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1 • Gennaio - Dicembre 1985 • Pagina 42
 
 
 
 •  Dalla Santa Sede
 

Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi

Messaggio al Popolo di Dio (7-XII-1985).

I. Noi, Vescovi, venuti dai cinque continenti e riuniti a Roma in Sinodo intorno al Papa, abbiamo intensamente vissuto un tempo forte di comunione nella preghiera, nel dialogo e nello studio. Voi lo sapete, cari fratelli e sorelle: il Santo Padre ci ha invitato in questi giorni a ricordare con Lui il Concilio Vaticano II, a verificarne la sua attuazione, a promuoverlo nella Chiesa in modo tale che venga pienamente vissuto.

Noi tutti, vescovi dei riti orientali e di rito latino, abbiamo condiviso unanimemente, in azione di grazia, la convinzione che il Concilio Vaticano II è un dono di Dio alla Chiesa e al mondo. In piena adesione al Concilio, noi scorgiamo in esso una fonte offerta dallo Spirito Santo alla Chiesa per oggi e per domani. Non fermiamoci davanti agli errori, alle confusioni, ai difetti che, a causa del peccato e della debolezza dell'uomo, sono stati occasione di sofferenze in seno al popolo di Dio.

Noi lo crediamo fermamente, e lo vediamo, che la Chiesa trova oggi nel Concilio la luce e la forza che il Cristo ha promesso di dare ai suoi in ogni età della storia.

II. Il Messaggio del Vaticano II ci propone per questo tempo "le ricchezze inesauribili del mistero di Cristo". Attraverso la Chiesa, che è il suo Corpo, Cristo è sempre presente tra gli uomini. Noi siamo tutti chiamati, mediante la fede ed i sacramenti, a vivere in pienezza la comunione con Dio. In quanto comunione con Dio vivente, Padre, Figlio e Spirito Santo, la Chiesa è, in Cristo, "Mistero" dell'amore di Dio presente nella storia degli uomini. Il Concilio l'ha ricordato con forza e noi vi aderiamo nella fede. Questa è la realtà che è partecipata e vissuta dai battezzati.

Costoro sono membri dell'unico Corpo del Cristo nel quale abita ed agisce lo Spirito Santo. Le strutture e le relazioni all'interno della Chiesa devono riflettere ed esprimere questa comunione. Il primo capitolo della Costituzione sulla Chiesa ("Lumen gentium") non a caso s'intitola: "Il Mistero della Chiesa". Si tratta di una realtà di cui dobbiamo essere sempre più certi. Noi siamo consapevoli che la Chiesa non può rinnovarsi senza che venga radicata più profondamente nell'animo dei cristiani questa nota spirituale di Mistero. Questa nota ha come primo elemento caratteristico la chiamata universale alla santità, rivolta a tutti i fedeli come a coloro che, per le loro condizioni di vita, seguono i consigli evangelici. E' necessario quindi comprendere la realtà profonda della Chiesa e di conseguenza evitare le cattive interpretazioni sociologiche o politiche sulla natura della Chiesa. In questo modo proseguiremo, senza soste, il nostro lavoro, nella fede e nella speranza, per l'unità dei cristiani. Il Signore Gesù Cristo, che è il medesimo, ieri, oggi e domani, assicura la vita e l'unità della Chiesa in tutti i secoli. Attraverso questa Chiesa, Dio offre un'anticipazione e una promessa della comunione a cui chiama tutta l'umanità.

III. Animati da questa gioiosa speranza per la Chiesa e per il mondo, noi vi invitiamo a conoscere meglio e completamente il Concilio Vaticano II, ad intensificarne lo studio e l'approfondimento, a meglio comprendere l'unità e la ricchezza di tutte le Costituzioni, Decreti e Dichiarazioni. Si tratta anche di metterli più profondamente in atto: nella comunione con Cristo presente nella Chiesa ("Lumen Gentium"), nell'ascolto della Parola di Dio ("Dei Verbum"), nella Liturgia sacra ("Sacrosanctum Concilium"), a servizio degli uomini e soprattutto dei poveri ("Gaudium et Spes"). Il messaggio del Vaticano II, come quello dei Concili che hanno segnato la storia della Chiesa, non potrà portare i suoi frutti che attraverso un impegno perseverante e costante nel tempo. Questo messaggio deve essere ulteriormente ascoltato con cuore aperto e disponibile. Vi chiamiamo ad unirvi al nostro sforzo. Anche noi ci siamo impegnati ad usare tutti i mezzi che sono a nostra disposizione, per aiutarvi a rispondere a tutti gli appelli che il Concilio indirizza alla Chiesa. E' con un affetto particolare che chiediamo ai sacerdoti di impegnarsi con noi, perché il Signore li ha chiamati a servire con noi il popolo di Dio.

Ognuno ed ognuna di noi battezzati, secondo il proprio stato nel mondo e nella Chiesa riceve la missione di proclamare la Buona Novella della salvezza per l'uomo in Gesù Cristo. Ognuno ed ognuna è dunque chiamato ad esercitare la propria responsabilità. Ugualmente, ogni comunità è chiamata ad approfondire le esigenze concrete del mistero della Chiesa e della sua comunione. Ciò è talmente vero che la Chiesa riceve innanzitutto per se stessa l'amore e la comunione che essa ha la missione di annunciare al mondo. Il coraggio ed il discernimento, che oggi esige l'evangelizzazione del mondo, possono attingere dal Concilio Vaticano II la loro luce e il loro dinamismo.

Oggi più che mai il Vangelo illumina il futuro e il senso di ogni esistenza umana. In questo tempo in cui, soprattutto tra i giovani, si manifesta un'ardente sete di Dio, un'accettazione rinnovata del Concilio può ancora più profondamente raccogliere la Chiesa nella sua missione di annunciare al mondo la Buona Novella di salvezza.

IV. Fratelli e sorelle, nella Chiesa noi sperimentiamo in modo intenso e vitale con voi l'attuale crisi dell'umanità e i suoi drammi sui quali si è lungamente fermata la nostra riflessione. Perché? In primo luogo, perché il Concilio Vaticano II aveva già fatto così. Il Concilio in effetti era stato convocato per favorire il rinnovamento della Chiesa in vista dell'evangelizzazione del mondo che era molto cambiato. Oggi ci sentiamo spinti all'approfondimento ulteriore del vero significato del Vaticano II per rispondere alle nuove sfide del mondo e alle sfide che Cristo sempre rivolge al mondo. Sia che si tratti di sfide di ordine sociale, economico o politico, come anche della mancanza di rispetto per la vita umana, della soppressione delle libertà civili e religiose, del disprezzo dei diritti della famiglia, della discriminazione razziale, dello squilibrio economico, dell'indebitamento insuperabile e dei problemi della sicurezza internazionale e della corsa agli armamenti più potenti e terribili. I mali del mondo vengono anche da una impotenza dell'uomo a dominare le sue conquiste, quando l'uomo si chiude in se stesso.

Dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha ricevuto con certezza una nuova luce: la gioia e la speranza, che vengono da Dio, possono aiutare gli uomini a superare ogni tristezza ed ogni angoscia già qui su questa terra se essi levano gli occhi alla città celeste. Da questo Sinodo noi speriamo di potervi comunicare quello che noi stessi abbiamo ricevuto.

In questi giorni di riunioni e di dialogo, noi condividiamo ancora più intensamente il peso dei dolori degli uomini. Attraverso ognuno dei vescovi, noi siamo direttamente solidali con ogni nazione e quindi con ognuno di voi. Tuttavia poiché porta nel cuore l'amore di Cristo morto e risuscitato, il messaggio del Vaticano II presenta per questo tempo, con nuovo vigore, la speranza del Vangelo. Ve lo ripetiamo nuovamente. E attraverso voi, noi, con umiltà ma con certezza, lo diciamo a tutti gli uomini e a tutte le donne di questo tempo: "Noi non siamo fatti per la morte ma per la vita. Noi non siamo condannati alle divisioni e alle guerre, ma chiamati alla fraternità e alla pace. L'uomo non è creato da Dio per l'odio e la diffidenza, ma è fatto per l'amore di Dio. E' fatto per Dio. L'uomo risponde a questa vocazione mediante il rinnovamento del cuore. Per l'umanità c'è una via —e ne vediamo già i segni— che conduce ad una civiltà della condivisione, della solidarietà e dell'amore; ad una civiltà che è la sola degna dell'uomo. Ci proponiamo di lavorare con voi tutti all'attuazione di questa civiltà dell'amore, che è il disegno di Dio per l'umanità, in attesa della venuta del Signore".

Mentre vi incoraggiamo fraternamente a percorrere questo cammino, volgiamo già il nostro sguardo al Sinodo del 1987 sulla "Vocazione e Missione dei Laici nella Chiesa e nel mondo, vent'anni dopo il Vaticano II". Questo Sinodo riguarda tutta la Chiesa: Vescovi, Sacerdoti, Diaconi, Religiosi, Religiose, Laici. Deve segnare anche una tappa decisiva perché tutti i cattolici accolgano la grazia del Vaticano II.

Vi invitiamo a prepararvi nelle vostre chiese particolari. In questo modo vivremo tutti, secondo il dinamismo del Concilio, la nostra vocazione cristiana e la nostra missione comune.

Alla fine di questa riunione, il Sinodo ringrazia, dall'intimo del cuore, Dio Padre per mezzo del suo Figlio, nello Spirito Santo, per la grande grazia di questo secolo che è stato il Concilio Vaticano II. Ringrazia anche per l'esperienza spirituale di questa celebrazione del ventesimo anniversario. Come agli apostoli, radunati nel Cenacolo con Maria, lo Spirito Santo ci insegna quello che vuol dire alla Chiesa nel suo pellegrinaggio verso il terzo millennio.

Lo Spirito faccia sì che in questo secolo, con l'intercessione di Maria, "la Chiesa possa celebrare i misteri di Cristo per la salvezza del mondo".




* * * * *






Relatio finalis (8-XII-1985)



I
Argomento centrale di questo Sinodo:
celebrazione, verifica,
promozione del Concilio Vaticano II


1. Esperienza spirituale di questo Sinodo

Al termine di questo Sinodo straordinario, dobbiamo ringraziare immensamente innanzitutto la benevolenza di Dio che si è degnato di indurre il Sommo Pontefice a convocare questo Sinodo. Siamo riconoscenti anche al Santo Padre Giovanni Paolo II che ci ha chiamati a questa celebrazione del ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II. Il Sinodo è stato per noi un'occasione che ci ha permesso di sperimentare nuovamente la comunione nell'unico Spirito, nell'unica fede e speranza e nell'unica Chiesa cattolica, come anche nella unanime volontà di tradurre il Concilio nella prassi e nella vita della Chiesa. Ci siamo pure resi vicendevolmente partecipi della gioia e della speranza ed anche dei dolori e delle angosce che troppo spesso subisce la Chiesa sparsa nel mondo.

2. Raggiunto lo scopo del Sinodo

Il fine per cui è stato convocato questo sinodo è stato la celebrazione, la verifica e la promozione del Concilio Vaticano II. Con animo grato sentiamo di aver conseguito veramente questo frutto, con l'aiuto di Dio. Unanimemente abbiamo celebrato il Concilio Vaticano II come grazie di Dio e dono dello Spirito Santo, da cui sono venuti molti frutti spirituali per la Chiesa universale e per quelle particolari, come anche per gli uomini del nostro tempo.

Unanimemente e con gioia verifichiamo anche che il Concilio è una legittima e valida espressione e interpretazione del deposito della fede, come si trova nella Sacra Scrittura e nella viva tradizione della Chiesa. Per questo motivo abbiamo determinato di progredire ulteriormente sulla via indicataci dal Concilio. Vi è stato pieno consenso fra di noi sulla necessità di promuovere ulteriormente la conoscenza e l'applicazione del Concilio sia nela lettera che nello spirito. In questo modo si compiranno nuovi progressi nella accettazione del Concilio, cioè nella sua interiorizzazione spirituale e nell'applicazione pratica.

3. Luci ed ombre nella accettazione del Concilio

La grande maggioranza dei fedeli ha ricevuto il concilio Vaticano II con slancio; pochi, in questo o quel luogo, vi hanno fatto resistenza. Non c'è dubbio quindi che il Concilio sia stato accolto con grande adesione d'animo, perché a questo lo Spirito Santo spingeva la sua Chiesa. Inoltre anche al di fuori della Chiesa cattolica molti hanno guardato con attenzione il Concilio Vaticano II.

Tuttavia, sebbene si siano ottenuti grandi frutti dal Concilio, abbiamo riconosciuto nello stesso tempo con grande sincerità carenze e difficoltà nell'accettazione del Concilio. In verità ci sono state certo anche ombre nel tempo post-conciliare dovute in parte ad una non piena comprensione e applicazione del Concilio, in parte ad altre cause. In nessun modo tuttavia si può affermare che tutto quanto avvenuto dopo il Concilio è stato causato dal Concilio.

In modo particolare deve essere posta la domanda perché, nel cosidetto Primo Mondo, dopo una dottrina sulla Chiesa spiegata in modo tanto ampio e profondo, si manifesti abbastanza spesso una disaffezione verso la Chiesa, sebbene anche in questa parte del mondo abbondino i frutti del Concilio. Invece dove la Chiesa è oppressa da ideologie totalitarie o dove la Chiesa leva la sua voce contro le ingiustizie sociali, sembra venir accettata in modo più positivo. Tuttavia non si può negare che anche in tali luoghi non tutti i fedeli abbiano una piena e totale identificazione con la Chiesa e la sua missione primaria.

4. Cause esterne ed interne delle difficoltà

In molte parti del mondo mancano alla Chiesa i mezzi materiali e di personale per svolgere la sua missione. Si aggiunge che non di rado viene impedito con la forza alla Chiesa di esercitare la sua missione. Nelle nazioni ricche cresce sempre più un'ideologia, caraterizzata dall'orgoglio per i suoi progressi tecnici ed un certo immanentismo che porta all'idolatria dei beni materiali (il cosiddetto consumismo). Ne può conseguire una qual certa cecità verso la realtà ed i valori spirituali. Inoltre non possiamo negare l'esistenza nella società di forze capaci di grande influenza che agiscono con un certo spirito ostile verso la Chiesa. Tutte queste cose manifestano l'opera del "principe di questo mondo" e del "mistero d'iniquità" anche nel nostro tempo.

Tra le cause interne bisogna notare una lettura parziale e selettiva del Concilio come anche un'interpretazione superficiale della sua dottrina in un senso o nell'altro. Da una parte ci sono state delusioni perché siamo stati troppo esitanti nell'applicazione della vera dottrina del Concilio. Dall'altra, a causa di una lettura parziale del Concilio, è stata fatta una presentazione unilaterale della Chiesa come struttura puramente istituzionale, privata del suo Mistero. Probabilmente non siamo immuni da ogni responsabilità del fatto che, soprattutto i giovani, considerino criticamente la Chiesa come pura istituzione. Non abbiamo forse favorito in essi questa opinione parlando troppo del rinnovamento delle strutture esterne della Chiesa e poco di Dio e di Cristo? Di quando in quando è mancato anche il discernimento degli spiriti, non dintinguendo rettamente fra una legittima apertura del Concilio al mondo e l'accettazione della mentalità e dell'ordine dei valori di un mondo secolarizzato.

5. Una più profonda accettazione del Concilio

Queste ed altre carenze manifestano la necessità di una più profonda recezione del Concilio. La quale esige quattro gradi (passi) successivi: una conoscenza più ampia e più profonda del Concilio, la sua assimilazione interiore, la sua riaffermazione amorosa e la sua attuazione. Solamente l'assimilazione interiore e l'attuazione pratica posono rendere vivi e vivificanti i documenti conciliari.
L'interpretazione teologica della dottrina conciliare deve tener presenti tutti i documenti in se stessi e nel loro rapporto stretto con gli altri, in modo che sia possibile comprendere ed esporre il significato integrale delle sentenze del Concilio, spesso molto complesse. Si deve dedicare un'attenzione speciale alle quattro Costituzioni maggiori del Concilio, le quali sono la chiave interpretativa degli altri Decreti e Dichiarazioni. Non è lecito separare l'indole pastorale dal vigore dottrinale dei documenti. Così anche non è legittimo scindere spirito e lettera del Concilio. Inoltre il Concilio deve essere compreso in continuità con la grande tradizione della Chiesa ed insieme dalla stessa dottrina del Concilio dobbiamo ricevere luce per la Chiesa odierna e per gli uomini del nostro tempo. La Chiesa è la medesima in tutti i Concilî.

6. Suggerimenti

Si suggerisce di mettere in atto nelle Chiese particolari una programmazione pastorale, per gli anni futuri, che abbia come obiettivo una nuova, più ampia e più profonda conoscenza ed accettazione del Concilio. La qual cosa si otterrà innanzitutto mediante una nuova diffusione dei documenti stessi, mediante la pubblicazione di studi che spieghino i documenti e li rendano più vicini alla comprensione dei fedeli. La dottrina conciliare deve venir proposta in modo adeguato e continuativo mediante conferenze e corsi nella formazione permanente dei sacerdoti e dei seminaristi, nella formazione dei religiosi e delle religiose come nella catechesi degli adulti. Possono essere molto utili, per l'applicazione del Concilio, i Sinodi diocesani e altri Convegni ecclesiali. E' raccomandato l'uso opportuno dei mezzi di comunicazione sociale (mass media). Per una giusta comprensione ed attuazione della dottrina del Concilio sarà di grande utilità la lettura e l'attuazione pratica di ciò che si trova nelle varie Esortazioni apostoliche, che sono come il frutto dei Sinodi ordinari tenuti a partire dal 1969.


II
Argomenti particolari del Sinodo



A) Il Mistero della Chiesa

1. Il secolarismo e i segni di ritorno al sacro

Il breve periodo di venti anni che ci separa dalla fine del Concilio ha comportato accelerati cambiamenti nella storia. In questo senso i segni dei nostri tempi non coincidono esattamente, in alcuni punti, con quelli del tempo del Concilio. Fra questi bisogna fare speciale attenzione al fenomeno del secolarismo. Senza alcun dubbio il Concilio ha affermato la legittima autonomia delle cose temporali (cfr. GS 36 e altrove). In questo senso si deve ammettere una secolarizzazione bene intesa. Ma si tratta di una cosa totalmente differente dal secolarismo che consiste in una visione autonomistica dell'uomo e del mondo la quale prescinde dalla dimensione del mistero, anzi la trascura e la nega. Questo immanentismo è una riduzione della visione integrale dell'uomo che conduce non alla sua vera liberazione, ma ad una nuova idolatria, alla schiavitù delle ideologie, alla vita in strutture riduttive e spesso oppressive di questo mondo.

Nonostante il secolarismo, esistono anche segni di un ritorno al sacro. Oggi infatti ci sono segni di una nuova fame e sete per la trascendenza ed il divino. Per favorire questo ritorno al sacro e per superare il secolarismo, dobbiamo aprire la via alla dimensione del "divino" o del mistero e offrire agli uomini del nostro tempo i preamboli della fede. Poiché, come dice il Concilio, l'uomo è problema a se stesso e solo Dio può dargli la piena ed ultima risposta (cfr. GS 21). La diffusione delle sette non ci pone forse la domanda se qualche volta non abbiamo manifestato sufficientemente il senso del sacro?

2. Il Mistero di Dio per Gesù Cristo nello Spirito Santo

La missione primaria della Chiesa, sotto l'impulso dello Spirito Santo, di predicare e di testimoniare la buona e lieta novella dell'elezione, della misericordia e della carità di Dio che si manifestano nella storia della salvezza e che mediante Gesù Cristo, raggiungono il culmine nella pienezza dei tempi, e che comunicano e offrono la salvezza agli uomini in virtù dello Spirito Santo. Cristo è la luce delle genti! La Chiesa, annunciando il Vangelo, deve far sí che questa luce risplenda chiaramente sul proprio volto (cfr. LG 1). La Chiesa si rende più credibile se parla meno di se stessa e predica sempre più Cristo Crocifisso (cfr. 1 Cor 2, 2) e dà testimonianza con la propria vita. In questo modo la Chiesa è sacramento, cioè segno e strumento di comunione con Dio ed anche di comunione e di riconciliazione degli uomini fra di loro. Il messaggio della Chiesa, come viene descritto nel Concilio Vaticano II, è trinitario e cristocentrico.

Poiché Gesù Cristo è Figlio di Dio e nuovo Adamo, manifesta insieme il mistero di Dio ed il mistero dell'uomo e la sua altissima vocazione (cfr. GS 22). Il Figlio di Dio si è fatto uomo per rendere gli uomini figli di Dio. Attraverso questa familiarità con Dio, l'uomo viene innalzato ad una dignità somma. Per questo motivo quando la Chiesa predica Cristo annunzia agli uomini la salvezza.

3. Mistero della Chiesa

Tutta l'importanza della Chiesa deriva dalla sua connessione con Cristo. Il Concilio ha descritto in diversi modi la Chiesa come popolo di Dio, corpo di Cristo, sposa di Cristo, tempio dell Spirito Santo, famiglia di Dio. Queste descrizioni della Chiesa si completano a vicenda e devono essere comprese alla luce del Mistero di Cristo o della Chiesa in Cristo. Non possiamo sostituire una falsa visione unilaterale della Chiesa come puramente gerarchica con una nuova concezione sociologica anch'essa unilaterale. Gesù Cristo è sempre presente nella sua Chiesa ed in essa vive come risorto. Dalla connessione della Chiesa con Cristo si comprende chiaramente l'indole escatologica della stessa Chiesa (cfr. LG 7). In questo modo la Chiesa pellegrinante sulla terra è popolo messianico (cfr. LG 9) che già anticipa in se stessa la nuova creatura. Tuttavia rimane una Chiesa santa che ha nel proprio seno i peccatori e che deve essere sempre purificata e tende fra le persecuzioni di questo mondo e le consolazioni di Dio al regno futuro (cfr. LG 8). In questo senso nella Chiesa sono sempre presenti il mistero della Croce ed il mistero della resurrezione.

4. Vocazione universale alla santità

Poiché la Chiesa in Cristo è mistero, deve essere considerata segno e strumento di santità. Per questo motivo il Concilio ha proclamato la vocazione di tutti i fedeli alla santità (cfr. LG cap. 5). La chiamata alla santità è un invito ad un'intima conversione del cuore ed a partecipare alla vita del Dio uno e trino, la qual cosa significa e supera la realizzazione di ogni desiderio dell'uomo.

Soprattutto in questo tempo in cui moltissime persone sentono il vuoto interiore e la crisi spirituale, la Chiesa deve conservare e promuovere con energia il senso della penitenza, dell'orazione, dell'adorazione, del sacrificio, dono di se stessi, della carità e della giustizia.

I Santi e le Sante sempre sono stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili circostanze in tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità. Gli istituti di vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici devono essere consapevoli della loro speciale missione nella Chiesa odierna e noi dobbiamo incoraggiarli nella loro missione. I movimenti apostolici ed i nuovi movimenti di spiritualità, se permangono rettamente nella comunione ecclesiale, sono portatori di grande speranza. Tutti i laici devono svolgere il loro ruolo nella Chiesa e nelle occupazioni quotidiane, come la famiglia, la fabbrica, le attività secolari ed il tempo libero in modo da permeare e trasformare il mondo con la luce e la vita di Cristo. La devozione popolare, giustamente intesa e rettamente praticata, è molto utile come alimento della santità del popolo. Per questo motivo merita una maggiore attenzione da parte dei pastori.

La Beata Vergine Maria, che ci è madre nell'ordine della grazia (cfr. LG 61), è esempio di santità e di totale risposta alla chiamata di Dio per tutti i cristiani (LG cap. 8).

5. Suggerimenti

Oggi è oltremodo necessario che i Pastori della Chiesa eccellano nella testimonianza della santità. Già nei seminari e nelle case religiose bisogna dare una formazione che educhi i candidati non solo intellettualmente ma anche spiritualmente; essi debbono essere seriamente introdotti ad una vita spirituale quotidiana (preghiera, meditazione, lettura della Bibbia, i sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia). Secondo quanto espresso dal decreto "Presbyterorum ordinis" vengano preparati al ministero sacerdotale in modo tale che nella stessa attività pastorale trovino l'alimento per la loro vita spirituale (cfr. PO 16). Così, nell'esercizio del ministero saranno anche in grado di poter offrire ai fedeli i giusti consigli per la loro vita spirituale. Si deve favorire in ogni modo il vero rinnovamento degli istituti di vita consacrata. Ma si deve anche promuovere la stessa spiritualità dei laici fondata sul battesimo. In primo luogo è da promuovere la spiritualità coniugale che si basa sul sacramento del matrimonio ed è di grande importanza per la trasmissione della fede alle generazioni future.

B) Fonti di cui vive la Chiesa

a) La Parola di Dio

1. Scrittura, tradizione, magistero

La Chiesa in religioso ascolto della Parola di Dio ha la missione di proclamarla con fiducia (cfr. DV 1). Di conseguenza la predicazione del Vangelo rientra fra principali doveri della Chiesa e innanzitutto dei Vescovi ed oggi riveste la massima importanza (cfr. LG 25). In questo contesto appare l'importanza della Costituzione dogmatica "Dei Verbum", che è stata troppo trascurata, ma che tuttavia Paolo VI ha riproposto in modo più profondo ed attuale nell'Esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi".

Anche per questa Costituzione è necessario evitare una lettura parziale. In particolare l'esegesi del senso originale della Sacra Scrittura, sommamente raccomandata dal Concilio (cfr. DV 12) non può essere separata dalla viva tradizione della Chiesa (cfr. DV 10).

Deve essere evitata e superata quella falsa opposizione fra il compito dottrinale e quello pastorale. Infatti il vero intento della pastorale consiste nell'attualizzazione e nella concretizzazione della verità della salvezza, che in sé è valida per tutti i tempi. I Vescovi quali veri pastori devono mostrare la retta via al gregge, irrobustire la fede del gregge, allontanare da esso i pericoli.

2. Evangelizzazione

Deve essere proclamato il mistero della vita divina che la Chiesa partecipa a tutti i popoli. La Chiesa per sua stessa natura è missionaria (cfr. AG 2). Perciò i Vescovi non sono solo dottori dei fedeli ma anche annunciatori della fede che conducono nuovi discepoli a Cristo (cfr. LG 25). L'evangelizzazione è il primo dovere non solo dei Vescovi ma anche dei sacerdoti e dei diaconi, anzi di tutti i cristiani. Dovunque sulla terra oggi è in pericolo la trasmissione ai giovani della fede e dei valori morali derivanti dal Vangelo. Spesso sono ridotte al minimo la conoscenza della fede e l'accettazione dell'ordine morale. Si richiede perciò un nuovo sforzo nella evangelizzazione e nella catechesi integrale e sistematica.

L'evangelizzazione non riguarda solo la missione nel senso comune del termine cioè "ad gentes". La evangelizzazione dei non credenti infatti presuppone l'autoevangelizzazione dei battezzati, ed anche in certo senso dei diaconi, dei sacerdoti e dei Vescovi. L'evangelizzazione avviene mediante testimoni. Il testimone rende la sua testimonianza non solo con le parole, ma anche con la propria vita. Non dobbiamo dimenticare che testimonianza in greco si dice "martyrium". Sotto questo aspetto le Chiese più antiche possono imparare molte cose dalle Chiese nuove, dal loro dinamismo, dalla vita e testimonianza fino all'effusione del sangue per la fede.

3. Relazione tra il magistero dei Vescovi ed i teologi

La teologia, secondo la nota descrizione di S. Anselmo, è la "fede che cerca l'intelletto". Poiché tutti i cristiani debbono rendere ragione della loro speranza (cfr. 1 Pt 3, 15), la teologia è specificamente necessaria oggi alla vita della Chiesa. Con gioia riconosciamo quanto è stato fatto dai teologi per elaborare i documenti del Concilio Vaticano II e per la loro fedele interpretazione e fruttuosa applicazione nel post-Concilio. Ma d'altra parte ci dispiace che talvolta le discussioni teologiche ai nostri giorni siano state motivo di confusione tra i fedeli. Sono necessari perciò una comunicazione ed un dialogo reciproco fra i Vescovi e i teologi per l'edificazione e la più profonda comprensione della fede.

4. Suggerimenti

Moltissimi hanno espresso il desiderio che venga composto un catechismo o compendio di tutta la dottrina cattolica per quanto riguarda sia la fede che la morale, perché sia quasi un punto di riferimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nelle diversi regioni. La presentazione della dottrina deve essere biblica e liturgica. Deve trattarsi di una sana dottrina adatta alla vita attuale dei cristiani. La formazione dei candidati al sacerdozio deve essere curata in modo particolare. In essa merita attenzione la formazione filosofica ed il modo di insegnare teologia proposto dal Decreto "Optatam Totius" n. 16. Si raccomanda che i manuali oltre ad offrire una esposizione della sana teologia in modo scientifico e pedagogico, siano permeati del vero senso della Chiesa.

b) La sacra liturgia

1. Rinnovamento interno della liturgia


Il rinnovamento liturgico è il frutto più visibile di tutta l'opera conciliare. Anche se vi sono state alcune difficoltà generalmente è stato accolto con gioia e con frutto dai fedeli. Il rinnovamento liturgico non può essere limitato alle cerimonie, ai riti, ai testi, ecc. L'attiva partecipazione, tanto felicemente aumentata nel Post-Concilio non consiste solamente nell'attività esteriore, ma soprattutto nella partecipazione interiore e spirituale, nella partecipazione viva e fruttuosa al mistero pasquale di Gesù Cristo (cfr. SC 11). E` evidente che la liturgia deve favorire e far risplendere il senso del sacro. Deve essere permeata dello spirito della reverenza, dell'adorazione e della gloria di Dio.

2. Suggerimenti

I Vescovi non correggano solo gli abusi ma spieghino chiaramente a tutti anche il fondamento teologico della disciplina sacramentale e della liturgia.
Le catechesi, come già accadeva all'inizio della Chiesa, devono tornare ad essere un cammino che introduca alla vita liturgica (catechesi mistagogica).
I futuri sacerdoti imparino la vita liturgica in modo pratico e conoscano bene la teologia liturgica.

C) La Chiesa come comunione

1. Significato di comunione

L'ecclesiogia di comunione è l'idea centrale e fondamentale nei documenti del Concilio. La Koinonia/comunione, fondata sulla Sacra Scrittura, è tenuta in grande onore nella Chiesa antica e nelle Chiese orientali fino ai nostri giorni. Perciò molto è stato fatto dal Concilio Vaticano II perché la Chiesa come comunione fosse più chiaramente intesa e concretamente tradotta nella vita. Che cosa significa la complessa parola "comunione"? Si tratta fondamentalmente della comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo. Questa comunione si ha nella Parola di Dio e nei Sacramenti. Il Battesimo è la porta ed il fondamento della comunione nella Chiesa. L'Eucarestia è la fonte ed il culmine di tutta la vita cristiana (cfr. LG 11). La Comunione del corpo eucaristico di Cristo significa e produce, cioè edifica l'intima comunione di tutti i fedeli nel Corpo di Cristo che è la Chiesa (1 Cor. 10, 16).

Pertanto l'ecclesiologia di comunione non può essere ridotta a pure questioni organizzative o a problemi che riguardino semplicemente i poteri. Tuttavia l'ecclesiologia di comunione è anche fondamento per l'ordine nella Chiesa e soprattutto per una corretta relazione tra unità e pluriformità nella Chiesa.

2. Unità e pluriformità nella Chiesa

Come crediamo in un solo Dio e in uno ed unico mediatore Gesù Cristo, in un solo Spirito, così abbiamo un solo battesimo ed una sola Eucarestia, con cui sono significate ed edificate l'unità e l'unicità della Chiesa. Ciò è di grande importanza specialmente nei nostri tempi poiché la Chiesa, in quanto una ed unica, come sacramento, è cioè segno e strumento di unità e di riconciliazione, di pace fra gli uomini, le nazioni, la classi ed i popoli. Nell'unità della fede e dei sacramenti e nell'unità gerarchica, specialmente con il centro di unità, datoci da Cristo nel servizio di Pietro, la Chiesa è quel popolo messianico di cui parla la Costituzione "Lumen Gentium" n. 9. In questo modo la comunione ecclesiale con Pietro e con i suoi successori non è ostacolo ma anticipazione e segno profetico di una unità più piena. D'altra parte l'unico e medesimo Spirito opera con molti e vari doni spirituali e carismi (1 Cor. 12, 4-ss), l'unica e medesima Eucarestia viene celebrata in vari luoghi. Per questo l'unica ed universale Chiesa è presente veramente in tutte le Chiesa particolari (CD 11), e queste sono formate ad immagine della Chiesa universale in modo tale che l'una ed unica Chiesa cattolica esiste in e attraverso le Chiese particolari (LG 23). Qui abbiamo il vero principio teologico della varietà e della pluriformità nell'unità, ma bisogna distinguere la pluriformità dal puro pluralismo. Quando la pluriformità è vera ricchezza e porta con sé la pienezza, questa è vera cattolicità. Invece il pluralismo di posizioni fondamentalmente opposte porta alla dissoluzione, distruzione e perdita dell'identità.

3. Chiese orientali

A partire da questo aspetto della comunione, la Chiesa cattolica oggi stima molto le istituzioni, i riti liturgici, le tradizioni ecclesiastiche e la disciplina della vita cristiana nelle Chiese orientali, perché risplendono per la loro veneranda antichità e perché in loro è presente la tradizione degli Apostoli attraverso i Padri (OE 1). In esse già da tempi antichissimi vige l'istituzione patriarcale, che è stata riconosciuta dai primi Concili ecumenici (OE 7). Si aggiunge inoltre che le Chiese orientali hanno dato testimonianza con la morte e il sangue dei loro martiri per Cristo e per la Sua Chiesa.

4. Collegialità

L'ecclesiologia di comunione offre il fondamento sacramentale della collegialità. Per questo la teologia della collegialità è molto più estesa del suo semplice aspetto giuridico. Lo spirito collegiale è più ampio della collegialità effettiva intesa in modo esclusivamente giuridico. Lo spirito collegiale è l'anima della collaborazione tra i Vescovi in campo regionale, nazionale ed internazionale.

L'azione collegiale in senso stretto implica l'attività di tutto il collegio, insieme al suo capo, su tutta la Chiesa. La sua massima espressione si ha nel Concilio ecumenico. In tutta la questione teologica sulla relazione tra primato e collegio dei Vescovi non si può fare distinzione tra il Romano Pontefice ed i Vescovi considerati in modo collettivo, ma tra il Romano Pontefice da solo e tra il Romano Pontefice insieme con i Vescovi (LG nota espl. 3) perché il collegio esiste con il suo "capo" e mai senza di esso, soggetto della suprema e piena potestà in tutta la Chiesa (LG 22).

Da questa prima collegialità intesa in senso stretto, bisogna distinguere le diverse realizzazioni parziali, che sono autenticamente segno e strumento dello spirito collegiale: il Sinodo dei Vescovi, le Conferenze Episcopali, la Curia Romana, le Visite "ad limina", ecc. Tutte queste attuazioni non possono essere dedotte direttamente dal principio teologico della collegialità; ma sono regolate dal diritto ecclesiastico. Tuttavia queste ed altre forme, come i viaggi pastorali del Sommo Pontefice, sono un servizio di grande importanza per tutto il collegio dei Vescovi insieme con il Papa ed anche per i singoli Vescovi che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio (Act. 20, 28).

5. Le Conferenze Episcopali

Lo spirito collegiale ha una applicazione concreta nelle conferenze episcopali (LG 23). Nessuno può dubitare della loro utilità pastorale, anzi della loro necessità nella situazione attuale. Nelle Conferenze Episcopali i Vescovi di una nazione o di un territorio esercitano congiuntamente il loro servizio pastorale (CD 38; CIC can. 447).

Nel loro modo di procedere, le Conferenze Episcopali devono tener presente il bene della Chiesa ossia il servizio dell'unità e la responsabilità inalienabile di ciascun Vescovo nei confronti della Chiesa universale e della sua Chiesa particolare.

6. Partecipazione e corresponsabilità nella Chiesa

Poiché la Chiesa è comunione, deve esserci partecipazione e corresponsabilità in tutti i suoi gradi. Questo principio generale deve essere inteso in modo diverso in ambiti diversi.

Tra il Vescovo e il suo presbiterio esiste una relazione fondata sul sacramento dell'ordine. Così che i presbiteri rendono presente in qualche modo il Vescovo nelle singole assemblee locali dei fedeli, e assumono ed esercitano in parte con impegno quotidiano i suoi compiti e la sua sollecitudine (Lg 28). Di conseguenza tra i Vescovi e i loro presbiteri devono esistere relazioni amichevoli e piena fiducia. I Vescovi si sentono legati da riconoscenza ai loro presbiteri, che nel tempo post-conciliare hanno avuto gran parte nell'attuazione del Concilio (OT 1) e vogliono essere con tutte le loro forze vicini ai loro presbiteri e vogliono prestare aiuto e sostegno nel loro spesso non facile lavoro, soprattutto parrocchiale.

Deve essere favorito infine lo spirito di collaborazione con i diaconi e tra il Vescovo e i religiosi e le religiose che operano nella sua Chiesa particolare. Inoltre dal Concilio Vaticano II si ha positivamente un nuovo stile di collaborazione tra laici e chierici. Lo spirito di disponibilità con cui molti laici si sono messi al servizio della Chiesa è da annoverare tra i migliori frutti del Concilio. In questo si ha l'esperienza del fatto che noi tutti siamo la Chiesa.

Spesso in questi ultimi anni si è discusso sulla vocazione e sulla missione delle donne. La Chiesa si adoperi perché esse possano esprimere a servizio della Chiesa i propri doni e prendano una parte maggiore nei vari campi di apostolato della Chiesa (cfr. AA 9). I Pastori accettino e promuovano con gratitudine la collaborazione delle donne nell'attività ecclesiale.

Il Concilio chiama i giovani speranza della Chiesa (GE 2). Questo Sinodo straordinario si rivolge con speciale amore e grande fiducia al giovani e si attende grandi cose dalla loro generosa dedizione e li esorta affinché raccolgano e continuino dinamicamente l'eredità del Concilio, assumendo il loro ruolo nella missione della Chiesa. Poiché la Chiesa è comunione, le nuove "comunità di base", se veramente vivono in unità con la Chiesa, sono una vera espressione di comunione e mezzo per costruire una comunione più profonda. Perciò sono motivo di grande speranza per la vita della Chiesa (EN 58).

7. Comunione ecumenica

Basandonsi sulla ecclesiologia di comunione, la Chiesa cattolica, al tempo del Concilio Vaticano II, ha assunto pienamente la sua responsabilità ecumenica. Dopo questi venti anni, possiamo affermare che l'ecumenismo si è iscritto profondamente e indelebilmente nella coscienza della Chiesa. Noi Vescovi desideriamo ardentemente che la comunione incompleta già esistente con le Chiese e le comunità non cattoliche, giunga, con la grazia di Dio, alla piena comunione.

Il dialogo ecumenico deve essere esercitato in modo diverso nei diversi gradi della Chiesa, sia dalla Chiesa universale, sia dalle Chiese particolari, sia dalle organizzazioni locali concrete. Il dialogo deve essere spirituale e teologico. Il movimento ecumenico si favorisce in modo particolare con la preghiera vicendevole. Il Dialogo è autentico e fruttuoso se presenta la verità con amore e fedeltà verso la Chiesa. In questo modo il dialogo ecumenico fa sí che la Chiesa venga vista più chiaramente come sacramento di unità. La comunione tra i cattolici e gli altri cristiani, sebbene sia incompleta, chiama tutti alla collaborazione nei molteplici campi e rende cosí possibile una certa qual testimonianza comune dell'amore salvifico di Dio verso il mondo bisognoso di salvezza.

8. Suggerimenti

a) Poiché il nuovo Codice di Diritto Canonico, felicemente promulgato, è di grande giovamento alla Chiesa latina nell'applicazione del Concilio, si esprime il desiderio che la codificazione orientale venga portata a termine il più celermente possibile.
b) Poiché le Conferenze Episcopali sono tanto utili, anzi necessarie, nell'odierno lavoro pastorale della Chiesa, si auspica che venga più ampiamente e profondamente esplicitato lo studio del loro "status" teologico e soprattutto il problema della loro autorità dottrinale, tenendo presente quanto è scritto nel Decreto Conciliare "Christus Dominus" n. 38 e nel Codice di Diritto Canonico can. 447 e 753.
c) Si raccomanda uno studio che esamini se il principio di sussidiarietà vigente nella società umana possa essere applicato alla Chiesa e in quale grado e senso tale applicazione possa e debba essere fatta (cfr. Pio XII, AAS 38, 1946, p. 144).

D) La missione della Chiesa nel mondo

1. Importanza della Costituzione "Gaudium et Spes"

La Chiesa come comunione è sacramento per la salvezza del mondo. Perciò le autorità nella Chiesa sono state poste da Cristo per la salvezza del mondo. In questo contesto affermiamo la grande importanza e la grande attualità della Costituzione pastorale "Gaudium et Spes". Nello stesso tempo tuttavia percepiamo che i segni del nostro tempo sono in parte diversi da quelli del tempo del Concilio, con problemi e angosce maggiori. Crescono infatti oggi ovunque nel mondo la fame, l'oppressione, l'ingiustizia e la guerra, le sofferenze, il terrorismo e altre forme di violenza di ogni genere. Ciò obbliga ad una nuova e più profonda riflessione teologica per interpretare tali segni alla luce del Vangelo.

2. Teologia della Croce

Ci sembra che nelle odierne difficoltà Dio voglia insegnarci più profondamente il valore, l'importanza e la centralità della croce di Gesù Cristo. Per ciò la relazione tra la storia umana e la storia della salvezza va spiegata alla luce del mistero pasquale. Certamente la teologia della croce non esclude affatto la teologia della creazione e della incarnazione, ma, come è chiaro, la presuppone. Quando noi cristiani parliamo della croce non meritiamo l'appellativo di pessimisti, ma ci fondiamo sul realismo della speranza cristiana.

3. Aggiornamento

In questa prospettiva pasquale, che afferma l'unità della croce e della resurrezione, si scopre il vero e falso significato del cosiddetto "aggiornamento". Si esclude un facile adattamento che potrebbe portare alla secolarizzazione della Chiesa. Si esclude anche una immobile chiusura in se stessa della comunità dei fedeli. Si afferma invece la apertura missionaria per la salvezza integrale del mondo. Attraverso questa, tutti i valori veramente umani non solo vengono accettati ma energicamente difesi: la dignità della persona umana, i diritti fondamentali degli uomini, la pace, la libertà dalle oppressioni, la miseria e l'ingiustizia. Ma la salvezza integrale si ottiene solo se queste realtà umane vengono purificate ed elevate ulteriormente mediante la grazia alla familiarità con Dio, per Gesù Cristo, nello Spirito Santo.

4. Inculturazione

In questa prospettiva abbiamo anche il principio teologico per il problema dell'inculturazione. Poiché la Chiesa è comunione, che unisce diversità e unità, essendo presente in tutto il mondo, assume da ogni cultura tutto quello che incontra di positivo. L'inculturazione tuttavia è diversa da un semplice adattamento esteriore, poiché significa l'intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo ed il radicamento del cristianesimo nelle varie culture umane.

La separazione tra il Vangelo e la cultura è stata definita da Paolo VI "il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre. Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esattamente delle culture. Esse devono essere rigenerate mediante l'incontro con la buona novella. Ma questo incontro non si produrrà, se la buona novella non è proclamata" (EN 20).

5. Dialogo con le religioni non cristiane e con i non credenti

Il Concilio Vaticano II ha affermato che la Chiesa cattolica non rifiuta nulla di quanto c'è di vero e di santo nelle religioni non cristiane. Anzi ha esortato i cattolici a riconoscere, conservare e promuovere tutti i buoni valori spirituali e morali nonché socio-culturali che si trovano fra loro. Il tutto con prudenza e carità, mediante il dialogo e la collaborazione con i fedeli delle altre religioni, testimoniando la fede e la vita cristiana (NAE 2). Il Concilio ha anche affermato che Dio non nega a nessun uomo di buona volontà la possibilità di salvezza (LG 16). Le possibilità concrete di dialogo nelle varie regioni dipendono da molte circostanze concrete. Tutto ciò vale anche nel dialogo con i non credenti.

Il dialogo non deve essere opposto alla missione. Il dialogo autentico tende a far sí che la persona umana apra e comunichi la sua interiorità al suo interlocutore. Inoltre tutti i cristiani hanno ricevuto da Cristo la missione di rendere discepoli di Cristo tutte le genti (Mt. 28, 18). In questo senso Dio può servirsi del dialogo tra cristiani e non cristiani e con i non credenti come via per comunicare la pienezza della grazia.

6. Opzione preferenziale per i poveri e promozione umana

Dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa è divenuta più consapevole della sua missione a servizio dei poveri, degli oppressi, degli emarginati. In questa opzione preferenziale, che non va intesa come esclusiva, splende il vero spirito del Vangelo. Gesù Cristo ha dichiarato beati i poveri (Mt. 5, 3; Lc. 6, 20) ed Egli stesso ha voluto essere povero per noi (2 Cor. 8, 9).

Oltre alla povertà materiale, c'è la mancanza di libertà e dei beni spirituali, che in qualche modo può ritenersi una forma di povertà, ed è particolarmente grave quando la libertà religiosa viene soppressa con la forza.

La Chiesa deve denunciare profeticamente ogni forma di povertà e di oppressione, e difendere e promuovere ovunque i diritti fondamentali ed inalienabili della persona umana. Ciò vale soprattutto quando si tratta di difendere la vita umana fin dal suo inizio, di proteggerla in ogni circostanza dagli aggressori e di promuoverla effettivamente sotto ogni aspetto.

Il Sinodo esprime la propria comunione con i fratelli e le sorelle che soffrono persecuzioni a causa della loro fede e che soffrono per la promozione della giustizia; per loro innalza preghiere a Dio.

La missione salvifica della Chiesa in rapporto al mondo dobbiamo intenderla come integrale. La missione della Chiesa, sebbene sia spirituale, implica la promozione anche sotto l'aspetto temporale. Per questo motivo la missione della Chiesa non si riduce ad un monismo, in qualsiasi modo esso possa essere inteso. Certamente in questa missione c'è una chiara distinzione, ma non una separazione, tra gli aspetti naturali e quelli soprannaturali. Questa dualità non è un dualismo. Bisogna quindi mettere da parte e superare le false ed inutili opposizioni per esempio tra la missione spirituale e la diaconia per il mondo.

7. Suggerimenti

Poiché il mondo è in continua evoluzione, è necessario analizzare continuamente i segni dei tempi, affinché l'annuncio del Vangelo sia ascoltato in modo più chiaro e l'attività della Chiesa per la salvezza del mondo diventi più intensa ed efficace. In questo contesto si prenda nuovamente in esame che cosa sia e come mettere in pratica:
a) la teologia della croce e il mistero pasquale nella predicazione, nei sacramenti e nella vita della Chiesa del nostro tempo;
b) la teoria e la prassi dell'inculturazione nonché il dialogo con le religioni non cristiane e con i non credenti;
c) quale sia l'opzione preferenziale per i poveri;
d) la dottrina sociale della Chiesa in rapporto alla promozione umana in situazioni sempre nuove.


* * *



Alla fine di questo raduno il Sinodo ringrazia dal più profondo del cuore Dio Padre per mezzo del Suo Figlio nello Spirito Santo per la massima grazia di questo secolo, ossia per il Concilio Vaticano II. Ringrazia Dio anche per l'esperienza spirituale di questa celebrazione del ventesimo anniversario, che ha riempito i nostri cuori di gioia e di speranza pur tra i problemi e le sofferenze di questo tempo. Come agli apostoli nel cenacolo con Maria, lo Spirito Santo ci ha suggerito ciò che vuol dire alla Chiesa in cammino verso il terzo millennio.

Noi tutti vescovi, insieme con Pietro e sotto la sua guida, ci siamo impegnati per comprendere più profondamente il Concilio Vaticano II ed attuarlo concretamente nella Chiesa. Questo è stato il nostro obiettivo in questo Sinodo. Abbiamo celebrato, verificato il Concilio e ci impegnamo a promuoverlo. Il messaggio del Concilio Vaticano è stato già accolto con grande consenso da tutta la Chiesa e rimane la Magna Charta per il futuro.

Avvenga infine per i nostri giorni quella "nuova Pentecoste" della quale aveva parlato già Papa Giovanni XXIII e che noi con tutti i nostri fedeli ci attendiamo dallo Spirito Santo. Lo Spirito per intercessione di Maria, Madre della Chiesa, faccia sí che in questo scorcio di secolo "la Chiesa nella Parola di Dio celebri i misteri di Cristo per la salvezza del mondo".


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