tutti i tempi; nel Santo Sacrificio si colmava dell’anelito di Cristo per la redenzione dell’umanità tutta. Queste considerazioni ci aiuteranno anche a rimanere sicuri e ottimisti nei momenti dolorosi che possono presentarsi nella storia del mondo o nella nostra esistenza. Dio è sempre lo stesso: onnipotente, sapientissimo, misericordioso. In ogni momento sa trarre dal male il bene, dalle sconfitte grandi vittorie per coloro che confidano in Lui.

8. Negli anni ’70, quando una grave crisi di fede e di disciplina causava stragi nelle anime, san Josemaría ricevette nuove luci dal Cielo, che lo confermarono nella sua fiducia incrollabile nel continuo aiuto divino. Il 23 agosto 1971, dopo aver celebrato la Santa Messa, il Signore incise a fuoco nel suo cuore alcune parole che, con una leggera variazione, provengono dalla lettera agli Ebrei: adeamus cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur . Lo disse immediatamente a noi che in quei momenti gli stavamo accanto; poche settimane più tardi ne parlò nuovamente, ai suoi figli di Roma, nell’intimità di una riunione familiare:
“Vi dirò una cosa che Dio nostro Signore vuole che sappiate. Noi figli di Dio nell’Opus Dei adeamus cum fiducia – dobbiamo accostarci con molta fede – ad thronum gloriæ, al trono della gloria, la Santissima Vergine, Madre di Dio e Madre nostra, che tante volte invochiamo come Sedes Sapientiæ, ut misericordiam consequamur, per ottenere misericordia [...].
“Andiamo, attraverso il Cuore Dolcissimo di Maria, al Cuore Sacratissimo e Misericordioso di Gesù, per chiedergli che, per mezzo della misericordia, manifesti il suo potere nella Chiesa e ci riempia di fortezza per proseguire nel nostro cammino, attraendo a Lui molte anime” .

Questa sicurezza lo spingeva a cercare senza tregua nella parola di Dio i testi più eloquenti circa la benignità e la protezione del Signore, per poterli meditare nella sua orazione. Così, un anno dopo, fece un nuovo accenno a una scoperta che aveva infuso nella sua anima tanto ottimismo e tanta fiducia, aiutandolo a superare quella gran pena che, per l’amore che nutriva per la Chiesa, gli procurava un grandissimo dolore.

“In questi ultimi tempi – diceva – sto meditando molto alcuni testi della Sacra Scrittura che parlano della misericordia divina. So bene che gli scritturisti attribuiscono diversi significati a questa parola e per misericordia intendono non solamente ciò che indica il linguaggio comune – compassione, pietà – ma anche una sorta di lealtà che Dio ha verso le sue creature.

“Che meraviglia! Dio, Nostro Signore, ha una tale compassione degli uomini – perché la sua misericordia significa anche compassione – che la sua lealtà lo induce a essere misericordioso con ognuno di noi, a guardarci con amore di padre e di madre” .

Cercava di approfondire sempre più le parole della Sacra Scrittura, già meditate in gioventù: Dio ha posto la sua compiacenza tra i figli degli uomini , e per questo è andato avanti sicuro, iniziando l’Opus Dei: quando non poteva contare su nessun altro mezzo, questa “compiacenza” di Dio gli dava la certezza che l’Opera sarebbe andata avanti.

Giustizia e misericordia

9. Tra le parabole con le quali il Maestro spiegava ai discepoli le caratteristiche del regno dei cieli, san Luca, chiamato lo scriba della mansuetudine di Cristo da uno dei più grandi poeti cristiani , riunisce tre insegnamenti dedicati proprio a mettere in evidenza come Dio si preoccupa dei suoi: quello della pecora smarrita, quello della dracma perduta e quello del figlio prodigo. In tutti e tre, «Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia» .

Tale Cuore amabilissimo si rivela in particolare nelle parole del padre che aspetta pazientemente, giorno dopo giorno, il ritorno del figlio ingrato, per perdonarlo non appena arriva. San Giovanni Paolo II lo ha commentato in modo incisivo nell’Enciclica Dives in misericordia, mettendo in risalto come questo insegnamento vale per tutti, per ogni essere umano. «La parabola tocca indirettamente ogni rottura dell’alleanza d’amore, ogni perdita della grazia, ogni peccato [...]. Il patrimonio che aveva ricevuto dal padre era una risorsa di beni materiali, ma più importante di questi beni era la sua dignità di figlio nella casa paterna [...], la coscienza della figliolanza sciupata» .

Allo stesso modo, nostro Padre, a proposito di questa parabola, aveva detto: “La misericordia che Dio ci dimostra deve stimolarci sempre a ritornare. Figli miei, è meglio non allontanarsi dal suo fianco, non abbandonarlo; ma se qualche volta, a causa della debolezza umana, ve ne andrete via, ritornate di corsa. Egli ci accoglie sempre, come il padre del figlio prodigo, con un amore più profondo” .

Anche se nel testo originale, nota san Giovanni Paolo II, non compare la parola “giustizia” e neanche “misericordia”, «tuttavia, il rapporto della giustizia con l’amore che si manifesta come misericordia viene con grande precisione inscritto nel contenuto della parabola evangelica. Diviene più palese che l’amore si trasforma in misericordia quando occorre oltrepassare la precisa norma della giustizia: precisa e spesso troppo stretta» .

San Josemaría scoprì l’unione pratica della giustizia con l’amore nel comportamento delle madri . La giustizia di Dio aveva, secondo lui, “viscere di misericordia” . “Non possiamo rivolgerci al Signore accampando diritti, ma dobbiamo chiedere che abbia misericordia di noi, come recita un salmo: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam . Signore, abbi compassione di me secondo la tua grande misericordia. Non rivolgiamoci a Lui invocando motivi di giustizia” .

10. Non mancano persone che contrappongono la giustizia alla misericordia. Il Papa, nell’indire il giubileo, ci ha messo in guardia da un errore del genere: «Non sono due aspetti in contrasto fra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore [...]. Davanti alla visione di una giustizia come mera osservanza della legge, che giudica dividendo le persone in giusti e peccatori, Gesù punta a mostrare il grande dono della misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro il perdono e la salvezza. Si comprende perché, a causa di questa sua visione così liberatrice e fonte di rinnovamento, Gesù sia stato rifiutato dai farisei e dai dottori della legge» .

Ricorrere alla misericordia divina

11. Come frutto di una speciale grazia di Dio – l’ho ricordato prima – il nostro fondatore ha approfondito i meravigliosi bagliori della clemenza divina descritti nella Sacra Scrittura. Per esempio, commentando il miracolo della risurrezione del figlio della vedova di Nain, considerava che “Nostro Signore ci ha amati per motivi santi, che forse non sarebbero efficaci con noi. San Luca dice: misericordia motus super eam , agì per compassione, per misericordia verso quella donna, pur essendoci altri motivi umanamente ragionevoli: era povera, era vedova e non aveva nessun altro figlio” .

Un gran numero di persone era presente a quel corteo funebre e altre accompagnavano Gesù, ma solo Lui comprende la pena, il dolore di quella madre, e le va incontro. Non è ammirevole che il Maestro si lasci commuovere dagli impulsi misericordiosi del suo Cuore, senza aspettare che noi gli esponiamo le nostre necessità? Questo comportamento divino e umano del Redentore dev’essere per noi un pressante invito a ricorrere a Lui in ogni momento. “Anche voi e io – precisava nostro Padre – dobbiamo ricorrere alla misericordia del Signore. Davanti a Dio non abbiamo nessun diritto. Almeno io, personalmente, vedo con chiarezza meridiana che non posso dirgli: ‘Signore, devi darmi questo’; anche se so che sono e mi sento suo figlio. Vado da Lui con gemiti di contrizione, chiedendogli misericordia” , facendo appello alla sua pietà.

Nei suoi ultimi anni sulla terra, sentendo l’impulso di ricorrere con maggior fiducia e assiduità al perdono di Dio, san Josemaría completò la giaculatoria con la quale nel 1952 si era rivolto al Sacro Cuore di Gesù per consacrargli l’Opera, le sue attività apostoliche e le necessità della Chiesa e dell’umanità: Cor Iesu Sacratissimum et Misericors, dona nobis pacem! Da allora, il ricorso alla protezione del Cielo a favore del mondo, della Chiesa, delle anime, divenne una premura ancor più costante di nostro Padre, di giorno e di notte.

Ecco il frutto principale che dobbiamo implorare da Dio nell’anno dedicato alla sua misericordia: che la società riprenda a percorrere la via dei comandamenti, che le anime si lascino accendere dal fuoco dell’amore di Dio, che in ogni angolo della Chiesa rifioriscano la dottrina chiara e la pietà autentica. Faccio molto mie le parole del Papa: «Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare [ognuno di noi] incontro a ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi» .

Essere misericordiosi come il Padre celeste

12. La Chiesa nutre il costante desiderio di offrire l’amore di Dio alle creature, senza escluderne nessuna. Tuttavia, come osserva Papa Francesco, «forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione, da una parte, di pretendere sempre e solo la giustizia, ha fatto dimenticare che questo è il primo passo, necessario e indispensabile; ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa» .
Non basta chiedere perdono a Dio per i nostri peccati e per quelli di tutti gli uomini. A questa supplica, insostituibile, è necessario unire la pratica concreta della misericordia verso il prossimo. Perché se uno dicesse: io amo Dio, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello .

Le opere di misericordia, così spesso predicate e praticate nella Chiesa, sono il mezzo adeguato per dimostrare le buone intenzioni con fatti concreti. «Sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali» , spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica. Esercitarle assiduamente è una delle raccomandazioni del Papa per quest’anno. «La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli» .

Gesù lo ha detto chiaramente nel Vangelo, stabilendo un principio incontrovertibile: ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché Egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro
.

Le opere di misericordia corporale

13. La dottrina cattolica ha sintetizzato così le opere di misericordia corporale: «Dare da mangiare a chi ha fame, ospitare i senza tetto, vestire chi ha bisogno di indumenti, visitare gli ammalati e i prigionieri, seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio» . Tutte, in definitiva, fanno esercitare il mandatum novum , il comandamento nuovo della carità datoci da Gesù. Seguendo tale raccomandazione del Salvatore, la Chiesa ha sempre dimostrato un amore di predilezione per i poveri, i malati, i derelitti, le persone che non hanno dove abitare... Inoltre, ha tenuto presenti le parole del Signore sul giudizio finale: in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me . Infine, con la parabola del buon samaritano, Gesù ha precisato che la nostra carità deve estendersi a ogni persona umana.

14. Nell’Opus Dei, parte viva della Chiesa, si raccomanda insistentemente di non trascurare mai le opere di misericordia corporale. Le praticava il nostro fondatore già nei primi anni dell’Opera, con le sue visite agli ammalati degli ospedali di Madrid, con la sua generosa dedizione ai poveri miserabili e a quelli che, vergognandosene, nascondevano le loro privazioni sotto il velo di una vita apparentemente normale. Ha insegnato a comportarsi nello stesso modo alle persone che si avvicinavano al suo apostolato. Affidò queste attività alla Madonna, e così nacquero nell’Opus Dei le visite ai poveri della Vergine, che si continuano a fare ovunque si trovano fedeli della Prelatura: il sabato, giorno di Santa Maria, si invitano i giovani a devolvere qualche elemosina destinata ad aiutare i bisognosi. Aiutando i poveri, “si onora la Madonna e si esercita la carità” . È un mezzo di formazione, perché stimola la generosità della gioventù e così si cresce nell’amore.

Dato che imparava sempre dal modo in cui Dio si prende cura delle sue creature, a san Josemaría doleva lo spettacolo dei “beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c’è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell’amore [...].

“Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà” .

Quanti giovani – ragazzi e ragazze – e quante persone adulte, quando hanno scoperto e osservato le forme di indigenza più gravi del prossimo, hanno riconosciuto Cristo povero in quei fratelli o sorelle e si sono sentiti più disposti a servire gli altri! Il Signore, infinitamente più generoso, si è introdotto nelle loro anime con grazie speciali: soltanto Lui conosce le profonde conversioni che molti hanno sperimentato, le decisioni di dedicarsi totalmente al servizio di Dio e della Chiesa, nate al calore delle visite ai poveri, agli anziani, ai malati, ai carcerati…

15. Con lo sviluppo dell’Opera di Dio, la spontaneità apostolica dei fedeli e dei Cooperatori dell’Opus Dei ha configurato a mano a mano nuove forme di servizio materiale al prossimo, a seconda delle circostanze di tempo e di luogo. Sono sorte così scuole per la formazione professionale di persone di ambienti molto diversi, nelle campagne e nelle periferie delle grandi città; ambulatori medici e ospedali nei quartieri più disagiati, destinati a persone prive di risorse; si sono moltiplicate le attività assistenziali – come le ONG per aiutare i Paesi meno sviluppati, o i banchi alimentari nelle Nazioni considerate più avanzate, per citare solo alcuni esempi – che, in momenti di crisi economica come gli attuali, permettono a molti uomini e donne di trovare rimedio alle carenze materiali proprie e delle loro famiglie.

Ringrazio Dio per la vastità delle iniziative di solidarietà promosse dai fedeli e dai Cooperatori della Prelatura. Però non possiamo accontentarci: con la grazia di Dio, confidando nell’aiuto di molte persone di buon cuore, cristiani e non cristiani, desideriamo che si ampli ulteriormente il raggio d’azione di questi progetti.

16. Permettetemi di ripetere, ancora una volta, che dovete impegnarvi nell’assistenza agli ammalati e alle ammalate: nelle loro case, negli ospedali e in qualunque altro posto dove c’è chi soffre nel corpo o nello spirito e, naturalmente, nei Centri dell’Opera e nelle case degli Aggregati e dei Soprannumerari. In ogni malato Gesù si fa presente in modo speciale.

Oltre a provvedere loro tutte le cure mediche possibili, dobbiamo impegnarci ad assisterli spiritualmente: fare in modo che possano ricevere dai sacerdoti i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, che contino sull’esempio e il consiglio dei laici per tener vivo nei modi più opportuni uno spirito di orazione che sia contemplazione e ringraziamento, lode e richiesta, per esempio, con la recita del Rosario e di altre preghiere che riempiono di gioia anche nel dolore. Saranno lieti di scoprire che, offrendo a Dio la loro malattia, con le sofferenze e le limitazioni che l’accompagnano, completano nella loro carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa , come ha scritto san Paolo, indicando il valore salvifico della sofferenza .

Quando sopravviene un momento di particolare gravità, adoperiamoci a prepararli a ricevere l’Unzione degli infermi con il maggior frutto possibile. La Chiesa spiega che questo sacramento di misericordia ha in sé la virtù di perdonare i peccati e, se conviene all’anima, contribuisce anche a migliorare la salute del corpo e perfino a guarirlo . La tradizione plurisecolare della Chiesa dimostra che questo sacramento conferisce grande pace e serenità a coloro che lo accolgono ben disposti, senza aspettare gli ultimi momenti di vita. Che bella catechesi si può svolgere con le famiglie che spesso, per ignoranza o per un falso timore di preoccupare i malati, non ricorrono al sacerdote o richiedono la sua presenza solo quando le persone amate sono entrate in stato di incoscienza!

17. Con il passare del tempo, per alcune opere di misericordia corporali è cambiato il modo di descriverle o di metterle in pratica. “Alloggiare i pellegrini” è divenuto “ospitare i senza tetto”. Nei momenti attuali, comprende l’aiuto agli emigranti che abbandonano il loro paese alla ricerca di un lavoro, di migliori condizioni di vita, ecc. Nessun discepolo del Maestro può trascurare di occuparsi di questi uomini e donne, a volte intere famiglie. Penso in modo particolare ai cristiani, perseguitati per motivi religiosi, il cui esilio deve ravvivare in noi il senso della Comunione dei santi.

Papa Francesco ha lanciato un richiamo pressante alle autorità e a tutti gli uomini di buona volontà, perché cerchino rimedi concreti a questa necessità. Già nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ci chiedeva: «È indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, ecc. I migranti mi pongono una particolare sfida perché sono Pastore di una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti» .

Ultimamente, come preparazione diretta all’Anno della misericordia, ha intensificato questo urgente richiamo .
Facciamo eco a queste esortazioni del Santo Padre e incoraggiamo parenti, amici e conoscenti a tenerle molto presenti, secondo le circostanze e le possibilità di ciascuno. Oltre a pregare, si chiedano come possono intervenire personalmente: dal mantenere viva la coscienza dell’opinione pubblica davanti a questa emergenza, sino a offrire un alloggio, un posto di lavoro, un aiuto economico, ecc. Operando sempre con responsabilità personale, un bel modo di assecondare questa intenzione consiste anche nel partecipare alle iniziative delle diocesi e delle parrocchie, alle quali il Romano Pontefice ha affidato in modo particolare questo impegno. So bene che molti di voi, come anche Cooperatori e amici, svolgete già azioni concrete per servire gli emigranti: vi ringrazio in nome del Signore, perché il bene che fate a quei nostri fratelli e sorelle lo facciamo a Cristo stesso.

Le opere di misericordia spirituali

18. San Josemaría ci confidava: “Oso dire che, quando le vicende sociali sembrano aver eliminato da un posto la miseria, la povertà, il dolore, proprio allora diventa più urgente l’acutezza della carità cristiana che sa indovinare dove c’è bisogno di consolazione, in mezzo all’apparente benessere generale” .

Se riflettiamo, ci accorgeremo che i gesti di amore verso il prossimo non si debbono limitare a un contributo materiale, per quanto necessario esso sia. Il Romano Pontefice lamenta che «la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale» . Nel corso della sua storia la Chiesa si è distinta per la promozione delle opere di misericordia spirituali, così reali e sempre attuali: «consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti» .

Com’è delicata la carità spirituale! E com’è imprescindibile in questi momenti, quando tantissimi soffrono per la solitudine, l’incomprensione, le persecuzioni, le maldicenze e le calunnie; oppure si dibattono nel dubbio, senza conoscere la via che conduce al Cielo! Perché “la diffusione dei rimedi sociali contro le piaghe della sofferenza o della miseria, che oggi fanno raggiungere risultati umanitari inimmaginabili in altri tempi, non potranno sostituire mai, perché si pongono su un piano diverso, la tenerezza efficace, umana e soprannaturale, del contatto personale e diretto con il prossimo: con quel povero di un rione vicino, con l’ammalato che consuma il suo dolore in un immenso ospedale; o con quell’altra persona, magari ricca, ma bisognosa per la sua solitudine di una conversazione affettuosa, di un’amicizia cristiana, di un rifugio spirituale che ne sciolga dubbi e scetticismi .

Ricordiamo l’episodio della mendicante alla quale san Josemaría poté offrire soltanto la cura spirituale e il suo sacerdotale affetto umano. In cambio, quella donna decise di offrire la sua vita per l’Opera. Quando poi la ritrovò in un ospedale e venne a conoscenza dell’offerta fatta al Signore dalla mendicante, la definì la prima vocazione fra le sue future figlie.

19. Fra i numerosi atti di solidarietà o di fraternità cristiana, mi soffermo solo su alcuni: insegnare agli ignoranti, consigliare i dubbiosi, perdonare le offese. Si tratta di dimostrazioni di una carità diligente che dobbiamo esercitare con tutti, specialmente con coloro che abbiamo più vicini: i membri della nostra famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro, i conoscenti...

Insegnare a chi ignora le verità della nostra fede è una manifestazione di misericordia di fondamentale importanza. Il nostro fondatore lo riassumeva in una breve frase: “Dare dottrina è la nostra grande missione”. Sottolineava spesso che il grande nemico di Dio e delle anime è l’ignoranza religiosa e affermava che il lavoro dell’Opus Dei è una grande catechesi, mettere alla portata di tutti il messaggio salvifico della Chiesa, insegnando a praticarlo. “Convinciti: il tuo apostolato consiste nel diffondere bontà, luce, entusiasmo, generosità, spirito di sacrificio, costanza nel lavoro, profondità nello studio, magnanimità nella donazione, aggiornamento, obbedienza assoluta e gioiosa alla Chiesa, carità perfetta...” . Tutto ciò richiede un impegno generoso per favorire la formazione dottrinale, spirituale e apostolica delle persone con le quali coltiviamo una relazione. Che gioia quando la verità del Vangelo illumina i diversi campi della nostra attività: professionale, sociale, culturale!

In questo Anno della misericordia cerchiamo di aumentare l’impegno perché molte anime si avvicinino al calore della Chiesa, Sposa di Cristo e nostra Madre. Ci riusciremo, con l’aiuto di Dio, se ognuno di noi si dà da fare personalmente per avvicinare più amici, colleghi e conoscenti alle attività formative.

20. Le occasioni di dare un buon consiglio a chi ne ha bisogno sono ugualmente diversissime. La prima è la testimonianza della nostra condotta. Così Gesù è passato fra di noi sulla terra, come ci ripeteva con insistenza san Josemaría. Nostro Padre amava soffermarsi su questa esemplarità con le parole che aprono gli Atti degli Apostoli: Gesù fece e insegnò da principio . Dopo la testimonianza della condotta, arriva il momento di annunciare la parola opportuna, piena di chiarezza e di affetto, che non ferisce, pronunciata all’orecchio dei nostri amici o conoscenti: l’apostolato di amicizia e confidenza, sul quale ha tanto insistito nostro Padre.

Com’è feconda la coerenza tra ciò che si fa e ciò che si dice! Alcune volte assumerà i contorni di una correzione fraterna, come insegna il Vangelo : un’opera di misericordia nobile, franca e feconda, che nasce dalla carità, dall’interesse per l’amico o per l’amica.

«Oggi, in generale, si è assai sensibili – diceva Benedetto XVI a tale proposito – al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo [...]. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana» . E aggiungeva: «Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene» .

Dimostriamo la nostra gratitudine a san Josemaría, che ha messo in evidenza per noi l’efficacia di questa pratica evangelica come un modo eccellente, buono e abituale, di aiutare il prossimo, che nasce dalla carità e si deve esercitare con vera umiltà e prudenza soprannaturale.

Infatti, «il rimprovero cristiano non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L’apostolo Paolo afferma: Se uno viene sorpreso in qualche colpa voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu .
«Nel nostro mondo impregnato di individualismo – proseguiva Benedetto XVI –, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità» .

21. Perdonare le offese costituisce un altro modo meraviglioso di esercitare la carità. Perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio . Meditiamo la parabola di quell’uomo che non volle rimettere al suo compagno un debito piccolissimo, dopo che il suo signore gli aveva condonato una somma enorme. Quale fu la conclusione del signore? Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello .

Perdonare le offese rappresenta un chiaro indizio del fatto che siamo e ci comportiamo come figli di Dio. “Non lasciamoci influenzare, quindi, dal ricordo delle offese che possiamo aver ricevuto, delle umiliazioni che abbiamo sofferto – per quanto ingiuste, incivili e aspre possano essere state –, perché non è da figlio di Dio tener preparato un registro con l’elenco dei danni. Non possiamo dimenticare l’esempio di Cristo” . San Luca, proprio nel raccontare la Passione del Signore, scrive che quando giunsero al luogo detto “Cranio”, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” .

Evidentemente, non è sempre facile adottare questo modo di comportarsi; però la grazia di Dio lo rende un cammino possibile, come dimostra la condotta di tanti cristiani che, fin dai primi tempi della storia della Chiesa, e anche ora, hanno saputo non solo essere clementi, ma amare sinceramente i persecutori. In tal senso, san Josemaría prese la decisione forte e permanente di perdonare sempre e in ogni momento, e la confermò poi con l’esempio e con la parola.

“Non odiare il nemico, non rendere male per male, rinunciare alla vendetta, perdonare senza rancore, era considerato a quel tempo – ma anche oggi, non illudiamoci – un comportamento insolito, troppo eroico, fuori dell’ordinario. La meschinità delle creature giunge a tali estremi. Gesù Cristo, che è venuto a salvare tutte le genti e vuole rendere partecipi i cristiani della sua opera di redenzione, ha voluto insegnare ai suoi discepoli – a te e a me – una carità grande, sincera, più nobile e preziosa: dobbiamo amarci reciprocamente come Cristo ama ciascuno di noi. Soltanto così, imitando – per quanto consentito dalla nostra rozzezza personale – il comportamento divino, riusciremo ad aprire il nostro cuore a tutti gli uomini, ad amare in modo più alto, totalmente nuovo” .

Saremo giudicati in base alle nostre opere di misericordia: «Se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero . Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato a uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle. In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”» .

L’apostolato della Confessione

22. Un’altra opera di misericordia spirituale, particolarmente importante, consiste nell’aiutare le persone a ripristinare l’amicizia con Dio perduta col peccato. Quanto ha insistito san Josemaría – e anche il beato Álvaro del Portillo – sull’apostolato della confessione! Anche io ve ne ho parlato spesso, perché non è possibile progredire nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo senza curare la limpidezza della propria anima, senza il ricorso frequente al sacramento della Penitenza.

Il Papa fa continui riferimenti a questo sacramento. Nella bolla di indizione del Giubileo, scrive: «Poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione, perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia. Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore» .

Allo stesso tempo, meditiamo il consiglio che il fondatore dell’Opus Dei, dal profondo del cuore, dava ai suoi figli sacerdoti, applicabile a tutti i presbiteri: “La passione dominante dei sacerdoti dell’Opus Dei [...] è dare dottrina, dirigere anime: predicare e confessare. In questo vi dovete spendere, senza timore di stancarvi, senza preoccuparvi delle contrarietà: qui seminant in lacrimis, in exultatione metent ; chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo. La missione dei laici, dei miei figli e delle mie figlie, è di riempire di lavoro – e, dunque, di contentezza – i loro fratelli sacerdoti, avvicinando al loro ministero molte persone .

23. I confessori rappresentano già di per sé un «vero segno della misericordia del Padre», scrive il Papa. «Non ci si improvvisa confessori. Lo si diventa quando, anzitutto, ci facciamo noi per primi penitenti in cerca di perdono. Non dimentichiamo mai che essere confessori significa partecipare della stessa missione di Gesù ed essere segno concreto della continuità di un amore divino che perdona e che salva [...].

«Nessuno di noi è padrone del sacramento, ma un fedele servitore del perdono di Dio. Ogni confessore dovrà accogliere i fedeli come il padre nella parabola del figlio prodigo: un padre che corre incontro al figlio nonostante avesse dissipato i suoi beni. I confessori sono chiamati a stringere a sé quel figlio pentito che ritorna a casa e a esprimere la gioia per averlo ritrovato. Non si stancheranno di andare anche verso l’altro figlio rimasto fuori e incapace di gioire, per spiegargli che il suo giudizio severo è ingiusto, e non ha senso dinanzi alla misericordia del Padre, che non ha confini» .
Figlie e figli miei, preghiamo il Signore perché faccia di noi degli strumenti fedeli della sua misericordia: i sacerdoti, col dedicare molte ore, tutte quelle che possono, a perdonare nel nome di Dio; e i laici, col fermo desiderio di aiutare i loro amici e conoscenti, mediante una sincera e disinteressata carità, a trarre molto frutto dal sacramento della gioia e della pace.

24. Non voglio dilungarmi oltre. Vi raccomando di leggere e meditare a fondo la bolla Misericordiæ vultus e trarre le vostre conclusioni personali. Lì si raccomanda anche di fare un pellegrinaggio in un santuario per ottenere il dono dell’indulgenza, concesso dalla Chiesa, e favorire in tal modo con abbondanza, nei prossimi mesi, la devozione tenera e filiale a nostra Madre la Vergine Santissima. «La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore» .

Con tutto l’affetto, vi benedice

vostro Padre
+ Javier


Roma, 4 novembre 2015.


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